salta al contenuto

Hai cercato:
  • argomento:  minori  Annulla la faccetta selezionata

Torna indietro

Pena & Territorio n. 1-2 (2010)

Copertina Pena e Territorio n. 4 21-10-2010

SOMMARIO

REGIONE BASILICATA - Delibera
REGIONE CALABRIA  - Castrovillari – Protocollo d’intesa
REGIONE CAMPANIA - Pozzuoli – La Fabbrica del “Caffè Lazzarelle”. Salerno – Protocollo operativo
REGIONE EMILIA ROMAGNA - Progetto – “Non solo carcere: la pena utile”. Accordo tra Ministero di Giustizia e Regione Emilia Romagna
REGIONE LOMBARDIA - Milano Expo 2015 – Sottoscrizione d’intenti e Protocollo operativo
REGIONE PIEMONTE - Torino - Protocollo d’intesa
REGIONE SARDEGNA - Finanziamento Progetti finalizzati. Isili Progetto-C.O.L.O.N.I.A.
REGIONE SICILIA - Costituzione dell'Albo regionale professionisti di fiducia. Barcellona Pozzo di Gotto – Progetto “Luce è Libertà”
REGIONE TOSCANA - Rinnovo del Protocollo d’intesa tra la Regione Toscana e il Ministero della Giustizia
REGIONE UMBRIA - Spoleto – Convenzioni attività di Giustizia riparativa
REGIONE VENETO - Convenzione - Uepe di Venezia ed Enti Locali
AREA MINORI - Progetti: “LeAli al Futuro”; "OLD" Integrazione dei minori migranti coinvolti in procedimenti penali
MANIFESTAZIONI - Progetto Spazio Giallo: “Premio Amico della famiglia”
CONVEGNI -
Milano - “L’impresa sprigiona lavoro:la responsabilità sociale d’impresa , una scelta di alcuni, una possibilità per tutti”
Roma - 42º Convegno Nazionale SEAC “Lo stato del sistema sanzionatorio e le prospettive”
Roma - “Misure Alternative e Recidiva”
PUBBLICAZIONI - Primo Rapporto sull’Immigrazione in Umbria

 

 

REGIONE BASILICATA


DELIBERA

Con Delibera n. 4 del 7 gennaio 2010 la Giunta Regionale della Basilicata, recependo le “Linee guida in materia di inclusione sociale a favore delle persone sottoposte a provvedimenti dell’Autorità Giudiziaria” approvate dalla Commissione Nazionale Consultiva e di Coordinamento per i rapporti con le Regioni, gli Enti Locali ed il volontariato, ha ratificato il documento denominato “Linee d’intervento per l’inclusione lavorativa dei soggetti, adulti e minori, sottoposti a provvedimento dell’autorità giudiziaria nella Regione Basilicata - triennio 2010-2012”.
Le linee d’intervento sono state elaborate da un Tavolo tecnico interistituzionale composto da funzionari dell’Ufficio territorio e lavoro della Regione, del Provveditorato dell’Amministrazione Penitenziaria e del Dipartimento della Giustizia Minorile.
Le azioni del programma riguardano interventi di formazione, istruzione ed inserimento lavorativo nei confronti dei condannati.
Al fine di una migliore implementazione del programma e di una più capillare informazione riguardo le azioni che di volta in volta saranno avviate, sono stati previsti una serie di seminari e/o incontri di studio con operatori degli istituti penitenziari e degli Uffici di Esecuzione penale esterna della Regione. E’ in tale ambito che si colloca il Seminario Regionale svolto a Potenza il 18 marzo 2010.
In allegato si riporta la sintesi e l’abstract.

 

REGIONE CALABRIA


CASTROVILLARI - PROTOCOLLO D’INTESA

In data 27 gennaio 2010 il Provveditorato Regionale dell’Amministrazione Penitenziaria della Calabria e l’Assessorato all’Ambiente della Provincia di Cosenza hanno sottoscritto un protocollo di intesa finalizzato al reinserimento dei soggetti in esecuzione di pena od in misura alternativa alla detenzione, attraverso progetti integrati nel campo agricolo, orto floricolo, dell’allevamento del bestiame e della tutela ambientale su terreni del Comune di Castrovillari, ceduti in comodato gratuito all’Amministrazione penitenziaria.
L’accordo, nel favorire una migliore collaborazione tra i diversi soggetti istituzionali, consentirà di incentivare l’occupazione lavorativa della popolazione detenuta, sia all’interno che all’esterno dell’istituto penitenziario di Castrovillari.
Tali iniziative potranno essere gestite da imprese, cooperative sociali e consorzi che utilizzeranno manodopera detenuta.

 

REGIONE CAMPANIA


POZZUOLI - Progetto

La fabbrica del “Caffé Lazzarelle”
All’interno della Casa Circondariale femminile di Pozzuoli, dieci detenute sono impegnate nella produzione del “Caffé Lazzarelle”, rigorosamente artigianale, che si ottiene da una miscela di chicchi provenienti da Brasile, Costa Rica, Colombia, India e Uganda.
Le detenute si occupano inoltre dell'impacchettatura, della gestione dei magazzini, della pulizia e manutenzione dei locali e delle macchine.
Persino il packaging ed il logo (un Orient express che ha per sfondo, stilizzati, il golfo e il Vesuvio) è stato curato dalle detenute, le quali nella fase di “marketing” si sono cimentate con la scelta dei colori e, soprattutto, con la ricerca del nome: “caffé Lazzarelle” (dalla nota canzone di Modugno – Pazzaglia). La produzione si aggira sui cento chili di caffé al giorno, immesso sul mercato e venduto nel circuito dei prodotti artigianali. Il prezzo è medio- alto perché la qualità del caffé è pregiata.
Il progetto è stato finanziato dalla Regione- Assessorato alle politiche sociali.
Le lavoratrici sono affiancate in questo percorso da professioniste della Federazione Città sociale, che comprende le associazioni “Il pioppo” e “Giancarlo Siani” e la cooperativa Officine.ecs.

SALERNO - Protocollo operativo
L’Ufficio per Esecuzione Penale Esterna di Salerno, i Distretti Sociali della Provincia, gli Istituti Penitenziari presenti sul territorio hanno sottoscritto, in data 26 maggio 2009, un Protocollo operativo per il patto di inclusione sociale a favore di persone sottoposte a provvedimenti dell'Autorità Giudiziaria e del loro nucleo familiare.
Si riporta, di seguito, il testo integrale del documento.

Visto l'articolo 27 comma 3 della Costituzione, che recita: "le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato";

Vista la legge n. 354/75 Ordinamento Penitenziario e successive modifiche e integrazioni;

Visto il DPR n. 230/2000 Regolamento dell'ordinamento penitenziario; la Legge 328/2000 "Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali";

Viste le Raccomandazioni del Consiglio d'Europa N.(92) 16 del 19.10.'92 e N.(2000) 22 del 29.11.'00;

Vista la Legge Regionale Campania n. 11/2007 "Legge per la Dignità e la cittadinanza sociale. Attuazione della Legge 8 novembre 2000, n. 328;

Viste le Linee Guida Triennali 2007/2009 VI Annualità Regione Campania;

Visto il Protocollo d'Intesa tra il Ministero della Giustizia e la Regione Campania;

Viste le Linee Guida in materia di inclusione sociale a favore delle persone sottoposte a Provvedimenti dell’Autorità Giudiziaria emanato dalla Commissione Nazionale Consultiva e di Coordinamento per i rapporti con le Regioni, gli Enti Locali e il Volontariato del Ministero della Giustizia (2008);

Visti i Protocolli d'Intesa tra I'UEPE di Salerno e i distretti sociali della provincia di Salerno;

Considerato che:

  • Come delinea l'articolo 15 della Legge n. 354/75: il trattamento del condannato e dell'internato è svolto, tra l'altro, agevolando opportuni contatti con il mondo esterno e i rapporti con la famiglia;
  • Come delinea l'articolo 28 della medesima Legge e la raccomandazione del Comitato dei Ministri della Comunità Europea 12/02/1987: particolare cura è dedicata a mantenere, migliorare o stabilire le relazioni dei detenuti e degli internati con le famiglie;
  • Come delineano l'articolo 61 e l'articolo 94 del D.P.R n. 230/2000: particolare attenzione è dedicata ad affrontare la crisi conseguente all'allontanamento del soggetto dal nucleo familiare, a rendere possibile il mantenimento di un valido rapporto con i figli, specie in età minore, e a preparare la famiglia, gli ambienti prossimi di vita e il soggetto stesso al rientro nel contesto sociale;
  • Come cita l'articolo 118 ,comma 7, del DPR 230/2000: “Le intese operative con i servizi degli enti locali sono definite in una visione globale delle dinamiche sociali che investono la vicenda personale e familiare dei soggetti e in una prospettiva integrata d'intervento”.

Premesso che:

  • Il mantenimento dei legami familiari è uno strumento essenziale di prevenzione della recidiva e di reinserimento sociale, oltre che un diritto per tutti i detenuti, i loro figli e gli altri membri della famiglia;
  • L'interesse superiore del bambino deve essere sempre preso in considerazione nelle decisioni relative alla sua separazione o al suo mantenimento con il genitore incarcerato;
  • I programmi, le azioni e i processi integrati da attuare sono volti a favorire l'inclusione sociale oltre che lavorativa in relazione alle specificità individuali e territoriali;
  • L'integrazione dei soggetti a rischio di esclusione sociale necessita del coinvolgimento del settore produttivo nel sistema di rete per offrire nuove e concrete opportunità di inclusione attiva nel tessuto sociale e produttivo del territorio;
  • La legge 328/00 chiama gli Enti Locali, le Regioni e lo Stato, in sinergia con il Volontariato ed il Terzo Settore, a programmare interventi finalizzati alla promozione di possibilità di sviluppo delle persone, in particolare di quelle in difficoltà, tra le quali, all'art. 2, sono citate espressamente le persone sottoposte a provvedimenti dell'autorità giudiziaria; Le parti, dunque, decidono e sottoscrivono quanto segue:

 

Art. 1
Finalità

Implementare e rendere permanente la sinergia tra tutti i partner per intervenire, ciascuno per quanto di competenza, ma insieme in modo integrato e coordinato, sui bisogni delle persone sottoposte a provvedimenti dell’Autorità Giudiziaria e del loro nucleo familiare, ritenendo necessario lavorare in sinergia per raggiungere risultati di maggior efficacia nel tempo, razionalizzando risorse ed opportunità.


Art. 2
Obiettivi

Gli obiettivi dell'accordo di cui al presente Protocollo sono:

  • definire procedure e rapporti reciproci tra i partner coinvolti al fine di costruire progetti personalizzati sostenuti da Enti e servizi che operano in rete i quali, ciascuno con le proprie competenze, agiscano in modo coordinato per la realizzazione delle finalità;
  • definire le procedure di gestione, modalità e tempi del Tavolo Permanente;
  • definire la costituzione e le linee guida dell’EVI (Equipe Valutazione Integrata);


Art. 3
Beneficiari

I beneficiari dell'accordo sono i soggetti detenuti o sottoposti ad esecuzione penale esterna (misure alternative) o sottoposti ad altri provvedimenti restrittivi dall’Autorità Giudiziaria, presenti nel Distretto Sociale di competenza, e il loro nucleo familiare.


Art. 4
Enti Proponenti e attuatori

Il presente protocollo viene sottoscritto dai rappresentanti legali dei seguenti Enti/istituti:

  • Distretto Sociale;
  • U.E.P.E di Salerno;
  • Istituti Penitenziari di Salerno e provincia.


Art. 5
Tavolo Permanente

Gli Enti sottoscriventi si impegnano a costituire un Tavolo Permanente Provinciale che possa dare indirizzo, indicazioni e linee guida relativamente all'attuazione del presente protocollo.
Il Tavolo Permanente è costituito da:

  • i responsabili Area Carcere dei Distretti Sociali;
  • i delegati degli U. E.P.E. referenti dei Distretti Sociali;
  • un delegato per ciascun Istituto Penitenziario della Provincia di Salerno.

Compiti specifici del Tavolo Permanente :

  • individua le eventuali criticità che emergono sul piano operativo e le segnala ai partner, suggerendo modalità operative affinché, nell'ambito delle competenze e dell'autonomia di ciascuno, si cerchi di ovviare al problema individuato;
  • raccoglie i risultati della metodologia operativa posta in essere e cura la divulgazione delle buone prassi realizzate.


