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Analisi dell’offerta di risorse trattamentali in relazione ai flussi d’utenza locali - Piano esecutivo d'azione 2009

a cura della Direzione generale per l’attuazione dei provvedimenti giudiziari

 

INDICE
Introduzione
Il metodo di rilevazione
Aggregazione e comparazione dei dati
Analisi dei dati
Tipologia Iniziativa
Macro Aree d’Azione
Formazione scolastica
Attività sportive
Attività culturali ludiche ricreative
Orientamento formazione lavoro
Promozione e tutela della salute
Attività di recupero da dipendenze patologiche
Attività terapeutiche in area del disagio psicopatologico
Attività di giustizia riparativa
Mediazione interculturale
Mediazione penale
Educazione alla legalità
Formazione aggiornamento operatori
Volontariato
Tirocini formativi pre-post lauream
Attività di studi e ricerche
Attività di promozione della concertazione delle politiche sociali
Altro
Servizi Minorili Coinvolti
Partner
Ente Finanziatore
Minori Destinatari
Conclusioni
Appendice – dati statistici ed elenco allegati

Introduzione
Il Piano Esecutivo d’Azione (PEA) della Direzione generale per l’attuazione dei provvedimenti giudiziari di questo Dipartimento per la giustizia minorile tratta, da diversi anni, il monitoraggio delle iniziative trattamentali intraprese dal sistema giustizia minorile in favore dei minori entrati nel circuito penale e presi in carico dai servizi minorili della giustizia sull’intero territorio nazionale. Questo lavoro si pone l’obiettivo di contribuire alla programmazione, definizione e realizzazione delle politiche d’intervento adottate dalla Direzione generale per l’attuazione dei provvedimenti giudiziari e dal sistema giustizia minorile nel suo complesso, per far sì che tutte le iniziative intraprese rispondano sempre più ai bisogni espressi dall’utenza medesima. In particolare, la presente rilevazione ha lo scopo di analizzare la relazione tra le azioni stesse e i flussi d’utenza, sia in senso quantitativo che qualitativo, approfondendo detta analisi anche a livello interregionale. Sono state così confrontate e analizzate le varie iniziative con le specificità dell’utenza e i relativi flussi che caratterizzano diverse regioni-aree geografiche.
Non di minore importanza è poi l’opportunità di verificare, attraverso questo sistema di rilevazione, i possibili cambiamenti che sono intervenuti nell’ambito delle politiche di intervento adottate nel contrasto al fenomeno della devianza minorile, sia da questo Dipartimento, sia dalle varie Istituzioni che a vario titolo esercitano la propria competenza in questo delicato settore della società civile. Appare pleonastico, infatti, ricordare come la Legge Costituzionale n. 3 del 18 ottobre 2001 ha modificato il Titolo V della Parte Seconda della Costituzione, diffondendo ed articolando le competenze, in primo luogo, degli Enti territoriali e locali nel settore delle politiche di intervento sociale, con particolare riferimento all’offerta di risorse dedicate ai minorenni sottoposti a procedimento penale. Come più volte rilevato dalla totalità degli “addetti” del settore, ciò si rende ancor più necessario nei confronti di un fenomeno che ha oramai fatto del continuo cambiamento ed incessante evoluzione la propria principale caratteristica, impedendo, in tale modo, di “blindare” le definizioni e, ancor più, le “soluzioni” al problema stesso.

Il modo di intendere e interpretare l’attuale società che ci stanno offrendo i più evoluti studiosi dei fenomeni sociali, in primis, Zygmunt Barman (1), ci obbligano, più che nel passato, ad un impegno costante e  sempre più incisivo. Il fenomeno dei minori stranieri non accompagnati, dei minori di seconda generazione, il progressivo aumento di ragazzi italiani coinvolti in reati legati all’uso e allo spaccio degli stupefacenti, nonché quelli inseriti in organizzazioni criminali, è solo una parte di una fenomenologia della devianza che da lungo tempo ha iniziato ad essere caratterizzata non solo, come nel passato, da problemi legati alle condizioni di marginalità sociale ed economica, ma anche da manifestazioni di disagio psicologico che lasciano intravedere, in controluce, un difficile e sofferto processo di integrazione sociale da un lato, ed una fase di debolezza della principale “agenzia educativa”, quale è la famiglia, dall’altro. L’innegabile insufficienza delle risorse sociali e, conseguentemente, delle agenzie educative e di supporto a tali fenomeni è un elemento che continua a mantenere una centralità oramai innegabile. La situazione descritta, che consente di definire come ardua la “scommessa” che si trova davanti l’Amministrazione della giustizia minorile, chiama in causa con forza il ruolo dello Stato nell’azione di coordinamento e garanzia dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali anche e soprattutto nei confronti di quei ragazzi e ragazze che cadono nella “rete”. Nell’ottica di una sempre maggiore comprensione per un sempre più efficace contrasto a detti fenomeni si muove il Piano Esecutivo d’Azione 2009 della Direzione generale per l’attuazione dei provvedimenti giudiziari del Dipartimento della giustizia minorile.

 

Il metodo di rilevazione
Rispetto al PEA 2008

(2), il metodo di rilevazione proposto ai Centri per la giustizia minorile (d’ora in avanti indicati con la sigla CGM) ha utilizzato una unica scheda di rilevazione

(3), in foglio formato excel

(4), per ambedue i semestri analizzati, semplificando il lavoro dei referenti CGM. Queste schede sono state rivisitate e ampliate grazie alle indicazioni dei referenti stessi, migliorandone la qualità ed implementando la precisione e la condivisione della nomenclatura adottata. In particolare, alla scheda inerente alle Macro Aree d’Azione a cui si riferisce l’iniziativa sono state aggiunte altre voci

(5). Ciò si è reso necessario perchè nella rilevazione dello scorso anno, la voce “C14 altro” ha presentato valori percentuali elevati che hanno evidenziato, come già rappresentato nel report finale del PEA 2008, tipologie di azioni importanti e rilevanti nel lavoro quotidiano dei servizi della giustizia minorile, che meritavano, pertanto, di essere estrapolate ed evidenziate. Le altre schede sono rimaste le medesime, ciò che ha reso possibile comparare, temporalmente, i dati espressi. Le categorie di rilevazione (d’ora in avanti indicati con la sigla CR) sono, come lo scorso anno, le seguenti:

 

  • la tipologia dell’iniziativa;
  • la tipologia della macro area d’azione in cui si inserisce l’iniziativa;
  • l’indicazione dei servizi minorili coinvolti dall’iniziativa;
  • l’indicazione del partner esterno all’Amministrazione della giustizia minorile coinvolto;
  • l’indicazione dell’Ente finanziatore, ivi compresa l’Amministrazione della giustizia minorile attraverso la Direzione generale per l’attuazione dei provvedimenti giudiziari; numero minori destinatari.

