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aggiornamento: 7 aprile 2014

Biblioteca digitale dell'Unificazione Giuridica

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Introduzione

Gli anni dal 1859 al 1870 hanno coinciso con un grande sforzo di unificazione giuridica e amministrativa. Infatti, con il progressivo ampliamento del Regno di Sardegna tra il 1859 e il 1860, e soprattutto con la nascita del Regno d’Italia, il 17 marzo 1861, si rese necessaria la riduzione ad uno dei diversi sistemi giuridici ed ordinamenti amministrativi pre-esistenti. Fu allora intrapresa un’importante esperienza di “governamentalità”, secondo il concetto introdotto da Michel Foucault (1): quote di popolazione sempre maggiori, nell’arco cronologico indicato, dovettero essere “prese in carico” da nuovi organi di governo.

In particolare, dopo le vittorie degli eserciti piemontesi e francesi del 1859, dopo l’abbandono dei troni degli Stati dell’Italia centro-settentrionali, i primi a prendere i poteri – anche se per poche settimane – furono gli organismi comunali. A Firenze, ad esempio, dopo la fuga di Leopoldo II (27 aprile 1859), fu la giunta municipale ad assumere le funzioni del sovrano, nominando un governo provvisorio di tre membri; governi provvisori cittadini furono creati anche in diversi centri delle ex Legazioni pontificie settentrionali (ad esempio a Ravenna, a Bologna, a Forlì, a Ferrara). Anche in questo convulso momento, dunque, le città centro-settentrionali si confermavano come pieni soggetti politici. Solo in un secondo momento, entrarono in carica commissari e governatori direttamente dipendenti dall’esecutivo sardo, come Carlo Boncompagni a Firenze o Massimo D’Azeglio a Bologna. Quanto al Sud d’Italia, mentre procedeva la marcia da Milazzo a Gaeta, esso veniva sottoposto al «dittatore» Giuseppe Garibaldi. In una nuova fase, in Sicilia, a Napoli, in Toscana, furono addirittura insediati dei luogotenenti del re Vittorio Emanuele: Eugenio di Savoia-Villafranca a Firenze; Luigi Carlo Farini nelle province napoletane (lo stesso principe Eugenio lo avrebbe sostituito nell’incarico nel gennaio 1861); Massimo Cordero di Montezemolo in Sicilia.

Insomma, passate le prime settimane di autogoverno municipale, entrarono in attività tutte le diverse declinazioni del potere commissariale, direttamente dipendenti dall’esecutivo sardo: governatori, luogotenenti, «dittatori» procedettero con solerzia ad interventi in ognuna delle principali aree dell’intervento amministrativo; nel contempo, ove possibile, essi posero gradatamente in vigore l’ordinamento giuridico sabaudo. Di questa vasta attività normativa essi lasciarono cospicue tracce nelle raccolte di legislazione allora pubblicate.

Solo in un secondo momento, proclamata l’Unità con la legge 4671 del 17 marzo 1861, fu dato compimento all’opera di unificazione legislativa. Una prima stagione di codificazione, che ebbe come protagonisti i ministri della giustizia(2), doveva concludersi entro il 1865. A questo riguardo, un giudizio consolidato della storiografia suggerisce che non era troppa la distanza tra le esperienze di codificazione degli stati pre-unitari: ovunque, i modelli erano quelli della codificazione francese ed in particolare di quella napoleonica. Questo è tuttavia giudizio da non enfatizzare: rileggendo i testi, non si può non notare che le legislazioni del Regno Lombardo Veneto e dello Stato pontificio (due degli stati più estesi, fra i sette esistenti nel 1858 nella Penisola) non si richiamavano infatti certamente alle dottrine giuridiche d’oltralpe; e in altri casi (come in quello – ben noto – del diritto penale toscano) la codificazione aveva raggiunto livelli così elevati da non consentire sic et simpliciter un’applicazione dei testi normativi di origine sabauda. Tenere in vita i molti codici già in vigore, tuttavia, non fu opzione realisticamente presa in considerazione: lo impedivano, del resto, lo statualismo e il positivismo che innervavano la cultura giuridica italiana intorno al 1861. Così, una scelta politica precisa volle “completare l’Unità dello Stato con l’unità delle leggi” (l’espressione è del Guardasigilli Giovan Battista Cassinis): furono elaborati ed emanati i nuovi codici civile e di procedura civile, il codice di commercio; uscì anche un nuovo codice di procedura penale (che in realtà era sostanzialmente quello sardo del 1859, con pochi rimaneggiamenti).

Per illustrare i diversi momenti del processo di unificazione amministrativa e giuridica del Regno di Sardegna, ampliato fino a costituire il nuovo Regno d'Italia, il patrimonio bibliografico della Biblioteca Centrale Giuridica del Ministero della giustizia offre documenti di assoluto rilievo. Del resto, la sua stessa origine, quella di Biblioteca della Grande Chancellerie del Regno di Sardegna, la rende un punto di osservazione del tutto speciale. In quest’ufficio, infatti, le leggi venivano redatte e preparate per la pubblicazione. Il corredo di documenti che sosteneva quest’attività era di grande respiro: per questo, la Biblioteca conservò sin d’allora intere raccolte di legislazione, compresi i testi normativi di altri stati, italiani ed europei.

Con l'occasione del Centocinquantenario dell'Unità, una scelta di questo materiale - per un totale di quasi 4.000 pagine - è stato digitalizzato in formato pdf accessibile ai sensi della Legge Stanca (L. 4/2004) e reso disponibile online. Si è così formato un catalogo di testi elettronici, denominato Biblioteca digitale dell'Unificazione Giuridica (BUG), articolato in tre diverse categorie di documenti: A) i testi dei codici degli Stati preunitari; B) gli atti dei governi provvisori insediati man mano che il Regno di Sardegna procedeva sul cammino che lo avrebbe trasformato nel Regno d’Italia con Roma capitale; C) i nuovi codici del 1865. Di ogni opera è fornita la collocazione presso la Biblioteca e il link ai formati digitali presenti in rete, resi disponibili sia dalla stessa Biblioteca Centrale Giuridica, sia da Google Libri, sia dalla Biblioteca della Sezione di Storia del diritto medievale e moderno dell’Università di Milano.

Completa l'iniziativa il Catalogo dei periodici preunitari consultabili presso la Biblioteca Centrale Giuridica.

(1) M. Foucault, «La “governamentalità”», in Aut Aut n.s., nn. 167-168, settembre-dicembre 1978, pp. 12-29.

(2) Si veda la recensione al volume di C. Ivaldi (a cura di), I Ministri della Giustizia nel primo trentennio del Regno d’Italia: da Cassinis a Zanardelli. Repertorio bio-bibliografico. Manziana, Vecchiarelli, 2010.