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Opuscolo illustrativo dell'Istituto superiore di studi penitenziari (2009)

L'Istituto superiore di studi penitenziari (ISSP) si affaccia sullo scenario penitenziario nel 1992 in attuazione del decreto legislativo 30 ottobre 1992, n. 446, che ne definisce compiti ed assetti organizzativi sulla base dell’articolo 17 della legge 15 dicembre 1990, n. 395 (Ordinamento del Corpo di polizia penitenziaria) successivamente modificato e integrato.
 
È la prima e unica scuola in Italia per l’alta formazione e la specializzazione dei dirigenti e dei quadri direttivi dell’Amministrazione penitenziaria e ha sede a Roma. La nascita dell’Istituto superiore è frutto di un percorso culturale e politico che riconosce la specificità del settore penitenziario su altri ambiti della Pubblica Amministrazione.
Riconoscerne la peculiarità ha significato costituire un organismo fattore organizzatore di saperi, di visioni culturali ed etiche frutto di un’operatività solo apparentemente separata dal vivere comune ma nella quale si riproducono, in un processo di rifrazione costante, le contraddizioni presenti nella società.
La separazione è solo apparente perché il mondo penitenziario è profondamente compenetrato dalle scelte che il mondo politico mette a punto per rispondere al bisogno collettivo di sicurezza, di prevenzione, di rieducazione di quella parte di comunità che viola il patto sociale e, non ultimo, per rispondere alla evoluzione della macchina pubblica.

Le fonti normative 
 
La cornice normativa complessiva, partendo dal nucleo identificativo del decreto legislativo 446/1992, si è nel tempo evoluta ridisegnando il complesso dei destinatari della formazione curata dall’Istituto Superiore e delle correlate attività istituzionali:

  • Decreto legislativo 21 giugno 2000, n. 146 recante tra l’altro l’istituzione dei ruoli direttivi ordinario e speciale del Corpo di polizia penitenziaria (attribuzione all’ISSP della formazione attraverso corsi teorico-pratici) 
  • Legge 27 luglio 2005, n. 154, legge delega che disciplina l’ordinamento della carriera dirigenziale penitenziaria 
  • Decreto legislativo 15 febbraio 2006, n. 63 ordinamento della dirigenza penitenziaria (cura della formazione dei dirigenti penitenziari lungo l’intero arco di vita professionale) 
  • Decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 che disciplina la formazione dei dirigenti con contratto di diritto privato (cura della formazione dei dirigenti di seconda fascia lungo l’intero arco di vita professionale) 
  • Contratto collettivo nazionale di lavoro – Comparto ministeri, per la formazione dei quadri direttivi (funzionari Terza area)  

La mission

Il complesso mandato dell’ISSP può riassumersi nelle seguenti parole-chiave: formazione, ricerca, valutazione, innovazione.
Ha l’incarico esclusivo di formare le figure dirigenziali e i quadri dell’amministrazione penitenziaria. L’evoluzione normativa ha mutato nel tempo la composizione dei profili professionali nella pubblica amministrazione rimodulando funzioni e compiti della figura dirigenziale a capo di Istituti penitenziari e degli uffici per l’esecuzione penale esterna e, per il Corpo di polizia penitenziaria, con l’istituzione dei ruoli direttivi e dirigenziali.
Nel 2008 realizza la formazione per i primi dirigenti pubblici di seconda fascia dell’amministrazione penitenziaria assunti per concorso, compito che per tutti gli altri ministeri è affidato alla Scuola superiore per la pubblica amministrazione.

