Provvedimento 3 agosto 2020 - Espropriazione forzata presso terzi - individuazione del momento in cui deve essere corrisposto il contributo unificato

3 agosto 2020

Dipartimento per gli affari di giustizia
Direzione generale della giustizia civile
UFFICIO I - AFFARI CIVILI INTERNI

 

Al sig. Presidente della Corte di appello di BARI

Oggetto: quesito - espropriazione forzata presso terzi- individuazione del momento in cui deve essere corrisposto il contributo unificato.
Rif. prot. DAG n. 223932.E del 9.11.2018

Con nota n. prot. 3579/18, inviata anche a codesta Corte di appello, il Presidente del tribunale di Trani ha formulato un quesito volto a chiarire il momento in cui deve essere versato il contributo unificato nell’espropriazione forzata presso terzi.

Il quesito trae origine da un atto di recupero del contributo unificato azionato dalla cancelleria delle esecuzioni del tribunale di Trani nei confronti del creditore procedente nella procedura esecutiva mobiliare presso terzi R.g.e. n. 16/2016.

L’avvocato del creditore procedente ritiene non dovuto il versamento del contributo unificato da parte del suo cliente in quanto il pignoramento avrebbe perso efficacia per mancata presentazione dell’istanza di vendita ex art. 497 c.p.c., venendo così meno il presupposto fissato dall’art. 14, comma 1, del d.P.R. n. 115 del 30 maggio 2002 che individua nella parte che “fa istanza per l'assegnazione o la vendita dei beni pignorati” il soggetto tenuto al pagamento del contributo unificato.

Il Presidente del tribunale di Trani evidenzia, invece, che in molti uffici giudiziari, ivi compreso quello di cui è a capo, “nel procedimento di espropriazione forzata presso terzi non è ritenuta necessaria un’autonoma istanza di assegnazione o di vendita. In conseguenza il pagamento dovrebbe essere contestuale alla richiesta di iscrizione a ruolo” e che tale tesi “si sia consolidata a seguito del dimezzamento del termine previsto dall’art. 497 c.p.c. per la cessazione di efficacia del pignoramento”.

In via preliminare preme rammentare, per il futuro, che i quesiti devono pervenire a questa Direzione generale per via gerarchica, così come indicato nella nota n. prot. 67455 del 14.4.2016 diramata a tutti gli uffici giudiziari , secondo cui appare opportuno che il Presidente della Corte d’appello verifichi “se la questione in parola sia stata già affrontata e risolta da altri uffici del medesimo distretto con una soluzione dallo stesso ritenuta condivisibile” (in quanto, “in tal caso, appare evidente come sia del tutto superfluo investire anche questa Direzione generale”). In caso contrario, ovvero qualora detta soluzione non sia condivisa dal Capo dell’ufficio sovraordinato, quest’ultimo provvederà a trasmettere il quesito a questa Direzione generale esprimendo un motivato parere utile alla risoluzione del quesito proposto sulla base della relazione dell’ufficio richiedente, in modo da fornire in maniera esaustiva l’esatta rappresentazione del caso prospettato e favorire, al contempo, la formulazione di risposte più organiche e tempestive e, ove necessario, l’adozione di determinazioni di carattere generale trasfuse in apposite circolari”.

Ciò posto, con riferimento al quesito in oggetto si evidenzia quanto segue.

Tra le procedure esecutive previste e disciplinate dal codice di procedura civile quella presso terzi presenta sicuramente talune particolarità, in parte riconducibili alle modifiche normative introdotte con il d.l. n. 132 del 12 settembre 2014 e con il successivo d.l. 27 giugno 2015, n. 83, convertito con modificazioni dalla legge 6 agosto 2015, n. 132.

Tali peculiarità si riflettono anche sugli adempimenti fiscali connessi al pagamento del contributo unificato.

Come noto l’articolo 8, comma 1, del d.P.R. n. 115 del 2002 prevede che “ciascuna parte provvede alle spese degli atti processuali che compie e di quelli che chiede…”, mentre il successivo articolo 9 dispone che è dovuto il pagamento del contributo unificato per “ciascun grado di giudizio, nel processo civile, compresa la procedura concorsuale di volontaria giurisdizione, e nel processo amministrativo e nel processo tributario secondo gli importi previsti dall'articolo 13 e salvo quanto previsto dall'articolo 10”.

