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Protocollo d’intesa tra Telefono Azzurro e Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria - Bambini e carcere - 6 luglio 2016

6 luglio 2016

PROTOCOLLO D'INTESA
TRA
IL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
DIPARTIMENTO DELL'AMMINISTRAZIONE PENITENZIARIA-

(di seguito denominato "DAP")
E
S.O.S. - IL TELEFONO AZZURRO ONLUS-
"LINEA NAZIONALE PER LA PREVENZIONE DELL'ABUSO
ALL'INFANZIA"
(di seguito denominato "Telefono Azzurro")

per la definizione dei rapporti collaborativi per la tutela e la promozione
dei diritti dei bambini e degli adolescenti coinvolti in situazioni di detenzione genitoriale

 

Premesso che

  • Il DAP, nell'ambito del mandato istituzionale affidatogli dall'art. 27 della Costituzione, ha il compito di promuovere interventi finalizzati al reinserimento sociale della popolazione detenuta, ed in tale ambito particolare rilevanza si attribuisce agli elementi del trattamento cosi come individuati all'art. 15 dell'Ordinamento Penitenziario - istruzione, lavoro, religione, attività culturali ricreative e sportive, contatti con il mondo esterno, rapporti con la famiglia - quali esperienze fondamentali di crescita umana e strumenti privilegiati di effettiva partecipazione al vivere sociale e civile;
  • Il Nuovo Regolamento di Esecuzione dell'Ordinamento penitenziario – D.P.R. 30 giugno 2000 n. 230 – all'art. 61 sottolinea l'importanza dei rapporti con la famiglia, dedicando "...particolare attenzione ...ad affrontare la crisi conseguente all'allontanamento del soggetto dal nucleo familiare, a rendere possibile il mantenimento di un valido rapporto con i figli... " preparando il nucleo al rientro del detenuto/a nel contesto sociale. A tal fine vanno favorite, con autorizzazione da parte del Direttore dell’Istituto, "visite da parte delle persone ammesse ai colloqui, con il permesso di trascorrere parte della giornata insieme a loro in appositi locali";
  • Lo stesso Regolamento all'art. 19 stabilisce, in particolare, che debbano essere "assicurati ai bambini all'interno degli istituti attività ricreative e formative proprie della loro età. I bambini, inoltre, con l'intervento dei servizi pubblici territoriali o del volontariato, sono accompagnati all'esterno con il consenso della madre, per lo svolgimento delle attività predette, anche presso gli asili nido esistenti sul territorio";
  • Le Direzioni degli Istituti Penitenziari, ai sensi della Circolare 9 ottobre 2003 n. 3593/6043 del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria (Direzione Generale dei Detenuti e del Trattamento - Ufficio IV "Osservazione e trattamento intramurale"), predispongono annualmente un "Progetto d'Istituto" nel quale devono essere indicate – tra le diverse opportunità trattamentali - le attività che si intendono consolidare o sviluppare per garantire il mantenimento o il recupero dei rapporti della persona detenuta con la famiglia che assume "un imprescindibile valore ai fini della rieducazione e reintegrazione sociale, […] curando in particolare la definizione di una progettualità che miri al recupero del ruolo genitoriale, quale elemento fondante di un progetto di cambiamento ";