Fin dalla sua origine nasce con importanti funzioni di indagine e ricerca su problematiche penitenziarie, di valorizzazione delle esperienze del settore penitenziario anche in tema di cultura giuridico-penitenziaria e di sviluppo di metodologie e modelli di organizzazione del trattamento dei condannati e degli internati.
Su questa scia un importante compito dell’Istituto Superiore è la valorizzazione delle migliori pratiche agite in ambito penitenziario locale sull’intero territorio nazionale.
Quest’ultimo aspetto è di grande rilievo perché restituisce il giusto riconoscimento alle eccellenze sul trattamento di detenuti e internati e su protocolli organizzativi che vengono alla luce autonomamente nei servizi penitenziari italiani per iniziativa di dirigenti locali.
Per offrire la giusta dimensione della portata dell’impegno si deve tener presente che sul territorio nazionale vi sono 203 istituti penitenziari e 58 uffici per l’esecuzione penale esterna.

La diffusione della conoscenza e la valorizzazione delle esperienze vengono promosse attraverso una significativa pubblicistica. Le più rappresentative attività di ricerca, di formazione, di implementazione di nuovi paradigmi di riferimento formativo od organizzativo sono diffuse con monografie denominate Quaderni ISSP.
Queste pubblicazioni vengono distribuite nei servizi penitenziari e sono disponibili nella pagina on-line dell’Istituto Superiore nel sito del Ministero della Giustizia.
L’impronta di ente deputato alla ricerca, all’analisi e all’approfondimento lo rende il maggiore propulsore di innovazione in campo penitenziario sia nel governo di processi organizzativi interni ai servizi penitenziari sia rispetto alle modalità di conduzione dell’esperienza detentiva.

I luoghi e le risorse

L’Istituto Superiore opera attraverso il personale penitenziario ad esso assegnato e, dal punto di vista logistico, dispone di un’ottima capacità di ricezione di corsisti per la formazione in sede, con aule dotate di strumentazioni didattiche d’avanguardia e per la video-conferenza, postazioni per traduzioni simultanee, aule informatiche, una biblioteca specialistica, un centinaio di stanze singole dotate di comfort, una mensa, un bar, una palestra attrezzata, una sauna, un poligono di tiro.
Per le attività formative decentrate dispone di Uffici per la formazione in sedici regioni presso i Provveditorati dell’Amministrazione Penitenziaria e di nove scuole dislocate nel territorio nazionale.
Attraverso queste strutture riesce a garantire processi formativi e quindi di cambiamento e ammodernamento organizzativo più capillari, a costi più contenuti, con l’impiego e la valorizzazione delle risorse umane e logistiche locali in un’ottica di decentramento amministrativo e di sussidiarietà.

Nella promozione di conoscenza, di innovazione e di cambiamento per innalzare lo spessore culturale e scientifico, evitando tentazioni auto-referenziali si avvale di collaborazioni nazionali e internazionali con il mondo accademico e con enti e altre scuole di alta formazione.

La formazione 
 
Tecnicamente i destinatari della formazione organizzata dall’ISSP si distinguono in: 

  • dirigenti penitenziari e dirigenti di Area 1; 
  • personale della terza area del comparto ministeri; 
  • personale dirigenziale e direttivo del Corpo di polizia penitenziaria.

Sostanzia queste tre macrocategorie il multiforme universo di risorse umane verso il quale l’Istituto superiore dirige il proprio mandato formativo: dirigenti, educatori, Polizia penitenziaria, assistenti sociali, statistici, direttori di Istituti penitenziari, direttori degli Uffici per l’esecuzione penale esterna, contabili, architetti, informatici, ingegneri e quant’altro.

