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- Esecuzione penale: esperienze comparative e regole internazionali - Temi Stati Generali dell'Esecuzione Penale - Tavolo 14 (luglio 2015)

  • pubblicato nel 2015
  • autore: Roberta Palmisano
  • Temi per Stati Generali dell'Esecuzione Penale
  • Ufficio Studi, ricerche, legislazione e rapporti internazionali
  • licenza di utilizzo: CC BY-NC-ND

 

DIPARTIMENTO AMMINISTRAZIONE PENITENZIARIA
UFFICIO DEL CAPO DEL DIPARTIMENTO
Ufficio Studi Ricerche Legislazione e Rapporti Internazionali

 

Qui di seguito cenni descrittivi dei sistemi penitenziari spagnolo, francese, tedesco e del Regno Unito.

SPAGNA
Cenni sul Sistema Penitenziario
[1]



Quadro normativo
L’art. 25.2 della Costituzione spagnola, la Legge Penitenziaria Generale (approvata nel settembre 1979) e i relativi Regolamenti forniscono il quadro giuridico del Sistema Penitenziario spagnolo.
Le norme della Legge Penitenziaria spagnola si basano sulle Raccomandazioni stabilite dalle Regole Penitenziarie Europee, su accordi internazionali in materia di diritti umani e sulla Costituzione spagnola.
L’art. 1 della Legge Penitenziaria prevede la finalità rieducativa e di reinserimento sociale dei detenuti; l’art. 3 prevede il rispetto della personalità e dei diritti dei detenuti, senza distinzione di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali; l’art. 6 stabilisce che “nessun detenuto è sottoposto a maltrattamenti né con parole né con azioni”; l’art. 26 prevede il diritto al lavoro e le relative condizioni “Il lavoro è considerato un diritto e un dovere per i detenuti, essendo un elemento fondamentale del trattamento”; l’art. 55 stabilisce i principi relativi a istruzione e formazione dei detenuti.
Con Regio Decreto 9 febbraio 1996, n. 190 sono stati approvati i Regolamenti Penitenziari, che sviluppano la Legge Penitenziaria Generale e includono diversi cambiamenti della legge penitenziaria, in conseguenza dell’entrata in vigore del nuovo Codice Penale e successive modifiche.
Il Regio Decreto 840/2011 sviluppa le caratteristiche dell’esecuzione penale del Community Service, di alcune misure di sicurezza, nonché della sospensione delle pene detentive.
Tale quadro normativo consente una serie completa di pene ed alcune modalità aperte e flessibili di esecuzione, sviluppando il modello di reinserimento sociale incluso nella Costituzione, che costituisce il riferimento per il Sistema Penitenziario spagnolo.

Obiettivi e Principi
L’obiettivo fondamentale che la Costituzione spagnola e la Legge Penitenziaria attribuiscono al sistema penitenziario consiste nell’assicurare l’esecuzione delle pene inflitte dai giudici, garantire la custodia dei detenuti e proteggere la loro integrità.
Tale obiettivo non può essere completo o efficace se non è mirato alla riabilitazione. Il fine della detenzione è la preparazione del reo alla vita libera, nella quale prevale il rispetto delle regole sociali e della legge.
Lo sforzo, tra l’altro, è di fornire ai detenuti i necessari mezzi di istruzione e lavoro al fine di aiutarli ad integrarsi con successo nella nuova vita che li aspetta all’atto della scarcerazione.
L’intera organizzazione del sistema penitenziario e le risorse materiali disponibili sono finalizzati a raggiungere tali obiettivi in modo efficace. Le azioni messe in atto a tal fine si attengono ai seguenti principi:

  • Individualizzazione: All’atto dell’ingresso in carcere, il nuovo giunto è visitato dallo staff medico ed effettua il colloquio con lo staff tecnico che provvede alla sua valutazione, prendendo in considerazione la sua personalità ed eventuali precedenti penali, assegnandolo al regime penitenziario in base a criteri di separazione e classificazione.
  • Progressività: il Sistema Penitenziario spagnolo è progressivo e flessibile: il detenuto può essere classificato in un livello più alto, eccetto la liberazione condizionale, senza dover passare per livelli inferiori. Ciò significa che ogni detenuto può avanzare al 3° livello o al Regime Aperto, a seconda del periodo di pena scontato e della sua evoluzione, una volta valutato il suo comportamento, nonché del livello di partecipazione alle attività trattamentali, all’uso dei permessi, ecc. Tuttavia, in caso di comportamento negativo, il regime del detenuto può essere ristretto, regredendolo a un grado più basso.

Entro due mesi dalla inflizione della pena detentiva, l’equipe per il trattamento (Treatment Board), presieduta dal Direttore del carcere e integrata dallo staff tecnico multidisciplinare, effettua una proposta in merito al livello penitenziario in cui il detenuto deve inizialmente scontare la pena.

In molti casi, i detenuti sono classificati al 2° livello o Regime Comune, cercando di evitare, per quanto possibile, possibili danni che la vita al di fuori della società potrebbe causare nel loro percorso di riabilitazione.
Solo eccezionalmente, qualora il detenuto mostri un comportamento apertamente disadattato o violento, lo stesso può essere classificato al 1° livello o Regime Chiuso.
Il 3° livello o Regime Aperto è utilizzato come processo di apprendimento, in modo tale che l’inserimento dei detenuti nella vita libera sia graduale. Ciò costituisce anche uno stimolo per la loro riabilitazione, poiché i detenuti vedono che i loro sforzi sono ricompensati. Tale regime consente una valutazione dell’evoluzione del detenuto ed una valutazione del grado di recupero alla fine del processo.
Nessuna classificazione è definitiva e tutti i livelli sono revisionati prima di sei mesi.

  • Trattamento Penitenziario: Tutte le attività organizzate in carcere sono focalizzate non solo sul recupero terapeutico o sulla cura dei detenuti, ma anche, e soprattutto, sullo sviluppo delle loro abilità sociali e lavorative, facilitando in tal modo il loro reinserimento. I programmi di formazione e le attività culturali, sportive e ricreative contribuiscono al loro sviluppo personale e sociale, stimolando la loro auto-stima e motivando un atteggiamento rispettoso verso le regole. Il concetto di intervento, fondamento del Sistema Penitenziario spagnolo, si è dimostrato il modo migliore per evitare la recidiva.
  • Luogo di esecuzione della pena: Gli istituti penitenziari spagnoli sono disseminati in tutto il Paese. Ciò consente ai detenuti, per quanto possibile, di scontare la pena in un istituto vicino alla propria abitazione, evitando sradicamenti familiari e sociali.
  • Contatti con l’esterno: I contatti tra il detenuto e il mondo esterno sono considerati uno strumento positivo per il reinserimento e sono concepiti in due modi:

Comunicazione: Le Norme Penitenziarie disciplinano le comunicazioni dei detenuti, sia epistolari sia telefoniche, sia i contatti personali in carcere. I detenuti possono comunicare settimanalmente nelle sale colloqui con la famiglia e gli amici. Essi possono comunicare mensilmente con il proprio partner e la propria famiglia senza elementi di separazione, in apposite sale; in aggiunta, qualora abbiano figli minori di 10 anni, possono effettuare “visite familiari” con figli e partner.
Permessi: In vista della preparazione alla scarcerazione, i detenuti classificati al secondo o terzo livello di trattamento possono beneficiare di regolari permessi. Per poter usufruire di tali permessi, approvati dalla Equipe per il trattamento ed autorizzati dal Giudice di Sorveglianza, il detenuto deve aver scontato almeno un quarto della pena e deve avere una buona condotta.
Inoltre, quando ricorrono circostanze particolari, quali la morte o la malattia di un parente stretto o la nascita di un bambino, i detenuti possono usufruire di permessi straordinari, con le misure di sicurezza necessarie richieste dal singolo caso.

Organizzazione e Struttura amministrativa
La gestione della politica penitenziaria è responsabilità del Ministero dell’Interno ed è realizzata attraverso il Segretariato Generale degli Istituti Penitenziari.
In alcuni casi tali competenze possono essere assunte dalle Comunità Autonome, che sono le divisioni territoriali amministrative e politiche dello Stato di Spagna. Finora, tali competenze sono state trasferite solo alla Comunità Autonoma di Catalogna. Al fine di assicurare la cooperazione e la coesione del Sistema Penitenziario, entrambe le Amministrazioni si coordinano tra loro per mezzo di un Comitato Congiunto.
L’Amministrazione Penitenziaria è divisa in unità tecniche e funzionali, con diversi livelli amministrativi, nonché in una rete di servizi periferici, consistenti in istituti penitenziari e centri di inserimento sociale.

STRUTTURA ORGANIZZATIVA
Il Segretariato Generale degli Istituti Penitenziari è articolato in 7 Vice Direzioni Generali: 1) Vice Direzione Generale delle Relazioni Istituzionali e del Coordinamento Territoriale; 2) Vice Direzione Generale del Trattamento e della Gestione penitenziaria; 3) Vice Direzione Generale delle Misure e delle Pene Alternative; 4) Vice Direzione Generale delle Ispezioni penitenziarie; 5) Vice Direzione Generale del Coordinamento della Sanità penitenziaria; 6) Vice Direzione Generale delle Risorse Umane; 7) Vice Direzione Generale dei Servizi Penitenziari.
Dal Segretariato Generale dipende l’Entità Statale di Diritto Pubblico per il Lavoro Penitenziario e la Formazione Professionale.
Il carcere, cui è preposto un Direttore, è articolato in: 1) Vice Direzione del Trattamento; 2) Vice Sanità; 3) Direzione Risorse; 4) Vice Direzione Gestione Penitenziaria; 5) Vice Direzione Sicurezza e Sorveglianza; 6) Vice Direzione Risorse Umane; 7) Vice Direzione Lavoro e Produzione.
Il Centro di Inserimento Sociale, cui è preposto un Direttore, è articolato in: 1) Vice Direzione Trattamento; 2) Vice Sanità; 3) Direzione Risorse; 4) Vice Direzione Gestione Penitenziaria; 5) Vice Direzione Sicurezza e Sorveglianza; 6) Vice Direzione Risorse Umane; 7)Vice Direzione Lavoro e Produzione; 8) Vice Direzione Misure e Pene Alternative.
 