Art. 6
Modalità di funzionamento del Tavolo Permanente

Il Tavolo Permanente:

  • si riunisce periodicamente, di norma, ogni 3 mesi presso la sede dell’U.E.P.E. di Salerno su convocazione dell'ufficio ospitante ed è coordinato dal Direttore o da un suo delegato;
  • su proposta dei soggetti partecipanti al tavolo può essere richiesta convocazione straordinaria motivata.

 

Art. 7
Linee guida dell'EVI (Equipe Valutazione Integrata)

L'EVI (Equipe Valutazione Integrata) si qualifica come strumento per la
valutazione multidimensionale e multidisciplinare di situazioni di bisogno socio-assistenziale complesso, e per la predisposizione e proposta all'utente del progetto personalizzato di sostegno.
L'EVI è un organismo che avrà competenza a livello di Distretto Sociale

L'EVI, ponendosi in una logica di presa in carico globale e integrata, ha il compito di:

  • accogliere la domanda di presa in carico;
  • approfondire il caso e conoscere le persone coinvolte nel progetto individualizzato, qualora I'equipe lo ritenga necessario;
  • utilizzare le proprie competenze per una valutazione complessiva e tecnica dei bisogni;
  • individuare, all'interno della rete, i servizi e/o interventi più idonei a soddisfare i bisogni rilevati;
  • elaborare il progetto personalizzato, che deve essere condiviso con il cittadino utente e con il nucleo familiare e da essi sottoscritto;
  • modulare sul singolo caso l'offerta di servizi a seconda dell'evoluzione del bisogno;
  • trasmettere al tavolo permanente con cadenza annuale un dettagliato report quantitativo e qualitativo delle attività svolte.


Art. 8
Costituzione e composizione dell'Equipe dell'EVI
 

L'EVI è composta da:

  • dall'assistente sociale dell’U.E.P.E incaricata del caso
  • dall'educatore dell’istituto di pena nominato o delegato dal Direttore
  • dagli operatori del Distretto Sociale del territorio di residenza

Ciascun Distretto Sociale, con successivo procedimento, entro 60 gg. dalla sottoscrizione del presente protocollo, definirà i propri componenti dell’EVI nonché il proprio coordinatore.
Tale composizione minima sarà integrata, qualora se ne ritenga la necessità, da altre figure professionali provenienti anche da altri servizi/istituzioni (ASL, Scuole, Terzo settore, ecc. ...) idonee alla valutazione del singolo caso sulla base della valutazione preliminare.


Art. 9
Attivazione percorso di presa in carico integrata e modalità di funzionamento
(EVI)

L'attivazione del percorso di presa in carico integrata avviene attraverso la richiesta dell’U.E.P.E. avanzata al Responsabile Area Carcere del Distretto Sociale competente. Il Responsabile Area Carcere, entro 30 gg. convoca gli operatori dell’EVI indicandone la sede delle attività e ne dà conoscenza all’U.E.P.E e agli istituti penitenziari.


Art. 10
Valutazione del bisogno

La valutazione unitaria del bisogno, ovvero l'analisi dettagliata dei problemi che presenta la persona e il suo nucleo familiare, rappresenta l'adempimento prioritario e ineludibile ai fini della definizione del progetto personalizzato e della presa in carico di tipo complessivo.

È compito dell'equipe svolgere tale valutazione al fine di:

  • perseguire il rientro nel contesto sociale e/o lavorativo;
  • promuovere il miglioramento continuo della qualità della vita;
  • promuovere azioni atte ad utilizzare le risorse e le strutture territoriali al fine di salvaguardare e valorizzare la rete di relazioni in prossimità della persona.

La valutazione multidimensionale si avvarrà di strumenti idonei e standardizzati per rendere omogenei e confrontabili i criteri di valutazione e consentire la definizione qualitativa e quantitativa:

  • dei bisogni reali e prioritari, espressi o meno (soprattutto in relazione allo stato di salute, all'autonomia e alla capacità di supporto del nucleo familiare, ivi compresa la qualità delle condizioni abitative e/o lavorative);
  • dei risultati che ragionevolmente si possono raggiungere;
  • degli interventi da adottare.


Art. 11
Elaborazione del progetto personalizzato

Il progetto personalizzato deve tenere conto dei bisogni, delle aspettative e priorità della persona sottoposta a provvedimenti dell’Autorità Giudiziaria e dei suoi familiari, e deve definire esplicitamente e in maniera analitica:

  • gli obiettivi ed i risultati che si intendono raggiungere, sia riguardo alla persona sottoposta a misura restrittive che ai suoi familiari;
  • le azioni, la tipologia delle prestazioni e le figure professionali impegnate;
  • l'indicazione delle competenze e delle funzioni;
  • strumenti (riunioni di verifica/coordinamento, schede/registri/cartelle, indicatori di processo e di risultato, report), scadenze e metodi della verifica del progetto personalizzato, in itinere ed ex post, con particolare attenzione:
    • alla valutazione periodica dei risultati;
    • alla verifica della congruità delle misure/risorse impiegate rispetto agli obiettivi prefissati;
    • alla modalità per garantire la sovrintendenza e verifica delle prestazioni effettuate da altri erogatori (privato sociale e privato accreditato).

Il progetto personalizzato, comunicato in modo comprensibile e appropriato, va condiviso con il soggetto e/o i suoi familiari per essere sottoscritto.
La flessibilità del progetto personalizzato è garantita dalle figure di riferimento e dalla responsabilità che ognuna di loro assume in ragione della tempestività e modalità di adattamento operativa di ogni fase del progetto.
Ogni modifica operativa dovrà poi comunque essere verificata e ratificata dall'equipe.


Art. 12
Durata

Il presente protocollo ha la durata di 3 anni e può essere rinnovato con apposito atto degli enti interessati.

I Sottoscrittori
Ufficio Esecuzione Penale Esterna di Salerno: Rappresentante Legale
Casa Circondariale Salerno: Rappresentante Legale
Circondariale Vallo della Lucania: Rappresentante
Circondariale Sala Consilina: Rappresentante Legale
Casa di Reclusione Eboli: Rappresentante Legale
Ambito S l Nocera Inferiore: Rappresentante Legale
Ambito S2 Baronissi: Rappresentante Legale
Ambito S3 Cava dei Tirreni: Rappresentante Legale
Ambito S4 Sala Consilina: Rappresentante Legale
Ambito S5 Eboli: Rappresentante Legale
Ambito S6 Capaccio-Licinella: Rappresentante Legale
Ambito S7 Castellabate: Rappresentante Legale
Ambito S8 Salerno: Rappresentante Legale
Ambito S9 Sapri: Rappresentante Legale
Ambito S 10 Palomonte: Rappresentante Legale

Salerno, 26 maggio 2009

 

REGIONE EMILIA ROMAGNA

“Non solo carcere: la pena utile” - Progetto

Le Associazioni di Volontariato Oltre il Muro di Piacenza, Carcere-Città di Modena, Con-tatto di Forlì-Cesena insieme al Provveditorato Regionale dell’Amministrazione Penitenziaria dell’Emilia-Romagna hanno predisposto un progetto inter-regionale denominato “Non solo carcere: la pena utile”, finalizzato alla formazione dei volontari penitenziari che operano nell’area penale intra o extra-muraria della regione ed alla sensibilizzazione del territorio sul tema delle misure alternative.
Il progetto consta di quattro fasi e prevede, come evento finale, un incontro nella città di Bologna, nel corso del quale divulgare alcune “buone prassi” già avviate in altri paesi dell’Unione Europea.
Gli attori coinvolti nell’iniziativa, oltre quelli già menzionati, sono:

  • Uffici di Esecuzione Penale Esterna di Bologna, Modena e Reggio Emilia.
  • Regione Emilia Romagna;
  • Tribunale di Sorveglianza Emilia-Romagna;
  • Ufficio del Garante Civico Regionale;
  • Ordine dei Giornalisti Emilia Romagna;
  • Coordinamento dei giornali diocesani;
  • Camera Penale “Franco Bricolo” Bologna.

Punto saliente del progetto è quello di informare e sensibilizzare i vari territori provinciali sul tema delle misure alternative, attraverso una adeguata campagna pubblicitaria .


ACCORDO FRA MINISTERO DELLA GIUSTIZIA E REGIONE EMILIA ROMAGNA

Il Ministero della Giustizia – Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria e la Regione Emilia Romagna hanno stipulato, in data 8 aprile 2010, un Accordo di collaborazione al fine di realizzare quanto previsto dal DPCM 1 aprile 2008 circa il trasferimento delle funzioni sanitarie penitenziarie al Servizio Sanitario Nazionale, con particolare riguardo agli interventi negli Ospedali psichiatrici giudiziari e nelle case di cura e custodia.
Si riporta il testo integrale del documento sottoscritto.

ACCORDO FRA MINISTERO DELLA GIUSTIZIA E REGIONE EMILIA-ROMAGNA
PER LA REALIZZAZIONE DELL’ALLEGATO C DPCM 1 aprile 2008

Visti

  • I provvedimenti contenuti nel DLgs 230/99, nella legge 24 Dicembre 2007, n. 244 e nel DPCM 1 aprile 2008 che disegnano un assetto delle istituzioni deputate alla applicazione della misura di sicurezza ed agli interventi terapeutico riabilitativi del malato di mente reo più prossimo al sistema di riabilitazione dei servizi sanitari ordinari.
  • L’art. 11 della Legge 345/1975 che autorizza l’amministrazione penitenziaria, per l’organizzazione ed il funzionamento dei servizi sanitari ad avvalersi della collaborazione dei servizi pubblici sanitari locali, ospedalieri ed extraospedalieri, d’intesa con la Regione e secondo gli indirizzi del Ministero della sanità.
  • Le azioni previste per l’OPG, nei citati provvedimenti normativi, che prevedono il trasferimento delle funzioni, delle risorse e del personale al SSN e, al tempo stesso, una progettualità diversa da quella attuale, in termini tecnico-professionali, organizzativi, interni ed esterni alla struttura, in stretto collegamento con i Dipartimenti di Salute Mentale e i Servizi sociali e sanitari territoriali.
  • La necessità di ripensare l’organizzazione complessiva e l’assetto organizzativo degli OPG italiani per avvicinarsi all’obiettivo finale della territorializzazione della esecuzione della misura di sicurezza.

Il Ministero della Giustizia e la Regione Emilia-Romagna, rappresentati dal Capo del Dipartimento Amministrazione Penitenziaria Franco Ionta e dal Presidente della Giunta Regionale Vasco Errani, stipulano il presente accordo di collaborazione al fine di realizzare quanto previsto dal DPCM 1 aprile 2008 “Modalità e criteri per il trasferimento al Servizio Sanitario Nazionale delle funzioni sanitarie dei rapporti di lavoro, delle risorse finanziarie e delle attrezzature e beni strumentali in materia di sanità penitenziaria”, con particolare riferimento all’Allegato C “Linee di indirizzo per gli interventi negli Ospedali psichiatrici giudiziari e nelle case di cura e custodia”.
Le due Amministrazioni prendono atto che in Emilia-Romagna il trasferimento delle funzioni sanitarie è stato completato nei tempi e nei modi previsti dal DPCM e che la Conferenza Unificata ha già approvato un accordo che prevede quanto segue:

  1. Le regioni si impegnano a raggiungere l’obiettivo di circa 300 dimissioni di internati entro la fine del 2010, utilizzando anche le risorse rese disponibili dal Ministero della Salute all’interno dei progetti cofinanziati per gli obiettivi di piano, di cui all’Art. 2, comma 374, Legge 244/2007, per le quali sono già stati presentati ed approvati i progetti regionali;
  2. Il DAP si impegna ad inviare gli internati agli OPG secondo bacini di utenza ridefiniti, fatte salve motivate eccezioni inerenti gravi ragioni di ordine e di sicurezza;
  3. Per l’OPG di Reggio Emilia il bacino di utenza comprende gli internati uomini delle Regioni Emilia-Romagna, Marche, Friuli Venezia-Giulia, Veneto e le PPAA di Trento e Bolzano; per le internate donne tutto il bacino continuerà ad utilizzare l’OPG di Castiglione delle Stiviere.