Nel far fronte alle esigenze formative del personale, l’ISSP deve costantemente mantenere attiva un’attenta analisi dei bisogni dei multi-sfaccettati profili e settori professionali che concorrono nel perseguire i fini istituzionali dell’amministrazione penitenziaria in una tensione costante verso un punto di equilibrio che contemperi direttive del Ministro, bisogni organizzativi, individuali, tendenze culturali, etiche e sociali che si succedono nel tempo.
La formazione decentrata assume prevalentemente il carattere di formazione continua (long-life education); il rapporto si inverte nei processi formativi proposti ed erogati presso l’Istituto superiore dove la formazione cura, a parte casi eccezionali, l’immissione al ruolo, l’aggiornamento normativo di carattere nazionale o progetti speciali.
La formazione decentrata è uno dei capisaldi della sua attività, quella che raggiunge il maggior numero di dipendenti dell’Amministrazione Penitenziaria del target interessato nonché quella che muove tutte le articolazioni dell’intero sistema.
A livello di pianificazione nazionale l’ISSP adotta la metodologia partecipata che si esprime a partire dalla Conferenza annuale della formazione. In questo evento confluiscono le massime figure apicali dell’amministrazione penitenziaria per la condivisione delle migliori esperienze, per la rappresentazione di problematiche emergenti e dei fabbisogni locali, per l’elaborazione condivisa delle scelte strategiche dell’Amministrazione in tema di formazione e cura del patrimonio umano a disposizione.
A livello regionale favorisce la progettazione dal basso e la sperimentazione sul campo di progetti, percorsi e iniziative, dando ad ogni realtà la possibilità di promuovere processi rispondenti ai bisogni e alle potenzialità territoriali. In questo ramificato sistema di formazione l’ISSP assicura la sua funzione istituzionale di indirizzo, consulenza e valutazione per garantire convergenza nella progettazione e nelle iniziative.

Dall’incontro di tutte le esigenze e gli orientamenti espressi nasce il Piano annuale della formazione emanato dal Capo del dipartimento dell’amministrazione penitenziaria che raccoglie e contempera direttive ministeriali e fabbisogno formativo espresso dal basso.

La ricerca 

Già dalla formulazione istitutiva è come se il legislatore avesse voluto imprimere quello che poi diventerà il modus operandi dell’Istituto Superiore: la conoscenza prima dell’azione e la conoscenza dall’azione.
Il metodo della ricerca-azione (action-research) è diventato il principale paradigma di riferimento. L’attività dell’ISSP è un processo di ricerca-intervento di tipo circolare orientato non tanto alla produzione di conoscenza in sé, quanto piuttosto alla produzione di conoscenza specifica che, parallelamente, generi cambiamento nel complesso sistema penitenziario e che restituisca, tesaurizzato, l’insieme di saperi sviluppati sul campo operativo.
I contributi in questo campo abbracciano più anni di lavoro e, nel tempo, hanno trovato spazio di espressione a largo spettro attraverso apposita pubblicazione (cfr. paragrafo Pubblicazioni).
Uno degli ultimi output (2008) è la ricerca sul fabbisogno formativo del dirigente penitenziario italiano. L’analisi è stata condotta a tutto campo in collaborazione con l’Istituto di ricerche sui problemi dello Stato e delle Istituzioni (IRSI) con l’utilizzo di strumenti multi-modali (questionari, focus group, interviste a testimoni privilegiati ecc.).
Al di là delle aree tematiche da approfondire segnalate dai dirigenti penitenziari italiani, ci si sofferma qui molto rapidamente sull’impianto metodologico che dovrebbe assumere la formazione perché risponda appieno alle esigenze professionali di questa categoria.
In sintesi la forma ideale ipotizzata è quella residenziale breve, i momenti teorici devono essere fortemente ancorati ai saperi sviluppati nella realtà del sistema penitenziario ed essere intervallati da momenti di formazione sul campo e stage in ambienti extra-penitenziari. A testimoniare quanto sia parallelo e tempestivo il processo di implementazione dei risultati delle ricerche, si tenga presente che il primo corso per dirigenti di seconda fascia già realizzato dall’ISSP è stato modellato esattamente sulle indicazioni frutto dell’approfondito studio, sopra citato, condotto con rigore scientifico.