     

Per la definizione delle varie CR individuate e delle relative voci interne a queste, si rimanda alla “legenda attività”, consultabile nell’allegato 1. Come preannunciato lo scorso anno, questa Direzione generale ha rielaborato e “restituito” ai singoli CGM le schede excel, in modo da renderle utilizzabili sia per il PEA in oggetto, sia per consentire ai CGM stessi la continuazione dell’azione di monitoraggio delle attività espletate e delle connessioni con la rete istituzionale, secondo un compito intrinseco al proprio mandato. Preme sottolineare che questa Direzione generale è ben consapevole di come lo sforzo operativo effettuato dai referenti dei CGM, nonché da tutti gli operatori che hanno dato il proprio contributo alla rilevazione, sia stato effettuato in regime di carenza di personale e derivanti carichi di lavoro. Ancora una volta, a tutti coloro che hanno permesso a realizzazione di questo lavoro va il sentito ringraziamento di questo Direttore generale.

Aggregazione e comparazione dei dati
I dati rilevati sono stati aggregati:

  • a livello nazionale;
  • a livello interregionale, raggruppando i dati relativi all’area geografica:
  1. Nord (quattro CGM: Torino, Milano, Venezia e Bologna);
  2. Centro (tre CGM: Firenze, Roma e L’Aquila);
  3. Sud/Isole (cinque CGM: Napoli, Bari, Catanzaro, Cagliari e Palermo).

 Dai dati sono stati poi ricavati i relativi valori percentuali (d’ora in avanti indicati con la sigla v.p.), sempre secondo lo schema sopra indicato.

Più precisamente:

  • a livello nazionale il valore percentuale indicato esprime il rapporto, per ogni singola voce, tra tutte le iniziative segnalate in detta voce e la totalità delle segnalazioni di tutti i dodici CGM;
  • a livello interregionale il valore percentuale indicato esprime il rapporto, per ogni singola voce, tra le iniziative segnalate in detta voce dai CGM che insistono nell’area geografica presa in esame e la totalità delle segnalazioni di questi stessi CGM. A titolo esemplificativo, il v.p. della voce “formazione scolastica” dell’area Sud/Isole esprime il rapporto tra le iniziative segnalate in detta voce dai CGM di Napoli, Bari, Catanzaro, Cagliari e Palermo e la totalità delle segnalazioni di questi stessi CGM.

Il procedimento descritto è stato adottato già dallo scorso anno poiché esso consente di “sganciare” il v.p. espresso da ogni categoria di rilevazione (macro aree d’azione, servizi minorili coinvolti, Partner, e tutte le altre) dal numero dei servizi minorili (d’ora in avanti indicati con la sigla SSMM) dipendenti dal singolo CGM (6) e dal numero degli utenti in carico ai Servizi stessi di una data area geografica. (7)
Tale elaborazione permette di rilevare e rappresentare, con adeguata rispondenza, la specificità operativa di ogni singola area geografica in relazione ad ogni CR.
Va specificato che per una singola iniziativa, potendo questa, come è ovvio, fare riferimento a più voci di ogni CR, era possibile effettuare più “segnalazioni” (ad esempio, per un progetto potevano essere indicati il codice C4 e C8 per quanto riguarda la Macro Area d’Azione, e, sempre a titolo esemplificativo, il codice E2 ed E4 per quanto riguarda i Partner).
 

Analisi dei dati
 

 

Tipologia Iniziativa

Tab. 1
Tipologia iniziativa - situazione nazionale comparata alla situazione nord-centro-sud/isole
anno 2009
Situazione
interregionale
Altro Progetto Convenzione Accordo operativo, di rete e ats
(ass. temporanea di scopo)
Protocollo operativo Protocollo d'intesa
Sud/isole 28,5 28,2 17 5,4 4,8 16
Centro 6,6 35,8 7,3 2,9 27,7 19,7
Nord 6,9 31,3 15,1 25,7 5,6 15,5
Nazionale 21,6 29,6 15,6 9,7 7,3 16,3

 

Tipologia iniziativa - situazione nazionale comparata alla situazione nord-centro-sud/isole - anno 2009

Va primariamente evidenziato che tra le iniziative segnalate dai CGM sono presenti numerosi ed importanti accordi/iniziative che il Dipartimento per la giustizia minorile ha sottoscritto a livello centrale e propagato a livello periferico, rendendo utilizzabile le risorse create, in ultima analisi, al singolo servizio minorile, destinatario finale del lavoro di attività di promozione della concertazione delle politiche sociali attuato da questa Direzione generale. Preme sottolineare, infatti, che gli accordi d’intesa e le iniziative intraprese a livello centrale, hanno consentito e rinforzato la crescita, qualitativa e quantitativa, dell’azione di orientamento, della formazione e del lavoro, ovvero ambiti e settori in cui la giustizia minorile si sta sperimentando solo negli ultimi anni.

La tabella n. 1 esprime v.p. che fanno riferimento ai valori assoluti (d’ora in avanti indicati con la sigla v.a.) indicati nella nota e che indicano i singoli accordi/iniziative. Questo significa che 1.377 è il numero totale di accordi/iniziative attive sull’intero territorio nazionale, ovvero il numero su cui si poggia l’analisi proposta in questo lavoro (9).
La tabella indica che la tipologia d’iniziativa più consistente di questa CR è, anche quest’anno, quella relativa ai “progetti”, pari a 29,6% del totale nazionale (lo scorso anno il v.p. era identico). Ancora una volta, in tal modo, viene espressa in maniera chiara l’“attitudine operativa” del sistema dipartimentale della giustizia minorile.
Il v.p. seguente come peso è quello espresso dalla voce “protocollo d’intesa” (16,3%) nel quale sono compresi gli accordi che il Dipartimento per la giustizia minorile ha sottoscritto a livello centrale e di cui si è parlato prima.
Detti accordi, come sottolineato, rappresentano ulteriori opportunità che ha creato e curato questa Direzione generale in favore dei CGM e i servizi della giustizia minorile e che si immettono all’interno del flusso operativo gestito dagli stessi CGM e SSMM.

Macro Aree d'Azione
(10)
Quest’anno sono state individuate 17 macro aree d’azione (d’ora in avanti indicate con la sigla MAA), ovvero, tre in più dello scorso anno. Tale modifica, come è stato esplicitato in precedenza, si è resa necessaria poiché nell’analisi delle rilevazioni del PEA 2008 ci si è resi conto che erano stati segnalati un numero di progetti/iniziative che raggiungevano v.p. significativi e che facevano riferimento a settori importanti e che hanno una tangibile rilevanza nell’operatività quotidiana dei servizi della giustizia minorile. L’aumento delle voci ha reso necessario “spezzare”, per una maggiore chiarezza visiva, la tabella delle macro aree d’azione in due distinte tabelle: la n. 2 e la n. 6. La strutturazione delle tabelle consente di stimare e mettere in relazione il valore percentuale nazionale con quello relativo alle tre aree geografiche individuate (11). I dati emersi saranno inoltre analizzati ponendoli in relazione con la provenienza (italiani/stranieri) degli utenti in carico ai CGM delle tre aree geografiche. Questi dati sono indicati nelle tabella nn. 12, 13, 14, 15 e 16 in appendice al presente report. 

