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Stati Generali dell'Esecuzione Penale

aggiornamento: 21 marzo 2016

   Tavolo 9 - Istruzione, cultura, sport

Il Tavolo prende in esame sia l’istruzione istituzionalmente definita e il suo potenziamento ad ogni livello, sia le espressioni culturali, artistiche e sportive che costituiscono un terreno decisivo di trattamento rieducativo e richiedono incremento, coordinamento e attivo supporto anche dal punto di vista della previsione di spazi adeguati e di regole interne che ne favoriscano lo svolgimento.

Coordinatore (ad interim) Mauro Palma, Presidente del Consiglio europeo per la cooperazione nell'esecuzione penale, Consiglio d'Europa

Partecipanti / Gruppo di lavoro

  • Demetrio Albertini - Dirigente sportivo, ex calciatore
  • Fabio Cavalli - Registra teatrale, rappresentante del Centro studi Enrico Maria Salerno
  • Speranzina Ferraro - Direzione Generale per lo studente, l’integrazione, la partecipazione, la comunicazione Ministero dell'Istruzione, università e ricerca
  • Cristina Marzagalli - Magistrato Tribunale di Varese
  • Davide Mosso - Avvocato
  • Stefano Rossi - Funzionario della professionalità giuridica pedagogica
  • Marcello Tolu - Responsabile Gruppo sportivo "Fiamme azzurre" dell'  Amministrazione penitenziaria
  • Antonio Vallini - Docente diritto penale Dipartimento di Scienze Giuridiche Università degli  Studi Firenze
  • Valentina Venturini - Docente di storia del teatro,  Dipartimento di Filosofia, Comunicazione e Spettacolo Università degli Studi Roma tre

Perimetro tematico

Il Tavolo si occuperà dei temi dell'istruzione e delle attività culturali, artistiche e sportive.
L'istruzione è un diritto della persona (Dichiarazione Universale Diritti dell'Uomo, art.26; Costituzione Italiana art.34) che chiede di essere riconosciuto e tutelato anche all'interno del tempo e dello spazio dell'esecuzione penale.
Il Tavolo avrà il compito di riesaminare l'attuale normativa relativa all'istruzione in carcere e di svolgere una ricognizione sulle tante criticità che ne caratterizzano l'attuazione concreta, per arrivare a delineare un modello di istruzione e formazione adeguato ad una popolazione adulta culturalmente composita e spesso caratterizzata da un forte disagio sociale.
Particolare attenzione dovrà essere riservata ai processi di alfabetizzazione, all'insegnamento della lingua italiana per gli stranieri e alla educazione dei minori e dei giovani adulti.
Andrà affrontato anche il tema dell'organizzazione del sistema penitenziario italiano al fine di consentire a chi lo desideri l'accesso agli studi universitari. Sarà importante avere un quadro esatto della situazione esistente, dei vari protocolli sottoscritti fra Ministero della giustizia e Università a livello locale, delle risposte organizzative che gli istituti penitenziari hanno messo in atto a favore degli studenti universitari detenuti.
All'interno dell'esecuzione penitenziaria cultura, espressività artistica e sport si configurano come opportunità formative capaci di produrre nella persona cambiamenti positivi, incremento della consapevolezza di sé e attitudine alla convivenza con gli altri. Si deve prendere atto di una estrema diversificazione in ordine alle modalità con cui queste azioni vengono svolte nei vari istituti, e, in alcuni casi, di una scarsa coerenza progettuale.
Il Tavolo, partendo da esperienze pilota e progetti già attuati, prenderà in esame la definizione di linee guida che portino alla diffusione sistematica di opportunità culturali e sportive in tutti gli istituti penitenziari italiani. Si dovrà trattare di percorsi non spontaneistici o sporadici, ma inseriti in un progetto complessivo coerente. Una riflessione approfondita merita, quindi, la questione della formazione degli istruttori, degli operatori culturali e dei mediatori linguistici chiamati a seguire questi percorsi.
 

 

Abstract della relazione

Il perimetro tematico della discussione ha tenuto insieme tre aree dialoganti, ma differenti: l’istruzione ai diversi livelli, la cultura nel senso più largo e nelle sue forme di fruizione e di produzione, lo sport quale attività strutturante un rapporto positivo con la propria fisicità e quale elemento di espressione ludica.