L’importo deve essere versato da “La parte che per prima si costituisce in giudizio, che deposita il ricorso introduttivo, ovvero che, nei processi esecutivi di espropriazione forzata, fa istanza per l'assegnazione o la vendita dei beni pignorati” (art. 14, comma 1, del medesimo d.P.R. n. 115 del 2002).

Dalle norme sopra riportate consegue che il pagamento del contributo unificato nelle procedure esecutive grava sul soggetto che fa istanza di assegnazione o di vendita; tuttavia, la formulazione di una tale istanza non si rinviene in tutte le espropriazioni disciplinate dal codice di rito.

In particolare, nelle espropriazioni presso terzi la previsione di una istanza di vendita o di assegnazione si rinviene in modo specifico nell’art. 543, comma 5, del c.p.c. con riferimento all’ipotesi disciplinata dall’art. 492 bis c.p.c. (ricerca con modalità telematica dei beni da pignorare) e nell’art. 553 c.p.c., che esige un’esplicita istanza di assegnazione nel solo caso in cui le somme dovute dal terzo siano esigibili in un termine superiore a novanta giorni, precisando che in tale ipotesi occorre il consenso di tutti i creditori.

Come anticipato nelle premesse, le procedure esecutive sono state oggetto di diverse modifiche normative; in particolare, per quanto concerne le espropriazioni presso terzi, l’art. 543 c.p.c. prevede che il creditore procedente, pena l’inefficacia del pignoramento, deve chiedere l’iscrizione a ruolo del procedimento depositando (ora in via telematica) nella cancelleria del tribunale competente per l’esecuzione la nota di iscrizione a ruolo e le copie conformi dell’atto di citazione (con il quale si invita il debitore a comparire mentre il terzo dovrebbe rendere separatamente la propria dichiarazione), del titolo esecutivo e del precetto, entro trenta giorni dalla data in cui l’ufficiale giudiziario gli ha consegnato tali atti.

Il terzo, per contro, può rendere la propria dichiarazione prima e al di fuori dell’udienza, mediante raccomandata o posta elettronica certificata trasmessa direttamente al creditore procedente entro i dieci giorni successivi alla notifica del pignoramento (art. 543, comma 4, c.p.c. e art. 547 c.p.c).

Il creditore procedente non è quindi tenuto a formulare alcuna istanza di assegnazione o di vendita tranne che nell’ipotesi di pignoramento notificato “d’ufficio” dall’ufficiale giudiziario ai sensi dell’articolo 492 bis c.p.c. (art. 543, comma 5, c.p.)

Nella prassi risulta confermata tale interpretazione del dettato normativo, con la conseguenza che nell’espropriazione presso terzi il creditore non sempre deposita un apposito atto per formulare l’istanza di assegnazione o di vendita ma formalizza tale richiesta direttamente al giudice dell’esecuzione nell’udienza in cui viene rilasciata la dichiarazione del terzo o questa risulti acquisita tramite PEC o raccomandata (art. 547 c.p.c.).

Ci si chiede quindi se nell’espropriazione presso terzi, a fronte della nuova formulazione dell’articolo 543 c.p.c., possa trovare applicazione l’art. 497 c.p.c. in forza del quale “il pignoramento perde efficacia quando dal suo compimento sono trascorsi quarantacinque giorni senza che sia stata chiesta l'assegnazione o la vendita”.

Su tale argomento, come peraltro evidenziato dallo stesso Presidente del tribunale di Trani, devono registrarsi posizioni dottrinali contrapposte ed una assai scarna giurisprudenza.

Posto dunque che nell’espropriazione presso terzi potrebbe anche mancare una apposita istanza di vendita o di assegnazione (che in base all’art. 14, comma 1, del d.P.R. n. 115 del 2002 consente di individuare il soggetto tenuto al pagamento del contributo unificato), deve comunque ritenersi che il versamento del contributo unificato spetti al creditore procedente che ha dato origine alla procedura esecutiva con la notifica dell’atto di pignoramento (art. 491 c.p.c. “Salva l'ipotesi prevista nell'articolo 502, l'espropriazione forzata si inizia col pignoramento”).

