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La dimensione dell’affettività in carcere - Quaderni ISSP n. 13 (giugno 2015)

Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria
Istituto Superiore di Studi Penitenziari


La dimensione dell’affettività in carcere
Uno studio su sessualità, genitorialità e possibilità di procreazione nel sistema penitenziario

Presentazione a cura di Massimo De Pascalis – Direttore dell’Istituto Superiore di Studi Penitenziari

Percorsi di cambiamento
Da molto tempo, forse troppo, il sistema penitenziario italiano sta cercando un altro modo d’essere organizzativo e operativo che consenta di recuperare il debito sociale che si è maturato sul senso della pena della detenzione. L’attesa sta facendo aumentare le aspettative. Intanto, i recenti provvedimenti legislativi hanno consentito una significativa riduzione della popolazione detenuta migliorando le condizioni di estrema emergenza in cui versava il carcere, a causa di un ingovernabile sovraffollamento. Lo stesso legislatore ha dichiarato l’obiettivo di risanare l’intero sistema attraverso una modifica dell’attuale ordinamento penitenziario con la finalità di rendere socialmente utile l’esecuzione penale.
A tal fine sono stati istituiti gli “Stati generali dell’esecuzione penale” il cui coordinamento scientifico è stato affidato al Prof. Glauco Giostra.

Molte sono le questioni all’ordine del giorno. Tutte sorrette da un bisogno di cambiamento della normativa vigente e orientate dalla necessità di recuperare nuovi percorsi di legalità sul senso delle pene sancito dall’art. 27 della nostra Costituzione.
Possiamo ragionevolmente auspicare che le modifiche, che saranno proposte nell’ambito dell’ordinamento penitenziario, saranno ispirate dal principio di maggiore garanzia dei diritti umani e dei diritti fondamentali della persona detenuta, nonché dal principio di massima espansione delle situazioni giuridiche soggettive compatibili con la residua libertà di locomozione conseguente a una sentenza definitiva di condanna. Il quadro che si offre alla riflessione riguarda il riconoscimento del diritto di autodeterminazione del detenuto che può essere esercitato soltanto se, contestualmente, sarà ammessa la fruibilità del diritto allo spazio e al tempo della detenzione nell’ambito della comunità penitenziaria. Tali presupposti cambiano radicalmente l’approccio con la quotidianità penitenziaria e semplificano le procedure di riconoscibilità dei diritti fruibili, compatibili con le regole della stessa comunità penitenziaria.

Tali nuove condizioni non possono non avere conseguenze sul tema trattato dagli Autori di questo quaderno, dedicato all’affettività in carcere e analizzato da prospettive diverse.

La questione ricorrente che viene posta è se la dimensione dell’affettività, anche con specifico riferimento alla sfera della sessualità, sia collocabile tra i diritti fondamentali dell’essere umano e come tale da considerare tra i diritti costituzionalmente garantiti.

La normativa attuale riconosce diffusamente il diritto di relazione con i familiari, persino sollecitato ai fini di un utile percorso di recupero sociale. I colloqui ordinari senza barriere, i colloqui all’aperto, la genitorialità e la tutela dei figli minori in carcere o in visita ai genitori, i colloqui telefonici sono questioni che, seppure ampiamente riconosciute dall’attuale sistema, non definiscono compiutamente il diritto all’affettività, poiché rimane preclusa la sfera della sessualità. A dire il vero, chi sostiene l’attuale condizione normativa ritiene che i bisogni legati alla sessualità possano trovare soddisfacimento tramite la fruizione dei permessi premio e delle misure alternative alla detenzione. E’ altrettanto vero che, anche nei paesi più avanzati che riconoscono tale ambito, la fruibilità di tale diritto è una premialità conseguente al senso di responsabilità sociale dimostrato dal detenuto nel corso della detenzione, rimanendo in tal modo, anche nelle migliori legislazioni, un diritto condizionato. La questione invece è l’ammissibilità di tale dimensione quale diritto fondamentale della persona e come tale da garantire al detenuto a prescindere dal percorso trattamentale in atto. In altre parole ancora, la questione è se i bisogni della sfera sessuale siano riconducibili nell’ambito dei bisogni primari dell’essere umano e, conseguentemente, riconoscerne il diritto di fruibilità allo stesso modo del diritto all’alimentazione, a dissetarsi, alla tutela della salute, del diritto di dormire e del riposo…

In conclusione, il diritto all’affettività, inclusivo della sfera sessuale e del diritto di procreazione, dovrebbe emergere nelle strategie di cambiamento che saranno adottate dal legislatore riconoscendone l’utilità sotto il profilo sia trattamentale, delle relazioni familiari, che della tutela della salute. Permanere nella negazione di tale diritto contraddirebbe l’obiettivo della detenzione socialmente utile che il nuovo legislatore intende perseguire con la legge delega di riforma dell’ordinamento penitenziario e con i successivi decreti delegati. Infatti, con tale non auspicabile scelta permarrebbero gli effetti pregiudizievoli a danno della famiglia del detenuto sia sotto il profilo sociale, per l’incompiutezza del nucleo familiare che rimarrebbe privato del diritto di procreazione,
ma anche sotto il profilo della salute non soltanto del detenuto ma anche dello stesso coniuge che subisce le conseguenze di tale privazione.

Il contributo degli Autori ospitati nel Quaderno è di particolare pregio considerato che la complessa materia dell’affettività in carcere viene esplorata e presentata sotto i diversi profili del diritto, del sociale e della tutela della salute, con lo sguardo rivolto anche a contesti sovranazionali. Con tale consapevolezza rivolgo a tutti loro un particolare ringraziamento per aver contribuito a sostenere l’azione formativa, di studio e ricerca dell’Issp lungo il cammino del senso della pena della detenzione, già introdotto con la Riforma che quest’anno compie 40 anni.

 

Indice del Quaderno n. 13

Massimo DE PASCALIS Presentazione

  1. Silvia TALINI - Affettività e sessualità in carcere
  2. Lidia GALLETTI - Esperienze nazionali ed internazionali sul mantenimento delle relazioni tra detenuti e figli
     
  3. Alessia LA VILLA - Diritto all’affettività e alla sessualità: la realtà del Canton Ticino tra prassi e norma
     
  4. Lucia VESPERTINO - L’affettività in carcere: verso un modello trattamentale affettivo- rieducativo
     
  5. Massimo BATTINI - L’affettività in carcere: l’esperienza presso l’UEPE di Mantova
     
  6. Giovanna LONGO - Anna MUSCHITIELLO - L’accoglienza dei bambini negli Istituti Penitenziari della Lombardia - l’esperienza pilota dell’ICAM di Milano

Ringraziamenti


Allegati