Queste dimensioni e queste aree di strutturazione del sé individuale convergono verso l’obiettivo comune di ridare significato al tempo della detenzione, liberandolo dalla connotazione di tempo sottratto alla vita o di tempo di attesa, per farne occasione per l’acquisizione, quantunque limitata, di qualche elemento positivo per la propria soggettività e per l’avvio di un percorso di reinserimento sociale. Se, infatti, il termine ‘rieducazione’ è declinato non come processo individuale di revisione etica bensì come capacità di riannodare positivamente il filo di connessione al tessuto sociale che il reato ha implicitamente reciso – ed è questa l’interpretazione che non pone tale termine in contrasto con il rispetto dell’individualità del soggetto –, allora tale processo può realizzarsi solo attraverso un investimento di significatività del tempo recluso in cui molti siano gli attori chiamati a dare il proprio apporto e molte e variegate siano le offerte di ri/costruzione di una propria autonomia culturale.

Il tema affidato al Tavolo ha così la propria centralità sul valore che la cultura e l’offerta di istruzione e di possibilità di espressione di vario tipo hanno all’interno del percorso di rieducazione sociale del detenuto per la costruzione di una diversa opportunità individuale nel suo ritorno alla quotidianità esterna.

La discussione dei tre diversi aspetti ha individuato elementi comuni d’interpretazione riassumibili innanzitutto nel ridare significato al tempo dell’esecuzione penale, togliendo a esso la connotazione di tempo sottratto all’esperienza vitale e dotandolo invece della connotazione di tempo di opportunità per un ritrovamento personale. Da qui la necessità di dare al soggetto detenuto la responsabilità di scegliere la propria costruzione di un percorso esercitando nei suoi confronti una funzione di orientamento e, se necessario, di controllo, ma non privandolo della possibilità di scelte.

La scelta di un percorso scolastico, anche a livello universitario, la scelta di una propria espressione artistica o quella di una costruzione significativa di conoscenze e competenze, sono tutte opzioni che l’Amministrazione deve favorire, orientare, sostenere, proteggere rispetto a possibili interruzioni, perché costituiscono il fulcro di un “trattamento” che tenda a un reinserimento sociale responsabilizzante e che non si concretizzi invece – come purtroppo tuttora spesso avviene nel nostro sistema – in una sorta di regressione infantile di un adulto che viene guidato, accudito, punito, rieducato, senza mai riconoscergli l’autonomia limitata, ma pur sempre possibile, di scelta anche in un contesto chiuso quale è il carcere.

Da qui le proposte per introdurre un’articolazione della funzione dell’operatore giuridico-pedagogico, disegnata quarant’anni fa, al di là di formale e più o meno nominalistiche revisioni successive, in più operatori che esercitino funzioni tematiche specifiche e professionali; così come la scelta della continuità della propria formazione culturale attraverso strumenti di certificazione del proprio percorso, le indicazioni per un’impostazione sistemica e non occasionale delle attività culturali, sportive ed espressive, la richiesta di valutare le esperienze avviate, anche al fine di un migliore utilizzo delle risorse disponibili.

Sono questi alcuni dei punti attorno a cui si è sviluppata la discussione del Tavolo e che vengono ripresi nelle proposte e argomentati nella Relazione.

Obiettivi

  1. Analizzare l’attuale normativa in relazione all'istruzione degli adulti (d.p.r. 263/12, Protocollo di intesa fra MIUR e Ministero Giustizia del 2012) e delle prassi attuative nelle carceri italiane
     
  2. Analizzare le criticità presenti attualmente nel sistema scolastico penitenziario (carenza di personale, mancanza o inidoneità di aule, incompatibilità oraria fra scuola e lavoro, trasferimenti dei detenuti, composizione linguisticamente e culturalmente eterogenea delle classi); enucleare le difficoltà delle persone in esecuzione penale esterna a fruire del diritto all'istruzione
     
