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Stati Generali dell'Esecuzione Penale

aggiornamento: 5 febbraio 2016

   Tavolo 5 - Minorenni autori di reati

Il Tavolo affronta la non più rinviabile definizione dell’Ordinamento penitenziario minorile che metta a valore le esperienze positive realizzate negli anni, pur in assenza di una normativa specificamente centrata sulle esigenze del minore autore di reato. Tale riflessione si inserirà nella parallela attuazione del nuovo Dipartimento per la giustizia minorile e di comunità.

Coordinatore, Franco Della Casa, professore ordinario di diritto processuale penale presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell'Università degli Studi di Genova

Partecipanti / Gruppo di lavoro

  • Enrico Formento Dojot - Difensore civico della Valle d'Aosta
  • Marco Rossi Doria - Insegnante
  • Orlando Iannace - Direttore presso il Dipartimento della Giustizia minorile e di comunità
  • Cristina Maggia - Procuratore della Repubblica presso il Tribunale per i minorenni di Genova
  • Susanna Marietti - Coordinatrice nazionale Associazione "Antigone"
  • Vania Patané - Professore ordinario di Diritto processuale penale presso il Dipartimento di Giurisprudenza, Università degli Studi Catania
  • Fabio Prestopino - Direttore istituto penitenziario Pisa
  • Francesca Stilla - Magistrato Ufficio del Capo dipartimento della Giustizia minorile e di comunità
  • Anna Ziccardi - Avvocato componente del Direttivo della Onlus della Camera Penale di Napoli "Il carcere possibile"