La valutazione 

L’attività di valutazione è un processo continuo, trasversale ad ogni settore e raggiunge ogni processo formativo posto in essere nelle sedi più lontane.
Gli Uffici della formazione nelle sedi regionali, così come le Scuole in tutta Italia, procedono con costanti momenti di valutazione come nelle prassi più consolidate.
Il progetto formativo proposto è valutato a partire dal suo stato di ideazione.
Durante la sua definizione viene sottoposto al vaglio in termini qualitativi da parte di un team di esperti all’ISSP e, solo dopo questa fase, si trasforma in vero e proprio programma di formazione che verrà successivamente implementato in sede locale o decentrata.
Nella sua fase di erogazione ogni singolo progetto viene accuratamente seguito da un responsabile di progetto e costantemente monitorato per gli eventuali interventi di correzione delle criticità emergenti.
A valle della singola azione formativa i corsisti sono chiamati ad esprimere il proprio gradimento su tutti gli aspetti implicati nel processo: docenti, materie, logistica, strumentazioni e tecnologie impiegate ecc. L’attenzione verso il cliente interno, cioè il dipendente nel processo formativo, è costante, molto alta e presiede ogni passo del processo.

Da molti anni ormai questa dimensione è molto curata. L’ISSP ha attuato un processo formativo a larghissimo spettro, raccogliendo adesioni in tutta Italia per la specifica formazione a compiti di responsabili di progetto e di tutor incaricati della organizzazione dell’attività formativa. Queste figure coadiuvano efficacemente il processo di formazione nella sua parte esecutiva e di sintesi dei risultati e da molti anni ormai rientrano a pieno titolo nella progettazione ed esecuzione di programmi formativi locali.

Analogo impegno viene più recentemente profuso rispetto al tassello della valutazione d’impatto, ossia la valutazione delle variazioni nei processi lavorativi e organizzativi direttamente ricollegabili all’attività di formazione cui gli individui partecipano. La complessità del tema rende questo campo un settore di grande sviluppo futuro e insieme una sfida per la difficoltà nella individuazione delle variabili che influiscono sui cambiamenti individuali ed organizzativi, nodo mai del tutto sciolto anche dalla psicologia e dalla scienza della formazione.

Altro fronte molto significativo della valutazione è l’individuazione e la scelta di programmi, esperienze, processi lavorativi posti in essere nel complesso mondo penitenziario e che rappresentano modelli, eccellenze da diffondere e promuovere.

Le metodologie valutative sono varie e intervengono su diversi stadi del processo.
Il primo stadio è di tipo preventivo: la valutazione viene attuata a cura di un team dell’ISSP ed è il processo attraverso cui le idee progettuali presentate dagli uffici periferici diventano veri e propri programmi formativi erogabili.
Il secondo stadio è di tipo riepilogativo: la valutazione riguarda il complesso dell’attività formativa a livello centrale e a livello regionale.
Il terzo stadio concerne le buone pratiche: la valutazione di un team individua le migliori pratiche da proporre a concorsi banditi da enti terzi per il riconoscimento di eccellenze (come per esempio l’Associazione italiana formatori, AIF), oppure l’Istituto superiore si fa diretto promotore e bandisce concorsi allo scopo.
L’esperienza maturata dimostra che il riconoscimento lavorativo, con la segnalazione delle migliori pratiche, sia molto apprezzato dai gruppi di lavoro proponenti il programma in gara e aumenta la motivazione individuale e di team stimolando processi di miglioramento continuo.

L’innovazione

L’idea che la formazione sia leva strategica per innovare la pubblica amministrazione e migliorarne le prestazioni è ampiamente diffusa e condivisa. In questo senso l’ISSP è costantemente impegnato per promuovere innovazione.
Da molti anni tiene vivo il confronto con i principali centri di ricerca universitari nazionali, definendo con essi apposite convenzioni, e con la Scuola superiore per la pubblica amministrazione e altre scuole per l’alta formazione.
Questo continuo raffronto con il mondo universitario e con realtà penitenziarie transnazionali fa dell’ISSP un laboratorio aperto di idee, proposizioni, sperimentazioni e vere e proprie implementazioni di nuovi paradigmi professionali, sia nello specifico campo formativo sia in quello direttamente operativo.