Le due Amministrazioni ribadiscono il proprio impegno nella realizzazione di queste e delle altre azioni previste dal suddetto accordo approvato dalla Conferenza Unificata e con il presente intendono dare avvio a quanto previsto nelle fasi seconda e terza secondo l’allegato C, con particolare riferimento allo sviluppo di programmi e servizi alternativi all’OPG per la effettuazione della misura di sicurezza.
In particolare le due Amministrazioni:

  1. ritengono che l’Ospedale Psichiatrico Giudiziario di Reggio Emilia sia struttura assolutamente inadeguata a svolgere le funzioni terapeutiche e riabilitative che dovrebbero essere proprie di una struttura sanitaria, sia per motivi logistici relativi alla sua collocazione carceraria, sia per lo stato di cronico sovraffollamento;
  2. esprimono la propria considerazione per la attività degli operatori penitenziari e sanitari che prima e dopo il passaggio delle funzioni sanitarie al Servizio Sanitario Regionale hanno garantito e continuano a garantire, attraverso la loro preziosa attività, le funzioni sanitarie e di sicurezza, pur nella inadeguatezza logistica e organizzativa sopra riportata;
  3. ritengono che la struttura OPG di Reggio Emilia debba essere superata, progressivamente e compatibilmente con la capacità recettiva della costituenda struttura di Castelfranco Emilia e delle strutture alternative adottate dalle regioni del bacino;
  4. a tal fine, ritengono che sia indispensabile che l’accordo già approvato in Conferenza Unificata venga pienamente rispettato da tutti i contraenti, con particolare riferimento al programma di dimissioni straordinarie da parte delle singole regioni ed agli invii per bacini di utenza da parte del DAP. Queste misure dovrebbero portare la popolazione dell’OPG di Reggio Emilia entro due anni a circa 150 persone, equivalenti all’attuale popolazione internata delle regioni afferenti al bacino;
  5. ritengono che lo sviluppo di programmi alternativi all’OPG a bassa e media protezione da parte delle regioni del bacino, così come previsto dall’allegato C del DPCM 1.4.2008, possa ulteriormente deflazionare la presenza di questa popolazione;
  6. ritengono che la struttura penitenziaria nella disponibilità dell’Amministrazione Penitenziaria sita in Castelfranco Emilia (MO), offra spazi ed opportunità utili alla realizzazione di una struttura per la effettuazione della misura di sicurezza con caratteristiche di alta e media protezione per circa 120 persone;
  7. si impegnano alla realizzazione di questa struttura identificando le seguenti azioni da realizzare congiuntamente e da regolare mediante apposita convenzione che verrà stipulata entro sei mesi dal presente accordo:
    1. l’Amministrazione penitenziaria si impegna a cedere, di concerto con il demanio, all’Azienda USL di Modena in utilizzo gratuito per la durata di anni quindici dalla firma del presente accordo, la struttura in oggetto: in particolare la parte attualmente in disuso e parte dello spazio verde da specificarsi in sede di convenzione; tale periodo è comprensivo del tempo necessario ai lavori di ristrutturazione e adeguamento (circa 2 anni salvo cause di forza maggiore o impedimenti previsti dalla vigente normativa), dell’utilizzo della struttura per le finalità sopra individuate (10 anni), nonché del tempo (circa 3 anni) necessario alla dimissione dei pazienti ancora eventualmente presenti per la restituzione dell’immobile;
    2. la Regione Emilia-Romagna, tramite l’AUSL di Modena, si impegna a ristrutturare secondo la tipologia edilizia della residenza sanitaria psichiatrica l’immobile così messo a disposizione e a renderla funzionante nei termini di cui alla lettera a) a partire dalla stipula della convenzione; l’immobile verrà riconsegnato dalla Regione Emilia Romagna all’Amministrazione penitenziaria nello stato in cui si trova al momento della restituzione; i lavori di miglioria apportati non prevedono alcun onere a carico dell’Amministrazione penitenziaria;
    3. la Regione Emilia-Romagna, tramite la AUSL di Modena, si impegna ad assumere la direzione di questa struttura, con caratteristiche esclusivamente sanitarie e finalità terapeutiche e riabilitative attraverso il proprio personale (appartenente a tutte le aree sanitarie, sociali ed educative);
    4. l’Amministrazione Penitenziaria eserciterà esclusivamente le proprie funzioni di sicurezza mediante una vigilanza perimetrale della struttura e in casi di necessità e urgenza, concordati con la Direzione sanitaria;
    5. con riferimento ai punti c) e d) le parti sono consapevoli dell’eventuale insorgenza di necessità per soggetti di particolare spessore criminale o che abbiano collegamenti con la criminalità organizzata, per i quali si richiedono standard di sicurezza più elevati. Per rispondere alle esigenze di sicurezza innanzi accennate, le parti si impegnano, in sede di stipula della convenzione, ad individuare idonee soluzioni strutturali per l’allocazione degli internati, anche provenienti da regioni non comprese nel bacino d’utenza previsto dall’accordo raggiunto in Conferenza Unificata, fino ad un numero massimo di circa 30 unità che possano necessitare della compresenza della Polizia Penitenziaria all’interno del relativo reparto;
    6. la Regione Emilia-Romagna definirà con le altre Regioni e P.A. afferenti al bacino un piano di sviluppo dei programmi e delle strutture alternative per l’effettuazione della misura di sicurezza che renda possibile un progressivo minor utilizzo della struttura stessa. Le Regioni stesse e il DAP predisporranno nell’arco di tempo di durata della convenzione un piano che, pur tenendo conto delle esigenze terapeutico-riabilitative e di sicurezza, preveda il completo superamento della struttura di Castelfranco Emilia.

Le due Amministrazioni prendono atto con soddisfazione del parere positivo sui punti del presente accordo espresso dalle Regioni Marche, Veneto, Friuli Venezia-Giulia e dalle PPAA di Trento e Bolzano, nonché della Commissione Salute tramite i Gruppi tecnici Salute Mentale e Salute nelle Carceri.
Le due Amministrazioni si impegnano ad un monitoraggio costante delle realizzazioni previste nel presente accordo, nello spirito di leale collaborazione interistituzionale ribadito nel protocollo ex art. 7 approvato in Conferenza Unificata, e a rivedere l’Accordo annualmente, così come disposto nell’allegato C del DPCM.

Bologna, lì

Il Capo Dipartimento Amministrazione Penitenziaria: Franco Ionta
Il Presidente Giunta Regionale: Vasco Errani

 

REGIONE LOMBARDIA


MILANO EXPO 2015 – Sottoscrizione d’intenti e Protocollo Operativo

Si riporta, di seguito, la Sottoscrizione d’intenti siglata il 15 dicembre 2009 dal Ministro della Giustizia, dal Commissario Straordinario del Governo per EXPO 2015 e dall'Amministratore Delegato EXPO 2015 s.p.a. nonchè il relativo Protocollo Operativo, finalizzati a promuovere il lavoro penitenziario nell'ambito dell'EXPO 2015.

Expo 2015

Sottoscrizione di intenti per la promozione del lavoro penitenziario

il Ministro della Giustizia: Angelino Alfano
Il Commissario Straordinario del Governo per Expo 2015: Letizia Moratti
L'Amm.re Delegato Expo 2015 S.p.A.: Lucio Stanca

Considerato che

  • nello spirito dell'art. 27 della Costituzione, il trattamento rieducativo dei detenuti deve tendere al reinserimento sociale degli stessi;
  • le attività lavorative all'interno e all'esterno dell'istituto penitenziario, anche accompagnate da opportune iniziative di formazione e tutoring, costituiscono, in particolare per i detenuti in età adulta, lo strumento di maggior portata attorno a cui costruire validi programmi di reinserimento sociale, così come espressamente disposto dalla legge di riforma dell'Ordinamento Penitenziario 27 luglio 1975 n. 354;
  • lo sviluppo di occasioni di reinserimento occupazionale richiede il coinvolgimento sinergico delle Istituzioni e dei diversi soggetti pubblici e privati presenti sul territorio;
  • il Ministero della Giustizia ha inteso promuovere, attraverso il Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria, ogni iniziativa tesa allo sviluppo delle attività lavorative a favore della popolazione detenuta, al fine di ridurre il rischio di recidiva e recuperare alla comunità il reo;

Atteso che

  • con l'art. 2 del D.P.C.M. 22 ottobre 2008, la Dottoressa Letizia Moratti è stata nominata Commissario straordinario del Governo ("COSDE) per la realizzazione dell'Expo Milano 2015;
  • il COSDE rappresenta il Governo italiano nei confronti del BIE ed è garante della realizzazione dell'EXPO Milano 2015;
  • in data lo dicembre 2008 è stata costituita la Società Expo 2015 S.p.A. - in adempimento di quanto previsto dall'art. 4 del suddetto D.P.C.M. emanato in attuazione dell'art. 14, comma 2, del D.L. 25 giugno 2008 n.112, convertito nella Legge 6 agosto 2008 n.133 e, più in generale, degli impegni assunti dal Governo della Repubblica Italiana e dagli enti presentatori della candidatura di Milano, quale città ospitante l’Esposizione Universale Milano 2015, Italia”, in breve "Expo Milano 2015", nei confronti del B.I.E. Bureau International des Expositions;
  • compito di Expo 2015 S.p.A. sarà quello di organizzare e gestire l'Esposizione Universale del 2015 a Milano;
  • Expo 2015 S.p.A. intende promuovere e realizzare, anche con enti ed istituzioni che operano sul territorio e sulle materie in oggetto, interventi di politica attiva del lavoro a favore di lavoratori e persone appartenenti a categorie in condizioni di svantaggio e che hanno difficoltà ad inserirsi nel mercato del lavoro;
  • in data 29 gennaio 2009 il Provveditorato Regionale per la Lombardia, organo decentrato del Ministero della Giustizia-Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, per rafforzare la propria operatività in tema di promozione, ricerca e organizzazione delle attività lavorative in favore dei soggetti in esecuzione penale, ha costituito 1'Agenzia Regionale per la promozione dellavoro penitenziario “Articolo Ventisette” con lo scopo di ricercare opportunità, incrociarle con il bacino di detenuti lavoratori potenzialmente occupabili e cercare occasioni di lavoro intra ed extra-murarie;

Le parti convengono

di avviare una collaborazione anche con enti ed istituzioni che operano sul territorio e sulle materie in oggetto, che prevede, attraverso l'individuazione di opportunità lavorative, lo sviluppo di percorsi di inclusione sociale dei cittadini in condizioni di restrizioni della libertà.
Milano, 15 dicembre 2009

Il Ministro della Giustizia: Angelino Alfano
Il Commissario Straordinario del Governo per Expo 2015: Letizia Moratti
Expo 2015 S.p.A. L’Amministratore Delegato: Lucio Stanca

PROTOCOLLO OPERATIVO

TRA

Expo 2015 S.p.A. di seguito denominata per brevità anche Expo o la Società, con sede in Milano, Via Foscolo 5, cod. fisc. e partita IVA 06398130960, in persona dell'Amministratore Delegato e legale rappresentante On. Lucio Stanca nato a Lucera (Prov. FG), il 20/10/1941;

E

Ministero della Giustizia - Provveditorato dell'Amministrazione Penitenziaria per la Lombardia, di seguito denominato anche “PRAP”, con sede in via P. Azario n. 6 rappresentato dal Dott. Luigi Pagano, nato a Cesa il 18.4.1954, domiciliato per la carica in via Pietro Azario n.6, non in proprio ma nella sua qualità di Provveditore dell’Amministrazione Penitenziaria della Lombardia;

Premesso che:

  • il Ministero della Giustizia intende promuovere ogni iniziativa tesa allo sviluppo delle attività lavorative a favore della popolazione detenuta;
  • nello spirito dell'art. 27 Costituzione, il trattamento rieducativo dei detenuti deve tendere al reinserimento sociale degli stessi, attraverso contatti con l'ambiente esterno, coinvolgendo le realtà produttive e imprenditoriali;
  • il lavoro penitenziario rappresenta un elemento essenziale del trattamento rieducativo, ponendosi come strumento fondamentale per la sua concreta attuazione;

il P.R.A.P. è organo decentrato del Ministero di Giustizia, deputato alla promozione, al coordinamento e al monitoraggio degli interventi trattamentali attuati nei confronti delle persone sottoposte ad esecuzione penale interna ed extra muraria, attraverso gli Istituti Penitenziari e gli Uffici di Esecuzione Penale Esterna distribuiti sul territorio regionale, in ciò agendo in collaborazione con gli Enti territoriali per favorire una programmazione comune ed in termini di complementarietà rispetto alle altre tipologie di intervento utili al perseguimento dell’inclusione sociale dei soggetti sottoposti a provvedimenti limitativi della libertà personale;

