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Processo al minore

aggiornamento: 16 novembre 2018

Il processo al minore, disciplinato dal d.p.r. 22 settembre 1988 n. 448 "Disposizioni sul processo penale a carico di imputati minorenni", si fonda su principi quali
  • la minima offensività del processo
  • la destigmatizzazione

Si ispira

  • alla cosiddetta finalizzazione educativa, per cui il processo non deve interferire sulla continuità educativa e
  • alla cosiddetta attitudine responsabilizzante del processo stesso, volta a promuovere nel minore lo sviluppo di competenze autoregolative ancorate a principi socialmente condivisi.

L'intervento penale costituisce un momento altamente strutturato - in relazione ai vincoli, alle prescrizioni, agli obblighi che esso comporta - che svolge una funzione strutturante per la prospettiva di vita del minore, e quindi in questo senso preventiva, in quanto fornisce alcune coordinate attorno alle quali egli può costruirsi un diverso percorso evolutivo.

Fermo o arresto

ARTICOLO 23 d.p.r. 448/1988

Arresto in flagranza

  1. gli agenti di polizia giudiziaria possono procedere all'arresto del minorenne colto in flagranza di uno dei delitti per i quali, a norma dell'art. 23, può essere disposta la misura della custodia cautelare
  2. fuori dei casi previsti dal comma 1, gli agenti di polizia giudiziaria possono accompagnare il minorenne colto in flagranza di un delitto non colposo, per il quale la legge stabilisce la pena della reclusione non inferiore nel massimo a cinque anni, nella sua abitazione familiare ovvero, se questa manca o non è indicata, in una comunità pubblica o autorizzata provvedendo a informare senza ritardo l'autorità giudiziaria minorile per i provvedimenti di sua competenza.
  3. nell'avvalersi delle facoltà previste dai commi 1 e 2, gli agenti di polizia giudiziaria devono tenere conto della gravità del fatto nonché dell'età e della personalità del minorenne.

Fermo di minorenne indiziato di delitto

  1. in ogni caso è consentito il fermo del minorenne indiziato di un delitto non colposo per il quale la legge prevede la pena della reclusione non inferiore nel massimo a dodici anni.

Doveri della polizia giudiziaria

  1. gli agenti di polizia giudiziaria che hanno eseguito l'arresto o il fermo di un minorenne ne danno immediata notizia col mezzo più rapido al pubblico ministero nonché all'esercente la potestà dei genitori e all'eventuale affidatario e informano tempestivamente i servizi minorili dell'amministrazione della giustizia.
  2. qualora non ricorra l'ipotesi prevista dall'articolo 389 c2 del codice di procedura penale, chi ha proceduto all'arresto o al fermo conduce il minorenne davanti al pubblico ministero ovvero presso la comunità pubblica o autorizzata da questi indicata. Il pubblico ministero può disporre che il minorenne rimanga presso la sua abitazione familiare.
     

Fase delle indagini preliminari

ARTICOLO 1 d.p.r. 448/1988 - La fase delle indagini preliminari non si discosta, quanto a modalità e natura degli atti d'investigazione, da quella regolata dagli artt. 326 e ss. del codice di procedura penale, per l'espressa previsione dell'art. 1, secondo il quale nel procedimento a carico di minorenni si osservano le disposizione del decreto stesso e, per quanto da esse non previsto, quelle del codice di procedura penale, che devono tuttavia essere applicate in modo adeguato alla personalità e alle esigenze educative del minorenne.

Diversa è peraltro la titolarità della direzione delle indagini (art. 327 c.p.p.), che spetta al Procuratore della Repubblica presso il Tribunale per i minorenni in funzione di pubblico ministero, mentre l'attività di ricerca della prova trova anche nel procedimento penale minorile la sua disciplina negli artt. 244 e ss. del codice di procedura penale in materia di ispezioni, perquisizioni, sequestri, intercettazioni di conversazioni o comunicazioni, così come è pienamente ammissibile, logicamente in presenza dei presupposti, il ricorso all'incidente probatorio di cui agli artt. 392 e ss. del predetto codice.