Perimetro tematico

Il legislatore, con il d.p.r. 22 settembre 1988 n. 448 (cui ha fatto seguito il d.lgs. 28 luglio 1989 n. 272, recante norme di attuazione, di coordinamento e transitorie al predetto decreto) ha previsto, per i minorenni entrati nel circuito penale, un sistema processuale in stretto collegamento da un lato con la normativa del processo penale per adulti – a cui rinvia per moltissime disposizioni e istituti – dall’altro con specificità sue proprie. La peculiarità del processo penale minorile e dei suoi istituti (messa alla prova, irrilevanza penale del fatto, perdono giudiziale e, da ultima, la mediazione reo-vittima) risiede nella natura di processo-progetto educativo pensato per il minore e finalizzato alla sua (ri)educazione e (re)inserimento sociale.
Come è noto, la legislazione in oggetto ha contribuito in modo determinante ad affrontare e circoscrivere, con successo il problema della criminalità minorile, i cui “tassi” sono stati, negli ultimi decenni, meno allarmanti in Italia che in altri Paesi, nonostante i reclutamenti di minori (anche infraquattordicenni) realizzati, soprattutto in alcune zone geografiche, dalla criminalità organizzata.
Il Tavolo tematico opererà una ricognizione della normativa di settore, con la valorizzazione della specificità della legislazione minorile e la rilevazione delle buone prassi in materia di trattamento finalizzato alla rieducazione e al reinserimento sociale dei minorenni e giovani adulti nella fase dell’esecuzione della pena.
Per i minori entrati nel circuito penale l’ordinamento penitenziario vigente è quello destinato ai detenuti adulti, emanato con la legge n. 354 del 26/7/1975 e che, all’art. 79, dispone: “(…) le norme dettate per gli adulti si applicano anche nei confronti dei minori sottoposti a misure penali fino a quando non sarà provveduto con apposita legge”. Più volte le sentenze della Corte Costituzionale hanno dichiarato illegittima l’applicazione ai minorenni di diverse norme dell’ordinamento penitenziario e del relativo regolamento di esecuzione, perché contrastanti con il principio di protezione della personalità del minore, quale valore costituzionalmente garantito. L’esigenza di elaborare un ordinamento penitenziario minorile appare quindi, dopo quarant’anni dall’entrata in vigore della l. 354/75, necessaria e non più differibile anche in considerazione dei principi contenuti nelle Convenzioni internazionali sulla protezione dell’infanzia e sull’amministrazione della giustizia minorile e dei mutamenti registrati in Italia rispetto all’utenza penale minorile anche in riferimento alle nuove e molteplici forme di disagio giovanile che richiedono nuovi percorsi di reinserimento sociale e nuove ipotesi di trattamento.
In tale prospettiva, il Tavolo dovrebbe ripensare all’intero sistema dell’esecuzione della pena promuovendo l’elaborazione di un ordinamento penitenziario minorile che ponga particolare attenzione all’utenza detentiva minorile. L’attuale popolazione minorile, infatti, è molto più variegata e complessa di quanto accadeva fino a poco tempo addietro, per la presenza, tra la popolazione detentiva,
a) dei giovani adulti infra-venticinquenni e dei minorenni stranieri, comunitari ed extracomunitari, dei quali molti non accompagnati;
b) per la peculiarità dei reati commessi e l’incremento del disagio psichico e dell’utilizzo, da parte della popolazione giovanile, di sostanze stupefacenti.
E’ altresì necessario che vengano sperimentati e monitorati modelli organizzativi e modalità di intervento innovativi, volti al reinserimento sociale dei minorenni detenuti, attraverso – laddove è possibile – il coinvolgimento diretto della famiglia e dell’ambito comunitario di appartenenza.
Proseguendo una linea di politica criminale già promossa con l’entrata in vigore del d.p.r. n. 448, anche questi interventi avranno caratteristiche tali da favorire la responsabilizzazione e l’autoriflessione di un soggetto in evoluzione, chiamato a interagire con risposte volte a restituirgli il senso e il disvalore del gesto deviante commesso.
Il Tavolo, sotto questo punto di vista, potrà dunque riflettere su due livelli di intervento:
a) il primo rimanda al significato e alla percorribilità, anche in Italia, di “sanzioni” svolte a favore della comunità e nella comunità. A tal fine, occorrerebbe favorire la promozione di programmi e accordi con gli enti locali, il volontariato e il privato sociale, con la realizzazione dei percorsi di reinserimento sociale che siano individualizzati, che si svolgano nel contesto sociale e territoriale di appartenenza del minore e che vedano il coinvolgimento di tutte le agenzie educative presenti sul territorio;
b) il secondo livello di riflessione riguarda la sensibilizzazione e il coinvolgimento della comunità esterna in relazione alle problematiche legate ai minori del circuito penale per aver commesso reati particolarmente allarmanti per l’opinione pubblica e/o il senso di sicurezza di una comunità, al fine di favorire l’attuazione di percorsi di reinserimento nella comunità di appartenenza dopo la loro scarcerazione, anche al fine di prevenire comportamenti recidivanti di questi ultimi Ulteriore tema da approfondire sarà quello delle modalità di trattamento e intervento rieducativo da attuare in favore dei minorenni e giovani adulti coinvolti in contesti di criminalità organizzata e della relativa esecuzione della pena.
Il Tavolo dovrà poi farsi carico dell’adeguamento della legislazione minorile alle previsioni della direttiva 2012/29/UE del Parlamento Europeo e del Consiglio dell’Unione Europea del 25 ottobre 2012 ed espressa previsione e regolamentazione della mediazione penale minorile nella fase dell’esecuzione della pena.
La logica imputato-centrica che lo ispira è tesa ad evitare che qualunque rivendicazione o interesse di natura economica della vittima possa ostacolare il procedimento rieducativo dell’imputato e, in parte, contrasta con le previsioni della direttiva 2012/29/UE del Parlamento Europeo e del Consiglio dell’Unione Europea del 25 ottobre 2012 nella parte in cui prevede la centralità della vittima nel procedimento penale e la sua partecipazione.
Ne consegue la necessità di ripensare al sistema processuale penale minorile al fine di ipotizzare nuove modalità di partecipazione della vittima al processo penale minorile in sede di esecuzione della pena.
La mediazione penale, come è noto, è strumento di giustizia riparativa che, pur in assenza di espressa previsione normativa, trova una significativa applicazione nella giustizia penale minorile, nel corso del procedimento penale con la valorizzazione delle previsioni di cui agli artt. 9 e art. 28 del d.p.r. 22 settembre 1988 n. 448 in tema di accertamenti sulla personalità del minorenne e di sospensione del processo e messa alla prova. Trattasi dunque di forme di ingresso della giustizia riparativa in fasi processuali diverse dalla esecuzione della pena. Sarebbe opportuno, al fine di armonizzare le previsioni contenute nella direttiva 2012/29/UE del Parlamento Europeo e del Consiglio dell’Unione Europea del 25 ottobre 2012 con la legge processuale minorile e implementare, con modalità uniformi su tutto il territorio nazionale, il ricorso al sistema di giustizia riparativa, ipotizzare espressi contenuti normativi in tema di mediazione penale minorile anche nella fase dell’esecuzione della pena.
 

 

Abstract della relazione

Armonizzazione della direttiva 2012/29/UE con la legge processuale minorile

  1. Proposta di garantire un’autonoma regolamentazione alla mediazione nell’ambito del processo di cognizione
  2. Proposta di elaborare una normativa diretta a costituire, all’interno di ogni tribunale per i minorenni, un apposito ufficio per le vittime del reato oppure finalizzata a consentire, sempre a favore della vittima, una sorta di “accompagnamento informato” a cura dei servizi minorili dell’Amministrazione della giustizia.