Tab. 2
Macro Aree d'Azione
I sezione
situazione nazionale comparata alla situazione nord-centro-sud/isole
anno 2009
Situazione interregionale Attività di giustizia riparativa Attività terapeutiche in area del disagio psicopatologico Attività di recupero da dipendenze patologiche Promozione e tutela della salute Orientamento formazione lavoro Attività culturali ludiche ricreative Attività sportive Formazione scolastica
Sud/isole 7,5 1,1 1,4 4,4 22,2 14,2 5,2 3,9
Centro 17,8 6,7 0 5,6 17,8 16,7 3,3 4,4
Nord 14 1,5 2,7 6,5 17,6 9,8 4,2 4,2
Nazionale 10 1,8 1,5 4,9 20,8 13,6 4,8 4

Macro Aree d'Azione I sezione situazione nazionale comparata alla situazione nord-centro-sud/isole anno 2009

Formazione scolastica
 

Attività sportive
 

Attività culturali ludiche ricreative
 

Le tre aree geografiche esprimono v.p. simili tra loro nel caso delle attività di “formazione scolastica”, mentre più articolati sono i valori riferiti alle “attività sportive”, all’interno delle quali si può evidenziate il v.p. del Sud/Isole (5,2%), superiore al v.p. nazionale.
Le due MAA comprendono iniziative (12)prevalentemente svolte in area penale interna (Centro di prima accoglienza, Istituto penale per i minorenni, Comunità (13)).
Data la netta divisione tra Nord e Centro, da un lato, e Sud/Isole dall’altro, per quanto riguarda la provenienza degli utenti in ingresso in CPA, IPM e Comunità, i destinatari di queste attività sono, di conseguenza, estremamente differenziati nelle tre aree geografiche. Infatti, le tabelle in appendice, indicano chiaramente la prevalenza di minori stranieri per i menzionati SSMM (servizi minorili) del Nord e del Centro, mentre per il Sud/Isole la prevalenza è a carico degli italiani sfiorando, per tutti i tre citati SSMM, il 90%.
Analoghe considerazioni, inerenti l’utenza destinataria, posso essere fatte per quanto riguarda la MAA relativa alle “attività culturali ludiche ricreative”, essendo anch’essa significativamente legata alle attività espletate in area penale interna.
Tuttavia, essa esprime maggiori v.p. a livello nazionale (13,6%). Ciò si spiega con il fatto che questa MAA registra più attività svolte nello stesso arco temporale in cui si svolge, ad esempio, un singolo corso scolastico all’interno, sempre ad esempio, di un IPM. Per quanto riguarda la comparazione tra le tre aree geografiche, va evidenziata una forte articolazione dalla quale emerge il 16,7% del Centro.

Orientamento formazione lavoro
Come in precedenza sottolineato, proprio in questo settore continua a manifestarsi l’azione propulsiva di questa Direzione generale attraverso la creazione ed il sostegno ad iniziative ed accordi che mettano nella disponibilità dei SSMM sempre maggiori opportunità. Si rileva, pertanto, con soddisfazione, che anche nella presente rilevazione, come in quella dello scorso anno, questa MAA si conferma la più “consistente”, con il 20,8% delle segnalazioni a livello nazionale. Nel confronto tra le tre aree geografiche, emerge il v.p. espresso dall’area geografica Sud/Isole, pari al 22,2%. Questa MAA si riferisce ad iniziative che possono essere svolte sia nel settore penale “interno”, che abbiamo avuto modo di vedere nel precedente paragrafo, che in quello “esterno”, di maggiore, anche se non esclusiva, competenza dell’Ufficio di servizio sociale per i minorenni (d’ora in avanti indicato con la sigla USSM). L’analisi dell’utenza che caratterizza gli USSM, ancora in riferimento alla provenienza, evidenzia una forte prevalenza di minori italiani (61,5% per il Nord, 74,4% per il Centro, 92,7% per il Sud/Isole – vedi tabella n. 15 in appendice).
Gli USSM da sempre sono caratterizzati dalla prevalenza di utenza italiana poiché, come è noto, la legislazione minorile italiana pone, come requisito per l’accesso a misure penali non detentive, vincoli legati alla sussistenza di condizioni personali, familiari e sociali. Ed è altrettanto noto che la fenomenologia della devianza minorile straniera, oramai da qualche anno, è caratterizzata dal fenomeno dei minori non accompagnati, il cui eventuale percorso di risocializzazione è reso più complicato da diverse problematicità. Ci si intende riferire alla mancanza di documenti d’identità, alla difficoltà di ottenere permessi di soggiorno e/o attestazioni di vario genere che possano consentire l’individuazione di percorsi diversi dalla detenzione.
Prova ne sia il fatto che, a fronte di una percentuale di minori stranieri denunciati presso le Procure dei tribunali per i minorenni pari al 27% (italiani 73% ), (14), la percentuale di minori italiani e stranieri in ingresso in IPM (tabella n. 14 in appendice) è sostanzialmente paritaria (italiani 51,5%; stranieri 48,5%). Nel caso dell’utenza degli USSM, la percentuale è pari all’80,8% per quanto riguarda gli italiani, e al 19,2% per quanto riguarda gli stranieri.

Promozione e tutela della salute
 

Attività di recupero da dipendenze patologiche
 

Attività terapeutiche in area del disagio psicopatologico
 

Anche queste MAA fanno riferimento ad attività che possono essere espletate sia nel settore penale “interno”, sia in quello “esterno”, attraverso la collaborazione di Enti ed agenzie, pubblici o privati, che svolgono la propria competenza in questi specifici settori (in primis, Aziende sanitarie locali e comunità terapeutiche e/o psichiatriche) .
Il recente passaggio della medicina penitenziaria dalla titolarità del Ministero della giustizia a quella del SSN, sancito dal DPCM 1° aprile 2008, sembra aver comportato una sensibile e generale diminuzione dei v.p. espressi da queste tre MAA rispetto ai v.p. rilevati nel PEA 2008.
Dai dati 2009, raffrontati con quelli relativi al 2008, in relazione ai dati nazionali, emerge una significativa riduzione delle attività per tutte e tre queste macro aree d’azione. Per maggiore chiarezza inseriamo uno spaccato di quel grafico (15).