  • La Legge 21 aprile 2011 n. 62 "Modifiche al codice di procedura penale e alla legge 26 luglio I975. n. 354 e altre disposizioni a tutela dei rapporto tra detenute madri e figli minori" ha modificato il comma 4 dell’art. 275 c.p.p. come segue: "Quando imputati siano una donna incinta o madre di prole non superiore a sei anni con lei convivente, [...] non può essere disposta né mantenuta la custodia cautelare in carcere, salvo che sussistano esigenze cautelari di eccezionale rilevanza. La stessa legge ha poi creato un nuovo Art. 285 bis "Custodia cautelare in istituto a custodia attenuata per detenute madri” che recita: "nelle ipotesi di cui all'articolo 275, comma 4, se la persona da sottoporre a custodia cautelare sia donna incinta o madre di prole di età non superiore a sei anni [...] il giudice può disporre la custodia presso un istituto a custodia attenuata per detenute madri, ove le esigenze cautelari di eccezionale rilevanza lo consentano";
  • Telefono Azzurro ha tra i propri scopi costitutivi l'impegno affinché gli enunciati della Convenzione ONU sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza del 1989 divengano realtà concrete anche attraverso l'intervento di prevenzione, ascolto e cura delle situazioni di disagio, affrontando i problemi dell'infanzia in un'ottica nazionale, europea e internazionale;
  • Il progetto "Bambini e carcere" di Telefono Azzurro si propone per il detenuto come un'opportunità:
  • per crescere come persona in qualità di genitore, con la consapevolezza che l'aiuto, la facilitazione sul piano della relazione con i propri figli sia importante anche per la crescita equilibrata di un minore che dovrà imparare a comprendere, accettare e vivere positivamente una situazione familiare cosi particolare;
  • per utilizzare al meglio la possibilità di vedere i propri figli in carcere attraverso un setting privilegiato in cui le modalità, gli spazi e i tempi siano maggiormente adatti ad accogliere i minori;
  • per riconoscere l'affettività come diritto della persona detenuta, poiché se si sente riconosciuta come portatrice di diritti, certamente è più stimolala a riconoscere anche i suoi doveri;
  • Telefono Azzurro ha già esperienze di collaborazione in corso con singole Direzioni di Istituto Penitenziario (ad esempio con la Direzione della II Casa di Reclusione di Milano, Direzione della Casa Circondariale di Monza, Direzione della Casa Circondariale Nuovo Complesso di Roma Rebibbia, la Casa Circondariale di Pescara, la Casa Circondariale di Treviso, ecc.) e che tali collaborazioni possono essere modelli di riferimento esperienziale utili in quanto consentono idonee interazioni, nel rispetto delle reciproche finalità, competenze e responsabilità;
  • DAP e Telefono Azzurro concordano sull'esigenza di operare nel superiore interesse dei minori, per la tutela della loro integrità psico-fisica e per assicurare la piena attuazione dei loro diritti così come espressi nella Convenzione O.N.U. del 20 novembre 1989, ratificata con legge 27 maggio 1991, n. 176. In particolare le parti riconoscono al fanciullo, ai sensi dell'art. 31 della Convenzione medesima. "il diritto al riposo e al tempo libero, di dedicarsi al gioco e ad attività ricreative proprie della sua età e di partecipare liberamente alla vita culturale ed artistica. [...]in condizioni di eguaglianza, di mezzi appropriati di divertimento e di attività ricreative, artistiche e culturali",
  • Vista la positiva esperienza realizzatasi – in seguito alla sottoscrizione, in data 5 febbraio 2013, di un primo Protocollo d’Intesa tra le parti – attraverso la collaborazione offerta in questi anni, gratuitamente, dai volontari di Telefono Azzurro all’interno degli Istituti penitenziari, nei quali hanno attivato iniziative a sostegno del ruolo genitoriale della persona detenuta e di accoglienza e gioco con i figli minori dei detenuti in occasione dei colloqui, fornendo competenze qualificate;