ARTICOLO 27 d.p.r. 448/1988 - Salva l'ipotesi di richiesta al giudice per le indagini preliminari di emettere sentenza di proscioglimento per la irrilevanza del fatto, ipotesi che può trovare applicazione esclusivamente nel processo penale minorile (art. 27), l'attività d'indagine preliminare si conclude, così come previsto per il processo a carico dei soggetti maggiori d'età, o con la richiesta di archiviazione (artt. 408, 411, 415 c.p.p.) o con la richiesta di rinvio a giudizio (artt. 416 e 417 c.p.p.) o con la richiesta di giudizio immediato (artt. 453 e 454 c.p.p.), tutti atti che rientrano nelle attribuzioni del pubblico ministero e devono essere presentati al giudice per le indagini preliminari.
 

Udienza preliminare

ARTICOLO 31 d.p.r. 448/1988 - Le fasi

  1. fermo quanto previsto dagli articoli 420-bis e 420-ter del codice di procedura penale, il giudice può disporre l'accompagnamento coattivo dell'imputato non comparso.
  2. il giudice, sentite le parti, può disporre l'allontanamento del minorenne, nel suo esclusivo interesse, durante l'assunzione di dichiarazioni e la discussione in ordine a fatti e circostanze inerenti alla sua personalità.
  3. dell'udienza è dato avviso alla persona offesa, ai servizi minorili che hanno svolto attività per il minorenne e all'esercente la potestà dei genitori.
  4. se l'esercente la potestà non compare senza un legittimo impedimento, il giudice può condannarlo al pagamento a favore della cassa delle ammende di una somma da lire cinquantamila a lire un milione. In qualunque momento il giudice può disporre l'allontanamento dell'esercente la potestà dei genitori quando ricorrono le esigenze indicate nell'articolo 12 comma terzo.
  5. La persona offesa partecipa all'udienza preliminare ai fini di quanto previsto dall'articolo 90 del codice di procedura penale. Il minorenne, quando è presente, è sentito dal giudice. Le altre persone citate o convocate sono sentite se risulta necessario ai fini indicati nell'articolo 9.
     

Formule di proscioglimento

Si applicano quando il minorenne autore di reato non è imputabile oppure lo Stato non ha interesse a perseguirlo in quanto il suo comportamento non è significativo di una scelta strutturata in senso trasgressivo e il processo non può perseguire finalità educative.

  • Non luogo a procedere per non imputabilità per i soggetti minori di quattordici anni
  • Non luogo a procedere per non imputabilità per incapacità di intendere e di volere, immaturità
  • Non luogo a procedere per irrilevanza del fatto
  • Perdono giudiziale

Non luogo a procedere per non imputabilità per i soggetti minori di quattordici anni

Non è imputabile chi, nel momento in cui ha commesso il fatto, non aveva compiuto i quattordici anni in quanto, al di sotto di tale età, un soggetto non può essere considerato capace d'intendere e di volere.
Pertanto, in ogni stato e grado del procedimento il giudice, quando accerta che l'imputato è minore degli anni quattordici, pronuncia, anche d'ufficio, sentenza di non luogo a procedere trattandosi di persona non imputabile.
Quando vi è incertezza sulla minore età dell'imputato è previsto che il giudice possa disporre, anche d'ufficio, una perizia. Quando anche dopo la perizia permangano dubbi sulla minore età, questa è presunta ad ogni effetto.
Nei confronti dei soggetti non imputabili che hanno posto in essere fatti previsti dalla legge come delitto e che risultino "pericolosi", tenuto conto della gravità del fatto, il giudice può disporre una misura di sicurezza (articoli 85 e 97 del codice penale; articoli 8 e 26 del d.p.r. 448/1988)

Non luogo a procedere per non imputabilità per incapacità di intendere e di volere, immaturità