Risorse Umane
La formazione degli impiegati statali è un elemento essenziale della strategia di cambiamento dell’Amministrazione Penitenziaria. Le nuove sfide e i progressi tecnologici applicati al sistema penitenziario richiedono un continuo aggiornamento delle conoscenze e la formazione del personale. Il Dipartimento della Formazione della Vice Direzione Generale delle Risorse Umane è incaricata di questo compito. Esso provvede allo sviluppo dei programmi di formazione per i neoassunti, nonché a quelli di specializzazione e aggiornamento delle varie categorie di personale coinvolte nell’ambito penitenziario. Il Dipartimento della Formazione ha, inoltre, il compito di erogare corsi di formazione e aggiornamento professionale per la promozione del personale, fattore chiave per aumentare la motivazione e il coinvolgimento.

Personale Penitenziario statale
Dirigenti    384
Trattamento   1.358
Sanità   949
Sorveglianza   15.422
Amministrazione   4.260
Totale impiegati statali    22.373
Personale a contratto    2.097
Totale Personale   24.470

Personale dell’Entità Statale
Impiegati statali   401
Personale a contratto   44
Totale   445
Totale Personale    24.915
(dati al 31/12/2013)
Il processo di modernizzazione e il Piano delle Infrastrutture dell’Amministrazione Penitenziaria ha comportato un aumento significativo delle risorse umane. Nel corso degli ultimi 5 anni, sono stati offerti 1772 nuovi posti in totale.

La selezione del personale è effettuata secondo l’Offerta di Pubblico Impiego, attraverso la pubblicazione di un concorso di selezione, che garantisce i principi di uguaglianza, merito, abilità e pubblicità.
Il sistema garantisce, tra l’altro, la copertura di esperti in diritto penale, psicologia, sociologia, pedagogia, medicina, infermieristica, assistenza sociale, sorveglianza e custodia, gestione economica e amministrativa, gestione delle lavorazioni, formazione professionale.

Giuristi penitenziari
Sono incaricati di studiare le informazioni penali, procedurali e penitenziarie relative ad ogni detenuto, effettuando la valutazione legale per la classificazione dello stesso, che determinerà il programma di trattamento che il detenuto seguirà. Essi redigono e motivano le decisioni assunte dall’Equipe per il Trattamento penitenziario e i rapporti legali per le autorità giudiziarie e l’Amministrazione Penitenziaria.
I servizi legali penitenziari forniscono ai detenuti consulenza legale ed informazioni aggiornate circa la loro situazione procedurale, penale e penitenziaria, in modo tale che essi possano avere aspettative realistiche per il loro futuro, a medio e lungo termine.

Psicologi
Essi studiano le variabili che determinano il comportamento dei detenuti, redigendo bozze di rapporti ed identificando carenze e necessità che devono essere prese in considerazione per l’assegnazione di programmi di trattamento e di modelli individualizzati di trattamento. Sono incaricati di erogare programmi di trattamento.

Educatori
Essi raccolgono informazioni, forniscono consulenza ed informano ogni detenuto loro assegnato in merito a questioni penitenziarie ed extra penitenziarie. Osservano il comportamento dei detenuti e redigono relativa relazione, che viene inclusa nel fascicolo di follow-up. Sviluppano i programmi di intervento terapeutico e le attività culturali e sportive che coinvolgono i detenuti di cui sono in carico.

Assistenti Sociali
Prima di iniziare qualsiasi intervento di riabilitazione, il lavoro dell’assistente sociale si focalizza, in primo luogo, sulla soluzione dei problemi sociali e familiari innescati dalla detenzione. In particolare, gli assistenti sociali forniscono informazioni e consulenza sui servizi sociali, in modo tale che i detenuti possano avere accesso a sussidi, alloggio, istruzione, borse di studio. Gli assistenti sociali mediano sulla ricostruzione di legami familiari deteriorati o spezzati, in modo che il detenuto possa ricostruire i propri vincoli familiari. Essi sono responsabili, inoltre, della promozione dell’inserimento lavorativo dei detenuti la cui situazione consente l’accesso all’ambiente sociale e lavorativo. Tutto ciò viene svolto senza trascurare il compito di supportare e monitorare le persone in liberazione condizionale o quelle che beneficiano di misure alternative.

Personale Sanitario
È incaricato di elaborare protocolli per lo sviluppo della sanità in carcere. Deve garantire una sanità qualitativa, attraverso l’uso razionale ed efficace delle risorse diagnostiche e terapeutiche interne ed esterne. È responsabile della corretta implementazione dei programmi sanitari stabiliti dalla direzione penitenziaria o dalle Autorità dell’Amministrazione della Salute.

Sociologi
Effettuano ricerche e studi richiesti dall’Amministrazione Penitenziaria e forniscono consulenza su questioni relative alla loro specializzazione. Partecipano, inoltre, alla pianificazione, allo sviluppo e alla valutazione dei programmi di intervento per i detenuti.

Personale di Sorveglianza
Questo gruppo rappresenta la grande maggioranza della forza-lavoro e svolge un’ampia gamma di funzioni in carcere. Oltre ad assicurare l’ordine, questo gruppo è direttamente coinvolto nei compiti educativi e nella riabilitazione dei detenuti. Essendo a contatto diretto con i detenuti, il personale di sorveglianza ha informazioni di prima mano sul loro comportamento ed è osservatore privilegiato della loro evoluzione nel corso dello sviluppo dei vari programmi. Svolge il proprio lavoro in stretta collaborazione con i team educativi e terapeutici; il contributo del personale di sorveglianza è un fattore essenziale nel processo di reinserimento dei detenuti.

Misure e Sanzioni Alternative

Tale tipologia di pena prevede che il condannato sia libero, sebbene possa essere sottoposto ad alcune limitazioni, condizioni o obblighi a seconda del caso.
Le pene alternative al carcere sono: il lavoro di pubblica utilità (Community Service), la sospensione della pena, la pena sostitutiva e le misure di sicurezza.

Community Service

Non può essere imposta senza il consenso della persona condannata, costringendola a collaborare in modo non lucrativo in attività di pubblica utilità che possono consistere, in relazione a reati di natura simile a quelli commessi dalla persona condannata, in: riparazione del danno; supporto o assistenza alle vittime; partecipazione a workshops o a programmi di rieducazione e formazione: lavoro, cultura, sicurezza stradale, educazione sessuale, ecc.

Sospensione della pena
Consiste nella non-esecuzione di una pena detentiva – concessa discrezionalmente dal tribunale – in base ad alcune caratteristiche della persona condannata e alla tipologia di reato. È necessario che la persona condannata non commetta un nuovo reato per un certo periodo di tempo (da 2 a 5 anni) e – in aggiunta – e che compia uno specifico programma di intervento, realizzato dall’Amministrazione Penitenziaria.

Pena Sostitutiva
Consiste nell’esecuzione di una pena diversa da quella detentiva contenuta nella sentenza, secondo alcune particolari caratteristiche o circostanze della persona condannata. Può, inoltre, implicare il compimento di un particolare programma di intervento, realizzato dall’Amministrazione Penitenziaria.
Similmente, la pena sostituita può consistere nel Community Service, anch’esso di competenza dell’Amministrazione Penitenziaria.

Misure di Sicurezza
Le misure di sicurezza sono mezzi di controllo criminale - basate sulla pericolosità del soggetto, che si concretizza o si esterna con il reato. Esse sono imposte quando sussistono determinate patologie o circostanze che cambiano la responsabilità penale (persone non imputabili o semi imputabili), o in caso di particolari reati. In quest’ultimo caso, si parla di una tipologia specifica di misura di sicurezza: la libertà vigilata.


Programmi di Trattamento relativi alle misure alternative
L’Amministrazione penitenziaria è incaricata della gestione della corretta attuazione dei programmi. A tal fine, si avvale di personale interno ed esterno specializzato in interventi terapeutici.
    I principali programmi svolti sono:

  • Programma di intervento con gli autori di reato
  • Programma sicurezza stradale e guida
  • Programma di Pensiero Prosociale
  • Programma di intervento per le tossicodipendenze

Il Sistema penitenziario è responsabile anche della adeguata implementazione delle sentenze alternative comminate dai giudici.


Volontariato sociale
Le Organizzazioni Non Governative e i volontari svolgono un ruolo importante nel Sistema penitenziario spagnolo e costituiscono uno dei più importanti aspetti ai fini del reinserimento sociale dei detenuti.

Tale collaborazione viene attuata in modo ampio e proficuo, sia all’interno del carcere sia all’esterno, nonché nel corso dell’implementazione delle misure alternative. Nel biennio 2012-2013, 799 organizzazioni hanno partecipato all’esecuzione di 1048 programmi di intervento, attraverso l’operato di 8499 collaboratori, che sono entrati in carcere per sviluppare programmi di preparazione per l’inserimento lavorativo e l’inserimento sociale, attenzione a gruppi specifici, trattamenti relativi alla salute e alla dipendenza o corsi di istruzione e formazione.

IL SISTEMA PENITENZIAIRO IN FRANCIA[2]

L’amministrazione penitenziaria francese, inglobata nel Ministero della Giustizia sin dal 1911, ha una duplice missione:

  • sorveglianza delle persone che le sono state affidate dall’autorità giudiziaria;
  • favorire il loro reinserimento sociale.


I servizi decentrati, posti sotto l’autorità delle direzioni interregionali dei servizi penitenziari, sono costituiti da:

  • istituti penitenziari;
  • servizi penitenziari di inserimento e di probation (SPIP)
    La legge penitenziaria del 24 novembre 2009 precisa la duplice missione dell’amministrazione penitenziaria nel dettaglio.