CONSIDERATO CHE

E’ intento comune del DAP e di Telefono Azzurro proseguire con l’attivazione di tutte le procedure necessarie per la programmazione di interventi integrati volti a favorire il mantenimento delle relazioni familiari e affettive nonché la promozione e la valorizzazione del ruolo genitoriale;

DAP e Telefono Azzurro ritengono, in particolare, necessario - ai sensi dell'art. 45 della legge 26 luglio 1975 n. 354 - che tali azioni siano rivolte a "conservare e migliorare le relazioni dei soggetti con i familiari e a rimuovere le difficoltà che possono ostacolarne il reinserimento sociale";

TUTTO QUANTO SOPRA PREMESSO, SI CONVIENE E Si STIPULA QUANTO SEGUE

ARTICOLO 1
IMPEGNI TRA LE PARTI

  1. Il DAP e Telefono Azzurro si impegnano a proseguire le attività comuni attraverso forme di collaborazione stabili ed organiche, mirate all’aggiornamento, alla progettazione e all’esecuzione di interventi coordinati.
  2. II DAP si impegna in particolare a:
    1. collaborare con Telefono Azzurro attraverso lo staff di direzione del Progetto, di cui farà parte personale della Direzione Generale Detenuti e Trattamento e referenti nazionali indicati da Telefono Azzurro, che assolveranno congiuntamente il compito di seguire tutto il percorso progettuale, di valutarne gli esiti, incentivare l'impegno e la partecipazione dei referenti locali;
    2. promuovere e favorire la presenza di risorse (volontari, volontari servizio civile, stagisti e consulenti) di Telefono Azzurro all'interno degli Il.PP., autorizzati ai sensi degli art 17 o 78 O.P. i quali opereranno nel rispetto delle direttive delle Direzioni degli Istituti;
    3. sostenere e favorire, attraverso le sue articolazioni territoriali - Provveditorati ed Istituti - la fruibilità, da parte dei detenuti con figli minori e dei loro familiari, degli spazi appositamente creati per i colloqui;
    4. sensibilizzare le Direzioni degli Istituti affinché i volontari di Telefono Azzurro possano organizzare l'uscita e l'accompagnamento dei bambini presenti negli istituti stessi all'esterno della struttura, per poter partecipare ad attività esterne presso nidi comunali, parchi gioco, giardini pubblici, ludoteche ed altro;
    5. promuovere i necessari atti di indirizzo e coordinamento affinché sia garantito a tutti i minori ed alle rispettive madri l'accesso ai programmi esterni sopra citati;
    6. riconoscere che l'allestimento degli spazi progettuali è stato effettuato da Telefono Azzurro, che tali spazi sono gestiti da quest’ ultimo esclusivamente per la realizzazione di progetti a sostegno della genitorialità e messi a disposizione di altre realtà associative, con tempi e modalità che non si sovrappongano con le attività portate avanti da Telefono Azzurro;
    7. restano in capo all'Amministrazione Penitenziaria le competenze relative al mantenimento della sicurezza ed all'effettuazione dei controlli.
  3. Telefono Azzurro si impegna in particolare a:
    1. assicurare la presenza dei suoi volontari presso le aree messe a disposizione negli Istituti, nel rispetto delle norme vigenti e dei regolamenti interni agli Istituti, secondo le attività ed i progetti autorizzati dal Direttore, in coerenza con il Progetto d’Istituto, con il coordinamento operativo delle Aree pedagogiche, con le quali gli interventi dovranno essere progettati, programmati, organizzati;
    2. progettare e realizzare all'interno delle strutture penali degli spazi adeguati, opportunamente curati ed attrezzati, per i colloqui fra minori, familiari e detenuti;
    3. operare per la promozione di un clima sereno e accogliente in cui i minori e le loro famiglie possano ritrovarsi, attraverso l'organizzazione di momenti ludici e formativi (laboratori, eventi) guidati da volontari;
    4. migliorare la relazione madre-bambino all'interno degli II.PP. attraverso l'allestimento di spazi adeguati presso le sezioni nido e/o ICAM - Istituto a custodia attenuata per detenute madri - attrezzati con giochi e accessori adeguati e rispettosi delle normative vigenti in materia di sicurezza.