Su questo versante si va ampliando costante mente la dimensione internazionale e di apertura a diversi soggetti esterni all’amministrazione penitenziaria. Qualche esempio si può trarre dalle esperienze in rete con altri Paesi dell’Unione europea e non solo.
L’Istituto Superiore ha promosso attraverso il progetto Penitentiary.net la costituzione di una rete tra le agenzie di formazione nazionali delle amministrazioni penitenziarie di diversi Stati membri dell’Unione. Questo network è stato facilitatore di una serie di esperienze condivise e di scambi tra i Paesi membri e prelude a relazioni e forme di collaborazione che nel tempo saranno sempre più rafforzate. Sulla stessa scia ha partecipato alla prima conferenza internazionale delle Scuole di formazione penitenziaria di dodici stati europei con un seminario dedicato. La conferenza ha posto al centro della discussione il corpo delle Nuove regole penitenziarie europee che segnala l'attenzione vigile e l’azione costruttiva sul tema da parte del Consiglio d’Europa. Il consesso ha guardato con interesse alla formazione degli operatori penitenziari e alla formazione sui diritti umani e sull’etica lavorativa. Questo processo renderà possibile coltivare la dimensione europea della formazione penitenziaria e permetterà all’Istituto Superiore e ai partner europei di organizzare visite di studio, stage e attività di ricerca.

In questa rapida e sintetica elencazione di eventi si annoverano le diverse esperienze di delegazioni straniere ospiti per visite di studio o per stage formativi presso l’ISSP provenienti dalla Francia, dal Cile e dall’Argentina e l’ospitalità data nel 2008 al convegno di Eurojust, organo collegiale dell’Unione europea composto da giudici di tutti i Paesi membri, il cui scopo è potenziare la lotta alla criminalità organizzata e internazionale. Ogni anno, insomma, l’Istituto Superiore è aperto ad un certo numero di eventi di questo genere sul piano internazionale, nell’ottica di uno scambio di esperienze continuo.

L’Istituto Superiore, infine, si avvale della collaborazione del Nucleo fondi sociali europei, settore che sostanzia la propria funzione in una importantissima attività di reperimento fondi (fund-raising) e di partenariato attivo e partecipe per l’amministrazione penitenziaria sui temi dell’inclusione sociale, in collegamento con le specifiche articolazioni della Comunità europea.

L’attività negli ultimi anni ha consentito di porre attenzione alle tematiche di orientamento comunitario (es. le differenze di genere), di partecipare a processi di condivisione di prassi ed esperienze operative con altre realtà penitenziarie europee, di incrementare il patrimonio logistico dedicato alla formazione in aree del paese ove l’intervento è stato di contrasto a forme di disagio locali (criminalità) come la Scuola di San Pietro Clarenza in provincia di Catania.

Le nuove sfide

Le nuove sfide dell’Istituto superiore si possono inquadrare in macro-aree fondamentali.
La prima individuabile è quella della salute organizzativa, la seconda è quella della vicinanza alle realtà locali con processi formativi più allineati al sentire delle risorse umane nelle sedi decentrate.
È intuitivo che i due temi siano per molti aspetti collegati e che soprattutto intervenendo sulla seconda area si possa incidere sul benessere organizzativo.
La salute organizzativa è data dalla compresenza di pre-condizioni che influiscono sul benessere fisico, psicologico e sociale a partire dai singoli componenti, dai gruppi di lavoro per giungere alle comunità lavorative.
L’attenzione alla salute e al benessere organizzativo compaiono sulla scena della pubblica amministrazione grazie ad una precisa direttiva del Ministro della funzione pubblica del 2004.
La direttiva rispondeva ad una esigenza diffusa e ad una rinnovata attenzione alle risorse umane, riconosciute come le vere e proprie leve attraverso cui attuare i profondi processi di rinnovamento che hanno interessato la pubblica amministrazione fin dagli anni Novanta.
Da allora, infatti, la pubblica amministrazione è stata investita da notevoli spinte verso il cambiamento che avevano soprattutto il senso di riportare il suo baricentro al punto originario di partenza: il soddisfacimento dei bisogni dell’utente/cittadino.
La rinnovata attenzione verso il cittadino, la necessità di snellimento di procedure, la spinta verso la trasparenza, la rendicontazione pubblica attraverso i bilanci sociali, ecc. hanno portato gli apparati della burocrazia statale a ripensare profondamente se stessi.

