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mercoledì 21 settembre 2011

L'emergenza carceri approda al Senato
Palma: no amnistia, si apra stagione confronto

Il ministro della Giustizia Nitto Francesco Palma interviene al Senato sulla situazione delle carceri.

Palazzo Madama. "Si deve aprire una stagione di sereno confronto fra le varie forze politiche, che abbia presente la necessità di definire un progetto globale di giustizia, che porti la dovuta attenzione al sistema delle garanzie dei cittadini e che immagini il carcere come il luogo di recupero, come luogo di cui interessarsi e non come luogo da esorcizzare mettendo la testa sotto la sabbia come è d'uso per lo struzzo. In altri termini, un progetto e un sistema che considerino l'edilizia carceraria solo come uno strumento logistico da modulare secondo l'obiettivo perseguito e non come la soluzione del problema; che abbiano ben chiari i valori della Costituzione e che abbiano la dovuta considerazione per i detenuti, non dimenticando mai che essi, indipendentemente dai loro misfatti, sono uomini e devono essere trattati come uomini e come uomini possono essere assaliti dalla fragilità ed arrivare all'ultima scelta". Si conclude con un appello alla politica e al Parlamento la relazione del ministro della Giustizia Nitto Francesco Palma sul sistema penitenziario.

Nel suo intervento che ha aperto il dibattito nell'Aula del Senato, il guardasigilli ha messo sul tavolo i numeri drammatici dell'emergenza carceri, soffermandosi poi sull'analisi delle "molteplici cause del sovraffollamento". Fra queste, Palma ne individua due come principali. Innanzitutto, la rilevante presenza di detenuti stranieri, che costituiscono il 36% della popolazione reclusa, nei confronti dei quali è pressocchè impossibile la detenzione domiciliare e verso i quali è scarsamente applicata la pena dell'espulsione a causa di difficoltà legate alla loro identificazione e all'applicazione fattiva di accordi sottoscritti con gli altri Stati. In secondo luogo, l'uso eccessivo della custodia cautelare, come recentemente sottolineato anche dal presidente Napolitano, che fa sì che spesso "non venga rispettato il criterio per cui la reclusione in carcere è l'estrema ratio. Con riferimento a quest'ultimo punto, Palma si è soffermato su un dato che deve far riflettere sugli eccessi della custodia cautelare: 21.093 i detenuti che sono stati in carcere per un massimo di tre giorni.

Il ministro ha poi definito preoccupante la situazione degli organici della Polizia Penitenziaria: "La scopertura attuale è di 5.877 unita" e sarebbe insufficiente "anche nel caso in cui, come si auspica, dovesse andare in porto l'assunzione di altre 1.611 unità per il 2012. Si proseguirà nella strada già intrapresa di ridurre al minimo i comandi e i distacchi del personale della polizia penitenziaria presso altre amministrazioni così restituendolo ai servizi di istituto, nonchè di ridurre l'impiego del personale di polizia penitenziaria nei servizi di scorta".

Ricordando inoltre che dopo l'indulto del 2006 nulla è stato fatto per migliorare e adeguare il sistema, il ministro ha sottolineato: "Siamo costretti a interventi tampone, come la legge Alfano che consente di scontare ai domiciliari le pene residue inferiori ad un anno e che ha permesso l'uscita di circa tremila detenuti, ma che tuttavia esaurirà i suoi effetti nel 2013, con la conclusione del piano carceri". Per questo, il guardasigilli ha auspicato un confronto che coinvolga tutte le forze politiche: "Questo sarà il vademecum nel settore della mia azione di ministro: sono certo che sarà anche il vostro", ha concluso il ministro Palma chiudendo il suo intervento.

 

[FEA]