 

Tab.3 Dati PEA 2008 relativi alla medicina penitenziaria
Situazione interregionale attivita' terapeutiche in area del disagio psicopatologico attivita' di recupero da dipendenze patologiche promozione e tutela della salute
sud/isole 1,5 2,9 5,4
centro 6,4 0,6 4
nord 1,3 1,7 13,4
nazionale 2,2 2,3 6,8

DATI PEA 2008 relativi alla medicina penitenziaria

I dati a livello di singole aree geografiche, invece, presentano una certa complessità di lettura, soprattutto se si tiene conto della diversa e variegata attuazione a livello regionale del trasferimento delle competenze in materia di medicina penitenziaria  ed in particolare per quanto concerne sia la tempistica degli adempimenti, sia i diversi modelli organizzativi adottati dalle singole regioni. Si fa presente poi che le Regioni e le province a statuto speciale non hanno ancora recepito il Decreto.
In questo contesto ci sembra utile ricordare cosa e’ cambiato con il passaggio delle funzioni. Tutte le funzioni sanitarie svolte dal Dipartimento della giustizia minorile vengono trasferite al servizio sanitario nazionale, comprese quelle concernenti il rimborso alle comunità terapeutiche, sia per i tossicodipendenti che per i minori affetti da disturbi psichici, e le spese sostenute per il mantenimento, la cura e l'assistenza medica dei detenuti di cui all'articolo 96, commi 6 e 6-bis, del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, e successive modificazioni, nonché per il collocamento, disposto dall’Autorità giudiziaria, nelle comunità terapeutiche per minorenni e per giovani adulti di cui all'articolo 24 del decreto legislativo 28 luglio 1989, n. 272. Le Regioni garantiscono l’espletamento delle funzioni trasferite attraverso le aziende sanitarie locali nel cui ambito di competenza sono ubicati gli istituti e servizi penitenziari e i servizi minorili di riferimento.
In ambito locale, ciascuna regione, all’interno del proprio sistema sanitario regionale,  dopo il recepimento del DPCM,  doveva  dotarsi di un modello organizzativo complessivo per la salute in carcere che deve rispondere in particolare ai seguenti principi generali:

  • promozione della salute, anche all’interno dei programmi di medicina preventiva e di educazione sanitaria, mirata all’assunzione di responsabilità attiva nei confronti della propria salute;
  • promozione della salubrità degli ambienti e di condizioni di vita salutari, pur in considerazione delle esigenze detentive e limitative della libertà;
  • prevenzione primaria, secondaria e terziaria, con progetti specifici per patologie e target differenziati di popolazione, in rapporto all’età, al genere e alle caratteristiche socioculturali, con riferimento anche alla popolazione degli immigrati;
  • promozione dello sviluppo psico-fisico dei soggetti minorenni sottoposti a provvedimento penale;
  • riduzione dei suicidi e dei tentativi di suicidio, attraverso l’individuazione dei fattori di rischio.

Il passaggio successivo doveva essere la predisposizione di accordi, sia a livello regionale (CGM e Regioni) che a livello locale (singoli servizi minorili e le aziende sanitarie locali di riferimento), al fine di garantire:

  • il supporto necessario a garantire il corretto svolgimento delle attività e la continuità dei percorsi sanitari, nel rispetto dell'interazione reciproca e delle rispettive competenze;
  • l'esecuzione degli inserimenti in Comunità terapeutica disposti dall'Autorità giudiziaria, riguardanti i minori sottoposti a provvedimento penale, con particolare riferimento ai minori stranieri non accompagnati;
  • l'attuazione di specifici programmi a carattere preventivo (quali ad es. la riduzione del rischio suicidarlo) e di programmi congiunti orientati alla risocializzazione, anche con il coinvolgimento delle associazioni del terzo settore;
  • l'attuazione di programmi di miglioramento continuo della qualità dei processi di cura e di trattamento, con particolare riguardo ai percorsi individualizzati socio-psico-terapeutico-riabilitativi dei minori sottoposti a provvedimento penale, in area penale interna ed esterna;
  • l'attuazione di programmi di formazione indirizzati anche a personale non sanitario ed operante nei servizi minorili ministeriali.

     

Detto ciò, per quanto riguarda la MAA “Promozione e tutela della salute” si evidenzia una notevole diminuzione di attività in particolare nell’area geografica Nord, le cui azioni passano da un 13,4 % a un 6,5%; una diminuzione risulta anche nell’area geografica Sud/Isole che passa da un 5,4% ad un 4,4% mentre abbiamo un leggero aumento solo nell’area geografica Centro che passa da un 4% ad un 5,6%.
Per quanto riguarda la MMA “Attività di recupero da dipendenze patologiche”, i dati relativi all’area geografica Nord evidenziano invece un incremento passando da un 1,7% del 2008 ad un 2,7% del 2009, mentre le atre due aree geografiche segnalano una totale assenza di attività nell’area Centro e un dimezzamento nell’area sud isole che passa da un 2,9% del 2008 ad 1,4% del 2009.
I dati divisi per aree geografiche riferiti alla MMA “Attività terapeutiche in area del disagio psicopatologico” registrano invece un leggerissimo aumento percentuale per quanto riguarda le aree Nord e Centro: si passa rispettivamente per l’area Nord da un 1,3% del 2008 ad un 1,5% del 2009 e per l’area Sud/Isole da un 6,4% ad un 6,7%; mentre troviamo una leggera diminuzione del valore percentuale nell’area Sud/Isole che passa da un 1,5% ad un 1,1%.
Tali dati acquistano ancora maggiore significato se analizzati in parallelo a quelli relativi ai minori assuntori di sostanze stupefacenti transitati nei SSMM che, come appare evidente, dal 2006 segnano un marcato incremento, riferito soprattutto ai soggetti italiani.

 

Attività di giustizia riparativa
La MAA in oggetto raccoglie segnalazioni relative alle attività socialmente utili che, nella stragrande maggioranza dei casi, vengono svolte dai minori nell’ambito delle cosiddette “messe alla prova” (16). Dette attività sono, in realtà, potenzialmente espletabili in ogni tipo di “affido” in area penale esterna, ma anche “interna”. Ciò nonostante, è verosimile ipotizzare una bassa relazione tra queste e, ad esempio, una misura cautelare non detentiva o le misure alternative e sostitutive alla detenzione. Ciò a motivo della breve durata delle prime e la scarsa rilevanza statistica delle seconde.

La tabella n. 4 evidenzia un trend che, a partire dal 2006, indica un netto e costante aumento di minori assuntori di sostanze stupefacenti e/o dediti al policonsumo, in ingresso e/o in carico ai servizi della giustizia minorile. Detto aumento appare determinato, in modo esclusivo, dal dato relativo ai ragazzi italiani che, dal 2006 al 2008, hanno fatto registrare un allarmante incremento pari al 41,3%, a fronte di un decremento dei ragazzi stranieri, nel medesimo periodo, pari al -11,8%. Nel 2008, così, i ragazzi italiani sono arrivati a costituire oltre l’80% del totale di minori assuntori di sostanze stupefacenti di cui si fanno carico e per i quali lavorano i servizi della giustizia minorile(3).

