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Stati Generali dell'Esecuzione Penale

aggiornamento: 5 febbraio 2016

  Tavolo 1 - Spazio della pena: architettura e carcere

Il Tavolo si propone di individuare interventi architettonici negli istituti esistenti e di elaborare nuove configurazioni degli spazi della pena funzionali ad un modello detentivo fondato sullo svolgimento della vita quotidiana in aree comuni, sulla possibilità di curare in modo adeguato i propri affetti anche in luoghi aperti o dedicati ad incontri intimi e sullo svolgimento in spazi adeguati delle attività lavorative e delle altre attività trattamentali. 

Coordinatore Luca Zevi, architetto

Partecipanti / Gruppo di lavoro

  • Viviana Ballini - Progetti inclusione socio - lavorativa per detenuti ed ex detenuti
  • Rita Barbera - Direttore istituto penitenziario Palermo Ucciardone
  • Simone Bergamini - Avvocato
  • Cesare Burdese - Architetto
  • Franco Corleone - Garante diritti detenuti Regione Toscana
  • Gianfranco De Gesu - Direttore generale Risorse materiali, beni e servizi amministrazione penitenziaria
  • Corrado Marcetti - Direttore Fondazione Michelucci
  • Giancarlo Paba - Docente Architettura Università Firenze
  • Mario Paciaroni - Già Procuratore capo, procura della Repubblica La Spezia
  • Enrico Sbriglia - Provveditore dell'amministrazione penitenziaria per Veneto, Trentino AA, Friuli VG
  • Leonardo Scarcella - Architetto amministrazione penitenziaria
  • Mario Spada - Architetto urbanista coordinatore della Biennale dello spazio pubblico
  • Maria Rosaria Santangelo - Docente Architettura Università Federico II Napoli

Perimetro tematico

Il Tavolo si è occupato dei criteri di definizione e articolazione dell’organizzazione spaziale di un Istituto al fine di corrispondere pienamente alla funzione rieducativa che la Costituzione assegna alle pene e che, nel caso della pena detentiva, è stata ribadita e specificata dall’Ordinamento penitenziario del 1975 e dal relativo Regolamento di esecuzione del 2000.
Il lavoro del Tavolo muove dalle recenti riflessioni elaborate attorno al modello detentivo (sezioni aperte per almeno 8 ore al giorno, ampliamento e ripensamento dei tempi e degli spazi per il mantenimento delle relazioni con i propri affetti) e al diverso esercizio della funzione di sorveglianza (la cosiddetta “sorveglianza dinamica”) e che sono riprese nel Piano di azione presentato al Comitato per l’esecuzione delle sentenze della Corte di Strasburgo nel novembre 2013.
Nel solco di questo modello detentivo che, diversamente da quello tuttora prevalente, prevede una maggiore articolazione della giornata di detenzione e un ruolo più attivo e responsabile di ogni detenuto, il Tavolo ha considerato sia la definizione di criteri architettonici e di standard essenziali da rispettare nelle eventuali nuove progettazioni, sia la definizione di tipologie differenziate di intervento da realizzare negli Istituti esistenti per renderli idonei alle funzioni richieste.
Per queste azioni, sono state valutate modalità da proporre per la definizione degli interventi stessi, potenziando la consultazione degli operatori e delle persone detenute anche attraverso forme di partecipazione alla definizione progettuale.
Le proposte saranno comunque connotate dal massimo possibile ampliamento del coinvolgimento dei detenuti nella realizzazione degli interventi di ristrutturazione e manutenzione, potenziando l’offerta di lavoro interno e abbandonando ipotesi di esternalizzazione degli interventi attraverso operazioni di finanziamento privato e di susseguente gestione di servizi.
Le proposte avanzate tengono anche conto dei diversi percorsi trattamentali, prevedendo zone che, pur rispettando criteri di chiara separatezza da altre aree dell’Istituto, garantiscano pieno accesso a luce, aria, possibilità attività fisica e di esercizio della propria capacità visiva.