Struttura locale del sistema penitenziario

  • 190 istituti penitenziari
  • 103 servizi SPIP sul territorio


L’Amministrazione Penitenziaria
L’Amministrazione Penitenziaria è la terza forza di sicurezza pubblica (oltre a polizia e gendarmeria) e assicura:

  • la sicurezza della società facendosi carico della sorveglianza delle persone private della libertà e della lotta alla recidiva;
  • la sicurezza delle persone private della libertà che le sono state affidate, vigilando sul rispetto dei detenuti e dell’applicazione delle regole penitenziarie.

Dal 2007, le regole penitenziarie europee costituiscono per l’Amministrazione francese un quadro specifico di riferimento per la presa in carico e la gestione delle persone condannate.

Le persone prese in carico
•    In area penale esterna
Circa 2/3 delle persone affidate alle mani della giustizia sono seguite fuori dal carcere. Le misure alternative rispondono ad una logica orientata alla responsabilizzazione degli autori di reato; questi sono posti sotto il controllo del magistrato di sorveglianza e del SPIP, fin dalla fase di giudizio e dopo un periodo di detenzione.

•    Negli istituti penitenziari
All’interno del carcere, i detenuti hanno la possibilità di lavorare e di accedere ad attività scolastiche, di formazione, culturali o sportive.

Le case circondariali, che accolgono sia imputati che condannati il cui residuo pena è inferiore ad un anno, conoscono attualmente una situazione di sovraffollamento.
La popolazione carceraria è prevalentemente maschile (meno del 4% della popolazione è femminile) e giovane (circa il 45% delle persone detenute ha meno di 30 anni).
Il lavoro di interesse generale (TIG, assimilabile al lavoro di pubblica utilità del sistema italiano) consiste in un lavoro non remunerato all’interno di un’associazione, di una collettività territoriale o di una pubblica istituzione. Il TIG può essere comminato sia come pena principale che come pena accessoria (esempi di TIG: mantenimento degli spazi verdi, edilizia ecc.)
•    L’intervento individuale
La legislazione penale prevede che la pena sia individuale e che essa possa essere espiata o in carcere o in area penale esterna, e tiene conto:

  • della personalità del condannato;
  • del suo comportamento;
  • delle possibilità del suo reinserimento.

Il percorso dell’esecuzione della pena

Il percorso di esecuzione della pena (PEP) si basa sull’osservazione della personalità del detenuto da parte del personale (penitenziario, sanitario, educativo ecc.); è stato attuato nel 2000 nei centri detentivi e poi esteso alle case circondariali, al fine di garantire la continuità della presa in carico di ogni detenuto dopo la sua immatricolazione. La finalità del PEP è quella di dare un senso alla pena e al coinvolgimento del detenuto nella gestione del suo tempo in vista della scarcerazione. Il PEP, inoltre, apporta elementi oggettivi sul comportamento del detenuto, utilizzati dal giudice.

Il regime differenziato
Nei centri detentivi, volti alla risocializzazione del detenuto, è applicato il regime differenziato, che permette ai detenuti una maggiore libertà di movimento all’interno della struttura o l’accesso alle attività. Inoltre, questo dispositivo garantisce il principio di individualizzazione della pena assicurando nel contempo il rispetto delle regole e la sicurezza della persone.
Le donne sono detenute presso istituti o sezioni separate da quelle degli uomini. Sono sorvegliate da personale femminile. Le madri detenute possono chiedere di tenere con sé i figli fino al compimento dei 18 mesi, a condizione di avere la patria potestà. Per tenere i bambini che hanno compiuto i 18 mesi, le madri-detenute devono inoltrare una richiesta specifica. Le donne incinte beneficiano di un trattamento sanitario adeguato e partoriscono in una struttura ospedaliera.

I detenuti minorenni
Sono assegnati a sezioni di accoglienza riservate ai minori di 18 anni o, dopo il 2007, in istituti penitenziari per minori (EPM). Sono seguiti da personale che lavora esclusivamente con loro. Intervengono educatori della giustizia minorile (PJJ). I detenuti minorenni partecipano direttamente alla gestione del loro tempo che prevede orari di scolarità (obbligatoria fino ai 16 anni), di formazione di attività sportive e socio culturali. Il giudice per i minori è competente per tutte le questioni che li riguarda. Negli EPM, il cuore del sistema è l’educazione, il cui obiettivo è quello di preparare la scarcerazione e di prevenire la recidiva.

La vita in carcere
All’arrivo in carcere, la matricola procede alla immatricolazione: registrazione del titolo di detenzione e creazione della scheda penale.
Il nuovo giunto passa al vestiario ed è sottoposto a perquisizione. Viene fornito un kit di igiene; agli indigenti, su richiesta, vengono forniti biancheria e una tuta. La visita medica di primo ingresso è obbligatoria. Sin dai primi giorni, il SPIP e la direzione dell’istituto incontrano il nuovo giunto.
I regimi detentivi variano a seconda della categoria dell’istituto. La sistemazione in cella singola è la regola ma può essere derogata in ragione del sovraffollamento (è il caso delle case circondariali che ospitano imputati e condannati con residuo pena inferiore ad un anno).
La giornata detentiva è scandita secondo orari fissi; a cambiare è il contenuto di ciò che i detenuti fanno in questi orari, variando da persona a persona; così, mentre alcuni rimangono in cella, altri partecipano alle attività d’istituto e altri ancora partecipano all’ora d’aria.
Nelle case di reclusione la vita di gruppo è maggiormente sentita e i detenuti si danno degli obiettivi e delle tappe da raggiungere in base alla data della propria scarcerazione. Le giornate sono cadenzate da attività quali il lavoro, la scuola, la formazione professionale o lo sport.
Dal 1985, la possibilità di affittare un televisore ha notevolmente cambiato la quotidianità dei detenuti. Attraverso il sopravvitto si possono acquistare generi autorizzati (sapone, dentifricio, bevande non alcoliche, dolciumi ecc.).
Il servizio dei conti correnti gestisce il denaro dei detenuti, pertanto all’interno delle sezioni detentive non circola denaro.
I pasti sono consumati nelle stanze detentive.

I contatti con la famiglia.
Una delle maggiori garanzie per il reinserimento dei detenuti, è sicuramente il privilegiare e migliorare i contatti con la famiglia; a tal proposito si segnala che:

  • le donne madri hanno la possibilità di tenere con se i figli fino al compimento dei 18 mesi;
  • miglioramento delle sale colloqui
  • creazione di uno spazi gioco per i bambini;
  • sale d’attesa per l’accoglienza dei parenti che si recano a colloquio
  • procedure di accesso ai colloqui facilitate da terminali interattivi.

Vengono altresì favorite le azioni delle associazioni che intervengono nella gestione degli aspetti relazionali.
Tra il 2003 e il 2007, negli istituti di pena sono state create 7 unità di visita familiare (UVF). Ogni nuovo istituto sarà dotato di questi piccoli appartamenti che permetteranno ai detenuti condannati a pene lunghe, e che non beneficiano di permessi, di ricevere, per un massimo 72 ore, in un trilocale, più membri della loro famiglia.
Inoltre le case di reclusione sono dotate di “parlatori familiari” (piccole salette che tutelano l’intimità coniugale).

La formazione
Il tasso di analfabetismo della popolazione carceraria (circa il 15%) è superiore rispetto alla media nazionale.
Due convenzioni sono state siglate tra il ministero dell’Istruzione e il ministero della Giustizia (1995 e 2002). I programmi di istruzione comprendono la lotta all’analfabetismo, l’istruzione generale e l’aggiornamento.

Il lavoro
Il diritto al lavoro è sancito dal codice di procedura penale. Il lavoro negli istituti penitenziari è su base volontaria ed è remunerato.
Il lavoro è svolto sia per conto di imprese private sia per conto del servizio dell’impiego penitenziario (SEP) stabilmente presente negli istituti di pena.
I detenuti hanno la possibilità di accedere al “servizio generale” ovvero posti di lavoro legati al funzionamento degli istituti.
Negli istituti a gestione mista il lavoro è affidato a imprese private.
Parte della remunerazione dei detenuti è destinata all’indennizzo della vittime e una parte costituisce il peculio disponibile alla loro scarcerazione.

Lo sport
La pratica dello sport obbliga ad accettare le regole, ad assumere responsabilità e ad investire in una pratica collettiva.
Un protocollo d’intesa firmato tra il ministero della Giustizia e quello delle politiche giovanili e degli Sport definisce i principi comuni della politica sportiva in ambito carcerario.
Nel 2007 sono state firmate 15 convenzioni con federazioni sportive e un protocollo tra il Ministero della Giustizia e quello delle Politiche Giovanili e dello Sport per lo sviluppo qualitativo e quantitativo dello sport in carcere.

La cultura
Ogni istituto ha una biblioteca a cui i detenuti hanno libero accesso.
Due protocolli, firmati tra il Ministero della Giustizia e quello della Cultura, stabiliscono una politica comune delegata a convenzioni regionali. Anche il SPIP partecipa allo sviluppo culturale dei detenuti attraverso tutta una serie di iniziative.

Il culto
È garantita la libertà religiosa. I cappellani e gli ausiliari volontari dei cappellani fissano, d’accordo con il direttore dell’istituto, i giorni e gli orari degli offici.
I culti sono celebrati all’interno degli istituti penitenziari in sale polivalenti, cappelle o sale multiculturali, condivise tra i diversi cappellani.
Le confessioni che operano in seno all’amministrazione penitenziaria sono:

  1. cattolica;
  2. protestante;
  3. ebraica;
  4. musulmana.

La salute

La legge del 18 gennaio 1994 affida agli ospedali il compito di cura dei detenuti e generalizza la loro trattazione alla sicurezza sociale. Per garantire il loro compito, gli ospedali hanno creato delle unità di consultazione e di cura ambulatoriale in ogni istituto penitenziario (UCSA). I ricoveri urgenti e di breve durata sono eseguiti negli ospedali, e dal 2004, nelle unità ospedaliere protette interregionali (UHSI) introdotte nei centri ospedalieri regionali universitari di 6 grandi città per i ricoveri programmati di oltre 48 ore.
Le cure psichiatriche sono garantite dal servizio sanitario pubblico:

  • settore di psichiatria generale che interviene in ambito penitenziario per le cure ambulatoriali;
  • 26 servizi medico-psicologico regionale (SMPR) per le cure intensive e i ricoveri volontari.