  • il P.R.A.P. nell'ambito del proprio mandato istituzionale, da tempo è impegnato sul fronte della promozione dell'attività lavorativa in favore dei soggetti in esecuzione penale, da solo o in collaborazione con Enti pubblici e privati, al fine di dare concreta attuazione al mandato costituzionale di cui all'art. 27, volto a:
    1. recuperare alla comunità sociale il reo;
    2. ridurre i rischi di recidiva
  • il P.R.A.P. per rafforzare la propria operatività in tema di promozione, ricerca e organizzazione delle attività lavorative in favore dei soggetti in esecuzione penale, parallelamente alla Commissione Regionale per il lavoro penitenziario di cui all'art. 25 bis della legge 354/1975, ha costituito l'Agenzia Regionale per la promozione del lavoro penitenziario denominata "Articolo Ventisette" con lo scopo di ricercare opportunità, incrociarle con il bacino di detenuti lavoratori potenzialmente occupabili e cercare occasioni di lavoro intra ed extra-murarie;
  • le attività lavorative all’interno ed all’esterno dell'istituto penitenziario, anche accompagnate da opportune iniziative di formazione tutoring costituiscono, in particolare per i detenuti in età adulta, lo strumento di maggior portata attorno a cui costruire validi programmi di reinserimento sociale;
  • lo sviluppo di occasioni di reinserimento occupazionale richiede il coinvolgimento sinergico delle Istituzioni e dei diversi soggetti pubblici e privati presenti sul territorio;
  • in data l° dicembre 2008 è stata costituita la Società Expo 2015 S.p.A. – in adempimento di quanto previsto dall'art.4 del DPCM in data 22 ottobre 2008, emanato in attuazione dell'art.14, comma 2, del Decreto Legge 25 giugno 2008 n.112, convertito nella Legge 6 agosto 2008 n.133 e, più in generale, degli impegni assunti dal Governo della Repubblica Italiana e dagli enti presentatori della candidatura di Milano, quale città ospitante 1' "Esposizione Universale Milano 2015, Italia", in breve "Expo Milano 2015", nei confronti del B.I.E. Bureau International des Expositions ;
  • compito di Expo 2015 S.p.A. sarà quello di realizzare tutte le opere necessarie in vista dell'Esposizione Universale, nonché di organizzare l'Evento stesso; - Expo 2015 S.p.A. intende promuovere e realizzare interventi di politica attiva del lavoro a favore di lavoratori e persone appartenenti a categorie in condizioni di svantaggio e che hanno difficoltà ad inserirsi nel mercato del lavoro;

Tutto ciò premesso tra le parti ut supra rappresentate e domiciliate si conviene e si stipula quanto segue:

Art. 1

Expo 2015 S.p.A. e il Provveditorato Regionale della Amministrazione Penitenziaria, per il tramite dell’Agenzia Regionale per la Promozione del Lavoro Penitenziario, collaborano al fine di sviluppare percorsi di reintegrazione sociale e lavorativa a favore di cittadini in condizioni di restrizioni della libertà.


Art. 2

I percorsi di reintegrazione sociale e lavorativa riguarderanno i soggetti detenuti all'interno degli Istituti della Regione Lombardia e in particolare delle Case di Reclusione e coloro che si trovino nelle condizioni per essere ammessi al lavoro all’esterno o ad una delle seguenti misure alternative:

  • semilibertà
  • affidamento in prova al servizio sociale
  • detenzione domiciliare

nonché inoltre i soggetti per i quali permangano comunque, a vario titolo, misure restrittive della libertà personale che limitino la possibilità di ricerca autonoma del lavoro (liberi vigilati, liberi controllati, semidetenuti etc.).


Art. 3

Expo 2015 S.p.A. si impegna a:

  • individuare all’interno della propria struttura possibili occasioni di sviluppo e di attività lavorative, valorizzando le risorse delle persone in esecuzione penale, in particolar modo tramite ricorso sia a imprese che cooperative sociali, e rispetto a queste ultime alle possibilità offerte dalla L. 38 11 1 99 1, art. 5 (convenzioni con le cooperative sociali per la fornitura di beni e servizi) e alle imprese e alla possibilità di inserire nei bandi e nei capitolati d'oneri, fra le condizioni di attuazione, l'obbligo di eseguire il contratto con l'impiego di persone svantaggiate, con l'adozione di specifici programmi di recupero e reinserimento lavorativo;
  • valutare sin da ora possibili occasioni di lavoro nei seguenti ambiti:
    • servizi di facchinaggio
    • servizi di pulizia sedi
    • assistenza re - layout e spostamenti
    • servizi di digitalizzazione e di archiviazione
    • servizi di manutenzione elettrica e idraulica
    • servizi di catering
    • servizi di gestione del verde
    • servizi di pasticceria artigianale e cucina
    • altri servizi connessi all'operatività Expo 2015 in base alle esigenze
  • promuovere il coordinamento interistituzionale al fine di sostenere la più ampia collaborazione e partecipazione dei soggetti in esecuzione penale interna ed esterna alla predisposizione delle opere e degli eventi determinati dalla prossima manifestazione Expo Milano 20 15;
  • sostenere le cooperative che operano presso l'Amministrazione Penitenziaria.


Art. 4

L’Agenzia “Articolo Ventisette” si impegna a:

  • favorire, nell'ambito degli Istituti Penitenziari o dell'ufficio Esecuzione Penale Esterna, l'individuazione di soggetti in esecuzione penale idonei all'ammissione al lavoro esterno (ex art. 21 L. 35411975) o all'ammissione a misure alternative per lo svolgimento delle attività lavorative che di volta in volta saranno individuate;
  • favorire l'implementazione delle opportunità lavorative in favore delle persone in esecuzione penale, anche in sede intramuraria;
  • coinvolgere le Direzioni degli Istituti Penitenziari e gli Uffici di Esecuzione Pende Esterna nella definizione di specifici progetti, in accordo e sulla base delle esigenze di Expo 2015 S.p.A. nell'ambito dei programmi di trattamento predisposti e sottoposti per le relative autorizzazioni o provvedimenti di ammissione alla Magistratura di Sorveglianza per l'approvazione.


Art. 5

Expo 2015 S.p.A. potrà affidare a Cooperative o imprese che impieghino detenuti ospiti dei summenzionati Istituti di Pena o in misura alternativa, la fornitura di beni o servizi, mediante procedura, meglio dettagliata al successivo art. 6. In tali casi le imprese e10 cooperative manterranno la titolarità della gestione delle lavorazioni e del conseguente rapporto di lavoro con i singoli detenuti.


Art. 6

Expo 2015 S.p.A. ed il proprio personale saranno tenuti al rispetto della normativa vigente in materia di tutela dei dati personali nei confronti dei soggetti detenuti o in esecuzione penale esterna.
A propria volta il PRAP si impegna a far sì che le cooperative affidatarie ottemperino alle vigenti disposizioni in materia di tutela dei dati personali, in relazione a tutti quei dati personali di Expo stessa o di terzi di cui dovessero venire a conoscenza per effetto dei servizi affidati.
A tal proposito il PRAP assicura che le cooperative affidatarie effettueranno il trattamento dei predetti dati anche con l'ausilio di strumenti informatici, limitatamente e per gli scopi necessari all'esecuzione del servizio affidato.


Art. 7

Expo 2015 S.p.A. ed il P.R.A.P. per il tramite dell'Agenzia “Articolo Ventisette”, definiscono di comune accordo le linee programmatiche ed organizzative in materia d'offerta di lavoro ai detenuti e ai soggetti in misura alternativa od in esecuzione penale esterna.
Le Direzioni degli Istituti Penitenziari e gli Uffici Esecuzione Penale Esterna comunicano periodicamente all’Agenzia Articolo Ventisette la tipologia, la quantità e la qualità di beni e servizi che possono essere rispettivamente prodotti o erogati all’interno degli Istituti stessi, specificando che le attività saranno svolte nel rispetto delle normative in materia di prevenzione degli infortuni e di sicurezza dei luoghi di lavoro da prospettare all’Expo 2015.
Expo 2015S.p.A. qualora intenda affidare la fornitura di beni o servizi a Cooperative Sociali di cui alla legge 381/91 o ad imprese che impieghino detenuti, internati o persone in esecuzione penale esterna, s'impegna a vincolare la commessa alla condizione che queste, nello svolgimento dell'attività, utilizzino soggetti detenuti, internati o in esecuzione penale esterna.
L'affidamento della commessa è subordinato alla stipula della convenzione tra Istituto Penitenziario e Cooperativa con contestuale ed eventuale comodato gratuito, tra Istituto di Pena e Cooperativa, dei locali e delle attrezzature eventualmente necessarie alle lavorazioni .

Lo schema della Convenzione tra Istituto Penitenziario e Cooperativa costituisce parte integrante del presente accordo.

Milano, 15 dicembre 2009

Ministero della Giustizia
Il Ministro: Angelino Alfano

Ministero della Giustizia - Provveditorato dell’Amministrazione Penitenziaria per la Lombardia
Il Provveditore Regionale: Luigi Pagano

Expo 2015
L’Amministratore Delegato: Lucio Stanca

 

 

REGIONE PIEMONTE

TORINO – Protocollo d’intesa

Il 9 settembre 2009, tra la Direzione della Casa Circondariale di Torino “Lorusso e Cutugno” e le Cooperative sociali già operanti all’interno dell’istituto, è stato sottoscritto un Protocollo d’intesa finalizzato a sviluppare ulteriormente le attività produttive in atto.
Sono infatti 159 i detenuti che, dal 2002 ad oggi, hanno beneficiato di opportunità lavorative grazie a quelle imprese che, in sinergia con l’istituto penitenziario, hanno contribuito a reinserire nella società soggetti svantaggiati, con ricadute positive sulla riduzione della recidiva.
La sottoscrizione del Protocollo ha come obiettivo l’istituzione di un tavolo di coordinamento per valorizzare tale esperienza ed incrementare i posti di lavoro, incidendo maggiormente sul mercato produttivo.
Tale tavolo, presieduto dal Direttore dell'Istituto, si occupa:

  • del monitoraggio semestrale degli occupati presso ciascuna realtà lavorativa e del conseguente eventuale percorso di reinserimento esterno;
  • della definizione delle modalità per la selezione del personale e della formazione di una graduatoria o lista di attesa;
  • della determinazione ed armonizzazione delle procedure relative all'ingresso ed all'uscita del personale civile, delle merci per le lavorazioni e dei prodotti finiti al fine di agevolare le attività produttive;
  • della definizione delle possibilità di dotazione strumentale per le comunicazioni con l'esterno e della relative condizioni di utilizzo in sicurezza.

Il tavolo di coordinamento si prefigge di divulgare le attività produttive oltre che le politiche occupazionali e trattamentali dell’istituto.
La Direzione del carcere, si impegna, fra l’altro, a promuovere tutte le azioni necessarie per stimolare il confronto tra le imprese firmatarie , al fine di sondare le possibili sinergie tra le stesse in un contesto di principi etici condivisi in ragione del significato sociale dell’attività lavorativa all’interno degli istituti di pena , nel rispetto delle norme contrattuali in materia di lavoro e della qualità delle produzioni realizzate.

 

 

REGIONE SARDEGNA

Finanziamento Progetti finalizzati
La Giunta regionale della Sardegna ha stanziato, su proposta dell’Assessore dell’Igiene e Sanità e dell’Assistenza sociale, un milione e trecentomila euro per l’attuazione di un programma di interventi finalizzati all'inclusione sociale dei detenuti.
Complessivamente sono stati finanziati 15 progetti per l’area adulti e 7 per l’area minori, secondo la seguente ripartizione: 1.100.000 euro per adulti con provvedimenti penali detentivi o in esecuzione penale esterna; 200.000 euro per minori, importo suddiviso per progetti in favore degli ospiti del carcere minorile di Quartucciu ( 80.000 euro) e per ex ospiti del carcere minorile o ragazzi entrati nel circuito penale (120.000 euro).
La valutazione dei progetti, è stata affidata a due commissioni interistituzionali composte da rappresentanti dell’Assessorato, del Provveditorato Regionale dell’Amministrazione penitenziaria della Sardegna e del Centro Regionale Giustizia Minorile di Cagliari.