E' imputabile chi, nel momento in cui ha commesso il fatto, aveva compiuto i quattordici anni, ma non ancora i diciotto anni, se aveva capacità d'intendere e di volere, ma la pena è diminuita.
La "capacità di intendere e di volere" in un minorenne non è mai presunta ma deve essere sempre dimostrata. La valutazione concerne l'accertamento della capacità del minorenne, al momento della commissione del fatto, di rendersi conto del significato antisociale del reato compiuto e di valutarne le conseguenze.
(art. 98 codice penale; art.11 del r.d.l. 20 luglio 1934, n.1404 e successive modifiche; art.9 del d.p.r. 448/1988)

Non luogo a procedere per irrilevanza del fatto

Durante le indagini preliminari il pubblico ministero può chiedere al giudice sentenza di "non luogo a procedere per irrilevanza del fatto" quando esistono tre condizioni: il reato è tenue, il comportamento del minorenne è occasionale, l'ulteriore corso del procedimento pregiudicherebbe le esigenze educative del minorenne.

In presenta di tali condizioni, nell'udienza preliminare, nel giudizio direttissimo e nel giudizio immediato, il giudice pronuncia di ufficio sentenza di non luogo a procedere per irrilevanza del fatto.
la Corte Costituzionale, con sentenza n.149 del 5 - 9 maggio 2003 ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'art. 27, comma 4, del d.p.r. 448/1988, nella parte in cui prevede che la sentenza di proscioglimento per irrilevanza del fatto possa essere pronunciata solo nell'udienza preliminare, nel giudizio immediato e nel giudizio direttissimo (art. 27 del d.p.r. 448/1988; art. 26 del d.lgs. 272/1989).

Perdono giudiziale

Il giudice, tenuto conto della gravità del reato e della "capacità a delinquere" del minorenne, può astenersi dal pronunciare il rinvio a giudizio o, qualora si proceda al giudizio, può astenersi dal pronunciare condanna, quando si presume che il minorenne si asterrà dal commettere ulteriori reati.
Tale istituto giuridico può essere concesso una sola volta in relazione alla quantità di pena detentiva e pecuniaria da irrogare; la prima non deve essere superiore a due anni, la seconda non deve essere superiore a 3 milioni di lire (nei calcoli occorre tener conto della diminuente per la minore età). (artt. 133 e 169 del codice penale; art. 32 del d.p.r. 448/1988).

Misure cautelari non detentive

Cosa sono

Sono misure limitative della libertà personale diverse dalla custodia cautelare che il giudice, tenuto conto delle esigenze cautelari e dell'esigenza di non interrompere i processi educativi in atto, può applicare nel corso del procedimento al minorenne imputabile: prescrizioni, permanenza in casa, collocamento in comunità.

Il giudice può disporle solo quando si procede per delitti per i quali la legge stabilisce la pena dell'ergastolo o della reclusione non inferiore nel massimo a cinque anni.
Quando è disposta una misura cautelare il minorenne è affidato ai servizi della giustizia minorile affinché svolgano interventi di sostegno e controllo in collaborazione con i servizi di assistenza dell'ente locale.
La misura deve essere proporzionata all'entità del fatto e alla sanzione che si ritiene possa essere irrogata. (art. 19 del d.p.r. 448 del 22 settembre 1988; art. 275 codice procedura penale)

  • Prescrizioni

Il giudice può impartire al minorenne specifiche prescrizioni inerenti attività di studio o di lavoro o altre attività utili per la sua educazione al fine di non interrompere i processi educativi in atto; tali obblighi hanno efficacia per due mesi e sono rinnovabili una sola volta, per esigenze probatorie. Il giudice, nel prendere tale decisione, ascolta l'esercente la potestà genitoriale anche al fine di coinvolgerlo nell'attività di recupero.
Nel caso di gravi e ripetute violazioni delle prescrizioni, il giudice può disporre la misura della permanenza in casa. (art. 20 del d.p.r. 448/1988)

  • Permanenza in casa

Con il provvedimento che dispone la permanenza in casa il giudice prescrive al soggetto minorenne di permanere presso l'abitazione familiare o in altro luogo di privata dimora. Contestualmente può disporre limiti e divieti alla facoltà del minorenne di comunicare con persone diverse da quelle che con lui coabitano o che lo assistono.