ARTICOLO 2
OBIETTIVI DEL PROGETTO

  1. II presente Protocollo d'Intesa si prefigge l'obiettivo specifico di elaborare, sulla base delle esperienze che verranno maturate nell'applicazione del medesimo, appositi studi e ricerche volti ad individuare e definire momenti di riflessione e strategie di intervento efficaci.
  2. II progetto "Bambini e Carcere" di Telefono Azzurro ha due obiettivi specifici:
    1. promuovere uno sviluppo adeguato del bambino che si trova inserito in una situazione di detenzione, valorizzando e supportando la relazione con la madre e costruendo le basi perché riesca ad accedere alle risorse esterne al carcere ("Progetto Nido/ICAM”);
    2. supportare l'ingresso e la permanenza all'interno dell'istituto del bambino e dell'adolescente che sì recano ad incontrare il genitore/parente detenuto attraverso l'allestimento di spazi idonei e la presenza del personale volontario specializzato ("Progetto Ludoteca").
  3. Il progetto Nido è rivolto ai bambini da 0-3 anni indirettamente detenuti con la madre, nasce dalla volontà di supportare la relazione madre-bambino, anche trovando una soluzione al disagio dei nidi interni al carcere. Le attività di sostegno sono rivolte sia ai bambini che alle madri e sono gestite da un gruppo di volontari appositamente formati per gestire questo tipo di situazioni. Operativamente il progetto ha i seguenti obiettivi specifici:
    1. migliorare il contesto in cui è collocato il bambino attraverso l'organizzazione e l'allestimento della sezione nido con giochi e accessori adeguati. Attualmente sono stati allestiti i cosiddetti "angoli morbidi" ovvero degli spazi adatti alle attività di tipo ludico appropriate allo sviluppo psico-fisico dei bambini di 0 - 3 anni;
    2. fornire ai bambini e alle loro madri un'assistenza continua grazie alla collaborazione con un gruppo di figure professionali a disposizione del progetto, laddove necessario (pediatra, ecc.);
    3. organizzare l'uscita dei bambini dalla sezione accompagnando il loro accesso a risorse esterne al carcere, quali ad esempio nidi comunali, parchi gioco, giardini pubblici, ludoteche, ecc.;
    4. sostenere le madri - spesso appartenenti a culture diverse - nel difficile processo di integrazione con il resto delle detenute e con il contesto penitenziario;
    5. aiutare le madri nella gestione del quotidiano laddove subentrino delle situazioni particolari che rendono difficile l'accudire i bambini (ad esempio, quando le madri devono recarsi in udienza).
  4. Le attività del Progetto Nido sono portate avanti quotidianamente da un gruppo di volontari che entrano regolarmente in Istituto alternandosi secondo le disponibilità loro e le esigenze della struttura. Questi volontari vengono appositamente formati e preparati all'ingresso in carcere e possono contare sulla supervisione continua di un gruppo dì consulenti di supporto al progetto.
  5. Telefono Azzurro si impegna a portare avanti il progetto sopra descritto, oltre che negli istituti penitenziari, anche negli ICAM (Istituti a custodia attenuata per madri detenute), adeguando strutture e attività al diverso contesto nel quale verranno inserite.
  6. Il progetto Ludoteca è destinato ai bambini ed agli adolescenti che entrano in carcere per far visita a un genitore. Esso prevede l'allestimento di uno spazio idoneo alle loro esigenze, in cui creare un clima il più possibile familiare, allentando eventuali tensioni nell'incontro con il parente recluso.
    Gli obiettivi specifici del progetto sono:
    1. creare un clima sereno e accogliente in cui i minori e le loro famiglie possano ritrovarsi;
    2. garantire un contesto stabile che favorisca continuità nello sviluppo di relazioni familiari positive;
    3. organizzare momenti ludici e formativi (laboratori, eventi) guidati dai volontari nei quali i minori e i loro genitori possano sperimentare esperienze nuove ed arricchenti;
    4. facilitare l'instaurarsi di relazioni positive del minore tra coetanei, genitori, volontari e agente preposto (come rappresentante dell'istituto ospitante) durante il periodo trascorso in ludoteca;
    5. supportare i genitori nell'esercizio dei loro rispettivi ruoli;
    6. facilitare il percorso trattamentale della persona detenuta, attraverso le relazioni familiari;
    7. creare sintonia e collaborazione tra l'istituto (direzione, educatori, agenti) e volontari di Telefono Azzurro, strutturando un lavoro di rete efficace ed efficiente, in linea con la condivisione di procedure operative chiare e definite.
  7. Le attività del Progetto Ludoteca si svolgono e si strutturano su tre momenti definiti e strutturati: a) accoglienza in ludoteca (pre-colloquio); b) permanenza in ludoteca (attività); c) distacco dal genitore detenuto (post-colloquio).
  8. La permanenza all'interno della Ludoteca fornisce la possibilità di strutturare attività libere e di partecipare a laboratori guidati dai volontari.

ARTICOLO 3
ATTIVITÀ DI SENSIBILIZZAZIONE E FORMAZIONE

  1. II DAP e Telefono Azzurro s'impegnano a definire attività comuni di formazione, informazione ed aggiornamento delle risorse impiegate che consentano l'acquisizione ed il potenziamento delle reciproche competenze teoriche e pratiche.
  2. II DAP e Telefono Azzurro s'impegnano, inoltre, a promuovere, attraverso iniziative concordate, il massimo coinvolgimento degli Enti locali per facilitare la realizzazione degli scopi della presente intesa.

ARTICOLO 4
ONERI FINANZIARI

Il DAP e Telefono Azzurro, ove necessario, potranno verificare la possibilità di reperire fonti di finanziamento pubbliche o private – al di fuori degli ordinari capitoli di bilancio dell'Amministrazione – per la realizzazione delle attività previste nel presente Protocollo.

ARTICOLO 5
DURATA

  1. Il presente Protocollo entrerà in vigore a far data dalla sottoscrizione del medesimo ed avrà durata di tre anni.
  2. II Protocollo potrà essere rinnovato previa verifica congiunta dei firmatari.
  3. Eventuali modifiche al presente Protocollo d'Intesa potranno essere apportate qualora siano ritenute necessarie da entrambe le Parti e previo specifico accordo in tale senso tra le Parti medesime.

Roma, li 6 luglio 2016

S.O.S. - Il Telefono Azzurro ONLUS
Presidente e Rappresentante Legale
Ernesto Caffo

Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria
Capo del Dipartimento
Santi Consolo