A favore di tale conclusione militano le considerazioni già svolte dalla Direzione generale della giustizia civile con la circolare del 20 agosto 2018, inviata a tutti gli uffici giudiziari (che per comodità di lettura si ritrasmette: allegato 2) in tema di procedimenti esecutivi e procedure incidentali, condivise dall’Ufficio legislativo di questo Ministero.

Nella citata circolare si osserva che “l’introduzione dell’art. 159-ter disp. att. cod. proc civ. (norma inserita dall’art. 14, comma 1, lett. a-bis), d.l. 27 giugno 2015, n. 83, convertito, con modificazioni dalla legge 6 agosto 2015, n. 132), ha consentito di porre rimedio alle limitazioni riscontrate dopo l’entrata in vigore dell’art. 18 della legge 12 settembre 2014, n. 134. Tale ultimo articolo, infatti, riformando il libro terzo del codice di procedura civile (in particolare gli articoli 518, 543 e 557 del c.p.c., nonché l’articolo 16-bis, comma 2, del decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179), impediva al debitore di depositare le opposizioni di cui agli artt. 615, comma 2, e 617, comma 2, c.p.c. (così come impediva al terzo di proporre le opposizioni ex art. 619 c.p.c.), fino al momento in cui, per effetto del deposito delle copie conformi del verbale/atto di pignoramento/citazione per il pignoramento presso terzi, del precetto e del titolo esecutivo, oltre che della nota iscrizione a ruolo, della procura etc, il creditore non avesse iscritto a ruolo il procedimento di esecuzione, con la conseguente attribuzione di un numero di R.G.; prima di tale momento, infatti, non v’è un Giudice dell’Esecuzione dinanzi al quale proporre tali opposizioni così come indicato nelle richiamate norme”.

L’art. 159-ter disp. att. c.p.c. permette al debitore o al terzo pignorato di sostituirsi al creditore procedente nell’iscrizione a ruolo della procedura esecutiva al solo scopo di consentire la formazione di un fascicolo, l’individuazione di un giudice al quale indirizzare il ricorso in opposizione e di ottenere, eventualmente, un provvedimento di sospensione.

Di conseguenza “sia nel caso in cui provveda all’iscrizione a ruolo il procedente, sia nel caso in cui vi provveda il debitore o il terzo, l’obbligazione tributaria debba gravare su chi, con il pignoramento, ha dato inizio alla procedura esecutiva ed ha determinato la necessità, per il debitore, di proporre l’opposizione. In sintesi, se il creditore procedente continua ad avere interesse all’esecuzione e deposita l’istanza di vendita o di assegnazione, nulla quaestio; se ha perduto interesse all’azione esecutiva intrapresa, è pur sempre responsabile degli effetti del pignoramento e della necessità che il debitore può avere di non attendere la perenzione del vincolo quale conseguenza dell’inattività del procedente e di ottenere senza indugio una pronuncia dell’autorità giudiziaria” (parere reso dall’Ufficio Legislativo di questo Ministero-prot. n. 5241.U del 28.6.2018).

Unica eccezione potrebbe essere rappresentata dalla perdita di efficacia del pignoramento, che si verifica quando né il creditore procedente né le altre parti di cui all’art. 159 ter disp. att. c.p.c. abbiano provveduto all’iscrizione a ruolo della procedura esecutiva.

Tuttavia deve osservarsi che a rigore neanche in questo caso il creditore procedente può considerarsi libero da adempimenti, in quanto in base all’articolo 164 ter disp. att. c.p.c. “il creditore entro cinque giorni dalla scadenza del termine ne fa dichiarazione al debitore e all'eventuale terzo, mediante atto notificato. In ogni caso ogni obbligo del debitore e del terzo cessa quando la nota di iscrizione a ruolo non è stata depositata nei termini di legge. La cancellazione della trascrizione del pignoramento si esegue quando è ordinata giudizialmente ovvero quando il creditore pignorante dichiara, nelle forme richieste dalla legge, che il pignoramento è divenuto inefficace per mancato deposito della nota di iscrizione a ruolo nel termine stabilito”.