Il giudice può anche consentire al minore, con separato provvedimento, di allontanarsi dall'abitazione per ragioni di studio o lavoro o per svolgere altre attività utili alla sua educazione.
I genitori vigilano sul comportamento del minore consentendo, nel contempo, gli interventi di sostegno e controllo dei servizi della giustizia minorile e dell'ente locale.
Nel caso di gravi e ripetute violazioni degli obblighi a lui imposti o nel caso di allontanamento ingiustificato dalla abitazione, il giudice può disporre la misura del collocamento in comunità. (art. 21 del d.p.r. 448/1988)

  • Collocamento in comunità

Con il provvedimento che dispone il collocamento in comunità il giudice ordina che il minorenne sia affidato ad una comunità pubblica o autorizzata. Contestualmente può imporre eventuali specifiche prescrizioni inerenti attività di studio o di lavoro o altre attività utili per la sua educazione, al fine di non interrompere i processi educativi in atto.
Il responsabile della comunità collabora con i servizi della giustizia minorile e dell'ente locale.

Nel caso di gravi e ripetute violazioni delle prescrizioni imposte o di allontanamento ingiustificato dalla comunità, il giudice può imporre la misura della custodia cautelare, per un tempo non superiore ad un mese, qualora si proceda per un delitto per il quale è prevista la pena della reclusione non inferiore nel massimo a cinque anni.
(art. 22 del d.p.r. 448/1988; art. 10 d.lgs. 272/1989).

Sospensione del processo e messa alla prova

Il giudice può disporre la sospensione del processo e la messa alla prova quando ritiene di dover valutare la personalità del minorenne all'esito della prova stessa.

Il processo è sospeso per un periodo non superiore a 3 anni quando si procede per reati per i quali è prevista la pena dell'ergastolo o della reclusione non inferiore nel massimo a 12 anni. Negli altri casi per un periodo non superiore ad 1 anno.

Il giudice provvede sulla base di un progetto elaborato dai servizi della giustizia minorile in collaborazione con i servizi dell'ente locale, al quale il minorenne deve dare la propria adesione e che in genere prevede il coinvolgimento della famiglia del minore e del tessuto sociale.

Con l'ordinanza di sospensione il giudice affida il minorenne ai servizi minorili dell'amministrazione della giustizia per interventi di osservazione, trattamento e sostegno anche in collaborazione con i servizi degli enti locali.

Inoltre, il giudice può impartire prescrizioni dirette a riparare le conseguenze del reato e a promuovere la conciliazione del minorenne con la persona offesa dal reato.

Decorso il periodo di sospensione, il giudice, tenuto conto del comportamento del minorenne e dell'evoluzione della sua personalità, se ritiene che la prova abbia dato esito positivo, dichiara estinto il reato.
(Articoli 28 e 29 del d.p.r. 448/1988; art. 27 del d.lgs. 272/1989).

Misure di sicurezza

Sono applicabili ai minorenni non imputabili ai sensi degli art. 97 e 98 c.p. (per non aver compiuto gli anni 14 o per "incapacità di intendere e di volere", cosiddetta immaturità) autori di reato e ai minorenni condannati.