Individuazione di sanzioni di carattere reintegrativo → si propone di introdurre una sanzione analoga a quella prevista nel d.d.l. n. 1352 (Mattesini e altri), il cui art.20 è dedicato alle «Sanzioni consistenti nello svolgimento di attività riparatorie o di pubblica utilità».
Punto del progetto di legge delega dove viene sancita l’incompatibilità dei giudici della cognizione ad emettere decisioni riservate alla magistratura di sorveglianza → Si propone di sopprimere tale previsione.
Punto del progetto di legge-delega relativo all’organizzazione degli istituti penali per minorenni

  1. Si propone una rigorosa formulazione del principio di territorialità dell’esecuzione della pena, che deve potere essere derogato solo previa autorizzazione del giudice;
  2. Si propone che il legislatore ricorra ad un parametro numerico per stabilire la ridotta capienza degli istituti penali minorili (non più di 10/15 posti).

Punti del progetto di legge delega concernenti le misure alternative alla detenzione → si propone sia l’eliminazione dei requisiti di carattere temporale, la cui mancata osservanza determina l’inammissibilità della richiesta del condannato, sia la rimozione di tutti gli automatismi previsti dalla legge n. 354/1975, che precludono ai giudici di sorveglianza di entrare nel merito della richiesta.
Punto del progetto di legge delega relativo al rafforzamento dei contatti con il mondo esterno:

  1. Si propone che venga introdotto dal legislatore un nuovo tipo di permesso trattamentale, che si aggiunga al permesso premio disciplinato dall’art. 30-ter ord. penit. e che possa essere fruito dal condannato anche in assenza di riferimenti familiari nel territorio nazionale;
  2. Si propone che il legislatore predisponga una normativa che garantisca l’effettuazione di almeno otto colloqui mensili, introducendo nel contempo la regola secondo cui i permessi di colloquio vanno concessi a tutte le persone che hanno un accertato legame affettivo col detenuto.

Regime carcerario e regolamentazione dell’apparato disciplinare → Si propone che il legislatore tenga presenti i seguenti criteri:

  1. Riservare le sanzioni disciplinari a condotte oggettivamente gravi ed introdurre sanzioni ispirate ad un modello di tipo educativo;
  2. Stabilire che la contestazione dell’addebito sia tempestiva e che venga formulata tenendo conto della madre lingua e del livello culturale dell’incolpato;
  3. Prevedere che il consiglio di disciplina sia composto dal direttore e da due educatori; d) prevedere che il controllo del magistrato riguardo alla sanzione inflitta possa riguardare anche il merito.

La previsione della mediazione nella fase esecutiva del processo penale minorile → Si propone che il legislatore si adoperi per garantire l’operatività della mediazione nella fase esecutiva del processo penale minorile, ricollegando al suo felice esito un’anticipazione dei tempi di accesso alle misure extramurarie.

Trattamento dei minorenni inseriti in contesti di criminalità organizzata

  1. si propone di introdurre una previsione legislativa che autorizzi a disattendere il principio di territorialità dell’esecuzione della pena;
  2. si propone che venga legislativamente prevista una osservazione approfondita della personalità, caratterizzata dalla presenza

nell’équipe di specialisti in grado di fornire sostengo psicologico e di facilitare l’elaborazione di nuovi modelli esistenziali

Obiettivi

  1. Offrire un contributo di studio a sostegno dell’iniziativa legislativa di armonizzazione delle previsioni contenute nella direttiva 2012/29/UE del Parlamento Europeo e del Consiglio dell’Unione Europea del 25 ottobre 2012 con la legge processuale minorile
     
  2. Individuazione di modelli sanzionatori di carattere reintegrativo – e non afflittivo – nella comunità e per la comunità, in grado di consentire al giovane in conflitto con la legge di partecipare, individualmente o in gruppo, a programmi realizzati in accordo con gli enti locali, il volontariato e il privato sociale già presenti in un determinato territorio, che contribuiscano a cambiare da un lato la visione del reato commesso, dall’altro lo sguardo della comunità nei confronti del reo
     
  3. Sostenere la necessaria elaborazione dell’ordinamento penitenziario minorile
     
  4. Promuovere la previsione e regolamentazione della mediazione penale minorile nella fase dell’esecuzione della pena
     
  5. Analizzare e proporre modelli di trattamento di minorenni e giovani adulti inseriti in contesti di criminalità organizzata.
     

Versione integrale della relazione