Di conseguenza anche in tale ipotesi, secondo quanto affermato dall’Ufficio legislativo, il creditore procedente rimane responsabile “degli effetti del pignoramento e della necessità che il debitore può avere di non attendere la perenzione del vincolo quale conseguenza dell’inattività del procedente e di ottenere senza indugio una pronuncia dell’autorità giudiziaria”.

Da ciò deriva che il richiamo alla circolare DAG del 3 marzo 2015  - a cui si rifà l’avvocato del creditore procedente nel quesito in esame per escludere la debenza del contributo unificato da parte del suo assistito - non è pertinente per un doppio ordine di motivi: in primo luogo, nel caso in esame la procedura esecutiva risulta regolarmente iscritta a ruolo (n. R.g.e 16/2016); in secondo luogo, la circolare menzionata deve ritenersi parzialmente superata proprio in conseguenza dell’entrata in vigore dell’art. 159 ter disp. att. c.p.c. (introdotto con il d.l. 27 giugno 2015, n. 83, convertito con modificazioni dalla legge 6 agosto 2015, n. 132) come si evince dalla successiva circolare DAG del 20 agosto 2018.

Dalle osservazioni svolte può quindi affermarsi che il criterio generale utilizzato per individuare il soggetto tenuto al pagamento del contributo unificato resta quello fissato dall’articolo 14, comma 1, del d.P.R. n. 115 del 2002, in base al quale nelle procedure esecutive il contributo unificato viene pagato da chi “fa istanza per l'assegnazione o la vendita dei beni pignorati” (principio più volte ribadito da questa Direzione generale).

Diversamente, nelle ipotesi in cui tale istanza non venisse formalizzata attraverso il deposito di uno specifico atto (come spesso accade nel pignoramento presso terzi), ovvero nel caso in cui non vi fossero istanze per l'assegnazione o la vendita di beni pignorati, come nelle esecuzioni degli obblighi di fare o non fare (ex artt. 612 e segg. c.p.c.), il contributo unificato dovrà essere pagato dal soggetto che ha dato origine alla procedura esecutiva.

Allo stesso modo la Direzione generale della giustizia civile, con circolare n. prot. 65934 del 14 maggio 2012 (allegato 4), nel paragrafo intitolato “Contributo unificato nel processo esecutivo per consegna o rilascio di cui agli artt. 605 e seguenti del c.p.c.” aveva precisato che in tali procedure “l’attività giurisdizionale è circoscritta alle sole ipotesi in cui nel corso dell’esecuzione sorgano difficoltà che non ammettono dilazione e ciascuna parte può chiedere al giudice dell’esecuzione l’adozione di provvedimenti temporanei (art. 610 c.p.c.)”, e che , solitamente, tali procedure esauriscono la loro funzione con l’intervento dell’ufficiale giudiziario e la redazione del relativo verbale.

Tuttavia anche per le procedure di consegna e rilascio è previsto il pagamento del contributo unificato (inizialmente in base all’articolo 10, comma 1, del d.P.R. n. 115 del 2002 erano considerate esenti, ma tale beneficio è stato eliminato con l’art. 37, comma 6, lettera c), del decreto legge n. 98 del 6 luglio 2011, convertito in legge n. 111 del 15 luglio 2011) che sarà versato da colui che ha dato inizio alla procedura di consegna o rilascio (art. 608 c.p.c. “L’esecuzione inizia con la notifica dell'avviso con il quale l'ufficiale giudiziario comunica, almeno dieci giorni prima alla parte, che è tenuta a rilasciare l'immobile, il giorno e l'ora in cui procederà”) in forza del principio fissato dall’articolo 8, comma 1, del d.P.R. n. 115 del 2002, (“ciascuna parte provvede alle spese degli atti processuali che compie e di quelli che chiede…..”- circolare DAG n. prot. 65934 del 2012).

Sulla scorta delle considerazioni che precedono deve quindi ritenersi che nell’espropriazione presso terzi il contributo unificato deve essere versato dal creditore procedente nel momento in cui pone in essere le formalità di iscrizione a ruolo previste dall’art. 543, comma 4, c.p.c. 

Roma, 3 agosto 2020

Il direttore Generale
Giovanni Mimmo