Isili - Progetto C.O.L.O.N.I.A. (Convertire Lavoro Ottimale Negli Istituti Aperti)
Il 12 giugno 2010 è stato presentato, presso la casa di reclusione di Isili, alla presenza del Capo del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria Franco Ionta, il progetto C.O.L.O.N.I.A..
L’iniziativa, proposta dal Provveditorato Regionale della Sardegna , è stata approvata il 19 gennaio 2009 dalla Cassa Ammende e finanziata per 2.902.603,00 euro.
La finalità è quella di favorire il reinserimento sociale e lavorativo di 800 detenuti presenti nelle colonie agricole di Isili, Mamone ed Is Arenas, riqualificandole produttivamente attraverso la professionalizzazione dei reclusi, il miglioramento dell’organizzazione del lavoro, il potenziamento delle metodologie produttive e lo sviluppo delle modalità di distribuzione e promozione dei prodotti sul territorio.
Tale progetto è il risultato di una convezione stipulata tra l’Amministrazione penitenziaria e l’Aiab (Associazione Italiana Agricoltura Biologica) Sardegna che collaborerà per convertire al biologico le produzioni agro-zootecniche delle colonie agricole sarde che dispongono di un patrimonio di 6.200 ettari tra boschi, pascoli, terreni coltivabili e spiagge in territori ancora incontaminati.
I detenuti incrementeranno le proprie competenze tecniche e capacità lavorative attraverso una metodologia formativa continua ed interattiva che stimoli la partecipazione diretta e la motivazione allo svolgimento del lavoro.
Saranno sviluppati piani di marketing che possano fare superare la marginalità di questi prodotti tipici sardi e renderli competitivi sul mercato.
Tale iniziativa appare di grande rilevanza per diffondere la cultura del cibo biologico anche come percorso di recupero ed educazione sociale

 

 

REGIONE SICILIA

Costituzione dell'Albo regionale professionisti di fiducia per soggetti beneficiari delle agevolazioni di cui alla legge regionale n. 16 del 1999
Il Dipartimento della Cooperazione della regione Sicilia ha istituito l’albo regionale dei professionisti di fiducia che possano fornire adeguata assistenza, ai soggetti beneficiari delle agevolazioni previste dalla legge regionale n. 16 del 1999, nelle fasi di progettazione, realizzazione degli interventi e di avviamento delle attività.
Tale legge, compatibilmente con le disposizioni previste dalla normativa statale in materia penitenziaria, promuove iniziative volte al reinserimento sociale dei cittadini detenuti in espiazione di pena, mediante forme di sostegno finanziario, che consentono la prosecuzione o l’avvio di attività di lavoro autonomo professionale ed imprenditoriale.
Alle agevolazioni finanziarie previste (che consistono nella concessione di sovvenzioni a fondo perduto per l’acquisto di macchine ed attrezzature necessarie allo svolgimento di attività) sono ammessi i detenuti in espiazione di pena, residenti in Sicilia, che abbiano compiuto la maggiore età o che si trovino nelle condizioni di minore emancipato, autorizzato all’esercizio di attività di impresa.
Tali sovvenzioni sono concesse una sola volta fino all’importo massimo di 25 mila euro, sulla base della documentazione di spese sostenute per l’acquisto delle attrezzature e dei materiali nonché per gli adempimenti connessi al rispetto della normativa sulla sicurezza e sulle condizioni igienico-sanitarie dei luoghi di lavoro.

Barcellona Pozzo di Gotto - Progetto Luce è Libertà
Nel mese di marzo 2010 è stato approvato in via definitiva dalla Cassa Ammende il progetto “Luce è Libertà” nato dalla collaborazione tra il Dipartimento di Salute Mentale dell’AUSL di Messina, il Coordinamento Cooperative sociali di Messina, l’UEPE di Messina e l’Equipe dell’O.P.G. di Barcellona Pozzo di Gotto.
L’iniziativa si caratterizza per una metodologia rivoluzionaria, coinvolgendo enti pubblici e privati ed aziende operanti nel territorio, prevedendo investimenti nella green economy e collocandosi in un contesto di contrasto alle mafie.
Beneficiari sono gli internati dell’O.P.G. di Barcellona Pozzo di Gotto, prossimi alla scadenza delle misure di sicurezza o con misure di sicurezza scadute e/o in proroga, che torneranno a vivere in famiglia oppure presso strutture di accoglienza offerte dalla Caritas o in edifici confiscati alla mafia. Ciascuno sarà seguito in un percorso di cura e di reintegrazione individualizzato, elaborato dall’equipe dell’O.P.G. di Barcellona Pozzo di Gotto, dal Dipartimento di salute mentale dell’ASL di Messina e dall’U.E.P.E. di Messina
Alcuni saranno occupati nell’agricoltura biologica attraverso una rete di consorzi sociali, altri nella costruzione e manutenzione di impianti di generazione energetica fotovoltaica . Si tratta di due centrali solari che verranno costruite su terreni confiscati alla criminalità organizzata ( in Sicilia ed in Calabria); i proventi realizzati grazie all’energia verde prodotta, garantiranno, a lungo termine, le risorse necessarie per sostenere il progetto., allorquando il finanziamento stanziato dalla Cassa Ammende per quattro anni (euro 3.894.886) sarà stato completamente impiegato.
La metodologia del progetto è centrata sulla costruzione di un budget individuale di cura e di salute denominato “capitale personale di capacitazione” che rappresenta, per gli internati, una concreta possibilità di riprendere in mano la propria vita co-progettando con i servizi dell’OPG, del DSM, dell’UEPE e con i partners socio-economici dell’iniziativa , percorsi di riconquista dei diritti all’intimità, all’autonomia, all’affettività, alla conoscenza ed alla creatività reddito-lavoro.
Durante il lavoro all’interno dell’O.P.G., negli anni del progetto, gli internati scopriranno che un comportamento cooperativo nella gestione e nel reinserimento produttivo dei capitali personali di capacitazione può portare benefici economici durevoli capaci di supportare,nel lungo periodo, i progetti personalizzati di liberazione e di inclusione socio-lavorative.
Tutti gli internati che sceglieranno di aderire al progetto conferiranno i propri capitali di capacitazione ad una Fondazione che garantirà, negli anni, la produttività degli stessi attraverso investimenti sicuri e sarà costituita dai partners socio-sanitari del progetto (Ausl 5 di Messina, Ecos-Med, Fondazione Horcynus Orca, Consorzio Sol.E., Associazione di promozione sociale, Fondazione Antiusura Don Pino Puglisi, Confindustria Messina, Caritas Italiana, Parsec Consortium, Banca Popolare Etica e l’Alto Patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri e della Fondazione per il Sud).
Sarà fondata una Associazione di promozione socio-culturale alla quale aderiranno internati , volontari, familiari e tutti quei cittadini che intendono sostenere processi di superamento degli opg , promuovere i diritti di cittadinanza degli internati ed il sistema di welfare comunitario.
I consorzi e le cooperative sociali di tipo B o a scopi plurimi garantiranno l’inserimento lavorativo dei beneficiari del progetto con le risorse della Fondazione e con le modalità definite nel progetto.

Questi gli obiettivi specifici ed i risultati attesi:

  • Reintegrazione socio-lavorativa nei territori di origine di almeno 56 internati in O.P.G.;
  • Promozione e sperimentazione di una metodologia scientifica per il superamento dell’O.P.G.;
  • Messa in rete dell’esperienza/ricerca come strumento “normale” di lavoro con le persone internate, per la loro deistituzionalizzazione;
  • Promozione di coesione sociale e di una cultura di mutuo aiuto fra le persone beneficiarie del progetto;
  • Promozione del capitale sociale sui territori di origine degli internati da de-istituzionalizzare;
  • Messa in rete e internazionalizzazione dell’esperienza/ricerca come metodologia trasferibile per organizzare sistemi di welfare duraturi, inclusivi delle fragilità ed autonomi sul piano economico-finanziario;
  • Promozione di un nuovo impianto culturale degli operatori degli O.P.G., dei D.S.M., dell’U.E.P.E. e del privato sociale rivolto al governo della complessità;
  • Sperimentazione di approcci multidisciplinari che mettono a sistema economie sostenibili (per esempio attraverso produzione energetica), innovazione sociale e cura delle persone;
  • Trasferimento sul territorio di pratiche di auto-costruzione secondo tecniche e diagnostiche responsabili sul piano ambientale, per promuovere il diritto alla casa dei beneficiari;
  • Gestione per 20 anni di progetti personalizzati che garantiscano alle persone housing sociale, servizi di accompagnamento integrati a carattere socio-sanitario, un reddito di cittadinanza per persona di € 400-500 che possa favorire progressivamente gli obiettivi di inserimento lavorativo e quindi di salario pieno;
  • Creazione di impianti produttivi (per esempio di generazione energetica fotovoltaica) capace con le proprie vendite di garantire la sostenibilità di lungo periodo del progetto;
  • Creazione di un’associazione che coinvolga gli internati beneficiari del progetto ed i cittadini partecipi di queste storie di liberazione;
  • Istituzione di una fondazione che garantisca la produttività dei capitali di capacitazione mutualizzati.

Il progetto Luce è libertà configura, pertanto, una sperimentazione ad altissimo valore aggiunto che si candida a divenire un modello da utilizzare per programmare piani di infrastrutturazione sociale e di lotta alla povertà ed all’esclusione.
L’idea strategica è quella di costruire un modello di welfare che parta dal riconoscimento del valore delle reti corte di parentela/vicinato/affinità/amicizia, ma che si proietti verso pratiche mutualistiche e cooperative tipiche delle società con trame lunghe di coesione, sul presupposto che lo sviluppo umano e quello economico sono indubbiamente legati all’espansione delle libertà individuali ed alla coesione sociale sui territori.

 

 

REGIONE TOSCANA

Rinnovo del Protocollo d’intesa tra la Regione Toscana e il Ministero della Giustizia
Il 27 gennaio 2010 è stato sottoscritto a Firenze, presso la Sala Pegaso di Palazzo Strozzi Sacrati, il Protocollo d’intesa a carattere generale tra la Regione Toscana ed il Ministero della Giustizia – Dipartimento Amministrazione Penitenziaria e Dipartimento Giustizia Minorile.
L’ intesa segna un importante passo verso un rinnovato processo di collaborazione e di lavoro comune tra le due istituzioni , le quali hanno da tempo attivato percorsi d’integrazione operativa.
In questi ultimi anni sono intervenute significative innovazioni legislative nel settore penitenziario e nelle politiche regionali e degli enti locali. Si ricordano principalmente la legge costituzionale n. 3/2001 che ha modificato il Titolo V della Costituzione e la legge n.328/00, a seguito delle quali molte competenze, anche nell’ambito dell’esecuzione penale,sono state trasferite alle Regioni ed agli Enti Locali. Questo coinvolgimento di più attori sociali nel contribuire all’attuazione del principio costituzionale del reinserimento sociale del condannato, impone, di conseguenza, una diversa impostazione nella programmazione delle attività e nell’individuazione delle modalità operative, attraverso momenti di raccordo e di verifica costanti tra i soggetti istituzionali coinvolti.
Il protocollo d’intesa, che rinnova l’accordo siglato nel 1990, definisce forme di consultazione e di concertazione più adeguate alla complessità ed alla particolarità dei compiti comuni, seppur diversi, che nell’ambito dell’esecuzione penale fanno capo all’Amministrazione della Giustizia, alle Regioni, agli Enti locali, ma anche alle articolazioni territoriali di altre amministrazioni statali ed al terzo Settore.
Il documento è stato sottoscritto dal Presidente della Regione Toscana pro tempore Claudio Martino e, su delega del Ministro della Giustizia, dal Capo del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria Franco Ionta e dal Capo del Dipartimento della Giustizia Minorile Bruno Brattoli. L’intesa individua i campi d’intervento di carattere generale e quelli che, più specificamente, afferiscono alle problematiche del territorio.
Nella stessa giornata è stato sottoscritto, dall’Assessore alle Politiche Sociali e allo Sport, dal Provveditore regionale dell’Amministrazione Penitenziaria e dal Direttore del Centro della Giustizia Minorile Toscana e Umbria, il Protocollo Operativo, che dovrà tradurre in atti concreti le tematiche individuate nell’intesa a carattere generale. Sono stati siglati, inoltre, altri accordi, che riguardano, in particolare, l’applicazione del protocollo nazionale, sancito in Conferenza Unificata, riguardante la definizione delle forme di collaborazione tra l’ordinamento sanitario e l’ordinamento penitenziario, la realizzazione di un polo universitario penitenziario e la creazione di una struttura a custodia attenuata per detenute madri (ICAM) .
Tali intese rappresentano un importante esempio di collaborazione interistituzionale con i partners territoriali, per la programmazione e l’attuazione di interventi condivisi nell’ambito dell’esecuzione penale degli adulti e dei minori.