Le misure alternative alla detenzione.
La magistratura di sorveglianza può decidere di concedere una delle seguenti misure:

  • permesso;
  • liberazione condizionale;
  • sospensione della pena per motivi sanitari;
  • emilibertà;
  • collocamento all’esterno;
  • braccialetto elettronico (PSE)

Le misure alternative hanno lo scopo di favorire il reinserimento del detenuto, combattere la recidiva, mantenere o ristabilire i legami familiari, sociali e lavorativi.
Con la legge del 9 marzo 2004 l’organizzazione del fine pena (collocamento all’esterno, semilibertà o PSE) è proposto sistematicamente ai detenuti che rispondo a condizioni quali:

  • il residuo di pena
  • il comportamento detentivo.


La sorveglianza elettronica (PSE) o braccialetto elettronico è un dispositivo che permette di assegnare una persona condannata ad un certo luogo, secondo orari fissati da un magistrato all’emissione della sentenza o nell’ambito delle misure alternative alla detenzione. Il braccialetto, che somiglia ad un orologio, va indossato alla caviglia o al polso. L’istituto penitenziario più vicino è avvisato da un allarme a distanza nel caso in cui la persona esce dal luogo in orari non autorizzati.
La sorveglianza elettronica mobile (PSEM) è stata sperimentata nel 2006 in due direzioni interregionali (Lille e Rennes), estesa l’anno successivo a Parigi e a tutta la Francia nel corso del 2008. Permette di verificare, grazie ad un sistema GPS, tutti gli spostamenti della persona, 24 ore su 24.

La struttura dell’Amministrazione centrale.
L’amministrazione penitenziaria è posta sotto l’autorità del guardasigilli dal 1911 ed è una delle 5 direzioni del ministero della Giustizia. Il direttore è nominato con decreto del Presidente della Repubblica su proposta del guardasigilli.
Si compone di:

  • amministrazione centrale
  • servizi decentrati (direzioni interregionali, istituti penitenziari, servizi penitenziari di inserimento e di probation)
  • servizio a competenza nazionale (SEP)
  • scuola nazionale di formazione (ENAP)

A livello centrale, l’organigramma comprende 4 direzioni: due servizi trasversali, le ispezioni del servizio penitenziario e il servizio delle comunicazioni e dei rapporti internazionali completano l’organigramma.

Direzione dei Detenuti:
ha il compito di definire e attuare le politiche penitenziarie, valutandone l’applicabilità.
Direzione dell’organizzazione e del funzionamento dei servizi decentrati:
ha l’incarico di orientare, valutare l’operato dei servizi decentrati; vigila sulla esecuzione del programma edilizio, sviluppa la politica di acquisto; controlla il budget e coordinandosi con la Direzione delle risorse umane:
si occupa dei salari.
Direzione delle risorse umane e delle relazioni sociali:
gestisce le politiche delle risorse umane dell’AP.
Direzione dello Stato maggiore della sicurezza:
Si occupa della sicurezza penitenziaria.

Ispettorato dei servizi penitenziari
Garantisce il compito di consulenza tecnica presso il direttore dell’AP. Svolge attività di controllo delle strutture decentralizzate e della scuola nazionale dell’AP.

Servizio della comunicazione e delle relazioni internazionali
Garantisce le comunicazioni interne ed esterne e le relazioni internazionali le comunicazioni con i servizi penitenziari esteri.

La scuola nazionale dell’amministrazione penitenziaria, ENAP (sede: Agen)

Il servizio di impiego penitenziario:
localizzato a Tulle gestisce il sistema industriale degli istituti penitenziari (RIEP), organizza e commercializza la produzione dei beni e dei servizi per i detenuti e organizza la loro formazione professionale.

Le direzioni interregionali
Le 9 direzioni interregionali e dei dipartimenti e territori d’oltremare, controllano e coordinano l’attività degli istituti e dei servizi penitenziari d’inserimento e del probation posti sotto il loro controllo.

Gli istituti penitenziari
I 190 istituti sono classificati in due grandi categorie: le case “circondariali” (maisons d’arrêt) e gli “istituti per le pene” (établissements pour peine), divisi in “Case centrali” (maisons centrales) e “Centri di detenzione” (Centres de détention).

La gestione mista o delegata
La gestione mista è stata avviata nel 1997 con la costruzione di 13 000 posti.
Nel 2007, 30 istituti hanno questa formula di delega al servizio pubblico. Alcuni servizi sono assegnati a privati.
Secondo quanto stabilito dalla legge del 22 giugno 1987, le funzioni direttive, di cancelleria-matricola e di vigilanza-sorveglianza sono di pertinenza esclusiva dell’amministrazione penitenziaria e del suo personale.

I servizi penitenziari d’inserimento e di probation.
A capo dei 103 servizi penitenziari d’inserimento e di probation, ci sono i direttori che gestiscono i lavoratori sociali e i mezzi necessari all’esercizio della loro missione in ogni dipartimento. Questi Servizi operano sia negli Istituti che in area penale esterna.
I SPIP:

  • partecipano alla prevenzione di effetti desocializzanti che la carcerazione provoca sui detenuti;
  • aiutano il reinserimento sociale;
  • favoriscono il mantenimento dei legami familiari;
  • partecipano alla individualizzazione delle pene privative della libertà;
  • orniscono elementi utili all’autorità giudiziaria per individuare una pena ad hoc.

In ogni Dipartimento è presente un SPIP.

I tre assi perseguiti in quest’ambito sono:

  1. la valutazione, la presa in carico e il controllo delle persone;
  2. il contributo fornito alla decisione giudiziaria nell’individuare programmi di trattamento;
  3. l’inserimento sociale delle persone private della libertà.

Personale
L’organico degli SPIP, la cui vocazione è pluridisciplinare, comprende consiglieri penitenziari d’inserimento e probation (il cui background formativo può essere paragonato a quello di educatori ed assistenti sociali del sistema italiano), assistenti dei servizi sociali, personale amministrativo, sorveglianti penitenziari, psicologi e coordinatori socio-culturali
Secondo il dettato del Codice di procedura penale, i SPIP intervengono su disposizione del Magistrato,
•    in ambiente carcerario

  • in tutti i settori, il SPIP opera in stretta collaborazione con il direttore del carcere che vigila a che tutte le attività siano conformi alle norme di sicurezza dell’istituto;
  • il DFSPIP è membro di diritto della commissione pluridisciplinare unica (CPU) il cui obiettivo è di elaborare ed esaminare un percorso di esecuzione della pena per ogni persona condannata;
  • partecipa anche alla commissione scolastica, del lavoro, sanitaria e sevizio medico-psicologico regionale


•    all’esterno del carcere.
o    fornisce tutte le informazioni utili all’autorità giudiziaria che dovrà prendere una decisione.

Oltre a effettuare colloqui individuali, i SPIP attuano anche programmi di prevenzione della recidiva (PPR)
Partecipando a livello locale alle questioni legate alla sicurezza e alla prevenzione della fenomeno delinquenziale, i suoi interlocutori sono i prefetti;
Altri partner pubblici sono:

  • consigli regionali;
  • consigli generali;
  • comuni;
  • organismi sociali

Gli istituti per minori
Gli istituti per minori sono pensati per accogliere 60 ragazzi e ogni istituto persegue un concreto progetto educativo personalizzato. In ogni istituto per minori sono assegnati personale di sorveglianza ed educatori specializzati.
La nuova edilizia penitenziaria
È prevista la costruzione di circa trenta istituti:

  • circa 5000 posti nei centri di detenzione;
  • circa 8000 posti nelle case circondariali;
  • circa 420 posti adattati ai detenuti minorenni.


Tutto ciò assicurerà la modernizzazione delle strutture nella capitale e una migliore distribuzione dei condannati e degli imputati su tutto il territorio nazionale.
Il programma prevede delle nuove costruzioni anche nei dipartimenti e territori d’oltremare. Il programma edilizio tiene conto diverse esigenze:

  1. e condizioni lavorative del personale;
  2. la sicurezza adattata alla personalità dei detenuti accolti nelle strutture;
  3. sicurezza dagli incendi

Le risorse umane
L’ambito intramurario

I direttori dei servizi penitenziari (DSP) assumono l’incarico della direzione degli istituti. Se occupano un posto all’interno di una direzione interregionale, svolgono funzioni di guida e di attuazione degli obiettivi definiti dal livello centrale.
I DSP che occupano un posto presso la direzione centrale valutano le politiche della gestione delle persone detenute, orientano e consigliano la periferia.
I DSPIP sono responsabili del servizio penitenziario d’inserimento e probation.
Il personale di sorveglianza appartenente alla categoria B può assicurare la direzione di istituti di piccole dimensioni.
Gli amministrativi e gli addetti alla contabilità sono responsabili della gestione amministrativa e finanziaria degli istituti.
I direttori tecnici esercitano le loro funzioni negli istituti penitenziari o come responsabili dei servizi tecnici nelle direzioni interregionali.

Gli assistenti sociali dei SPIP
Gli assistenti sociali intervengono sia negli istituti penitenziari che all’esterno:
•    all’interno del carcere aiutano nel reinserimento sociale grazie a colloqui individuali con i detenuti; organizzano diverse attività socio-culturali; preparano e seguono le misure alternative alla detenzione;
•    all’esterno, si assicurano che le persone affidate al servizio seguano le misure di controllo e rispettino gli obblighi imposti.

Il personale di sorveglianza.
È la categoria più numerosa, in contatto permanente e diretto con i detenuti , assicura la sicurezza all’interno e all’esterno dell’istituto e partecipa alla individualizzazione della pena.
Il personale si sorveglianza è così suddiviso
•    personale di categoria C

  • sorvegliante
  • brigadiere sorvegliante
  • primo sorvegliante
  • maggiore

•    personale di categoria B

  • tenente
  • apitano
  • comandante penitenziario

ERIS
Nel 2003, a seguito di evasioni particolarmente violente, è stato costituito un gruppo regionale di intervento e di sicurezza (ERIS) con una formazione specifica ed equipaggiato per agire in caso di tensioni negli istituti.
Un ERIS è costituito da circa 40 sorveglianti tra il personale graduato; intervengono per calmare le tensioni, partecipare alle perquisizioni e riportano l’ordine negli istituti dove sia necessario.