Tabella 4
Minori assuntori di sostanze stupefacenti transitati nei servizi minorili
Ingressi 2004 2005 2006 2007 2008
Italiani 752 716 612 764 865
Stranieri 280 291 245 233 216
Totali 1.032 1.007 857 997 1.081

Minori assuntori di sostanze stupefacenti transitati nei Servizi della Giustizia Minorie - andamento secondo provenienza anni 2004-2008


La rilevazione indica un aumento del v.p. nazionale della MAA, che passa dal 7,9% dello scorso anno al 10% attuale. Tale aumento riguarda l’area geografica Centro (dal 15% al 17,8%) e, in misura anche maggiore, Nord (dal 3,9% al 14%), mentre il v.p. del Sud/Isole rimane esattamente il medesimo (7,5%).

Detto generale incremento si può spiegare con l’analisi del trend statistico delle “messe alla prova”, in aumento (vedi tabella n. 4). Tuttavia tale aumento riguarda, in particolare modo, i minori italiani, mentre per quelli stranieri si registra una stabilità. Il fatto che il dato delle “messe alla prova” a carico di stranieri esprima una sostanziale stabilità negli ultimi anni, è un elemento assolutamente positivo. Come sappiamo, infatti, uno dei principali effetti raggiungibili attraverso l’applicazione del provvedimento della “messa alla prova”, sta nella possibilità di attivare e coinvolgere il contesto familiare, anche allargato, del minore, incrementandone il senso di responsabilità e potenziando l’intervento sul processo educativo del minore stesso. Tuttavia, questo auspicabile effetto evidenzia, al contempo, il limite dell’istituto stesso della “messa alla prova” che appare, oggi, inadeguato nei confronti dei nuovi flussi d’utenza, tra cui quella costituita da minori stranieri e neo comunitari cosiddetti non accompagnati, privi, cioè di un contesto, familiare e sociale in cui “disporre” di figure di riferimento che ne accompagnino e sostengano una adeguata crescita. Come già evidenziato, è questa una delle categorie di minori, tra quelli sottoposti a procedimenti penali, che rappresenta una delle maggiori sfide al sistema giustizia minorile italiano.

 

Tabella 5. Minori sottoposti alla misura della "messa alla prova" andamento secondo provenienza - anno 2004-2008
Popolazione 2004 2005 2006 2007 2008
totale 2460 2486 2456 2719 2871
di cui ad italiani 2031 1941 1957 2189 2359
di cui a stranieri 429 545 499 530 512

Minori sottoposti alla misura della messa alla prova andamento secondo provenienza anni 2004 2008

Tabella 6. Macro Aree d'Azione
II Sezione - Situazione nazionale
comparata alla situazione nord-centro-sud/isole - anno 2009 -
Situazione interregionale Altro Attività di promozione della concertazione delle politiche sociali Attività di studi e ricerche Tirocini formativi pre-post lauream Volontariato Formazione aggiornamento operatori Educazione alla legalita' Mediazione penale Mediazione interculturale
Sud/isole 2,3 6,8 4,8 4,2 6,7 6,7 6 1,7 1
Centro 0,6 0 0,6 6,7 1,7 2,2 9,4 2,2 4,4
Nord 4,2 2,7 4,5 10,1 2,7 6,8 2,7 3 3
Nazionale 2,5 5,2 4,3 5,7 5,3 6,2 5,7 2 1,8

Macro Aree d'Azione II Sezione situazione nazionale comparata alla situazione nord-centro-sud/isole anno 2009

Mediazione interculturale
Il tema dei minori stranieri, di cui si è parlato nel precedente paragrafo, è in stretta relazione con le attività che rientrano in questa MAA che, per l’appunto, si riferisce a generiche attività in favore di utenti non italiani finalizzate all’integrazione sociale e culturale indicata (17). Focalizzando l’attenzione sul settore penale “interno”, in special modo su quello delle aree geografiche Nord e Centro, dove il numero di ingressi di stranieri nei CPA, negli IPM e nelle Comunità, abbiamo visto, è elevato (vedi tabelle nn. 13, 14 e 16), la coesistenza di gruppi proveniente da diverse aree geografiche e culturali, impone la realizzazione di attività aventi la finalità sopra indicata. Questa differenziazione geografica nel flusso dei minori stranieri nei SSMM indicati, si “sovrappone”, infatti, all’articolazione del v.p. che le tre aree geografiche esprimono: 3% al Nord e 4,4% al Centro, mentre abbiamo appena l’1% al Sud/Isole. Va tuttavia rilevato che il v.p. nazionale diminuisce: dal 2,3% dello scorso anno al 1,8% attuale.

Mediazione penale
La risoluzione dei conflitti che hanno innescato un procedimento penale è l’obiettivo delle iniziative che raccoglie questa MAA. C’è una sempre maggiore attenzione verso tali meccanismi di risoluzione extragiudiziale, in special modo nelle controversie civili e commerciali (18) e, ove strutturato, l’ufficio proposto alla mediazione penale lavora e collabora, oltre che con i SSMM locali, con i servizi sociali degli enti locali, il mondo del volontariato e del terzo settore. La rilevazione attuale, tuttavia, indica una flessione dei v.p. sia delle tre aree geografiche, sia nazionali (dal 2,2 dello scorso anno al 2% attuale).

Educazione alla legalità
Le attività previste da questa MAA coinvolgono il mondo adolescenziale nelle sue dimensioni più ampie, comprendendo, sia i minori appartenenti alle categorie sociali cosiddette a rischio sia, come è ovvio, quelli del settore penale, ma anche i ragazzi e le ragazze delle scuole medie e superiori. Dette attività si caratterizzano, pertanto, in un insieme di azioni di prevenzione primaria da parte dell’intero sistema giustizia minorile. I relativi v.p. esprimono un generale decremento: il dato nazionale passa dal 2,3% della precedente rilevazione (PEA 2008) all’1% attuale.

Formazione aggiornamento operatori
Il v.p. nazionale di questa MAA è pari al 6,7%, persino superiore al valore espresso nel precedente PEA (6,3%). Occorre tuttavia sottolinea con rammarico come il v.p. espresso dall’area geografica Sud/Isole sia pari ad un modesto 2,2%, significando, ciò, la necessità di una maggiore investimento in questo settore in un’area geografica che esprime con forza un bisogno in tal senso.

Volontariato
La MAA in oggetto rileva le attività svolte da operatori esterni all’Amministrazione della giustizia minorile a beneficio dei minori in carico ai servizi della giustizia minorile senza oneri per l’Amministrazione stessa.
Tali attività rivestono particolare importanza nell’organizzazione della giornata dei ragazzi, ad esempio, ristretti in un IPM, configurandosi come complementari alle attività, sempre a titolo esemplificativo, di studio o formative in questo svolte. Il dato nazionale risulta diminuito, essendo passato dal 8,9% della precedente rilevazione al 6,7% attuale. Detta diminuzione risulta maggiormente a carico delle aree geografiche Centro e Sud/Isole, i cui valori sono più che dimezzati. 