 

 

REGIONE UMBRIA

Convenzioni stipulate nell'ambito delle attività di Giustizia riparativa dall’U.E.P.E di Spoleto.
L’Ufficio di Esecuzione Penale Esterna di Spoleto ha stipulato recentemente due convenzioni con la Caritas Diocesana dell’Umbria ed una con l'Associazione Croce Verde di Spoleto, concernenti attività di giustizia riparativa.
Tali accordi sono frutto dell'impegno posto in essere dall’Ufficio per l’Esecuzione Penale Esterna di Spoleto per ampliare la rete sociale coinvolta nei progetti individualizzati di trattamento dei soggetti affidati in prova al servizio sociale, e si collocano nell'ambito delle attività programmate e coordinate, a livello regionale, dall’Ufficio di Esecuzione Penale Esterna presso il Provveditorato di Perugia.
Al riguardo quest’ultimo Ufficio, anche sulla scorta delle sollecitazioni provenienti dagli Uffici Esecuzione Penale Esterna di Perugia e di Spoleto, ha promosso, nel corso del 2009, attività di approfondimento sulla c.d. “giustizia riparativa” attraverso seminari organizzati presso il P.R.A.P. Perugia e proseguite con l’attivazione di laboratori presso i suddetti U.E.P.E. con l'obiettivo di rafforzare le competenze degli operatori sui percorsi di responsabilizzazione del condannato nei confronti della vittima e della società, e sulla progettazione di possibili percorsi riparativi.

 

 

REGIONE VENETO

Convenzione - Uepe di Venezia ed Enti Locali
Il 5 novembre 2009 è stata sottoscritta una convenzione tra l’Ufficio di Esecuzione Penale Esterna di Venezia, Treviso e Belluno e la Comunità montana dell’Alpago (Belluno) per “ il recupero ed il reinserimento sociale di persone coinvolte in attività criminose” anche attraverso la partecipazione di istituzioni ed associazioni, al fine di sostenere la costituzione di legami sociali basati sulla solidarietà.
La convenzione, ai sensi dell’art. 47, comma n..7, della Legge n. 354/75 “, ha lo scopo di:

  • promuovere azioni di sensibilizzazione nei confronti della comunità locale in merito al sostegno ed al reinserimento delle persone in esecuzione penale;
  • favorire la conoscenza e lo sviluppo di attività riparative a favore della collettività;
  • dare impulso alla formazione di una rete di risorse mirata all’accoglienza dei soggetti in esecuzione di pena ( in art. 21 o.p. o in regime di semilibertà) od in misura alternativa che abbiano aderito ad un progetto riparativo.

 

 

AREA MINORI - Progetti


“LEALI AL FUTURO”

È stato battezzato «LeAli del futuro» il programma di istruzione e di inserimento per i giovani carcerati che il Ministro Maria Stella Gelmini ha voluto presentare nel giorno dell'inaugurazione dell'anno scolastico 2009/2010 nel carcere minorile di Nisida, fra gli istituti penitenziari più affollati. Un visita simbolica, quella del ministro, che ha voluto fare i suoi auguri per l’inizio della scuola a tutti gli studenti italiani da un luogo particolarmente significativo. Il progetto, che prevede uno stanziamento di 1,5 milioni di euro, è stato predisposto dalla titolare dell'Istruzione con il Guardasigilli Alfano con il quale, ha ricordato il Ministro Gelmini «abbiamo deciso di creare un gruppo interministeriale per far sì che in ogni carcere minorile ci sia l'accesso all'istruzione. Solo così la pena potrà svolgere una funzione rieducativa».
Nel programma sono previsti progetti di formazione per il personale che insegna nelle carceri, di inclusione sociale e laboratori professionali. Fra i progetti ancora allo studio del Ministero dell'Istruzione, vi sono quelli riguardanti l’istituzione di corsi di scuola media superiore negli istituti penali per minori.
Il progetto ha l’obiettivo di potenziare l’offerta formativa per gli studenti presenti negli Istituti Penitenziari e di prevenire la dispersione scolastica.
Sono partiti, pertanto, i lavori del Comitato interministeriale formato da membri del Ministero dell’Istruzione, del Ministero della Giustizia e da rappresentanti degli Istituti penali e delle scuole coinvolte che ha l’obiettivo di seguire e monitorare il progetto “LeAli al Futuro” e di elaborare, tra l’altro, le nuove Linee guida nazionali per le scuole che operano all’interno degli Istituti penali.

Il programma prevede 10 azioni.

  1. Una formazione congiunta per tutti gli operatori
    Sono previsti percorsi di formazione indirizzati al personale educativo e rivolti congiuntamente ad insegnanti, operatori socio-educativi ed agenti di polizia penitenziaria.
  2. Un patto di inclusione sociale e territoriale
    Il Miur promuoverà la sottoscrizione di Protocolli di Intesa Tecnico-Operativi con Enti e Associazioni (il mondo dell’artigianato e della piccola e media impresa, il volontariato, le realtà del privato sociale e dell’associazionismo) per sviluppare una rete integrata, estesa, qualificata e differenziata sul territorio nazionale per offrire tutte le opportunità di formazione e di inserimento lavorativo presenti sul territorio. Tali rapporti garantiranno:
    • lo sviluppo di percorsi di inclusione sociale delle persone entrate nel circuito penale
      aumentando l’attuale offerta delle attività di formazione;
    • un supporto per l’orientamento e l’inserimento lavorativo;
    • percorsi di formazione professionale rispondenti alle esigenze occupazionali della comunità sociale.
  3. Un’organizzazione più flessibile
    L’offerta formativa sarà organizzata in moduli flessibili per consentire anche a chi ha una permanenza breve all’interno degli Istituti penali di acquisire una certificazione del percorso formativo.
  4. Più spazio all’arte e alla creatività
    Verranno inseriti nel curricolo educativo spazi di apprendimento specificamente centrati su percorsi che utilizzino la musica, l’arte, il teatro. Lo sviluppo della creatività è infatti particolarmente funzionale a promuovere il benessere, a sostenere processi di valorizzazione di sé ed a far emergere le potenzialità personali quali strumenti privilegiati di apprendimento.
  5. Nuovi laboratori professionali e di didattica avanzata
    Il successo occupazionale dei giovani in istituto è il presupposto per la loro autonomia personale e la definitiva uscita dal circuito dell’illegalità. A questo scopo verranno potenziati i laboratori esistenti e ne verranno creati di nuovi attraverso percorsi realizzati con aziende e associazioni. Inoltre si realizzeranno laboratori multimediali quali strumenti privilegiati per realizzare percorsi personalizzati.
  6. Promuovere il Microcredito
    Dar credito alla formazione negli Istituti Penali significa anche promuovere specifici Progetti di Microcredito in stretta collaborazione con gli Enti Locali per favorire l’inserimento dei giovani nel mondo lavorativo.
    Nell’ambito della sperimentazione è previsto il finanziamento di alcuni progetti nel campo dell’artigianato in collaborazione con le associazioni di categoria.
  7. A scuola di cittadinanza
    È necessario ripartire dalle regole base della convivenza, dai principi fondamentali della Carta Costituzionale, in sintonia con quanto accadrà da questo anno scolastico nelle scuole di ogni ordine
    e grado attraverso la reintroduzione dell’insegnamento di “Cittadinanza e Costituzione”. Per questo, nell’ottica di promuovere un efficace percorso di educazione alla cittadinanza consapevole e responsabile, la sperimentazione “LeAli al Futuro” prevede il potenziamento dei corsi di italiano per il recupero delle carenze linguistiche e l’insegnamento della Costituzione attraverso metodologie attive.
  8. Percorsi di crescita responsabile e partecipata
    Per raggiungere l’obiettivo della formazione di una coscienza civica responsabile sono previste azioni di riparazione del danno, attraverso la messa in opera di adeguate attività di volontariato. Il reato va infatti considerato anche nella sua valenza di comportamento che incrina la convivenza sociale e che richiede - oltre ad una pena - l’attivazione di forme di riparazione attraverso comportamenti pro-sociali che possano portare alla reintegrazione e accettazione del reo nella società civile. Ne conseguirà un processo di autoresponsabilizzazione dei giovani che potranno, attraverso questa esperienza, rielaborare il conflitto e i motivi che lo hanno causato avvertendo la necessità di mettere in atto azioni di riparazione.
  9. L’educazione fra pari e il “cooperative learning” come strategie di inclusione
    Al fine di realizzare azioni di inclusione sociale si prevede, inoltre, di organizzare incontri tra alunni appartenenti all’ambiente scolastico intra ed extra-murario, mediante l’ausilio di metodologie innovative quali l’educazione fra pari e il cooperative learning.
  10. Educazione alla genitorialità
    L’azione definita in termini di educazione alla genitorialità vuole aiutare i giovani detenuti a elaborare le esperienze vissute e a costruire nuove relazioni su presupposti diversi da quelli passati.
    In tal senso, si ritiene opportuno aiutare gli operatori a sviluppare maggiormente le competenze necessarie ad affrontare la frequente conflittualità presente nelle famiglie di origine di giovani con problemi di devianza, attraverso l’attivazione di percorsi che favoriscano l’acquisizione delle abilità necessarie a gestire le problematiche familiari. In questo percorso educativo si mira a promuovere la capacità di gestire i conflitti intra ed inter-familari con una utenza delicata come quella penale minorile che spesso si caratterizza per una ricerca di genitorialità precoce.


