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aggiornamento: 8 marzo 2017

Relazioni inaugurali della Corte di Cassazione di Napoli (1862-1923)

 

La Gran Corte di Cassazione fu istituita da Giuseppe Bonaparte durante l’occupazione francese di Napoli, con la legge 20 maggio 1808, n. 140 (pdf - 585 Kb) sull'ordinamento giudiziario, che ricalcava il modello d’Oltralpe.
La restaurazione borbonica riunificò il Regno di Napoli e quello di Sicilia nel Regno delle Due Sicilie, sotto la guida di Ferdinando I; tuttavia, la nuova legge giudiziaria 29 maggio 1817, n. 727, agli artt. 108-142, confermò  le funzioni della Cassazione.
A conclusione dell’impresa garibaldina, i governi provvisori insediati a Napoli e a Palermo mantennero in vita le rispettive Corti di cassazione. Dopo il plebiscito di annessione al Regno d'Italia, il principe Eugenio di Savoia estese l'ordinamento giudiziario e il rito penale alle province napoletane con decreto luogotenenziale 17 febbraio 1861 n. 239 (pdf - 1,5 Mb), ma ne venne differita l’effettiva entrata in vigore al 1° maggio del 1862, così come indicato nella relazione del Guardasigilli al Regio decreto n. 530 del 6 aprile 1862 (G.U. n. 83 del 7 aprile 1862 - Supplemento ordinario).
Le funzioni della Corte di Cassazione vennero poi confermate dagli artt. 122-128 dell’Ordinamento giudiziario, Regio decreto 6 dicembre 1865, n. 2626 (G.U. n. 321 del 13 dicembre 1865). Come per le altre Corti regionali, la legge 6 dicembre 1888, n. 5825 (G.U. n. 40 del 15 febbraio 1889) determinò il trasferimento a Roma della competenza sulla materia penale.
Nel 1909, in occasione del centenario della Cassazione napoletana, l'inaugurazione dell'anno giudiziario venne posticipato al 21 marzo, in segno di lutto nazionale per il disastroso terremoto di Messina e Reggio Calabria. In tale occasione, davanti ai rappresentanti del Foro partenopeo, l'insigne giurista Enrico Pessina, che aveva ricoperto il ruolo di guardasigilli tra il 1884 e il 1885, tenne un discorso (pdf - 395 Kb) che caldeggiava fortemente il mantenimento delle Corti regionali, in polemica contrapposizione con i progetti di unificazione allora allo studio del Governo.
L'accentramento a Roma si completò durante il regime fascista, con il Regio decreto 24 marzo 1923, n. 601 (G.U. n. 92 del 19 aprile 1923) che soppresse definitivamente la Corte di Napoli.

Le relazioni vengono identificate con: anno della cerimonia inaugurale (con doppia datazione tra il 1912 e il 1917, quando l'inizio dell'anno giudiziario viene anticipato a novembre), titolo riportato sul frontespizio, con nome del magistrato che ha pronunciato il discorso, Biblioteca dove è possibile consultare il documento originale.
Per le relazioni possedute da questa biblioteca viene indicata la collocazione, mentre sulla scheda catalografica dell'OPAC è stato inserito il link al testo digitalizzato.