Questo processo di rinnovamento ha investito in primo luogo gli uomini e le donne che muovono gli ingranaggi di questi apparati e che, in forza dello stesso processo, sono anche stati riconosciuti a loro volta clienti interni, portatori cioè di bisogni cui la stessa struttura pubblica di appartenenza deve rispondere e soddisfare.
L’amministrazione penitenziaria sensibilizzata nel corso degli anni su queste tematiche, come ogni altro settore pubblico, ha dovuto farsi incisivamente carico del tema del benessere in forza di una serie di episodi drammatici che hanno toccato la vita di diversi operatori penitenziari. In questo nuovo ambito di interesse non è stata secondaria la considerazione che l’utenza trattata dagli operatori penitenziari sia multi-problematica e generi difficoltà di gestione relazionale, in particolare per i poliziotti penitenziari a causa del contatto incessante con la popolazione ristretta.

È stato ineludibile per l’Istituto superiore sentirsi implicato nel generare le pre-condizioni per un mutamento fondamentale nei climi organizzativi e relazionali interni agli Istituti penitenziari.
Il principale esito è la definizione delle linee strategiche di intervento messe a punto dal Capo del dipartimento dell’amministrazione penitenziaria con dei dispositivi dedicati al tema.

Da un punto di vista operativo-gestionale, all’ISSP è stato attribuito il compito di promuovere l’ascolto organizzativo, ossia una forma di attenzione alle relazioni in ambito lavorativo improntate all’ascolto attivo, ad un corretto esercizio della leadership, al rispetto dell’individuo, alla creazione di un clima di comunità sensibile al prossimo da sé.
È stato poi individuato come sede ove opera il cosiddetto Gruppo permanente per il benessere, che ha compiti di analisi, studio, ricerca, consulenza ed orientamento delle azioni di contrasto del malessere e del disagio nel personale penitenziario in tutta Italia. Compito particolarmente delicato nel momento in cui, a fronte di un incremento delle manifestazioni di disagio nel personale, l’amministrazione penitenziaria ha visto transitare tutto il suo personale sanitario (medici, sichiatri, psicologi, infermieri) verso il ministero della salute.
L’attenzione a queste problematiche ha generato i Laboratori formativi per l’ascolto organizzativo, modalità che prevede un alto gradiente di partecipazione attiva dei corsisti e che vuole essere il volano di questo miglioramento organizzativo attento al patrimonio di risorse umane impiegate anche nei gangli più remoti dell’organizzazione penitenziaria del territorio italiano. Nel primo passaggio sono stati coinvolti tutti i direttori e tutti i comandanti di Istituto penitenziario.

La forma laboratoriale è stata immaginata come vera e propria fucina, uno spazio fisico di scambio e di lavorazione condivisa di idee ed esperienze già implementate in funzione delle sensibilità e delle possibilità dei diversi territori in cui insistono gli istituti penitenziari. Massima apertura è dedicata all’apporto dei corsisti in modo da restituire spazio e voce alle esperienze esperte che, in questi anni, hanno garantito il funzionamento degli istituti penitenziari.
Strettamente connessa al benessere è la sfida nel promuovere un livello più significativo di prossimità della formazione ai fabbisogni dei servizi penitenziari decentrati.
L’Istituto Superiore possiede già un esempio in questo senso: il progetto Riprova- Uepe, che ha inte ressato gli Uffici per l’esecuzione penale esterna sia locali che regionali e i 1600 operatori dell’area, e che ha ottenuto il riconoscimento del premio Basile nel 2008 tra tutti i progetti di formazione della PA concorrenti al bando.