 

Abstract della relazione

Il Tavolo 1 ha sviluppato un intenso confronto sullo stato delle carceri e dell’esecuzione della pena rilevando il ruolo infantilizzante, afflittivo e inabilitante degli spazi le cui cause possono essere attribuite a:

  • un sovraffollamento al quale si è provveduto con recenti provvedimenti istituzionali;
  • le politiche securitarie che hanno limitato i movimenti, relegato i detenuti nelle celle, ostacolato le attività di lavoro e di relazione;
  • il “piano carceri” caratterizzato da controverse collocazioni territoriali e inadeguate tipologie costruttive.

Ne sono emerse le seguenti proposte, mirate a superare il carattere “separato” dell’istituzione:

  1. Apertura di un ampio processo di confronto dell’Amministrazione Penitenziaria con Università, Fondazioni e Istituti di ricerca, Ordini professionali, Enti locali, Associazioni, esperti, finalizzato al raggiungimento di una dignità architettonica degli spazi dell’esecuzione penale, tramite anche il coinvolgimento delle competenze tecniche interne alla stessa Amministrazione;
  2. Redazione di criteri per la progettazione/ristrutturazione degli istituti volti a definire impianti compositivi e funzionali in grado di qualificare le unità residenziali e gli spazi per lavoro, studio, socializzazione, colloqui ed espressione intima degli affetti e delle diverse fedi religiose, in rapporto all’attuazione concreta della “vigilanza dinamica” e di percorsi di responsabilizzazione, autonomia e partecipazione dei detenuti;
  3. Riorganizzazione degli spazi degli istituti carcerari anche attraverso il coinvolgimento di tutti gli attori interni e la formazione professionale dei detenuti in funzione di una loro partecipazione diretta ai lavori di manutenzione ordinaria;
  4. Redazione di criteri innovativi per la localizzazione di nuovi istituti in contesti di vita attiva, rielaborando la questione del perimetro murario, degli accessi, delle relazioni fisiche con il contesto, privilegiando l’aggancio al territorio urbano e il superamento del carattere separato e isolato degli edifici. Reperimento delle abitazioni per il personale al di fuori del perimetro del carcere in sostituzione degli alloggiamenti nelle caserme interne;
  5. Potenziamento delle strutture a sostegno dell’esecuzione penale esterna (Centri di reinserimento e supporto alle misure alternative, ICAM, Case della semilibertà, Comunità inserite nel contesto urbano). Ridefinizione progettuale delle colonie penali, degli istituti a sicurezza attenuata, delle strutture di detenzione femminile. Valutazione, nell’ambito della dismissione carceraria di istituti detentivi, di ipotesi di riuso finalizzate ad una visione innovativa della esecuzione penale.

Non v’è dubbio che l’adozione del nuovo modello ha bisogno di tempo e di regole per essere concretamente realizzata. Resta comunque imprescindibile che l’Amministrazione garantisca, per tutti i detenuti, a qualunque regime siano sottoposti, spazi e condizioni di vita, conformi alla Costituzione e alle direttive impartite dalla Corte Europea.

Obiettivi

  1. Definire criteri di progettazione in conformità alle direttive europee;
  2. Definire criteri per la ristrutturazione degli istituti esistenti secondo i parametri della”vigilanza dinamica” ;
  3. Coinvolgere e responsabilizzare i detenuti e gli operatori penitenziari, nella riqualificazione e gestione degli spazi;
  4. Definire criteri di progettazione delle strutture territoriali per l’esecuzione delle misure alternative;
  5. Valorizzare le colonie penali esistenti e individuare modalità per il reperimento di nuove strutture;
  6. Gestire la manutenzione degli Istituti anche con l’ausilio di detenuti in possesso dei requisiti professionali e organizzare cantieri scuola per la formazione edile.
     

Versione integrale della relazione

 

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