Il personale tecnico.
Assicura in parte la manutenzione delle infrastrutture ed in parte interviene nella formazione professionale dei detenuti o nella direzione dei laboratori.

Il personale amministrativo.
Il personale amministrativo assicura la gestione della contabilità e della matricola. Si occupa della gestione materiale e amministrativa legata al funzionamento degli istituti e dei servizi.
 
SCUOLA NAZIONALE DELL’AMMINISTRAZIONE PENITENZIARIA (ENAP)
All’ENAP è affidata la formazione iniziale di tutto il personale di penitenziario e contribuisce al suo aggiornamento.
Dopo la sua riorganizzazione nel 1999, il trasferimento ad Agen e la trasformazione in istituto pubblico amministrativo nel 2001, l’ENAP ha aumentato la sua capacità di accoglienza con la costruzione di nuovi edifici. Uno di questi è interamente dedicato all’insegnamento per simulazione, nuova metodologia di apprendimento.


 

ALCUNI DATI STATISTICI SUL SISTEMA PENITENZIARIO FRANCESE
 

 
Popolazione penitenziaria totale 66 761
al 1.4.2015 (Comprende dipartimenti e territori d’oltremare; escluse 11,695 persone non detenute in istituti penitenziari (écrouées non détenues).)
Tasso di incarcerazione (detenuti per 100.000 abitanti) 100
popolazione nazionale di 67 milioni di abitanti ad aprile 2015 (stima dell’Istituto statistico nazionale francese)
Detenuti non condannati (% sulla popolazione penitenziaria) 25.6%
(1.4.2015)
 
Donne detenute (% sulla popolazione penitenziaria) 3.2%
(1.4.2015)
Minori (% sulla popolazione penitenziaria) 1.1%
(1.4.2015 - under 18)
Detenuti straneri (% sulla popolazione penitenziaria) 21.7%
(1.4.2014)
Numero di istituti 190
(2013)
Capienza ufficiale 57 920
(1.4.2015)
Tasso di sovraffollamento in base alla capienza ufficiale 115.3%
(1.4.2015)

 


 

GERMANIA [3]

 

 
Ministero responsabile Ministero della Giustizia (di ciascun Land)
Sistema penitenziario 16 Amministrazioni penitenziarie
Totale della popolazione carceraria (compresi i detenuti in attesa giudizio) 61.872 (al 30.11.2014 – Ufficio Federale di statistica)
Tasso di popolazione carceraria per 100.000 abitanti 76
Detenuti in attesa di giudizio (percentuale di popolazione detenuta) 18.6 %
Donne detenute (percentuale di popolazione detenuta) 5.7 %
Minori/giovani adulti (percentuale di popolazione detenuta) 2.9 %
Detenuti stranieri (percentuale di popolazione detenuta) 27.1 %
Numero di istituti penitenziari 185 (dato al 2014)
Capienza ufficiale del sistema penitenziario 73.793
Livello di occupazione (in base alla capienza ufficiale) 81.6%

 



Caratteristiche del sistema penitenziario
Il sistema penitenziario tedesco si basa sul principio della risocializzazione e della riabilitazione dell’autore di reato.
Come espressamente previsto dalla Legge Penitenziaria tedesca, lo scopo della detenzione è quello di consentire ai detenuti di condurre una vita sociale responsabile e senza più commettere reati una volta usciti dal carcere. La vita in carcere essere organizzata in modo tale da facilitare il reinserimento nella società.


Ammende: nel proprio sistema penale la Germania utilizza, con regolarità ed in grande quantità, l'approccio ”ammenda giornaliera”, secondo il quale le ammende sono inflitte in unità giornaliere e si basano sul reddito delle persone fisiche autrici di un reato. Ciò al fine di garantire che l'ammenda abbia lo stesso impatto sui delinquenti che hanno commesso reati di simile entità ma che presentano condizioni economiche differenti. Ciò rientra nel sistema generale dell’ampio utilizzo di sanzioni alternative alla custodia in carcere.

Sospensione della pena e altre misure alternative: se un autore di reato è condannato ad una pena detentiva fino a due anni, il tribunale potrà sospendere l’esecuzione della pena e assegnare il condannato alla misura alternativa. I tribunali possono sospendere le pene detentive pari o inferiori ad un anno.

Prassi nell’emettere le sentenze: le ammende sono ampiamente utilizzate come sanzione primaria (nel 79 % dei casi). Inoltre, in Germania vengono sospese la maggior parte delle pene detentive inferiori a due anni (nel 75 % dei casi).

Trattamento dei detenuti: il sistema penitenziario tedesco fa della riabilitazione e della risocializzazione i suoi obiettivi primari. Tale approccio è realizzato su base individuale, istituzionale e fisica. La privazione della libertà non ha finalità punitiva: la separazione dalla società intervenuta a seguito della condanna ad una pena detentiva costituisce in sé una punizione. La permanenza in carcere ha lo scopo di suscitare competenze fondamentali di cui gli autori di reato avranno bisogno al loro rientro nella comunità: ai detenuti sono consentite alcune espressioni individuali e una discreta quantità di controllo sulla loro vita quotidiana: come ad esempio indossare i propri abiti e prepararsi i pasti; inoltre, al fine di alimentare la stima di sé, viene fornito e remunerato sia il lavoro sia l'istruzione. Il rispetto della privacy del detenuto viene praticata nello spirito della piena tutela della dignità umana.
A livello istituzionale, il personale penitenziario segue una formazione specifica: i corsi prevedono diritto penale, autodifesa, diritto costituzionale, psicologia, scienze sociali, gestione dei conflitti e tecniche di comunicazione con i detenuti.
A livello fisico, gli istituti penitenziari sono strutturati con caratteristiche che incentivano la rieducazione, ad esempio temperature moderate, molte finestre e luce naturale e ampi corridoi.

Mantenimento dei contatti con la società: i detenuti conservano i loro diritti civili: ad esempio conservano il diritto di voto e spesso beneficiano di assistenza sociale. Ai detenuti è concessa la possibilità di passare del tempo fuori del carcere: ad esempio, considerato che il mantenimento di forti legami familiari è associato a positivi risultati tratta mentali, ai detenuti vengono concessi permessi per visite alle famiglie o per cercare lavoro.

Approcci disciplinari: le misure disciplinari in Germania comprendono richiamo, restrizioni di denaro e proprietà, ma anche limitazioni nel movimento o delle attività di tempo libero.
L’isolamento – che è la sanzione più severa- è usato raramente e solo per un periodo di tempo molto breve. La legge prevede che tale misura disciplinare per ogni anno non possa eccedere le 4 settimane.

Caratteristiche del sistema di probation
La Germania ha un sistema decentralizzato di Probation (le strutture sono denominate "servizi sociali nel sistema di giustizia penale”).
La legge federale disciplina i compiti e le funzioni di tutto il personale in tutto il territorio nazionale. Tuttavia, le norme in materia di organizzazione, nonché le norme di funzionamento e la selezione e il reclutamento del personale rientrano nelle competenze dei singoli stati federali.
Questo dà luogo a diverse concezioni di organizzazione del probation.
A causa delle loro diverse funzioni, i “probation workers” in Germania hanno tradizionalmente nomi e compiti diversi.

Numero di dipendenti
Circa 2.500 operatori dei servizi di probation hanno in carico 150.000 autori di reato, circa 200 unità sono occupati con mansioni di assistenza presso i tribunali e circa 900 unità lavorano negli istituti penitenziari (queste cifre sono rimaste costanti negli ultimi cinque anni).

Nuovi sviluppi
Oltre ai compiti tradizionali (redazione di report, assistenza, guida, controllo e supervisione dei casi, e servizio presso gli istituti penitenziari) agli operatori del probation sono assegnati nuovi e più ampie forme di assistenza a causa dei cambiamenti della società, come ad esempio la mediazione vittima-reo.


 

INGHILTERRA E GALLES [4]

 


Vita intramuraria.
1. Arrivo nell’istituto penitenziario.

Quando qualcuno arriva al carcere sostiene almeno un colloquio ed una valutazione in modo da:

  • Capire le regole dell’ istituto e le procedure;
  • Conoscere quali sono i suoi diritti;
  • Essere informato in merito ai corsi disponibili;
  • Ottenere la giusta assistenza sanitaria.
    Al  detenuto viene assegnato un numero di matricola e le sue proprietà vengono registrate e messe in un luogo sicuro fino a quando sono rilasciati.


Categorie di sicurezza.
Ai detenuti viene assegnata una categoria di sicurezza basata su:

  • Le probabilità che possa tentare un’evasione;
  • il rischio di causare danni ad altri detenuti e al personale penitenziario.

Il  detenuto può essere trasferito in un altro  istituto con una differente categoria di sicurezza in qualsiasi momento.

2. Benefici e diritti del detenuto.
 
Benefici.
 I detenuti che osservano le regole possono acquisire benefici. Questo è chiamato “Programma per acquisire Incentivi e privilegi” (v. oltre). Un detenuto può essere in grado di:

  • Avere più visite da familiari o amici;
  • Ottenere una remunerazione più alta
  • Avere la TV in cella
  • Indossare i propri indumenti [invece dell’uniforme]
  • Essere autorizzato a spendere più denaro settimanalmente
  • Disporre di più tempo da trascorrere al di fuori della cella.


I benefici sono diversi in ogni carcere - il personale può dare spiegazioni al detenuto su come funziona il programma.
 
Punizioni.
Il  detenuto che non rispetta le regole normalmente viene punito. Le punizioni possono essere:

  • Rimanere nella propria cella fino a 21 giorni;
  • Avere fino a 42 giorni in più di pena oltre quelle della sentenza originale.

In  istituto possono essere tolti alcuni privilegi, ad esempio la TV può essere rimossa dalla cella.