Tirocini formativi pre-post lauream
Questa, e le due MAA che seguiranno, sono quelle che sono state individuate con la rilevazione del PEA 2008, nel quale queste raggiungevano v.p. significativi e che facevano riferimento a settori rilevanti nell’operatività quotidiana dei servizi della giustizia minorile. I tirocini svolti da persone esterne all'amministrazione nell'ambito di percorsi formativi di livello, ad esempio ma non solo, universitario, rientrano senz’altro tra questi. Il dato nazionale esprime un valore di tutto rispetto (5,7%), a cui si allineano, mediamente, i valori del Nord e del Sud/Isole, mentre il Centro emerge con un v.p. pari a 10,1%.

Attività di studi e ricerche
La partecipazione a promozioni di studi e/o ricerche sul fenomeno della devianza minorile, sia nazionali, sia trasnazionali, si configura come attività qualificante nel lavoro del sistema giustizia minorile nel suo complesso, sia a livello periferico, sia a livello centrale, sia in una prolifica commistione tra questi. Un esempio su tutti è la ricerca “Protectie Copil – Cooperazione tra Italia e Romania per la protezione giuridica del minore”, pubblicata appunto lo scorso anno, che ha visto la collaborazione tra la questa Direzione generale, il CGM e la Provincia di Milano, l’Università degli studi di Pavia, il Ministero della giustizia e l’Autorità nazionale per la protezione del bambino della Romania, diversi penitenziari per i minorenni e i giovani sul territorio romeno, nonché numerose autorità del Governo della Romania. Il v.p. nazionale è pari al 4,3%, a cui si allineano i v.p. del Centro e del Sud/Isole.

Attività di promozione della concertazione delle politiche sociali
In merito alla promozione della concertazione delle politiche sociali la legge quadro 328/2000, afferma il carattere universalistico del sistema e precisa che lo stesso "si realizza mediante politiche e prestazioni coordinate nei diversi settori della vita sociale". L'attività di promozione, che con la nuova legge assume una dimensione strategica,  è connessa allo sviluppo della concertazione, in ambito locale, per favorire il riordino ed il potenziamento del sistema integrato di interventi e servizi sociali. La legge di riforma individua infatti nel "piano di zona" lo strumento per la realizzazione di programmi coordinati e per la gestione integrata degli interventi sociali e sanitari anche con il concorso delle risorse locali di solidarietà e di auto aiuto. Le politiche devono, perciò, assumere la concertazione e la sinergia come metodologie di lavoro, per superare le frammentazioni, le dispersioni di energie e di risorse economiche, cercando alleanze con la società civile organizzata, con le associazioni e il volontariato, con il mondo economico e con le Università.

La qualità della vita sociale ed ambientale, intesa come benessere e come possibile prevenzione del disagio e della malattia, rappresenta per la società un punto di arrivo, anche se mai definitivo, a cui e’ necessario che tutte le politiche aspirino, chiamando tutti, anche i minori, alla partecipazione attiva e alla corresponsabilità. Alla necessità di dare puntuale risposta a vecchi e nuovi bisogni si accompagna, però, la limitatezza delle risorse disponibili e la conseguente necessità di far sì che la comunità locale sia coinvolta appieno nel community care. Viene pertanto richiesto, a tutti i soggetti chiamati a fornire servizi alla comunità locale, di operare in coerenza con il principio della stretta correlazione tra risorse e servizi. Assume, dunque, importanza strategica promuovere la concertazione delle politiche sociali per programmare la rete di interventi e servizi che devono dare risposta alle problematiche espresse dalle comunità locali. Pertanto, questa MAA esprime lo sforzo dei servizi minorili nell’attivare tutte le azioni che rendano possibile la realizzazione di programmi coordinati e per la gestione integrata degli interventi sociali e sanitari, anche con il concorso delle risorse locali di solidarietà e di auto aiuto. Dai dati emerge che nell’area geografica Sud/Isole il v.p. 6,8 è superiore al dato nazionale del 5,2%. E’ da evidenziare inoltre che il dato relativo all’area Centro è pari allo 0%, il che sembra mettere in luce la totale assenza di intese con gli enti territoriali, nonostante gli sforzi e i vari tentativi che sappiamo le direzioni dei centri che si riferiscono a questa area geografica hanno messo in atto al fine di attivare in sinergia con gli enti locali la realizzazione di programmi coordinati ed integrati degli interventi sociali e sanitari, anche con il concorso delle risorse locali di solidarietà e di auto aiuto.

Altro
Scorporati i valori delle tre precedenti ultime MAA, rispetto ai valori espressi dal PEA 2008, l’attuale rilevazione riporta, come è ovvio, valori piuttosto contenuti, riferiti ad attività numericamente residuali e/o associate ad altre voci di rilevazione “dominanti”. Il relativo v.p. nazionale è pari al 2,5%.

Servizi Minorili Coinvolti
  

Tab. 7: Servizi minorili coinvolti
Situazione nazionale comparata alla situazione nord-centro-sud/isole
Anno 2009
Situazione interregionale Tutti i Servizi due o più servizi Comunità Ussm Ipm Cpa Cgm
Sud/isole 11,6 12,2 11,8 36,3 18,8 0,7 8,7
Centro 7,1 22 0 45,4 19,1 1,4 5
Nord 20,7 10,5 3,6 43,9 16,4 1 3,9
Nazionale 13,1 12,8 8,9 38,8 18,3 0,8 7,3

Servizi Minorili Coinvolti situazione nazionale comparata alla situazione nord-centro-sud/isole anno 2009

L’obiettivo della tabella n. 7 è quello di rilevare la propensione/capacità sia di prendere in carico il singolo minore, sia di promuovere/gestire un progetto/iniziativa in un’ottica di trasversalità operativa tra i servizi minorili, anteponendo, cioè, il concetto di “centralità del minore” a quello di “competenza di servizio”.
Il confronto tra i dati rilevati nel PEA 2008 e quelli attuali indica una stabile tendenza nella direzione sopra delineata. I v.p. nazionali, infatti, per quanto riguarda le voci “due o più servizi” e “tutti i servizi”, raggiungono un v.p. pari ad oltre un quarto del totale, secondo solo al v.p. espresso dagli USSM (38,8%). Continua ad essere significativo anche il v.p. espresso dagli IPM (18,3%).

