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Scheda sulla storia della Cappella del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria

  • pubblicato nel 2015
  • autore: Daniela Bonfirraro
  • scheda di sintesi
  • Ufficio Studi, ricerche, legislazione e rapporti internazionali
  • licenza di utilizzo: CC BY-NC-ND

 

DIPARTIMENTO AMMINISTRAZIONE PENITENZIARIA
UFFICIO DEL CAPO DEL DIPARTIMENTO
Ufficio Studi Ricerche Legislazione e Rapporti Internazionali

La Cappella che si trova all’interno del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria, sito in Largo Luigi Daga 1 a Roma, fu costruita nel 2011.
   
Il 5 luglio 2011 con una celebrazione eucaristica fu dedicato a Dio il nuovo Altare della Cappella dal Vescovo Ausiliare della Diocesi di Roma S.E. Mons. Benedetto Tuzia, e furono deposte le reliquie dei santi Pio X, Vincenzo de’ Paoli e Leonardo Murialdo.

Per quanto concerne gli arredi della Cappella, si rileva che una parte di essi provengono dalla Casa “Pastor Angelicus”, all’epoca ubicata a Roma in via Pecori Giraldi, 137.

Nel 2007 la Casa di riposo fu chiusa e gli arredi sacri, per volontà della Madre Provinciale Suor  Blanca delle Suore della Santa Croce di Menzingen, furono consegnati con un atto di donazione al Cappellano della Scuola di Formazione ed Aggiornamento del Personale di Polizia Penitenziaria di Roma.

La donazione avvenne su proposta del Vicariato di Roma, ebbe l’approvazione dell’ Ispettorato Generale dei Cappellani delle Carceri e l’autorizzazione del Vicariato di Roma. Lo stesso Cappellano a sua volta donò immediatamente all’Amministrazione penitenziaria tutti gli arredi sacri della donazione ricevuta dalla Casa Pastor Angelicus, disponendo una distribuzione su tre Cappelle (Sfappe, Dap, Isspe).

A seguito di corrispondenza con la Superiora Generale delle Suore della Santa Croce di Lucerna  si evince che inizialmente la Casa “Pastor Angelicus” fu fondata da Madre Pascalina Lehnert per aiutare le donne abbandonate.   Ciò avvenne subito dopo la morte di Papa Pacelli (+ 1958).

Il Nunzio Pacelli, durante una sua visita presso il monastero di Einsiedeln in Svizzera, ebbe modo di conoscere suor Pascalina,  la quale,  avendo particolari conoscenze infermieristiche,  riuscì a risolvere diversi problemi di salute del futuro Papa.

Fu il motivo per il Nunzio di chiedere  alla superiora del convento la assegnazione della suora come collaboratrice nella nunziatura di Monaco di Baviera.

La Superiora, accogliendo la richiesta del Nunzio, consentì a Suor Pascalina di iniziare il servizio in nunziatura.
 
Come è noto, suor Pascalina servì per circa quarantuno anni Papa Pio XII, detto Pastor Angelicus, oggi Venerabile, divenendone preziosa collaboratrice.   Dalle stesse memorie di Suor Pascalina si legge che la Madre Generale della sua Congregazione “riteneva opportuno che, pur nell’ambito delle modeste e limitate mansioni da [ella] svolte nella casa di quel grande Pontefice” ella “fissasse per iscritto” tutte le eccezionali esperienze vissute a fianco di una tale personalità.

Quando era Nunzio a Monaco, il futuro Papa subì un attentato dal quale ne uscì indenne grazie al generoso intervento di suor  Pascalina, la quale si interpose tra lui ed i rivoluzionari, salvandogli in tal modo la vita.

Forse proprio quale atto di gratitudine per il suo eroico gesto, il futuro Papa fece dono a suor Pascalina di una “pregiata” acquasantiera che, nel corso degli anni, seguì gli spostamenti della suora dalla Baviera al Vaticano e poi alla casa Pastor Angelicus.

L’acquasantiera, dal punto di vista storico costituisce un  “pezzo unico”  ed è composta da un altorilievo in argento montato su una piccola lastra di vetro serigrafato sul quale è rappresentata l’immagine della  samaritana che attinge l’acqua da un pozzo, evocando in tal modo il racconto dell’incontro di Gesù con la donna presso il pozzo di Giacobbe.

Nell’acquasantiera insiste lo stemma episcopale del futuro Papa Pio XII con il suo motto: “Opera Justitia e Pax”.

In alto a sinistra si vede un sole con su scritto “aqua quam ego dabo fiet fons aquae salientis in vitam aeternam” (l’acqua che io darò diventerà una fonte di acqua zampillante fino alla vita eterna ..).

L’acquasantiera è stata posizionata all’ingresso della Cappella del DAP, ove si trova anche un crocifisso ligneo realizzato probabilmente da artigiani Bavaresi del XVII secolo. Il Crocifisso fu donato a suor Pascalina  e, successivamente, custodito dalle suore della Santa Croce presso la Casa “Pastor Angelicus”.

