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Stati Generali dell'Esecuzione Penale

aggiornamento: 5 febbraio 2016

  Tavolo 18 - Organizzazione e amministrazione dell'esecuzione penale

Il Tavolo esamina modelli organizzativi che consentano un’azione amministrativa efficace in linea con gli scopi del nuovo Regolamento di organizzazione del Ministero della giustizia, approvato in esame definitivo dal Consiglio dei Ministri lo scorso 18 maggio 2015.

Coordinatore Filippo Patroni Griffi, presidente di sezione del Consiglio di Stato

Partecipanti / Gruppo di lavoro

  • Vittorio Campione - Direttore della "Fondazione Astrid"
  • Cristina Capranica - Magistrato Tribunale per i minorenni Roma
  • Maria Luisa de Rosa - Magistrato dirigente dell'Ufficio del contenzioso dipartimento dell'amministrazione penitenziaria
  • Luigi Di Mauro - Dirigente generale del personale e formazione del Dipartimento della giustizia minorile e di comunità
  • Eustachio Vincenzo Petralla - Dirigente dell'amministrazione penitenziaria
  • Paolo Mancuso - Procuratore capo di Nola
  • Gianfranco Marcello - Direttore istituto penitenziario Ariano Irpino
  • Valeria Procaccini - Magistrato Tribunale di sorveglianza Roma
  • Andrea Nobili - Ombudsman regionale con funzioni di garante dei diritti dei detenuti Regione Marche
  • Francesca Vianello - Ricercatore Dipartimento di Filosofia, sociologia, pedagogia e psicologia applicata Università degli studi di Padova
  • Franco Villa - Avvocato
  • Salvatore Filippo Vitello - Magistrato Procura della Repubblica Siena

Perimetro tematico

Il Tavolo si occuperà dell’architettura ordinamentale dei due Dipartimenti che hanno in carico l’esecuzione di pene e misure per adulti e per minori: rispettivamente, il Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria e il Dipartimento per la Giustizia minorile e di comunità, così come delineati dal Regolamento di organizzazione del Ministero della giustizia approvato dal Consiglio dei Ministri il 18 maggio 2015.
Il Tavolo formulerà proposte per una organizzazione dei Dipartimenti che risponda a criteri di efficienza e trasparenza nonché a criteri di:
- riduzione dei tempi di decisione per provvedimenti riguardanti la privazione della libertà e le sue modalità attuative
- riduzione del numero di funzioni e istanze di staff centrali
- maggiore responsabilizzazione delle articolazioni territoriali, soprattutto di livello dirigenziale generale
- efficace comunicazione con altri Organi interessati all’esecuzione penale, in particolare con la Magistratura di sorveglianza
- positiva comunicazione con il mondo esterno ed effettiva trasparenza verso di esso
- costante rapporto con il mondo dell’informazione per la costruzione di una migliore conoscenza della realtà detentiva da parte della collettività esterna.
Il Tavolo lavorerà in modo coordinato con il gruppo di lavoro che curerà parallelamente la proposta di decreti ministeriali in attuazione del citato Regolamento di organizzazione del Ministero della giustizia.
 

 

Abstract della relazione

Il Tavolo ha condotto una riflessione ad ampio spettro euristico, ascoltando e sistematizzando le analisi e le proposte scaturite dai diversi angoli di visuale dei partecipanti, che si sono definite nelle esperienze e nei saperi confluite nel corso del confronto.

Il tenore della riflessione ha confermato il principio che il carcere deve essere interpretato come extrema ratio, laddove altri percorsi non siano attivabili o siano stati ripetutamente tentati senza successo. È emersa una visione d’insieme dell’esecuzione penale che, nel convincimento condiviso dai componenti del Tavolo, deve svilupparsi su percorsi di trattamento nei quali l’offerta rieducativa deve accompagnare il reo durante la detenzione e nel periodo immediatamente successivo all’uscita.

L’impegno profuso in tal senso deve essere direttamente funzionale alle esigenze della sicurezza collettiva e deve divenire oggetto di dibattito e discussione pubblica, affinché il soggetto che ha scontato la propria pena trovi, alla fine del percorso in misura alternativa o in uscita dal carcere, una collettività ed un territorio preparati ad accoglierlo.