Partner
 

Tab. 8. Partner
Situazione nazionale comparata
alla situazione nord-centro-sud/isole
Anno 2009
Situazione interregionale Altro Privato Altri ministeri Istruzione università ricerca Interno Politiche per i giovani Lavoro salute politiche sociali Presidenza consiglio AASSLL Provincia Comune Regione
Sud/isole 19,8 34,1 2,3 12,6 1,6 0,1 0,4 0,6 5,2 4,4 8,6 10,3
Centro 23,8 17,3 2,4 7,1 6,5 0 1,2 0 5,4 10,1 21,4 4,8
Nrd 23,7 35,2 2,2 5,3 0,5 0,3 0,6 0,3 7,8 6,2 14,3 3,4
Nazionale 20,9 32,7 2,3 10,8 1,9 0,1 0,5 0,5 5,7 5,2 10,9 8,5

Partner situazione nazionale comparata alla situazione nord-centro-sud/isole anno 2009

La tabella n. 8 indica la ricca articolazione della collaborazione del sistema giustizia minorile con gli enti pubblici e/o privati aventi ad obiettivo l’integrazione e la concertazione degli interventi socio-assistenziali, sanitari, dell’istruzione, della formazione e del lavoro, secondo quanto stabilito dalla legge quadro di riforma dell’assistenza che, infatti, ha previsto il coinvolgimento di soggetti pubblici e privati nella progettazione e nell’erogazione degli interventi sociali, compresi, nella fattispecie, quelli rivolti ai minori presi in carico dai servizi della giustizia minorile. La tabella indica che la voce “privato”, come nel precedente PEA, risulta la più consistente (32,7%), seguita dalla voce “altro”(19) (20,9%). In relazione alle voci che si riferiscono alle Istituzioni pubbliche territoriali, emergere una correlazione tra area geografica Nord e “AASSLL” (7,8%), tra Centro e “comune” (21,4%), tra Sud/Isole e “regione” (10,3%) e “provincia” (10,1%).

Ente Finanziatore
 

Tab. 9
Ente Finanziatore
Situazione nazionale comparata
alla situazione nord-centro-sud/isole
anno 2009
Situazione interregionale Senza oneri Altro Privato Altri ministeri Istruzione università ricerca Interno Politiche per i giovani Lavoro salute politiche sociali Presidenza consiglio Unione europea AASSLL Provincia Comune Regione DG Attuazione Provvedimenti Giudiziari
Sud/isole 30,5 6,2 12,1 2,5 4,4 0,3 0,1 3 0,7 2 1,8 3,7 4,5 8 20,2
Centro 7,8 4,5 9,1 0,6 7,8 1,3 0 3,2 0,6 1,9 1,9 9,7 13,6 14,3 23,4
Nord 32,3 4,6 9,5 1,2 4,9 0 0 0,6 0 1,5 4,9 7,9 6,4 16,2 10,1
Nazionale 28,5 5,7 11,2 2 4,9 0,3 0,1 2,5 0,6 1,9 2,5 5,3 5,9 10,5 18,3

Ente Finanziatore situazione nazionale comparata alla situazione nord-centro-sud/isole anno 2009

L’art. 1 della Legge 328/00, "Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali" sancisce la corresponsabilità tra enti locali, regioni e Stato della programmazione e dell'organizzazione dei servizi e degli interventi sociali. In particolare, le regioni devono avallare e promuovere le funzioni di tutti gli attori locali, delle associazioni e degli enti di formazione e di promozione sociale con cui sono stati creati accordi inerenti l’erogazione di servizi sociali previsti come realizzazione delle linee di politiche sociali volte a promuovere il benessere e lo sviluppo dei cittadini. Pertanto, l’obiettivo da perseguire diventa la realizzazione di politiche centrate sulla qualità della vita e non più sulla quantità delle azioni e dei servizi posti in essere o sulla cura o riduzione del danno. La stessa legge, all’art. 4 (“Sistema di finanziamento delle politiche sociali”), sancisce che la realizzazione del “sistema integrato di interventi e servizi sociali” venga garantita dalla compartecipazione finanziaria dei soggetti a cui si è appena fatto riferimento, ognuno “…secondo competenze differenziate e con dotazioni finanziarie afferenti ai rispettivi bilanci…”.
La tabella n. 9 esprime il vasto ventaglio, comprendente attori istituzionali e non, della rete di finanziamenti a cui Dipartimento della giustizia minorile riesce ad accedere. La voce “senza oneri” appare essere quella più cospicua, (v.p. nazionale 28,5%), all’interno della quale occorre segnalare i v.p. dell’area Nord (32,3%) e Sud/Isole (30,5%). La seconda voce in ordine di grandezza è quella riguardante i finanziamenti erogati da questa Direzione generale (v.p. nazionale 18,3%). All’interno di quest’ultima emerge il dato relativo all’area geografica Centro (23,4%).
Seguono le regioni e la voce “privato” esprimendo, rispettivamente, v.p. pari al 10.5% e al’11,2%.

Minori Destinatari
 

Tab 10. Minori destinatari
Segnalazioni per singolo CGM
Anno 2009
Minori destinatari Palermo Catanzaro Bari Cagliari Napoli Roma L'aquila Firenze Bologna Venezia Milano Torino
Est 2233 1921 1307 683 1147 1326 713 91 681 1200 2144 2038

Minori destinatari - segnalazioni per singolo CGM - anno 2009

Come è stato precisato nel PEA 2008, la tabella n. 10 riporta dei valori che vanno interpretati. I numeri riportati non indicano le “teste”, non corrispondono, cioè, ad un minore “fisico”. Spesso, in particolare per attività quali quelle che fanno riferimento, ad esempio, alla voce “attività culturali ludiche ricreative”, si è avuto modo di spiegare come uno stesso soggetto può essere fruitore di più attività e quindi, per questo motivo, “computato” più volte. Pertanto, ogni “numero” segnalato indica quelli che sono stati definiti “spazi di fruizione&rdquo di una iniziativa; (20).
Nella tabella che segue viene indicato il v.p. delle tre aree geografiche derivati dai dati della tabella precedente.
 

Tab. 11. Minori destinatari.
Valori percentuali espressi dalle tre aree geografiche
Anno 2009
Numero minori Situazione nord Situazione centro Situazione sud/isole
Minori destinatari 39,2 13,8 47,1