Analoga vicenda riguardò le due statue lignee della Madonna e di  San Giuseppe che troviamo in atteggiamento orante,  attualmente disposte in un lato della Cappella.
All’interno sono posizionate altresì delle formelle in vetro cattedrale policromatico tessuto a piombo, provenienti dalla Casa Circondariale di Viterbo e facenti parte di un’opera d’arte il cui autore è il maestro Cossyro.

Il manufatto artistico, pur facendo parte di un gruppo di opere d’arte fornite sin dal 1996 all’Istituto penitenziario, non fu però mai installato,  rimanendo così inutilizzato ma custodito presso il deposito del carcere.

Con la realizzazione della Cappella, le formelle furono così donate al Dap per realizzare i decori di arredo sacro artisticamente apprezzabili all’interno della costruenda Cappella.

Particolare attenzione è stata dedicata alla scelta della pavimentazione adottata per rivestire  il  basamento del presbiterio; la pietra impiegata è un marmo di prima scelta bianco crema con venature dorate e riflessi verdastri (calacatta oro), estratto nella cava Borrelle situata nel comune di Vagli  (Lucca), posto in opera in lastre rettangolari.

Il marmo impiegato è esattamente uguale a quello usato per la pavimentazione dell’aula Paolo VI (meglio conosciuta come Sala Nervi) all’interno della Città del Vaticano; in tal modo si è potuto dare alla Cappella una forte connotazione evocativa che, per pura coincidenza, si è ulteriormente confermata nell’uso delle formelle artistiche in vetro del maestro Cossyro, allievo di Pericle Fazzini, autore quest’ultimo dell’imponente statua della “Resurrezione” in bronzo che sovrasta la parete di fondo dell’aula.

Il locale, inizialmente privo di illuminazione ed areazione naturale, è stato modificato al fine di ospitare un luogo per il culto. A tal fine, fu dotato di impianto di areazione e di illuminazione artificiale opportunamente progettata per fare risaltare, mediante appositi faretti, gli elementi d’arredo liturgico più preziosi.

All’interno del locale si è ricavato un piccolo spazio adibito a sagrestia  e che il Cappellano utilizza anche come confessionale  e ufficio per i fedeli.  Tutta la dotazione sacra della sacrestia è stata donata al Cappellano da sacerdoti.

Le condotte e le linee ‘tecniche’ poste a ridosso del solaio sono state sapientemente occultate mediante un controsoffitto ligneo che ospita anche tutti i proiettori ad incasso, collocati in maniera tale da creare una croce greca di luce.

Per il pavimento della Cappella, nella zona destinata ai fedeli e nella sagrestia nonché per i rivestimenti di tutte le pareti (esclusa quella absidale) è stato impiegato un tipo di marmo perlato royal coreno di prima scelta. Per i gradini e le soglie del presbiterio sono state utilizzate lastre di travertino noce.

Lo stesso travertino è stato impiegato anche per la realizzazione dell’ampia guida  disposta al centro della pavimentazione del locale che congiunge in tal modo la porta d’accesso della Cappella fino all’altare. La stessa guida in travertino, fondendosi cromaticamente con i gradini del presbiterio, forma una croce francescana che richiama la lettera tau dell’alfabeto greco.

Due colonne opportunamente rivestite e dotate di grandi pulvini ‘geometrici’ ove sono stati incassati alcuni faretti puntati sull’altare e sul tabernacolo, contornano l’altare in marmo bianco di Carrara ed il prezioso tabernacolo in metallo dorato, inserito nel muro absidale ed impreziosito da una pregevole cornice a raggiera  argentata, decorata con spighe e grappoli d’uva a rilievo.
Ai lati delle colonne sono state collocate due piccole balaustre in ferro battuto di cui una dotata di cancelletto per l’accesso del celebrante al presbiterio.

Queste sono state realizzate dal laboratorio di metallurgia della Casa di Reclusione di Orvieto, così come le sottili cornici in ferro ove sono alloggiate le formelle in vetro artistico illuminate a decoro del tabernacolo riproducenti la croce latina.

Le stesse cornici con relative formelle vitree sono state impiegate per la realizzazione di un basamento su cui è stata collocata la statua della Madonna di Fatima.

Altri elementi di arredo sacro sono costituiti da:

  • un piccolo ambone in legno di faggio evaporato di prima scelta con basamento decorato sul fronte da una piastrella di marmo bianco di Carrara;
  • una sede presidenziale lignea, posta su un basamento rivestito in tessuto rosso;
  • un leggio ‘mobile’ con stesso tipo di legno;
  • 12 panche accoppiate e disposte simmetricamente rispetto alla ‘guida’ centrale in travertino, a cui si aggiungono n. 20 sedie.

La Cappella è aperta tutti i giorni dalle 7,00 alle 20,00 e l’attività pastorale prevede una celebrazione fissa della santa Messa ogni giovedi alle ore 12,00.


Redatto da Daniela Bonfirraro
Direttore amministrativo

 

IL DIRETTORE DELL'UFFICIO
Roberta Palmisano