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Stati Generali della Lotta alle Mafie

aggiornamento: 23 novembre 2017

  Tavolo 4 - Mafie, Corruzione e Pubbliche amministrazioni

Coordinatore Raffaele Cantone - Magistrato Presidente Autorità Nazionale Anticorruzione
 

Partecipanti

  • Abbate Lirio - giornalista
  • Castaldo Andrea - Università degli Studi di Salerno
  • Colombo Gherardo - Già magistrato
  • Fantauzzi Paolo - Giornalista
  • Giorgi Nicoletta - Avvocato
  • Manacorda Stefano - Università degli studi di Napoli Federico II
  • Manes Vittorio - Università di Bologna
  • Matonti Antonio - Direttore Affari legislativi Confindustria
  • Melis Guido - Università La Sapienza di Roma
  • Merola Giuliana - Magistrato f.r. Commissione Parlamentare Antimafia
  • Sacco Toti - Centro Pio La Torre
  • Sberna Salvatore - Scuola Normale Superiore di Pisa
  • Sorrentino Serena - Segretario generale funzione pubblica CGIL

 

La corruzione ha assunto una veste nuova nel suo rapportarsi alla Pubblica amministrazione ed è divenuta lo strumento principale impiegato dalle mafie nelle aree di più recente insediamento. Per contrastare tale fenomeno il tavolo suggerisce una serie di modifiche, intervenendo sulla legislazione penale ma non solo.
Accanto a una riforma dell’attuale formulazione del reato di abuso d’ufficio (i cui esiti giudiziari appaiono minimali rispetto al numero di processi instaurati), appare opportuno intervenire in particolare sulle disposizioni processuali, prevedendo corsie preferenziali nei dibattimenti. Benché non condivisibile appaia la traslazione tout court della normativa antimafia (già applicabile laddove si presentano profili propri del crimine organizzato), è ipotizzabile tuttavia estendere la possibilità di avvalersi delle intercettazioni. Per spezzare il legame corrotto-corruttore, sempre assai difficile da individuare, potrebbe altresì essere valutato il ricorso ad agenti sotto copertura (ma non agli agenti provocatori che simulano il reato). Utile pare anche rafforzare le sanzioni interdittive, ammettendone l’applicazione pure in presenza di sospensione condizionale della pena.

Non potendosi ridurre il fenomeno corruttivo al mero comparto statale, è poi da tenere in considerazione la possibilità di predisporre un codice etico e un sistema di linee-guida in grado di fare da sintesi tra modelli privatistici (ex dlgs. 231/2001) e pubblicistici, introducendo meccanismi di premialità sulla scorta del rating di legalità.

Pur esulando strictu sensu dal rapporto corruzione-criminalità organizzata, sicuro giovamento verrebbe anche dalla modifica della normativa che regola lo scioglimento dei consigli comunali, prevedendo, fra l’altro, tempistiche differenziate per la commissione d’accesso in base alle dimensioni degli enti locali e provvedimenti intermedi di sostegno e monitoraggio. Allo stesso modo, inderogabile è ormai un intervento sulla politica che preveda il rafforzamento dei controlli finanziari, una doverosa regolazione giuridica delle fondazioni e l’obbligatorietà di criteri trasparenti di selezione. Senza dimenticare, a fini preventivi, il ruolo dell’educazione e della formazione, tanto nelle scuole quanto nella Pubblica amministrazione.

 

Percorsi tematici assegnati

  • Enti locali e criminalità organizzata
  • Corruzione amministrativa e criminalità organizzata
  • Public utilities, corruzione e criminalità organizzata
  • Ciclo del contratto pubblico e criminalità organizzata


Obiettivi

  1. Analisi del fenomeno
  2. Criticità nella legislazione e possibili correttivi
  3. Regolazione dell’attività politica (partiti e fondazioni)
     

Lavori del tavolo