Diritti.
I detenuti hanno diritti, che includono:

  • Protezione dal bullismo e dalla discriminazione razziale;
  • Avere contatti con l’avvocato;
  • Assistenza sanitaria – ivi compreso il supporto per problemi di salute mentale.

Tutti i detenuti dovrebbero essere in grado di trascorrere dai 30 ai 60 minuti all'aria aperta ogni giorno.
 
3. L’assistenza sanitaria in carcere.
 
I detenuti ricevono la stessa assistenza e le cure come chiunque altro al di fuori del carcere.
La cura è gratuita ma deve essere approvata da un medico del carcere o da un componente del team sanitario.
Gli istituti non hanno ospedali, ma molti hanno un’infermeria.
La maggior parte dei problemi sono trattati dal team sanitario. Se questi non sono in grado, il carcere può:

  • Ottenere delle visite specialistiche in carcere;
  • Organizzare il trattamento presso una struttura ospedaliera esterna.

Il team sanitario può chiedere al medico di famiglia la cartella sanitaria del detenuto,, ma solo se il detenuto  vi consente.
 
Aiuti speciali e supporto.
I detenuti possono avere supporto specialistico - ad esempio se:

  • Hanno problemi di alcol o droga;
  • Hanno HIV o AIDS;
  • Sono disabili o hanno difficoltà di apprendimento.

 
Rifiuto alle cure mediche.
Un detenuto può rifiutare le cure. Tuttavia, il team di assistenza sanitaria può scegliere di sottoporre il detenuto ad un trattamento se questi non è in grado di prendere decisioni (ad esempio per particolari condizioni mentali).
Ove possibile, il team sanitario ne discuterà prima con la famiglia del detenuto.
 
4. Detenuti vulnerabili.
 
Il personale è addestrato ad individuare i detenuti a rischio di bullismo, suicidio o di autolesionismo. I detenuti possono ottenere che il loro case manager si assicuri che:

  • siano interpellati in merito alla loro salute mentale - ad esempio se si sentono depressi;
  • abbiano regolare supporto da uno specialista.

 La maggior parte degli istituti hanno anche degli “ascoltatori” (Listeners) che offrono un supporto emotivo - normalmente da compagni di prigionia.


Ospedali psichiatrici.
Un detenuto può essere spostato in un ospedale psichiatrico a tutela della sua sicurezza. Questo accade solo se si creano determinate condizioni ai sensi della legge sulla salute mentale. Una volta che il detenuto sta meglio, torna in carcere.

Se siete preoccupati per un detenuto
Se siete preoccupati per un detenuto:

  • potete dirlo al personale dell’istituto in occasione della visita;
  • potete contattare il “Safer Custody Team” o la Direzione.

In alcuni istituti sono attive delle linee telefoniche dedicate dove è possibile lasciare un messaggio che spiega le vostre preoccupazioni.

5. Gravidanza e cura dei figli in carcere.
Le donne che partoriscono in carcere possono tenere il loro bambino per i primi 18 mesi in uno spazio appositamente predisposto denominato “unità madre-bambino”.
Un detenuto con un bambino sotto i 18 mesi di età può chiedere di tenere il bambino in carcere con sé.
I servizi sociali per i bambini di oltre 18 mesi organizzano la prosecuzione della vita del bambino, ad esempio presso i genitori del detenuto o con l’affidamento.
 
Richiesta di un posto nell’unità “madre-bambino”.

  1. La detenuta può fare richiesta per un posto nell’unità madre e bambino al momento del suo ingresso;
  2. Una commissione deciderà se è la cosa migliore per il bambino;
  3. Se non ci sono posti nell’ istituto, può esserle offerta una sistemazione in altra unità;
  4. Se non ci sono spazi in qualsiasi unità, occorre organizzare una sistemazione per il bambino al di fuori del carcere;
  5. e alla madre è rifiutato un posto, può fare appello. L’organizzazione penitenziaria le spiegherà la procedura;
  6. Un piano di separazione verrà fatto quando la madre entra in carcere se il bambino raggiunge i 18 mesi prima della fine pena.

Per i detenuti con pene di 18 mesi o più, normalmente viene organizzata  per il bambino una sistemazione al fuori dal carcere.

 
Carceri con unità madre e bambino.
I seguenti istituti dispongono di unità madre-bambino:

  • Bronzefield
  • Eastwood Park
  • Styal
  • New Hall
  • Peterborough
  • Askham Grange

Educazione e lavoro in istituto.
Corsi sono normalmente disponibili per aiutare i prigionieri ad acquisire nuove competenze, ad esempio imparare a leggere e scrivere, usare il computer ed apprendere la matematica di base. La maggior parte dei detenuti riceve un piano Individuale di apprendimento ed una lista di corsi e tirocini.
 
Qualifiche e competenze.
La maggior parte dei corsi di studio portano a qualifiche riconosciute dai datori di lavoro al di fuori del carcere. I detenuti possono avere una formazione a distanza, ad esempio le università telematiche (Open University).
Un detenuto può imparare abilità quali la lavorazione del legno, la meccanica o il giardinaggio.
 
Lavorare in carcere.
Molti detenuti hanno la possibilità di lavorare durante l’esecuzione della pena, ad esempio facendo vestiti, mobili o lavori elettrici.
Questo viene fatto in apposite officine interne all’istituto e normalmente viene retribuito.
I detenuti possono lavorare inoltre nell’istituto stesso, ad esempio nelle cucine e nelle lavanderie.
I detenuti in regime di custodia attenuata possono essere autorizzati a lavorare nella comunità.

Sentence planning – Programma di trattamento
 
Tutti i condannati, sia in area penale esterna che in carcere devono essere valutati in merito ai loro bisogni criminogenici ed ai rischi correlati. Per essi deve essere redatto in piano, il cui scopo principale è venire incontro a tali bisogni e fare fronte a tali rischi.  Sia la valutazione sia il programma devono essere riveduti nel corso della durata della pena.
 
L’autorità responsabile della realizzazione della valutazione e della stesura del programma dipende dal tipo di condanna e dall’agenzia cui è affidato il caso (Carcere, Probation Service pubblico, società (private) di riabilitazione nella comunità)
 
Il programma di trattamento è lo strumento principale per individuare ciò che un condannato farà nel corso della propria pena. In particolare, l’obiettivo è centrato sulla probabilità di recidiva e sulla promozione del reinserimento sociale. Un ulteriore obietti è la riduzione della pericolosità sociale del condannato.
 
Ciò che il Parole Board (il comitato che è chiamato a concedere una libertà sulla parola) valuterà nel decidere se scarcerare un condannato è se da un lato vi sono prove concrete di positivi cambiamenti nel comportamento, nel pensiero e negli atteggiamenti del soggetto e se, d’altro lato, esiste un programma chiaro per gestire ogni rischio residuo.
 
Il programma deve definire chiaramente:

  • Gli obiettivi da raggiungere per mezzo del programma;
  • Le attività necessarie per raggiungere detti obiettivi e la calendarizzazione relativa;
  • Come si svolgeranno le attività, in relazione ai bisogni del condannato;
  • Cosa ci si attende dal condannato in termini degli obiettivi che si devono raggiungere
  • Chi sarà responsabile dell’aggiornamento e della revisione del programma

È fondamentale che i programmi siano realistici e raggiungibili perché siano efficaci e perché i condannati abbiano una possibilità concreta di ridurre i rischi di recidiva e di pericolo. Occorre che il soggetto sia effettivamente in grado di svolgere le attività previste e di compiere le azioni prescritte. Possono essere apportate modifiche alle attività comprese nel programma, ma generalmente gli obiettivi devono rimanere quelli inizialmente stabiliti.
 
È inoltre essenziale che lo sviluppo e la revisione del programma coinvolga quanto più possibile il condannato stesso. Ciò può consentirgli di dimostrare di aver compreso ciò che gli viene chiesto di intraprendere, di avere la volontà di compierlo e di compiere passi concreti per modificare la propria vita.
 
È da notare che nella fase di stesura del programma non interviene nessuna autorità esterna al servizio penitenziario (es.: magistratura) a svolgere un’attività di supervisione o di approvazione.
 

Circolare relativa ai primi giorni in detenzione – accoglienza, prima notte in detenzione e introduzione (induction) alla detenzione


Il periodo di “Introduzione alla detenzione” consiste in due parti.  La prima è una panoramica standardizzata delle carceri, le regole penitenziarie e la detenzione.
La seconda parte è una presentazione localizzata specifica per ogni istituto.
I Direttori devono fare in modo che a tutti i detenuti vengano fornite le indicazioni e le informazioni di cui hanno bisogno sulle questioni che sono importanti per loro, tra cui:

  • I processi di gestione degli autori di reato, la libertà vigilata, la pianificazione della pena, la scarcerazione, la valutazione, tra cui lo screening di tutti i detenuti;
  • La spiegazione dell’"Offerta Riabilitativa principale " e l'accesso ai servizi riabilitativi
  • La  disponibilità di corsi ed interventi accreditati e non accreditati;  


Questioni religiose / contatti con i Cappellani.

I Direttori devono garantire che tutte le informazioni siano rese disponibili in un formato accessibile, cosicché tutti i detenuti comprendano la gamma di servizi che sono a loro disposizione.
L'accesso a servizi specifici deve essere spiegato in modo aperto e chiaro
Una detenzione più sicura, la dignità e l’uguaglianza devono essere trattate come questioni di alta priorità in ogni momento.

Azioni obbligatorie

I Direttori  devono fare in modo che il personale impiegato nell’accoglienza, nella prima notte, e nelle funzioni di introduzione devono svolgere le azioni obbligatorie di cui al presente documento. Tutto il personale impiegato in questi compiti deve avere familiarità con le parti pertinenti delle specifiche e di questa circolare.

I Direttori delle carceri locali devono garantire che lo strumento di screening di base della detenzione sia completato entro 72 ore dall’inserimento dei dati del detenuto nel Prison-NOMIS. 

Accoglienza

I detenuti sono sottoposti a provvedimenti restrittivi della libertà e devono essere trattati con dignità e considerazione della loro sicurezza e benessere.
Gli istituti sottopongono i detenuti a provvedimenti restrittivi della libertà personale, attraverso adeguate procedure di accoglienza che operano entro determinati orari di apertura concordati ed eccezionalmente  al di fuori di questi orari.

