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Stati Generali dell'Esecuzione Penale

aggiornamento: 5 febbraio 2016

   Tavolo 3 - Donne e carcere

Il Tavolo si occupa delle specifiche esigenze delle detenute donne dedicando attenzione alla tutela della loro salute e della loro affettività, con particolare riferimento alle problematiche relative alle detenute madri.

Coordinatore Tamar Pitch, docente Università degli Studi di Perugia

Partecipanti / Gruppo di lavoro

  • Gianluigi Bezzi - Avvocato
  • Laura Cesaris - Docente di Diritto dell'esecuzione penale dell'Università degli Studi di Pavia
  • Ida Del Grosso - Direttore dell'istituto penitenziario femminile Roma Rebibbia
  • Marina Graziosi - Sociologa del diritto
  • Elisabetta Pierazzi - Giudice istruttore Tribunale di Roma
  • Donatella Stasio - Giornalista "Il sole 24 ore"
  • Sergio Steffanoni - Garante dei detenuti del Comune di Venezia
  • Elena Lombardi Vallauri - Direttore istituto penitenziario di Asti

Perimetro tematico

- Le caratteristiche attuali della detenzione femminile
- La vita quotidiana
- L’attuazione della legge 62/2011
- La salute
- L’affettività e la sessualità
- La maternità

 

Abstract della relazione

  1. La questione della detenzione femminile non può esaurirsi nell’analisi della maternità in carcere. In particolare appare essenziale la questione (generale) della vita in carcere, il problema della formazione professionale, della territorialità della pena, della salute fisica e psichica, dell’affettività e della sessualità, dell’istruzione, delle attività ricreative e sportive.
  2. È indispensabile superare l’interpretazione del trattamento come “cura” o “correzione” che lo mette nei binari scivolosi e pericolosi di un paradigma medico-terapeutico, producendo infantilizzazione e deresponsabilizzazione: non sono i bisogni della “personalità” a dover essere soddisfatti, ma quelli della persona, ciò che significa in primo luogo avere come perno i diritti individuali e passare decisamente dal paradigma medico-terapeutico ad un paradigma risocializzante e responsabilizzante.
  3. Si ritiene infine importante sottolineare l’esigenza di una consistente decarcerizzazione, la quale, per le donne e non solo, non può che partire da una forte depenalizzazione, nonché dalla previsione di pene alternative al carcere (la delega al governo su questo punto cruciale non è stata esercitata; e l’obbiettivo della depenalizzazione appare in contrasto stridente con l’aumento dei minimi di pena appena deciso per alcuni reati contro il patrimonio), oltre che, ovviamente, da un molto maggior uso delle misure alternative.

Sintesi delle proposte

  • Costituzione presso il DAP di un Ufficio Detenute di pari grado e rilievo dell’Ufficio Detenuti
  • Standard minimi di ogni reparto nido
  • ICAM: il Provveditore regionale dell’A.P. deve poter disporre il trasferimento in ICAM della madre nelle more della decisione dell’autorità giudiziaria competente o del Tribunale di sorveglianza
  • Detenzione domiciliare: la non esistenza di un domicilio ritenuto “sicuro” non deve impedire questa misura. E’ obbligo dell’istituzione pubblica reperirla, soprattutto nel caso delle detenute madri. Si possono per esempio prevedere collocamenti in comunità che già ospitano madri con bambini. Non si deve escludere la possibilità di domiciliazione presso i campi rom
  • Maggiore applicazione dell’art. 21bis O.P. (assistenza all’esterno di figli minori)
  • Ampliamento art. 30 O.P. secondo comma affinché il magistrato di sorveglianza possa concedere permessi anche per momenti fondamentali della vita dei figli (compleanni, battesimi, ecc.).  L’art. 30 O.P. potrebbe disciplinare le situazioni caratterizzate da urgenza e temporaneità, mentre l’art. 21 ter potrebbe disciplinare le situazioni croniche (per es., handicap)
  • Esplicita previsione normativa di diritto di accompagnamento dei figli non solo in casi medici urgenti ma anche per visite mediche di routine
  • Prevedere normativamente la partecipazione delle donne detenute in sezioni di carceri a prevalenza maschile alle attività educative, ricreative, sportive, ecc. disposte per i maschi
  • Medicina di genere e convenzioni con consultori di zona e case antiviolenza. Educazione sessuale e sanitaria specifica (regole di Bangkok). Prevenzione con screening periodici di malattie ginecologiche
  • Istituzione di commissioni di detenute per la cogestione delle attività educative, lavorative, ricreative, sportive, ecc.
  • Previsione di luoghi adatti all’esercizio dell’affettività e della sessualità, dentro o fuori le mura del carcere
  • Per le detenute non sottoposte a censura sulla corrispondenza: possibilità di comunicare telefonicamente senza limiti di tempo, libero accesso alla posta elettronica, libero accesso a internet e skype.
  • Incremento di corsi professionali qualificanti e non solo stereotipicamente “femminili”
  • Formazione professionale specifica del personale di vigilanza.

Obiettivi

  1. Detenzione femminile
  2. Miglioramento situazione madri e bambini
  3. Salute fisica e psichica
  4. Miglioramento rapporti familiari
  5. Miglioramento vita quotidiana
     

Versione integrale della relazione