Per favorire questi processi di integrazione sociale, non più solo prescritti, ma applicati in maniera sinergica da tutte le componenti della società civile che vi partecipano, va attuato un sistema di vita detentiva basato sulla “personalizzazione” del “tempo” e dello “spazio” disponibile per le attività di socializzazione e di partecipazione al dialogo con le agenzie esterne.

Inoltre, dopo decenni di centralità della mera sanzione detentiva nel sistema italiano di esecuzione della pena, va sostenuto il percorso di evoluzione dell’area della probation, che comprende l’insieme delle pene non detentive e delle misure alternative previste dal nostro ordinamento, anche in una prospettiva di omogeneizzazione dei sistemi normativi nel contesto europeo.

Tale principio direttivo ha trovato favorevole e naturale ambito proprio nella riorganizzazione e ben si è conciliato con l’esigenza di modificare, anche attraverso un nuovo assetto amministrativo, l’approccio culturale all’esecuzione della pena.

La sottesa ratio è proprio quella che ha ispirato l’introduzione per gli adulti dell’istituto della probation e dunque il dichiarato intento è di consentire una reciproca contaminazione delle esperienze di probation condotte nel settore per gli adulti e per i minori.

In tal senso, il Tavolo ha condotto una profonda disamina sui nuovi scenari organizzativi tracciati dal d.p.c.m. 15 giugno 2015 n. 84, entrato in vigore il 14 luglio 2015, che determineranno una nuova configurazione degli uffici che si occupano di esecuzione penale.

La riorganizzazione delle strutture ministeriali è intesa a razionalizzare le risorse e a concentrare nel Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria la struttura dedicata al trattamento carcerario e nel Dipartimento per la giustizia minorile e di comunità quella che si occupa del trattamento extramurario.

L’impegno che investirà il Ministero è di contenere e ridurre la spesa di gestione mediante una riduzione per razionalizzazione ed accorpamento degli uffici dirigenziali e l’eliminazione di duplicazioni di centri di competenze e spesa.
La definizione di linee operative omogenee per l’attività trattamentale impone la definizione di un’attività di comunicazione snella e la valorizzazione delle buone pratiche già maturate in ambedue i settori, per favorire la più ampia fruizione degli istituti di esecuzione esterna.

Il Tavolo, pertanto, ha tracciato una griglia di intenti e di azioni programmatiche improntate a criteri di efficienza e trasparenza, nonché ai seguenti criteri:

  • riduzione dei tempi di decisione per provvedimenti riguardanti la privazione della libertà e le sue modalità attuative,
  • riduzione del numero di funzioni e istanze di staff centrali,
  • maggiore responsabilizzazione delle articolazioni territoriali, soprattutto di livello dirigenziale generale,
  • efficace comunicazione con altri Organi interessati all’esecuzione penale, in particolare con la magistratura di sorveglianza,
  • positiva comunicazione con il mondo esterno dell’informazione per la costruzione dei una migliore conoscenza della realtà detentiva da parte della collettività.

Obiettivi

  1. “Attuare il riassetto delle strutture organizzative del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria e del Dipartimento della Giustizia minorile e di comunità, in tutti i loro livelli di governo, al fine di razionalizzare le risorse e ridurre la spesa di gestione”
     
  2. “Creare una nuova linea strategica per rinforzare gli interventi di trattamento del ristretto e consolidare le interlocuzioni tra l’area detentiva e la comunità sociale”
     
  3. “Consolidare l’integrazione dei sistemi metodologici dell’esecuzione penale degli adulti con quella dei minori”
     
  4. “Sostenere il processo di riorganizzazione del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria e del Dipartimento della Giustizia minorile e di comunità alla luce del nuovo Regolamento del Ministero della Giustizia”
     
  5. “Definire modalità di connessione tra i due Dipartimenti che assicurino l’omogeneità degli interventi di esecuzione penale, pur attuati attraverso una diversificazione degli strumenti”
     
  6. “Prevedere per i due dipartimenti un sistema di gestione manageriale delle risorse finanziarie a disposizione del settore per le politiche di inclusione, la giustizia riparativa e la mediazione penale”
     
  7. “Prevedere la costruzione di una migliore conoscenza della realtà detentiva da parte della collettività esterna”
     .

Versione integrale della relazione