Con questo modello formativo per la prima volta l’ISSP ha realizzato un processo a cascata raggiungendo tutti gli Uffici per l’esecuzione penale esterna nell’intero territorio italiano. Il percorso top-down ha riguardato anche i livelli di responsabilità gestionale: dalla struttura centrale a quella regionale, dalla struttura regionale ai singoli servizi penitenziari per l’esecuzione penale esterna. Ogni Provveditorato ha avuto la piena governance del processo formativo e, con le modalità preferite in ogni realtà, ha riadattato gli scopi del piano di formazione ai bisogni locali emergenti.
Il mantenimento e l’accrescimento delle competenze professionali dei profili direttivi del Corpo di polizia penitenziaria è all’attenzione costante dell’ISSP che promuove e organizza la loro partecipazione a percorsi formativi interprofessionali volti a favorire l’integrazione tra operatori penitenziari, in particolare tra le figure apicali a capo dei servizi penitenziari e a capo delle Aree.
In questa prospettiva i Comandanti di reparto del Corpo di polizia penitenziaria hanno partecipato e parteciperanno ai laboratori di formazione sull’ascolto organizzativo insieme con i dirigenti degli Istituti penitenziari e sono inoltre coinvolti in tutti i progetti interprofessionali insieme alle figure chiave del Gruppo di osservazione e trattamento.

Al fine di predisporre progetti formativi per le specifiche esigenze di questa categoria di personale è stato costituito presso l’ISSP l’Osservatorio per la formazione dei ruoli direttivi del Corpo di polizia penitenziaria, che rappresenta il raccordo tra percorso formativo iniziale di immissione al ruolo e il successivo aggiornamento professionale. Attraverso strumenti interattivi quali forum, sondaggi, e altre forme di comunicazione agile si consente al singolo funzionario di socializzare le proprie esigenze formative al fine di definire compiutamente il fabbisogno formativo di questi funzionari.
In una cornice così definita si garantisce alla realtà locale e a tutti i soggetti interessati un insieme di azioni formative con contestuale analisi dei bisogni che accompagna e parallelamente ri-adatta l’azione formativa erogata.

Nei termini di efficienza ed efficacia, una mappatura del fabbisogno formativo così ottenuta rappresenta l’ottimizzazione dei risultati complessivi, compreso quello di ridurre la distanza tra il centro e la periferia.
Altra macro-area di interesse è quella volta a sintonizzare l’amministrazione penitenziaria con le direttive annuali del ministro della giustizia ed impegna l’ISSP nel definire i piani esecutivi di azione (PEA), strumenti attraverso cui si veicola l’innovazione. Si ricordano, a questo proposito, la realizzazione del PEA "Riconoscere e valorizzare le esperienze nel DAP", volto a fare emergere le esperienze di eccellenza nella gestione manageriale e nel trattamento penitenziario, e del PEA "EticaMente", che vuole rafforzare la centralità della persona quale patrimonio umano imprescindibile per l’attuazione di politiche di cambiamento nei servizi penitenziari e consolidare la valenza etica degli interventi degli operatori.

Le pubblicazioni

L’impegno editoriale si può ben inquadrare nella definizione di una cultura di riferimento per  quanti operino nel sistema penitenziario o per quanti se ne interessino a vario titolo. Si ricordano i volumi pubblicati sulle esperienze condotte dall’ISSP:

  • Wolf  - Monografia nata da un progetto finanziato dalla Commissione Europea sull’approfondimento della   problematica dei sex-offender e della formazione degli operatori impegnati nel loro trattamento in ambito penitenziario.
  • Attendi al lupo – Pedofilia e vittime per progetti integrati di trattamento penitenziario  -Tratta di esperienze di rieducazione dirette ad autori di reati a   sfondo sessuale, una categoria di condannati che vive condizioni di restrizione che richiedono una   particolare forma di attenzione   da parte del personale e un rimodellamento di processi relazionali e organizzativi.
  • Supervisione per gli operatori penitenziari - Descrive esperienze di supervisione dirette ad operatori penitenziari, aspetto da sempre in secondo   piano pur trattandosi di professioni d’aiuto molto esposte al rischio di burnout e stress lavorativo. 
    La supervisione è considerata strumento centrale per lo sviluppo dell’operatività interprofessionale  e per la corretta gestione degli interventi.
  • Reato e identità  -Tratta di un processo formativo che, a partire dall’approfondimento del modello dialogico-  narrativistico, mira a rendere più consapevoli tutti gli attori coinvolti nel processo del trattamento rieducativo dell’influenza del linguaggio e delle teorie personali sull’operatività quotidiana.
  • Gestione strategica delle competenze -  È il primo tentativo di studio su questo tema in relazione alle nuove esigenze organizzative del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria.
  • Stranieri e droghe  -Si riprende il modello dialogico narravitistico applicandolo alla realtà del diretto intervento sui detenuti e internati stranieri e tossicodipendenti.
  • Strumenti e modalità di accesso alle fonti di finanziamento regionali, nazionali ed europee - Un vero e proprio manuale di riferimento aggiornato sulle modalità e possibilità di reperire finanziamenti europei.
  • Penitentiary.net – European network of penitentiary training - Testimonianze e riflessioni sul sistema di formazione penitenziaria a livello di Unione Europea, in collaborazione con la Commissione Europea per la Giustizia e cinque Stati membri. 
  • MEDIARE verso il futuro - Atti del seminario e testimonianze sull’esperienza transnazionale, condotta in partnership con  l’Unione Europea per il mutuo scambio di esperienze sul tema della giustizia riparativa in Europa.
  • Analisi dei fabbisogni formativi del dirigente penitenziario - Una tra le ultime nate ma prima approfondita analisi del fabbisogno formativo della popolazione di dirigenti dell’Amministrazione penitenziaria italiana. Dalla ricerca, oltre a preziose indicazioni tematiche e di metodo, emerge con nitore un quadro descrittivo molto preciso sulle caratteristiche di questa popolazione di dirigenti pubblici.
  • Riconoscere e valorizzare le esperienze del DAP Racconta l’esperienza e gli esiti di un processo di raccolta delle eccellenze nei servizi penitenziari  italiani. Procedura attraverso cui ogni settore, Istituto penitenziario, Ufficio per l’esecuzione penale esterna è stato invitato ad individuare le sue migliori pratiche e a proporle per il debito riconoscimento.

Infine l’Istituto Superiore pubblica articoli sulle due riviste del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria: il mensile Le due città e il periodico Rassegna penitenziaria e criminologica.

Riconoscimenti dell'ultimo quinquennio

Nel 2003 il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi emana apposito decreto presidenziale con cui concede l’uso della bandiera nazionale all’Istituto Superiore e la consegna solennemente al Direttore, quale riconoscimento del ruolo svolto.
Nel 2005 ottiene una segnalazione di eccellenza dall’Associazione italiana formatori (AIF).
Nel 2006, nell’ambito dei progetti di formazione della pubblica amministrazione, riceve il premio Basile del concorso nazionale dell’AIF, che si propone di premiare, valorizzare e diffondere le migliori esperienze formative realizzate dalle pubbliche amministrazioni per lo sviluppo delle risorse umane e per il concreto miglioramento dei servizi offerti ai cittadini.
Nel 2007 ancora una segnalazione di eccellenza dall’AIF.
Nel 2008 l’AIF attribuisce il secondo premio Basile con il quinto posto assoluto tra tutti i progetti della pubblica amministrazione partecipanti alla stessa edizione.

Per copie della pubblicazione rivolgersi a:
Istituto superiore di studi penitenziari
Via G. Barellai, 140 – 00135 Roma
tel. +39 06.302611
e-mail issp.dap@giustizia.it