Con la sentenza di non luogo a procedere il giudice può applicare, su richiesta del pubblico ministero, una misura di sicurezza in via provvisoria, se ricorrono le condizioni indicate all'art.224 del c.p..
La richiesta del pubblico ministero di applicare una misura di sicurezza, accolta o respinta dal giudice, va sempre inviata al Tribunale per i minorenni.
La misura di sicurezza, applicata in via provvisoria, cessa di avere effetto decorsi 30 giorni dalla pronuncia del giudice senza che abbia avuto inizio il procedimento davanti al Tribunale per i minorenni.
Il Tribunale per i minorenni procede al giudizio sulla pericolosità sociale e decide con sentenza sentiti il minorenne, l'esercente la potestà dei genitori, l'eventuale affidatario e i servizi minorili della giustizia e dell'ente Locale.
Il Magistrato di sorveglianza per i minorenni del luogo dove la stessa deve essere eseguita vigila e impartisce disposizioni sull'esecuzione della misura di sicurezza anche attraverso contatti diretti con il minorenne, l'esercente la potestà dei genitori o chi ne fa le veci e i servizi della giustizia minorile. Il predetto magistrato può anche revocare la misura.
Quando è disposta una misura di sicurezza il minorenne è affidato ai servizi della giustizia minorile e dell'ente locale affinché svolgano interventi di sostegno e controllo al fine di avviare un processo di responsabilizzazione dello stesso.

La misura di sicurezza si esegue anche nei confronti di coloro che nel corso dell'esecuzione abbiano compiuto il diciottesimo ma non il ventunesimo anno di età ai sensi dell'art. 24 del d.p.r. 272/1989.
(Articoli 36, 37, 38, 39, 40 del d.p.r. 448/1988)

  • Libertà vigilata

Si applica nei confronti di minorenni non imputabili autori di reato ed è eseguita nelle forme previste dagli artt.20 e 21 del d.p.r. 448/1988: "Prescrizioni" e "Permanenza in casa". L'Autorità di pubblica sicurezza vigila sull'applicazione della libertà vigilata che non può avere durata inferiore ad un anno.

E' previsto che il giudice possa prescrivere attività di studio o di lavoro o altre attività utili per l'educazione del minorenne al fine di non interrompere i processi educativi in atto.
(Articoli 20 e 21 del d.p.r. 448/1988)

  • Riformatorio giudiziario

ARTICOLO 22 d.p.r. 448/1988

Si applica nei confronti di minorenni non imputabili autori di reato ed è eseguita nelle forme previste dall'art.22: "Collocamento in comunità".

E' previsto che il giudice possa prescrivere attività di studio o di lavoro o altre attività utili per l'educazione del minorenne al fine di non interrompere i processi educativi in atto.

Condanna e sanzione

Fatta salva l'applicazione degli istituti che, secondo il d.p.r. 448/1988, sono suscettibili di dar luogo al proscioglimento dell'imputato ancorché riconosciuto colpevole del reato ascritto (irrilevanza del fatto, esito positivo della prova, perdono giudiziale), anche il processo penale minorile può naturalmente concludersi con una sentenza di condanna alle pene previste dal nostro ordinamento penale (reclusione e multa per i delitti e arresto e ammenda per le contravvenzioni).

Anche in questo ambito sono però ravvisabili alcune distinzioni, riguardanti in particolare l'obbligatorio riconoscimento della diminuente dell'età (art. 98, comma 1, del codice penale) e la possibilità di concedere il beneficio della sospensione condizionale della pena (art. 163 del codice penale) fino al limite di tre anni di pena detentiva anziché i due stabiliti per i maggiorenni con età superiore ai 21 anni e i due anni e sei mesi per i maggiorenni di età compresa tra i 18 e i 21 anni (ovviamente in tutti i casi si fa riferimento all'età all'epoca del commesso reato).

Sanzioni sostitutive

ARTICOLO 30 d.p.r. 448/1988

Quando il giudice ritiene di dover applicare ad un minorenne una pena detentiva non superiore a due anni, può sostituirla con la sanzione della semidetenzione o della libertà controllata, tenuto conto della personalità e delle esigenze di lavoro o di studio del minorenne, nonché delle sue condizioni familiari, sociali e ambientali.

Il magistrato di sorveglianza del luogo di abituale dimora del condannato provvede in ordine all'esecuzione della sanzione, tenendo conto anche delle esigenze educative del minorenne. Pertanto, ricevuta comunicazione della sanzione, convoca entro 3 giorni il minorenne, l'esercente la potestà genitoriale, l'eventuale affidatario e i servizi della giustizia minorile (art. 30 del d.p.r. 448/1988).