IMMIGRAZIONE - PROGETTO "OLD" PER L'INTEGRAZIONE DEI MINORI MIGRANTI COINVOLTI IN PROCEDIMENTI PENALI

Presentato a Roma il Progetto ‘OLD’, del quale l’AICCRE è partner, finalizzato a costruire una grande rete per l’integrazione dei minori migranti coinvolti in procedimenti penali.
Il progetto di comunicazione sociale, promosso dal Dipartimento per la Giustizia Minorile, Direzione Generale per l’attuazione dei provvedimenti giudiziari , e co-finanziato dal Fondo FEI e dal Ministero dell’Interno, ha l’obiettivo di favorire l’inserimento sociale e lavorativo dei minori migranti nei territori di riferimento dei Centri per la Giustizia Minorile.
L’iniziativa vede dunque protagonisti i minori migranti, anche non accompagnati, coinvolti in procedimenti penali. Una fascia della popolazione di cui è necessario occuparsi per la vulnerabilità sociale che contempla: la minore età; la condizione giuridica di autore di reato; lo status di straniero e/o nomade; l’esposizione al rischio di disagio psicologico e sociale; l’esposizione a rischi particolari (devianza e sfruttamento); la questione di genere.
Destinatari del progetto sono sia i minori e le loro eventuali famiglie, sia gli attori pubblici e privati. ”Divulgazione, informazione, sensibilizzazione di tutti i soggetti interessati al fenomeno nei territori, compresi gli organi di informazione. Questi gli obiettivi nei prossimi mesi”. Obiettivi sostenuti anche da Carla Olivieri, responsabile del progetto Old e dell’area sociale dell’Aiccre che ha rilanciato la necessità di avviare una proficua comunicazione sociale sul tema con una campagna ad hoc prevista dal progetto al fine di “informare i minori e le loro famiglie, attraverso le realtà nei territori, di tutte le possibilità offerte per l’integrazione sociale e lavorativa”. Da una parte, dunque – è previsto un lavoro sui territori perché vengano superate le barriere dei pregiudizi e degli stereotipi anche attraverso il coinvolgimento dei media; e dall’altra verrà potenziata ‘la rete’ affinché i minori che sono finiti nel circuito penale possano avvalersi degli strumenti del Dipartimento per la Giustizia minorile, per uscirne e integrarsi nella società”. Gli attuatori del progetto sono l’Aiccre; l’Istituto Don Calabria e l’IPRS-Istituto Psicoanalitico per le Ricerche Sociali.
Promotore del progetto, il Dipartimento Giustizia minorile, il cui presidente, Bruno Brattoli, nel corso della presentazione ha dichiarato: “Questa è un’iniziativa di grande valore perché non solo si parla di migranti ma anche di minori” per i quali bisogna avere ancora più attenzione. “Un fenomeno – ha sottolineato Brattoli – che crea allarme sociale”. Per il Capo Dipartimento i minori in questione hanno commesso dei reati ma “non possiamo lasciarli a loro stessi. Il tema dell’integrazione sociale e lavorativa deve essere al centro dell’attenzione”. “Noi – ha aggiunto – abbiamo già una ‘rete dedicata ma il nostro sforzo quotidiano può essere vanificato se non mettiamo gli utenti a conoscenza dei servizi”. Brattoli ha sottolineato che “abbiamo l’obbligo di creare le condizioni affinché la permanenza di minori nel circuito penale sia proficua” e “dobbiamo dare loro una opportunità di integrazione lavorativa e sociale e fare in modo che non commettano più reati”. Il tema è complesso. Lo ha affermato con forza Raffaele Bracalenti che è intervenuto in rappresentanza dell’Istituto psicoanalitico per le ricerche sociali (IPRS) e Istituto Don Calabria. “Un fenomeno complesso, dunque, di cui si parla poco sui giornali ma sul quale, invece, sarebbe necessario riflettere”. Sul fatto che gli stranieri delinquono non c’è da discutere ma questo dato va argomentato e bisogna interrogarsi sulle ragioni per cui le carceri sono piene di stranieri cominciando a fare dei distinguo. Sono quattro le ‘categorie’ esemplificative dei minori migranti coinvolti in procedimenti penali, proposte dall’analisi: minori giunti in Italia con i genitori; minori nati in Italia; minori non accompagnati; minori rom. Fenomeni diversi da affrontare con interventi diversi. Serve per questo sensibilità politica. Un concetto rilanciato da Serenella Pesarin, Direttore generale, Direzione generale per l’attuazione dei provvedimenti giudiziari (Dipartimento per la Giustizia minorile), che ha proposto di estendere questo progetto di comunicazione sociale ai territori di tutta Italia. La comunicazione sociale è necessaria a costruire “un villaggio globale delle Pari opportunità” altrimenti assisteremo a una crescita sempre disomogenea della società mentre “noi non possiamo permetterci di perdere neanche un giovane”. Per Serenella Pesarin bisogna “restituire alla società” i minori che hanno commesso reati attraverso un passaggio da “carnefice/vittima” a “cittadino attivo”. Il fenomeno è preoccupante perché non riguarda soltanto i migranti ma anche gli italiani che non vivono apparentemente situazioni di disagio. C’è “una crisi educativa trasversale che produce una generazione orfana di educatori”. Il Direttore Pesarin ha anche affrontato il difficile tema dei minori non accompagnati, spesso vittime di accattonaggio, di tratta e, in generale delle mafie. “Bisogna combattere la criminalità organizzata – ha detto – e dare protezione ai bambini e alle loro famiglie. Per fare questo ci serve una rete vera”.
La presente guida è un prodotto informativo realizzato dal progetto “Oltre la discriminazione”, che promuove comunicazione sociale su un tema di rilevante importanza: i minori immigrati e la giustizia minorile.
La campagna prevede appunto la realizzazione e diffusione di materiali e strumenti informativi (sito web, depliant e guide plurilingue, newsletter), il consolidamento di una rete interistituzionale e la realizzazione di interventi di sensibilizzazione rivolti alle realtà rappresentative dei contesti territoriali (istituzioni, sistema lavoro, formazione, welfare, media), mappati e messi in rete, ed operatori dei servizi e minori stranieri coinvolti in procedimenti penali.
L’obiettivo è favorire l’inserimento sociale e lavorativo dei minori stranieri entrati nel sistema penale minorile.
La sperimentazione, avviata a fine luglio 2009 si attua nei territori di riferimento dei Centri per la Giustizia Minorile: Lazio, con sede a Roma; Veneto, Friuli Venezia Giulia e Province autonome di Trento e Bolzano, con sede a Venezia .
La seconda fase del progetto OLD riguarderà invece i territori di riferimento dei Centri della Lombardia, con sede a Milano; del Piemonte, Valle d'Aosta e Liguria con sede a Torino. I progetti sono promossi dal Dipartimento per la Giustizia Minorile, Direzione Generale per l’attuazione dei provvedimenti giudiziari e co-finanziati dal Fondo FEI e dal Ministero dell’Interno.
La guida è rivolta specificatamente a minori stranieri, anche non accompagnati, e alle loro famiglie e/o adulti di riferimento.
La finalità è mettere a disposizione uno strumento, agile e di facile lettura, per orientarsi sulla normativa vigente in Italia e sui Servizi e le opportunità offerte dal Dipartimento per la Giustizia Minorile e dai Centri per la Giustizia Minorile (Ministero della Giustizia).
La guida è disponibile in Italiano, Arabo, Inglese, Francese, Spagnolo, sia in formato cartaceo, che telematico, in download dal sito www.reteold.it al link, progetto OLD Fase I, “materiali Informativi”.

 

 

MANIFESTAZIONI

Progetto Spazio Giallo: “Premio Amico della famiglia”
Il 16 dicembre 2009, presso la sala “Di Cataldo” dell'Istituto Penitenziario di Milano San Vittore, l'Associazione “Bambini senza sbarre” in collaborazione con la Direzione dell'Istituto, ha organizzato un incontro aperto agli operatori istituzionali e non, per condividere la menzione speciale per progetti d'eccellenza nell'ambito del concorso "Premio Amico della famiglia" organizzato dalla Presidenza del Consiglio, Dipartimento Politiche per la famiglia.
I1 concorso è stato indetto per diffondere e valorizzare le migliori iniziative in materia di politiche familiari intraprese da enti pubblici e privati, enti locali, imprese ed associazioni ed ha registrato la partecipazione di più di 600 enti di tutto il territorio nazionale
Detta menzione è stata assegnata all'Associazione per il progetto Spazio Giallo”, sostenuto dalla Fondazione Cariplo, frutto di un lungo lavoro che ha coinvolto il Provveditorato Regionale di Milano, la Direzione dell'Istituto penitenziario di Milano San Vittore, l'Ufficio per l’Esecuzione Penale Esterna di Milano, 1'ASL competente ed il Comune di Milano.
Il riconoscimento è riferito all’attività che la predetta associazione svolge da molti anni all’interno del carcere di San Vittore, ove è stato allestito uno spazio di accoglienza per i bambini che si preparano all’incontro con il genitore detenuto, gestito da operatori in grado di attutire il loro impatto con il carcere .
“Bambini senza sbarre”è una associazione senza scopo di lucro che si occupa fin dal 1997 del mantenimento della relazione figlio/genitore durante la detenzione e di sensibilizzare la rete istituzionale di riferimento e la società civile sulla delicata problematica.

 

 

CONVEGNI - SEMINARI


Convegno: “L’impresa sprigiona lavoro:la responsabilità sociale d’impresa , una scelta di alcuni, una possibilità per tutti”

Il 2 dicembre 2009 si è svolto presso la sala Pirelli della Regione Lombardia il convegno conclusivo del progetto "L'impresa sprigiona lavoro: la responsabilità sociale d'impresa: una scelta di alcuni, una possibilità per tutti".
Partito nel mese di marzo 2009 con iniziative di sensibilizzazione rivolte alle imprese e ai diversi portatori di interessi del territorio lombardo impegnati nell’inserimento lavorativo delle persone in esecuzione penale, il progetto si è concluso con la realizzazione della sperimentazione del bilancio sociale da parte delle cooperative ed imprese profit già operanti all’interno degli istituti lombardi .
Il convegno si inserisce nel più ampio dibattito sul lavoro penitenziario come importante investimento per ridurre la recidiva, favorire l’inclusione e creare maggiore sicurezza sociale.
Sono intervenuti rappresentanti dell’Amministrazione penitenziaria, della Regione Lombardia dell’Università, di Unioncamere, Confindustria e Confcooperative che si sono confrontati sulle esperienze delle imprese impegnate nella valorizzazione del lavoro di persone in esecuzione penale, sulla sperimentazione del bilancio sociale in carcere e sul contributo delle imprese alla sicurezza sociale in una visione moderna della stesse , ricollocate in una considerazione sociale più ampia, nella quale viene valorizzato il carattere multidimensionale del fare impresa e sono riconosciuti i legami sussistenti tra i diversi portatori di interessi.


42º Convegno Nazionale SEAC “Lo stato del sistema sanzionatorio e le prospettive”

Si è svolto a Roma dal 19 al 21 novembre 2009, presso l'Istituto Suore Maria Bambina, il 42º Convegno Nazionale del SEAC "Lo stato del sistema sanzionatorio e le prospettive".
Il SEAC (Coordinamento Enti e Associazioni di Volontariato Penitenziario), nato nel 1967 con lo scopo di promuovere le attività delle associazioni impegnate nelle carceri, si è trasformato in un vero e proprio coordinamento del volontariato, diventando un essenziale punto di riferimento per le istituzioni in materia di giustizia ed esecuzione penale.
L’iniziativa è stata l’occasione per discutere e confrontarsi sulla condizione del sistema carcerario:

  • le recenti modifiche legislative hanno ribadito la centralità della reclusione come risposta sanzionatoria ed il carcere sembra diventato quasi una discarica sociale per clandestini e tossicodipendenti;
  • l’aumento della detenzione è risultato di scelte politiche orientate a scapito di politiche di integrazione;
  • l’integrazione sociale va posta, al contrario, come un elemento indispensabile nella riflessione sul sistema delle sanzioni, accanto alle misure alternative, al lavoro, alle risposte che una comunità deve offrire, senza dimenticare l’attivazione di pratiche riparative, nella prospettiva di una vera volontà riformatrice del carcere e dell’esecuzione penale esterna.

All’iniziativa hanno partecipato, offrendo un contributo prezioso, importanti esponenti del mondo accademico e delle Istituzioni, oltre che operatori del settore come, fra gli altri,Giovanni Maria Flick, Presidente Emerito della Corte Costituzionale,Piercamillo Davigo, Consigliere della Corte Suprema di Cassazione e Giuliano Pisapia, Avvocato egià Presidente per la Commissione di Riforma del Codice Penale.
I lavori sono stati suddivisi in tre sessioni: la prima è stata dedicata al sistema delle pene e alle sue prospettive.
La seconda si è articolata in una tavola rotonda sulle prospettive di evoluzione del sistema dell’esecuzione penale, preceduta da una lectio magistralis di Giovanni Maria Flick.
Come ogni anno, infine, l'ultima sessione si è svolta nel carcere di Regina Coeli ed è stata caratterizzata dall'incontro con i detenuti e le associazioni sul tema delle riforme e la realtà della condizione penitenziaria.
L'iniziativa è stata organizzata con l'Alto Patronato del Presidente della Repubblica ed il patrocinio della Provincia, del Comune di Roma e di CSVnet (Coordinamento Nazionale dei Centri di Servizio per il Volontariato).


ConvegnoMisure Alternative e Recidiva”

Il 19 marzo 2010 si è svolto, presso il Centro congressi della Facoltà di Sociologia dell’Università “Sapienza” di Roma, il convegno "Misure alternative e recidiva: i risultati di una ricerca degli U.E.P.E. del Lazio".
Nel corso dell’iniziativa, organizzata dal Dipartimento di Ricerca sociale e metodologia sociologica “Gianni Statera” e dal Provveditorato regionale dell’Amministrazione Penitenziaria del Lazio - Ufficio esecuzione penale esterna - , sono stati illustrati i risultati di una ricerca sull’affidamento in prova al servizio sociale e discussi i temi dell’efficacia degli interventi di inclusione sociale e della recidiva.
Dai dati raccolti emerge che le misure alternative riducono il rischio di recidiva, favorendo percorsi di reinserimento attivo nel tessuto sociale.
L'affidamento in prova ed il contatto con operatori specializzati appaiono pertanto come strumenti in grado di garantire apprezzabili livelli di risocializzazione in una strategia meno onerosa e più vantaggiosa in termini di sicurezza della collettività.
La ricerca ha inoltre evidenziato che una parte dei reingressi in carcere non è il prodotto di una attività trasgressiva avvenuta dopo la fine della detenzione, ma, spesso, la conseguenza di una condanna definitiva relativa a fatti precedenti il periodo trascorso in carcere.
L’evento è stato anche l’occasione per discutere sulla necessità di ripensare le politiche di risocializzazione, formulate in un contesto sociale radicalmente mutato dalla riforma del 1975, secondo la quale una persona viene considerata “socializzata” nel momento in cui fa ingresso nel mercato del lavoro ed entra in un ambiente destinato alla grande produzione organizzata.
Oggi non è più possibile ipotizzare la risocializzazione in termini di lavoro dipendente o di ingresso in fabbrica. Il mercato del lavoro si caratterizza, attualmente, per la pluralità delle forme lavorative e per la discontinuità di esse.
Al lavoro si sono sostituiti i lavori. Alla continuità ha fatto seguito la saltuarietà.
Una nuova concezione della risocializzazione deve tener conto di questa realtà.
Il modello della risocializzazione attraverso misure di affidamento in prova risulta certamente efficace, ma appare necessaria una sua profonda revisione. Occorre arricchire le tecniche della risocializzazione con specifiche ed innovative attività di formazione.