Gli orari di apertura per l’accoglienza devono essere concordati con il Vice Direttore del carcere (o con il vice direttore dei servizi di detenzione in appalto, nelle carceri a contratto dove gli orari di apertura non sono specificati nel contratto), per trattare i detenuti che arrivano eccezionalmente al di fuori di questi orari.

L'identità e lo status giuridico dei singoli detenuti devono essere convalidati.

Tutti i detenuti che fanno ingresso in istituto devono essere identificati, e la validità del mandato o di altra documentazione che autorizzano la detenzione devono essere verificati.
Il  mandato può essere sia cartaceo che in formato elettronico e deve individuare:
 la persona a cui è diretto (il Direttore del primo carcere riceve il detenuto dalla Corte);

  • l'imputato contro il quale è stato emanato (il detenuto);
  • il motivo della sua emanazione (capo d’accusa o reato);
  • il giudice che lo ha emesso, a meno che non sia altrimenti registrato dal funzionario della Corte; e la cancelleria del giudice che lo ha emesso.  

I detenuti devono essere autorizzati a contattare i loro consulenti legali per risolvere qualsiasi controversia.

I detenuti stranieri, o detenuti in possesso di passaporto britannico, ma che hanno vissuto per un lungo periodo di tempo in un altro paese, devono essere identificati.

Un registro di identificazione elettronico di ogni detenuto viene tenuto e aggiornato se  necessario.

I dati di tutti i detenuti nuovi giunti devono essere registrati nel loro fascicolo personale e su Prison-NOMIS. Le informazioni registrate devono includere il nome e le coordinate dei  parenti prossimi o i contatti del detenuto, il gruppo etnico del detenuto, la sua fede  religiosa.
Se il nome nel mandato è diverso da quello utilizzato dal detenuto gli eventuali nomi alternativi devono essere registrati come alias.
Tutti i detenuti devono essere fotografati in conformità al quadro di sicurezza nazionale,  e la fotografia scaricata sul Prison-NOMIS. Ciò faciliterà l'identificazione compresi i tatuaggi, le cicatrici ed anche i dati biometrici devono essere registrati e la fotografia scaricata sul Prison-NOMIS.

Individuazione dei bisogni immediati. Informazione di sicurezza della prima notte.
 
Il fascicolo personale completo del nuovo detenuto, e ogni altra documentazione disponibile, deve essere esaminato all’accoglienza per individuare eventuali esigenze immediate e rischi già registrati. Il personale deve essere anche consapevole dei rischi per eventuali testimoni/vittime nel caso di detenuti in attesa di giudizio che impongono restrizioni sulle comunicazioni.

Il detenuto deve anche essere intervistato, in privato se possibile, per individuare e registrare ulteriori esigenze e rischi immediati, ed altre informazioni rilevanti sul detenuto, in particolare durante la prima notte in detenzione.

Non appena sono state espletate tutte le procedure di accoglienza, i nuovi giunti dovrebbero essere spostati nell’Unità per la prima notte, o in altra allocazione, come ad esempio l'unità di isolamento o sanitaria, se necessario, dove potranno trascorrere la loro prima notte in istituto.

I detenuti che tornano nello stesso istituto, dopo una assenza temporanea dovrebbero tornare alla sistemazione normale a meno che, a seguito di una valutazione dei rischi a causa di un cambiamento di stato o circostanze, si richiede un’allocazione nel settore sanitario o altri settori speciali.

I detenuti che sono stati informati su come ottenere servizi legali nel corso di una prima fase di detenzione possono avere bisogno di ulteriore consulenza e supporto se i loro cambiamenti di stato, ad esempio da detenuti in custodia cautelare a detenuti condannati, o se il loro appello non ha esito positivo.
 
Tutti i detenuti devono essere valutati per il rischio o potenziali danni a se stessi, e per e dagli altri.

Ogni altra documentazione a disposizione tra cui la Suicide & Self Harm Warning Form, deve essere esaminata ed il detenuto deve essere sottoposto a colloquio in fase di accoglienza per valutare il rischio di autolesionismo o di danno ad altri o da altri.
Le informazioni sono registrate e condivise con altri dipartimenti e le azioni adottate sono documentate.
Il personale sanitario deve dare supporto a coloro che in fase di accoglienza sono a rischio di suicidio o autolesionismo, e deve gestire eventuali implicazioni di astinenza da droga e alcol.

L'Autorità ‘Border and Immigration’ deve essere informata relativamente ai detenuti immigrati.

Perquisizione
Tutti gli oggetti di valore di proprietà del detenuto vengono tenuti in deposito e restituiti allo stesso al momento della scarcerazione. Tutti i beni devono essere registrati in un apposito registro.
I detenuti ad alto rischio sono sottoposti a metal detector e perquisiti completamente. La perquisizione è specifica per sesso. Le donne non devono essere sottoposte ad una perquisizione completa eccetto nel caso in cui ci siano sospetti che nascondano qualche oggetto.
I detenuti sono tenuti in accoglienza per la durata minima di tempo possibile.

I detenuti sono collocati in una sala d'attesa in conformità ai loro bisogni e rischi, per garantire la sicurezza e il benessere di tutti i detenuti e del personale.

Una valutazione iniziale dei rischi di singoli detenuti di danni ad altri o da altri deve essere effettuata e devono essere adottate misure ragionevoli per minimizzare il rischio durante il periodo di attesa. 
 
Valutazione delle esigenze sanitarie dei detenuti.
I nuovi giunti devono essere esaminati clinicamente, in privato se possibile, da uno specialista, per verificare se hanno esigenze fisiche o mentali, disabilità, problematiche connesse all’uso di droga o alcool.
I detenuti che provengono da un altro istituto vengono sottoposti a visita medica il giorno dopo o entro una settimana.

Ai detenuti è consentito l'accesso a telefoni, tenendo conto dei requisiti di tutela pubblica.
I detenuti appena arrivati devono avere accesso a un telefono per contattare il proprio consulente legale, o per far fronte a questioni familiari urgenti.

Prima notte in detenzione

I detenuti sono tenuti al sicuro e supportati durante la loro prima notte in carcere e le loro immediate esigenze vengono soddisfatte.
 
La prima notte in detenzione è uno dei momenti più stressanti per il detenuto, in quanto vengono interrotti i legami con la famiglia e la comunità ed il futuro è incerto. Molti episodi di autolesionismo si verificano entro le prime 24 ore, la prima settimana, e il primo mese.

Valutazione del rischio per la condivisione della cella.

I detenuti sono valutati in considerazione dei rischi per danni a se stessi, ad altri e provenienti da altri.
La valutazione del rischio per la condivisione della cella deve essere fatta da personale adeguatamente formato.

Il personale deve essere consapevole, ed osservare la circolare nazionale e locale sulla riduzione della violenza ed essere consapevole che i detenuti a rischio sono:

  • Coloro che sono in carcere per la prima volta
  • Coloro che hanno avuto un cambiamento di stato o un trasferimento
  • Coloro che sono accusati di reati di violenza, in particolare contro i membri della famiglia
  • Coloro che hanno una storia di autolesionismo o di tentato suicidio

I detenuti considerati a rischio di suicidio o di autolesionismo hanno un supporto individualizzato e gestito.
I nuovi giunti devono essere valutati attentamente per determinare se sono a rischio di suicidio o di autolesionismo.
 
Le informazioni sulle carceri femminili sono disponibili negli uffici giudiziari e nelle stazioni locali di polizia.

Le esigenze in materia di igiene dei detenuti devono essere soddisfatte.
Tutti i nuovi detenuti devono avere accesso ad un bagno o doccia.
Devono essere forniti di prodotti da bagno (sapone, dentifricio, spazzolino da denti, ecc) sufficienti a durare almeno per le prime 24 ore.
Alle detenute donne devono essere forniti adeguati articoli sanitari.
Tutti i detenuti devono ricevere un pasto caldo e bevande.
Viene fornito un supporto individuale interattivo nel caso in cui vi siano particolari e complesse esigenze, per risolvere questioni urgenti connesse al loro stato di reclusione.
Per esempio potrebbero essere preoccupati per aver lasciato i figli o i membri della famiglia senza spiegazioni.
I detenuti ricevono un pacco per la prima notte, contenente tè, latte, zucchero e dolci.
I detenuti hanno un supporto sanitario aggiuntivo, se necessario, ad esempio i detenuti che devono disintossicarsi da droga o alcol o che hanno altre immediate esigenze sanitarie.
A  tutti i detenuti nuovi giunti vengono fornite le informazioni necessarie relative ai loro primi giorni in istituto.
Viene fornita loro assistenza sociale come servizio aggiuntivo, nelle corti o in stato di detenzione.

‘Induction’ (introduzione iniziale) alla detenzione
I detenuti conoscono e comprendono i loro diritti e  responsabilità, e come accedere al supporto ed ai servizi a loro disposizione.
Tutti i detenuti sottoposti all’introduzione iniziale devono essere trattati dignitosamente, nel pieno rispetto dell’uguaglianza, vulnerabilità e eventuali esigenze particolari.
L’addestramento consiste in due parti. L’illustrazione della Detenzione per presentare ai detenuti le carceri. Tale presentazione deve essere completata entro 5 giorni.
La seconda parte è una presentazione specifica delle caratteristiche dell’istituto in cui il soggetto si trova.
I direttori di istituto possono decidere come l’addestramento deve essere condotto e possono utilizzare il modello previsto per gli istituti locali. Il personale dovrebbe essere consapevole che alcuni detenuti potrebbero non trattenere le informazioni a lungo e potrebbero aver bisogno che tali informazioni vengano loro rammentate.
Ai detenuti sottoposti alla Parte 1 della Introduzione dovrebbero essere fornite le informazioni sui seguenti argomenti:

  • Le regole locali ed i regolamenti;
  • Prevenzione del suicidio e gestione dell’autolesionismo;
  • Dare l’allarme in situazioni di emergenza;
  • Lavorare con il personale;
  • Questioni religiose;
  • Servizi di assistenza sanitaria locale;
  • Diritti di voto per i detenuti.