Minori destinatari v.p. espressi dalle tre aree geografiche anno 2009

Conclusioni
Il presente lavoro si configura come prosecuzione della rilevazione effettuata con il precedente PEA, che ha rappresentato il primo tentativo di rilevazione strutturata da parte del Dipartimento per la giustizia minorile dell’offerta trattamentale, nel senso più ampio del termine, rivolta ai minori in carico ai servizi della giustizia minorile. L’intenzione di questa Direzione generale è di superare il carattere estemporaneo e “straordinario” della rilevazione e rendere sistematica l’azione conoscitiva sul “prodotto sistema giustizia minorile” nella sua interezza. Preme ancora una vola sottolineare a questa Direzione generale come anche questa rilevazione sia stata fatta in una carenza di organico, oramai strutturale e che tocca anche i quadri dirigenziali, nonché di risorse, in cui versa l’intero sistema della giustizia minorile.
Quest’anno, come lascia intendere il titolo, si è voluto dare maggiore spessore alla stessa rilevazione mettendo in relazione i dati forniti dai CGM con i dati statistici inerenti i minori in ingresso/presi in carico dai servizi della giustizia minorile.
Il quadro che ne risulta conferma, come lo scorso anno, da un lato la situazione articolata territorialmente, con zone “di luci e di ombre” molto differenziate; dall’altro l’enorme impegno dei CGM e dei servizi minorili dipendenti, profuso a “rincorrere” e ad adattarsi alle trasformazioni sociali e culturali ancora in corso (non ultimi, i flussi di utenza straniera in continua evoluzione). La risposta istituzionale dello stato è stata la Legge 328 del 2000 e le altre normative sulle funzioni decentrate. Questa, per quanto concerne i CGM, da un lato ha creato uno spazio di autonomia quanto mai necessaria al fine di adeguarsi ai contesti sociali articolati e differenziati territorialmente; dall’altra, appunto, ha creato una enorme articolazione nelle risposte che le Regioni, le Province, i Comuni, le AASSLL, le istituzioni del volontariato e del terzo settore, gli enti di formazione e tutte le agenzie educative e d’inserimento sociale, hanno dato in risposta alle problematiche che sono chiamati a fronteggiare gli stessi CGM e i servizi minorili dipendenti. La risposta non può che essere un recupero delle funzioni inerenti le responsabilità amministrative e gestionali da parte degli uffici centrali della giustizia minorile, a supporto stesso di quei CGM che hanno espresso maggiore difficoltà a superare quagli spazi di scarsa “sensibilità” manifestata da alcuni enti territoriali e locali. A tale responsabilità questa Direzione generale non intende certo sottrarsi.
 

Roma, 30 dicembre 2009

Prot.n. 38545

IL DIRETTORE GENERALE
Serenella Pesarin

 


Si ringraziano per il lavoro svolto Massimiliano Lucarelli, Alessandra Lagorio e Donatella Pasquali che hanno collaborato alla stesura ed alla elaborazione del presente report


 

Appendice - dati statistici ed elenco allegati
 

Dati statistici

Tab. 12. Utenza in ingresso/presa in carico dai
SSMM nelle tre aree geografiche secondo provenienza Anno 2008
Popolazione Nord Centro Sud Nazionale
Italiani 51,90% 62,40% 91,90% 74,20%
Stranieri 48,10% 37,60% 8,10% 25,80%

Utenza in ingresso/presa in carico dai SSMM nelle tre aree geografiche secondo provenienza Anno 2008

Tab. 13. Utenza in ingresso nei CPA nelle tre aree geografiche secondo provenienza
Anno 2008
Popolazione Nord Centro Sud Nazionale
Italiani 32,60% 34,90% 88,90% 53,20%
Stranieri 67,40% 65,10% 11,10% 46,80%

Utenza in ingresso nei CPA nelle tre aree geografiche secondo provenienza Anno 2008

Tab. 14. Utenza in ingresso negli IPM nelle tre aree geografiche secondo provenienza
Anno 2008
Popolazione Nord Centro Sud Nazionale
Italiani 28,00% 21,10% 89,20% 51,50%
Stranieri 72,00% 78,90% 10,80% 48,50%

Utenza in ingresso negli IPM nelle tre aree geografiche secondo provenienza Anno 2008

Tab. 15. Utenza presa in carico dagli USSM nelle tre aree geografiche secondo provenienza
Anno 2008
Popolazione Nord Centro Sud Nazionale
Italiani 61,50% 74,40% 92,70% 80,80%
Stranieri 38,50% 25,60% 7,30% 19,20%

Utenza presa in carico dagli USSM nelle tre aree geografiche secondo provenienza Anno 2008

Tab. 16. Utenza in ingresso nelle comunità nelle tre aree geografiche secondo provenienza
Anno 2008
Popolazione Nord Centro Sud Nazionale
Italiani 37,30% 42,10% 89,50% 62,30%
Stranieri 62,70% 57,90% 10,50% 37,70%

Utenza in ingresso nelle Comunità nelle tre aree geografiche secondo provenienza - dati 2008

(1)  Modernità liquida, Laterza, Bari, 2008 

(2)  Il sistema della rete di cooperazione sociale, PEA 2008; http://www.giustiziaminorile.it/public/news/2009/pea2008.pdf

(3) Per il PEA 2008 le schede di rilevazione erano due, riferite ai due semestri (2° semestre 2007 – 1º semestre 2008) analizzati. 

(4) Vedi allegato n. 1. La rilevazione è riferita al periodo 2° semestre 2008 – 1º semestre 2009.  

(5) Vedi ancora allegato n. 1. 

(6) Vedi allegato n. 3 “Elenco Servizi Minorili della Giustizia”. 

(7) Consultabili sul sito www.giustiziaminorile.it/statistica/index.html.  

(8) Le segnalazioni totali di questa CR ammontano a 1.377 – NORD: 304; CENTRO: 137; SUD/ISOLE: 936. 

(9) Lo scorso anno erano state segnalate 949 iniziative.

(10) Le segnalazioni totali di questa CR ammontano a 1.637 – NORD: 336; CENTRO: 180; SUD/ISOLE: 1.121. 

(11) Fare riferimento ai criteri di rilevazione espressi nel paragrafo Aggregazione e comparazione dei dati. Tuttavia occorre precisare che sui v.p. espressi dalla rilevazione non può non avere influenza il numero di Servizi Minorili dipendenti dai CGM raggruppati nelle tre aree geografiche individuate, nonché il relativo numero di utenti gestiti dagli stessi. Il sistema di rilevazione adottato in questo report tenta di ridurre tale impatto. 

(12) Vedi allegato n. 1 “Legenda PEA 2009 in foglio excel – griglia di rilevazione/legenda attività”. 

(13) D’ora in avanti indicati, rispettivamente, con le sigle CPA e IPM).

(14) Fonte: dati ISTAT, anno 2007, ultimo disponibile; elaborazione dell’Ufficio I del Capo Dipartimento - Ufficio Statistica.

(15) Da “Il sistema della rete di cooperazione sociale”, Tab. 2: Macro Aree d’Azione, PEA 2008).

(16) Articolo 28, DPR 448/88 “Sospensione del processo e messa alla prova”

(17) Ove l’iniziativa avesse previsto, ad esempio, inserimenti lavorativi di utenti non italiani, questa azione avrebbe determinato la scelta della corrispondente voce “orientamento formazione lavoro”.

(18) Si intende fare riferimento allo “Schema di decreto legislativo recante: “Attuazione dell’articolo 60 della legge 18 giugno 2009, n. 69, in materia di mediazione finalizzata alla conciliazione delle controversie civili e commerciali” del 28 ottobre 2009, proposto dal Ministro della Giustizia.

(19) Una analisi approfondita della segnalazioni inserite nella voce “altro”, che presenta v.p. molto elevati, indica una sostanziale continuità con la voce “privato”.

(20) “Il sistema della rete di cooperazione sociale”, PEA 2008, pag. 32.