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martedì 11 luglio 2017

Casa di Leda: inaugurata Casa Famiglia Protetta
Orlando, 
la solidarietà abbassa la recidiva

Andrea Orlando e Virginia Raggi inaugurano la Casa di Leda

E’ stata inaugurata oggi, a Roma La Casa di Leda, la prima Casa Famiglia Protetta, destinata ad accogliere detenute madri con i loro bambini.

Alla presenza del Ministro della Giustizia Andrea Orlando, del capo di Gabinetto Elisabetta Cesqui, del capo del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria Santi Consolo, del capo del Dipartimento della Giustizia minorile e di comunità Gemma Tuccillo, del Sindaco di Roma Virginia Raggi, del Garante nazionale dei diritti delle persone detenute Daniela  de Robert,  e dei suoi omologhi per il Comune di Roma Gabriella Stramaccioni, e per la Regione Lazio, Stefano Anastasia, del già presidente di Poste Italiane Luisa Todini, del rappresentante del Consiglio di Amministrazione di Poste Italiane Roberto Rao, e del responsabile della struttura Lillo di Mauro, in rappresentanza dell’Associazione A Roma Insieme-Leda Colombini, l’immobile, una bella e grande villa nel quartiere Eur, sequestrato alla criminalità organizzata, è stato finalmente consegnato alla funzione sociale attribuitagli, ricongiungere cioè, fuori dal carcere, le detenute madri, che già accedano alle misure domiciliari, ai loro figli minori, per ricostruire una relazione di cura e sostegno.

Il percorso per arrivare all’inaugurazione di oggi, è partito da una delibera capitolina con la quale, in virtù dell’articolo 4 della legge 62/2011 che attribuisce agli enti locali la competenza, il Comune ha manifestato l’interesse ad assegnare l’immobile in comodato d’uso gratuito, perché fosse adibito a casa famiglia per genitori provenienti dalla detenzione, con figli minori. Successivamente, il Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria, il Comune di Roma e la Fondazione Poste Insieme Onlus hanno sottoscritto un Protocollo di Intesa per l’avvio del progetto La Casa di Leda (dalla sua ispiratrice Leda Colombini, fondatrice dell’Associazione A Roma). Viene quindi avviata la ristrutturazione dell’immobile, che vede all’opera anche un gruppo di detenuti dell’istituto penitenziario di Rebibbia, con fondi messi a disposizione dalla Fondazione Poste; Ikea provvede agli arredi, mentre il Comune di Roma si impegna a coprire i costi delle utenze.

Nel luglio 2016 il bene viene assegnato alla Cooperativa Cecilia, capofila del progetto, di cui fanno parte l’Associazione Roma Insieme-Leda Colombini, la Cooperativa Pronto intervento disagio sociale e l’Associazione Ain Karim. Nel marzo del 2017 fanno il loro ingresso le prime due detenute, provenienti dall’Istituto femminile di Rebibbia e, ad oggi, le detenute sono quattro, due di origine balcanica, una egiziana e una italiana, con i loro quattro bambini.

La Casa di Leda è una doppia restituzione alla società, una villa sequestrata alla mafia diventa spazio di speranza per figli di detenute” così il Ministro della giustizia Andrea Orlando che, dopo aver ricordato Leda Colombini che “sarebbe oggi felice di questa importante inaugurazione e, sicuramente, ci spronerebbe a non fermarci”, ha sintetizzato le “tre ragioni per cui questo progetto è giusto. Innanzitutto, un bambino che cresce in carcere è un potenziale delinquente, proprio come un carcere che non funziona produce recidiva, quindi insicurezza. Poi, c’è una ragione giuridica: un bimbo dietro le sbarre è un recluso senza sentenza, una cosa che non possiamo accettare. La terza ragione per cui questo progetto è giusto, è che non ci dobbiamo rassegnare al fatto che dietro una nascita ci sia racchiuso tutto il suo destino. Immaginiamo l’imbarazzo di raccontare questa esperienza ai compagni di scuola, ai colleghi di lavoro”.

[LS]