 

 

PUBBLICAZIONI

Primo Rapporto sull’Immigrazione in Umbria

Il 22 gennaio 2010 è stato presentato, presso la Sala dei Notari di Perugia, il “Primo Rapporto sull’Immigrazione in Umbria” realizzato da AUR (Agenzia Umbria Ricerche) in accordo con la Giunta regionale dell’Umbria.
Si riporta integralmente la presentazione del volume, a cura di Damiano Stufara Assessore alle Politiche Sociali e Abitative Regione Umbria.
“Le profonde e repentine modificazioni che nella società umbra si stanno producendo hanno indotto la Regione Umbria a potenziare e consolidare i propri strumenti di conoscenza ed indagine, realizzati attraverso la competenza e il prestigio scientifico dell’AUR. Ciò nasce dalla consapevolezza che l’aggiornamento delle politiche deve necessariamente poggiare su una base analitica e su solide consapevolezze.
L’approccio su cui si fonda l’ampia e completa azione di indagine di questo rapporto è un assunto che dal punto di vista scientifico appare decisamente come un’evidenza, ma che tale non è per quanto concerne il dibattito politico-mediatico e la percezione di una sempre maggiore fetta dell’opinione pubblica. Quell’assunto per cui le grandi migrazioni dal sud al nord del mondo, frutto delle profonde ingiustizie ed iniquità che portano centinaia di migliaia di persone a migrare in fuga da guerre, carestie, persecuzioni, contesti di povertà privi di possibilità di emancipazione, sono un dato strutturale della contemporaneità e rappresentano un processo epocale, inarrestabile nel breve periodo, da governare nella sua complessità per trarne opportunità e non da temere o ideologicamente negare. Fermare gli ingressi dei nuovi cittadini che giungono in Italia, oltre che criticabile sul piano etico, rappresenta comunque una velleità irrealizzabile.
Del resto numerose altre epoche passate avevano vissuto forti flussi migratori, come quelli che ad esempio, nello scorso secolo, hanno visto l’Umbria alimentare significativamente l’emigrazione italiana verso l’europa centrale o le americhe.
Segnalo questo punto di partenza perché appare come un approccio di buon senso quello per cui ci si sforza di costruire quelle politiche e assumere quelle scelte che favoriscano il governo di processi particolarmente complessi per aspetti molteplici.
La mia convinzione è che l’Italia non abbia ancora mai assunto davvero questa volontà, tanto che assistiamo ad una vera e propria regressione sulle tematiche legate alle migrazioni che sempre di più sono oggetto di brutali semplificazioni, l’ultimo fra gli ultimi che assurge a pericolo sociale generatore di insicurezza. Il clandestino spesso rappresenta il capro espiatorio per antonomasia, come se fosse portatore di una condizione antropologica che rappresenta un rischio per la nostra sicurezza. “Quindi, dal momento che oltre l’80% degli oltre 4 milioni di immigrati regolari presenti oggi in Italia prima di essere regolarizzato si trovava in condizione di clandestinità, l’Italia sarebbe un enorme ricettacolo di pericolosi ex clandestini? “verrebbe da chiedersi. Si sta affermando in maniera ormai diffusa questa equazione fra clandestino e criminale che non poggia su alcuna argomentazione oggettiva ma che solletica il ventre molle di una società alla ricerca costante di capri espiatori.
Tutto ciò mentre l’Italia, condannata dai più autorevoli organismi internazionali per questo motivo, continua ad avere una legislazione che produce clandestinità, stante la difficoltà e la macchinosità dei pochi canali legali di ingresso nel paese.
Occorre invece raccontare l’immigrazione in Italia nei suoi diversi aspetti, nel livello di integrazione raggiunto, nelle gravi problematiche aperte, nel contributo essenziale dato alla nostra economia ed alla fiscalità da parte dei lavoratori immigrati.
È necessario far crescere la conoscenza del fenomeno immigrazione tanto nei suoi lati problematici che nell’apporto che a tutte e tutti noi offre.
Sono convinto che una più diffusa conoscenza possa anche farci rendere conto che troppo spesso fa più rumore l’albero che cade che la foresta che cresce.
Il primo rapporto sull’immigrazione in Umbria tenta di porsi, fra tanti altri, anche questo obbiettivo. Stimolare riflessione e approfondimento su un tratto essenziale della contemporaneità, rilevante almeno quanto complesso.
Il lavoro svolto dall’Agenzia Umbria Ricerche è di elevato profilo, decisamente vasto e approfondito, capace di fornire una visione su come le migrazioni entrano in relazione con il “sistema Umbria”, assumendo la complessità del processo come elemento di indagine. Ne esce l’immagine di un’Umbria oggettivamente multietnica. I quasi 90 mila immigrati regolari presenti nel territorio regionale fanno sì che l’incidenza dei migranti si appresti ad oltrepassare la soglia del 10% della popolazione, soglia mai raggiunta in alcuna regione italiana, che l’Umbria potrebbe superare per prima. Si stima, inoltre, un ulteriore crescita nei prossimi anni per raggiungere, nel 2014, il 15%. Si tratta di un dato quantitativamente rilevante che si è prodotto in un tempo relativamente breve. Segno, questo, di una stabilizzazione delle migrazioni in Umbria: quella che fino a un decennio fa era una terra di passaggio per flussi migratori diretti verso il settentrione diviene più recentemente una meta frequente per stabilirsi e lavorare. La nostra regione mostra un elevato grado di integrazione, più sul versante sociale che su quello lavorativo, e una capacità di andare ben oltre la semplice accoglienza. Emerge un fitto reticolo di relazioni e collaborazioni in azioni che riguardano i singoli contesti locali fra istituzioni, soggetti e territori, che contribuisce a mantenere elevato il livello di protezione sociale poggiando su uno degli elementi identitari della nostra società regionale, sebbene un po’ sfibrato: la comunità. Quel reticolo di relazioni che si oppone all’atomizzazione ed all’individualismo dilaganti nei grandi contesti metropolitani e che contribuisce ad una presa in carico delle situazioni di bisogno più intensa ed efficace. La popolazione umbra ormai da tempo, quasi un trentennio, cresce pressoché esclusivamente per il saldo migratorio, sebbene ai modesti flussi di un tempo si sono sostituiti i trend di intensa crescita della componente relativa agli immigrati di questi ultimi anni.
L’azione di quelle reti prima richiamate, unitamente ad una legislazione regionale particolarmente avanguardista, hanno permesso di costruire le condizioni per far crescere l’inclusione e l’inserimento sociale dei nuovi cittadini. La Legge Regionale umbra sull’immigrazione risale al 1990, agli inizi di questo processo. In venti anni di applicazione della L.R. 18/1990 sono stati realizzati ben 1621 progetti particolarmente radicati e capillari nei territori e nelle comunità locali, con un protagonismo diffuso di associazioni, cooperative, scuole e municipalità. Interi comparti economici anche nella nostra regione si reggono ormai prevalentemente sul lavoro delle maestranze migranti: l’edilizia, così presente in Umbria, insieme all’agricoltura ed al lavoro di cura nelle case dei nostri anziani non potrebbero continuare a svilupparsi se private dell’apporto degli immigrati e delle immigrate.
Un lavoro che per i migranti ancor più che per gli autoctoni è precario e poco qualificato, con dei riflessi critici anche sul versante della sicurezza sul lavoro: i dati, infatti, ci dicono che gli infortuni dei lavoratori italiani negli ultimi anni sono calati, mentre crescono quelli dei migranti, arrivando a rappresentare circa un quinto del totale degli infortuni sul lavoro che annualmente si verificano in
Umbria. Questa tendenza è indirettamente avvalorata anche dal fatto che nonostante l’Umbria sia tra le primissime regioni italiane per presenza di migranti rispetto al complesso della popolazione, l’imprenditoria etnica stenta ancora ad affermarsi, descrivendo un quadro per cui i progetti migratori che investono la nostra regione non si basano su sia pure minimali capitali di rischio ma sulla possibilità di accedere a forme di lavoro subordinato. Ciò, però, non impedisce che l’autonoma intrapresa di immigrati sia capace di colmare, come ci dice il rapporto, alcune lacune del nostro tessuto produttivo. Accanto a tutto ciò si pone la grande questione delle seconde generazioni, con
tutto il carico di difficoltà nella costruzione della propria identità per quei giovani, spesso nati e cresciuti nelle nostre terre, figli di immigrati. Anche su tali questioni la legislazione italiana appare arretrata ed inadeguata, incapace com’è di evitare che le seconde generazioni di migranti si sentano come degli stranieri in patria.
Dati interessanti, inoltre, provengono anche dal sistema penitenziario. Gli istituti di reclusione e di pena presenti in Umbria, a seguito delle recenti normative in ordine alle sostanze stupefacenti ed all’introduzione del reato di immigrazione clandestina, vedono una cospicua presenza di detenuti stranieri. Dovrebbero far riflettere, a tal proposito, due dati: ai migranti nel nostro sistema penitenziario spesso sono precluse le possibilità di avvalersi delle misure alternative alla detenzione, nonostante i dati testimonino un tasso di recidiva profondamente inferiore a quello degli italiani. Infatti, tenendo in considerazione i beneficiari dell’indulto disposto dal legislatore nazionale alcuni anni fa, gli immigrati che sono tornati a commettere reati ammontano al 35%, a fronte del 65% per quanto concerne gli italiani.
Anche su tali valutazioni si innesta la riflessione, affrontata da Montesperelli e Carlone nella seconda parte del rapporto, sulla relazione esistente fra integrazione e insicurezza. Per semplificare è bene richiamare il fatto che nei contesti dove peggiori sono le condizioni reddituali e occupazionali dei migranti crescono insicurezza e propensione alla criminalità.
Ritengo che ciò confermi l’impostazione strategica delle politiche regionali sull’immigrazione: costruire una maggiore integrazione provando ad abbattere le tante barriere che vi si frappongono. La prima è senza dubbio quella linguistica, che impedisce un reciproco riconoscimento e una relazione sia fra migranti provenienti da diversi paesi del mondo sia fra migranti e italiani. In questi anni molteplici sono state le iniziative in tal senso, realizzate sia in forma tradizionale che avvalendosi delle potenzialità che i media e le nuove tecnologie possono offrire.
Grande interesse, ad esempio, ha suscitato in molte zone del paese l’esperienza condotta in Umbria nei mesi passati di insegnamento della lingua e della cultura civica italiana ai migranti utilizzando il web, le radio e le emittenti televisive locali. Abbiamo voluto, in quella esperienza, declinare in forma contemporanea quanto in Italia già accadde negli anni ’60, nella fase in cui il servizio pubblico radiotelevisivo svolse un ruolo primario nell’alfabetizzazione del paese, attraverso la celebre trasmissione “Non è mai troppo tardi” del maestro Manzi. L’Umbria che emerge dal Primo rapporto sull’immigrazione è una regione più accogliente delle altre, dove il livello di integrazione raggiunto è tendenzialmente più elevato del contesto nazionale e in cui le tensioni che si producono a seguito di trasformazioni sociali così rilevanti non hanno raggiunto i livelli preoccupanti
che altrove in Italia si registrano. Questo non deve però farci abbassare la guardia o affievolire lo sforzo volto alla realizzazione di politiche integrate che in maniera radicata e capillare, avvalendosi dell’insostituibile ruolo e contributo di una molteplicità di attori pubblici e privati, possano costruire percorsi di inclusione e integrazione sociale.
Occorre porsi l’obiettivo di sviluppare ulteriormente il nostro modello e le politiche umbre sull’immigrazione, anche attraverso un aggiornamento della nostra legislazione regionale su tali materie, indispensabile per avere una strumentazione operativa maggiormente adeguata alle dimensioni raggiunte dal processo migratorio.
Il primo rapporto sull’immigrazione in Umbria ha certamente il pregio di fornire un quadro ampio e completo per supportare l’ulteriore azione legislativa e programmatoria che la nostra regione necessita. Il rapporto, inoltre, non a caso è aggettivato come primo. Apriamo con questa pregevole pubblicazione un percorso nel quale occorre dare continuità al lavoro di indagine e analisi sociale sull’immigrazione in Umbria, che possa permettere di coglierne le trasformazioni e suggerire le strade migliori da intraprendere in una regione che da tempo si è caratterizzata, nonostante le sue piccole dimensioni, per un’inusitata apertura al mondo ed alle sue culture e che può essere capace, attraverso la via dell’integrazione, di costruire quelle identità plurali che rappresentano il primo e più efficace antidoto al riemergere di razzismi e xenofobia che la nostra civiltà non può più permettersi.”