  3. Individuare un modello scolare basilare, funzionale ai bisogni formativi della persona, che offra una risposta sia ai bisogni di istruzione primari, ivi compresa la conoscenza della lingua italiana; individuare percorsi formativi secondari da armonizzare con esperienze di formazione professionale e di avvio al lavoro; individuare opportunità di partecipazione degli studenti detenuti agli organi collegiali della scuola
     
  4. Effettuare una ricognizione delle esperienze dei Poli Universitari e analisi dei Protocolli fra Atenei e Istituti Penitenziari. Individuare le buone prassi esistenti e le proposte operative volte ad estendere ad un ampio numero di Istituti penitenziari la possibilità di accesso agli studi universitari. Valutare eventuali azioni volte ad agevolare la prosecuzione del percorso universitario anche a seguito dell’espiazione della pena
     
  5. Eseguire una ricognizione sulla presenza e fruibilità di biblioteche, locali ricreativi, per arti pittoriche, musica, artigianato, teatro, attività sportive all'interno degli istituti penitenziari; indirizzo sull’adeguamento e/o edificazione di spazi dedicati. Ciò anche in riferimento alle condizioni di sicurezza per l’accesso del pubblico esterno
     
  6. Curare la effettiva fruibilità di percorsi culturali e di istruzione da parte di detenuti e di persone in esecuzione penale esterna presso il proprio domicilio, sia utilizzando piattaforme telematiche, sia estendendo il campo di applicazione dei permessi ex. art 30 O.P. ad esami di Stato o di Laurea
     
  7. Verificare l'attuazione delle circolari relative alla formulazione dei Piani di Istituto (in particolare i progetti pedagogici) e alla sorveglianza dinamica, individuando le buone prassi e valutando le motivazioni di eventuali criticità, al fine di promuovere in ogni Istituto penitenziario un piano di attività efficiente e utile alla promozione individuale e sociale di ogni persona
     
  8. Effettuare una ricognizione delle più diffuse attività e sui progetti pilota che coinvolgono le persone detenute riguardo a teatro, ripresa video-documentaria e di finzione, espressività del corpo, espressione musicale in genere (canto ed esecuzione), scrittura creativa e giornalismo, arti figurative, sport in genere con particolare riferimento alle attività sportive di gruppo. Ricognizione sulle fonti e metodologie di finanziamento delle attività, anche in relazione alla necessaria continuità dei progetti nel lungo periodo ed al rigore e trasparenza nell’impiego dei fondi
     
  9. Definire gli standard minimi di competenza e formazione specifica degli operatori, tali da garantire la migliore relazione con la popolazione detenuta coinvolta nelle attività ed il miglior esito delle stesse. Valutare l’opportunità di individuare linee guida e progetti di formazione per formatori nel contesto penitenziario nei campi della cultura, dell’arte e dello sport. Focus sulla centralità della relazione fra risultati attesi e risultati conseguiti da ciascuno dei progetti ammessi ed eventualmente finanziati direttamente dall’Amministrazione Penitenziaria
     
  10. Definire il ruolo del volontariato culturale, artistico e sportivo nel contesto delle attività trattamentali, individuando più precisamente i diritti e i doveri degli operatori volontari in rapporto alle diverse componenti dell’Istituzione penitenziaria
     
  11. Valorizzare, ai fini della valutazione del percorso penitenziario, dei risultati espressivi, artistici e delle performance sportive conseguiti dai detenuti impegnati nelle attività, con particolare riferimento al valore del lavoro di gruppo. Evitare l’interruzione di tali percorsi a seguito dei trasferimenti delle persone detenute stabilmente impegnate in attività culturali, espressive, teatrali e sportive
     
  12. Verificare le differenti prassi seguite per l’accesso del pubblico esterno agli eventi culturali, di spettacolo e sportivi proposti all’interno dei penitenziari. Indicare soluzioni per standardizzazione delle pratiche volte a favorire la presenza di spettatori esterni (stante la rilevanza ai fini del compimento di ogni percorso espressivo)
     
  13. Valutare indicativamente le esperienze teatrali compiute in carcere, attraverso una complessiva mappatura di tali esperienze e rilevare gli esiti sul piano della riduzione del tasso di recidiva. Avviare la riflessione sull’opportunità di configurare il teatro come attività “istituzionalizzata” negli istituti di pena.
     

Versione integrale della relazione

 

 

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