Nella Parte 2 dovrebbero essere date informazioni sui seguenti argomenti:

  • Questioni di sicurezza, quali la prevenzione del suicidio, la gestione dell’autolesionismo e la riduzione della violenza;
  • Altre informazioni rilevanti a livello locale per aiutare i detenuti ad integrarsi nell’istituto (biblioteca, palestra, istruzione,);
  • Consulenza legale;
  • Spiegazione dei Servizi dell’Offerta Principale dei Servizi Riabilitativi.

Circolare sui servizi di trattamento e riabilitazione

Sintesi
Sfondo e contesto
La presente circolare fa riferimento ai servizi riabilitativi forniti in carcere, dai Direttori di istituto con il supporto del personale e di altre risorse attraverso servizi di reinserimento erogati da fornitori a contratto del NOMS.
Tutti gli istituti, il personale ed i fornitori di contratti del NOMS hanno il compito di lavorare con i detenuti tenendo conto della socialità affrontando i loro comportamenti anti sociali, al fine di promuovere un cambiamento positivo a sostegno della riabilitazione.

La principale offerta Riabilitativa

In detenzione, la principale offerta riabilitativa comprende l'accesso alle informazioni o ai servizi che possono aiutare i detenuti a superare l'impatto della detenzione ed affrontare le questioni di base connesse alla commissione di reati che sono considerate critiche per una detenzione sicura, legale e dignitosa.
 
I servizi di base consentono ai detenuti di gestire l'interruzione delle loro responsabilità domestiche e di altre responsabilità causata dalla reclusione, per esempio il possesso di un alloggio ed il mantenimento dei legami familiari. Il livello centrale del servizio supporta i detenuti nell’avere fiducia e capacità nel negoziare e gestire le interazioni con i fornitori di servizi e strutture essenziali: per esempio coloro che forniscono gli alloggi.
La fornitura dei servizi di base della riabilitazione è efficace se sostenuta dalla  più ampia cultura del carcere. Gli istituti devono valorizzare la cultura riabilitativa ed i comportamenti del personale che promuovono la speranza e le capacità che conducono alla desistenza.
Dovrebbero essere sviluppati partenariati di lavoro efficaci con altri fornitori di servizi locali per assicurare che tutti i detenuti possano accedere ai servizi di base già in corso di erogazione all'interno delle loro comunità locali, se possibile. 

Ulteriore gamma di servizi
Laddove il Servizio di offerta riabilitativa non sia sufficiente a facilitare un’efficace riabilitazione ed a proteggere il pubblico, vengono resi disponibili servizi aggiuntivi basati sulla valutazione delle esigenze e l’adeguato utilizzo delle risorse. Ciò tenendo conto del lavoro, delle esigenze abitative e dei rapporti tra i detenuti.



OFFERTA DEI SERVIZI DI RIABILITAZIONE
 
Il tempo del contatto del detenuto con gli operatori dei servizi di trattamento e riabilitazione deve essere ottimizzato.

Si sottolinea l’importanza di fare il miglior uso possibile del tempo che i detenuti trascorrono al di fuori delle loro celle. La parte principale della giornata dovrebbe ruotare attorno all’erogazione e all’accesso ai servizi di riabilitazione.

Comunicazione, gestione del detenuto e partecipazione delle parti interessate

Questo servizio sottolinea l’importanza del rafforzamento dell’integrazione dei fornitori del servizio per assicurare che i meccanismi ed i processi per la sicurezza pubblica, la gestione dei detenuti e l’erogazione dei servizi di reintegrazione siano coordinati e gestiti in modo efficace.

Le informazioni di gestione del detenuto sono condivise in maniera tempestiva tra gli istituti ed i fornitori di servizi per offrire informazioni sull’adozione di decisioni e rivedere l’impegno con i servizi di riabilitazione.

Le informazioni rilevanti sul detenuto devono essere registrate e comunicate utilizzando adeguati sistemi e metodi di registrazione e comunicazione.

Vengono promossi rapporti di lavoro positivi e informazioni aggiornate sui servizi disponibili  tra istituto, National Probation Service, e fornitori a contratto.
Si sottolinea l'importanza di rafforzare l'integrazione dei fornitori e di  garantire che i servizi siano coordinati in modo più efficace.

I dati dimostrano che un detenuto che riceve un sostegno coerente ed integrato, in particolare nei momenti critici del suo percorso, è più probabile che desista dal reato.
 
Le informazioni aggiornate sui servizi disponibili, il loro contenuto ed i criteri di ammissibilità sono pubblicati, pubblicizzati e promossi in un formato che è accessibile a tutti i detenuti.

Gli istituti, in collaborazione con altri fornitori di servizi dovrebbero tenere in considerazione i meccanismi più appropriati che consentano ai detenuti di avere facile accesso a informazioni aggiornate sui servizi disponibili forniti dalle Agenzie di Riabilitazione nella Comunità, i loro partner, altre agenzie di comunità che lavorano in carcere e coloro che forniscono servizi disponibili nella comunità dopo la scarcerazione.

IMPEGNO DEL DETENUTO

 Una riabilitazione efficace richiede un ambiente in cui un individuo si senta al sicuro, fiducioso, e dove è trattato in modo equo. E’ importante che coloro che lavorano con i detenuti credano che questi possano cambiare e desistere dal reato.

Il personale deve motivare i detenuti alla partecipazione ai servizi di riabilitazione più adeguati alle loro esigenze.

I detenuti hanno bisogno di incoraggiamento e supporto affinché possano essere impegnati nei servizi e negli interventi.
 
I detenuti sono incoraggiati a capire ed accettare le proprie responsabilità nell’impegno con i servizi di riabilitazione adeguati.

Laddove i detenuti si assumono la propria responsabilità ad impegnarsi nelle attività di riabilitazione, è molto più probabile che il risultato sia un cambiamento positivo.

I comportamenti antisociali dei detenuti sono affrontati dal personale attraverso l’interazione e l’impegno sociale.

I rapporti costruttivi sono definiti dapprima come ‘cortesia interpersonale’, ‘mancanza di aggressione’, ed ‘evitare insulti o comportamenti degradanti’ ed in secondo luogo attraverso ‘la volontà di supportare ed elaborare le richieste velocemente.

Il reinserimento dei detenuti nella comunità è agevolato attraverso l’impegno con chi gestisce i detenuti ed i servizi di comunità.

I servizi riabilitativi che forniscono supporto diretto in detenzione e dopo la scarcerazione possono anche includere i detenuti indirizzati verso i servizi rilevanti offerti da altri fornitori di servizi sia in detenzione che in comunità che facilitano il loro reinserimento. Gli interventi strutturati sono più efficaci se i partecipanti hanno l’opportunità di mettere in pratica nuove capacità. Il luogo di detenzione è il luogo adatto per perseguire gli obiettivi personali ed è importante che i risultati ottenuti non vadano persi dopo la scarcerazione.

I detenuti sono supportati per l’accesso ai servizi al fine di gestire le esigenze immediate di occupazione che derivano dalla detenzione e quelle che possono insorgere durante la loro permanenza in carcere.
Le Agenzie di Riabilitazione nella Comunità dovrebbero prestare particolare attenzione a come i detenuti sono motivati al lavoro e come possono essere supportati nell’ottenere fiducia per relazionarsi positivamente con gli altri nell’ambiente di lavoro.
E’ previsto un servizio per i detenuti con mezzi per gestire le esigenze abitative immediate che scaturiscono dalla reclusione e dalla loro permanenza in carcere.
La riduzione dell’incidenza dei detenuti senza alloggio e la trattazione delle questioni abitative derivanti dalla detenzione dovrebbe essere considerata una priorità nell’ambito dell’offerta riabilitativa principale per tutti i detenuti.
E’ disponibile  un servizio che fornisce ai detenuti i mezzi per gestire immediate esigenze finanziare personali che derivano dalla detenzione e dalla loro permanenza in carcere.
E’ importante incoraggiare ed assistere i detenuti a gestire le loro responsabilità finanziare durante il periodo di detenzione, se possibile.
Vi è un servizio che fornisce ai detenuti i mezzi per gestire le esigenze familiari immediate che derivano dalla loro detenzione e dalla permanenza in carcere
Se i detenuti ricevono le visite ed il supporto delle famiglie, la percentuale di recidiva è più bassa.
Le detenute che sono state prostitute hanno accesso ad un adeguato supporto attraverso la detenzione.
 
I detenuti che sono stati vittime di violenza domestica, stupro o abuso hanno accesso ad un adeguato sostegno attraverso la detenzione.

Gli istituti hanno la responsabilità di supportare i detenuti nell’accesso agli interventi ed ai servizi per aiutarli ad affrontare i traumi associati alla violenza domestica.

Ulteriori programmi di genitorialità e di sostegno dei rapporti sono forniti ai detenuti e alle loro famiglie per rafforzare i rapporti familiari e parentali. 
 
Ai detenuti sono forniti servizi riabilitativi aggiuntivi nel corso della loro pena detentiva che sono identificati dal fornitore come probabile riduzione della recidiva e del rischio di danno grave.
 
Un ulteriore sostegno è offerto ai detenuti individuati per garantire la continuità del servizio di detenzione/comunità.
 
I detenuti possono accedere attraverso i ‘mentoring’ al servizio di supporto per il reinserimento nella comunità.

IL SISTEMA DI SANZIONI E MISURE NELLA COMUNITÀ – SINTESI

1. Panoramica
E’ possibile ottenere una pena da scontare nella comunità se si è stati condannati da un tribunale per un reato ma non si è inviati in carcere.
Si può dover compiere un lavoro non retribuito nella comunità, come la rimozione di graffiti. Questo è chiamato “community payback”.
 
Le sanzioni nella comunità possono essere ordinate per reati quali:

  • Danneggiamento
  • Frode
  • Aggressione

E’ possibile avere una condanna da scontare nella comunità se:

  • Il tribunale ritiene che sia più probabile che non reiteri il reato non andando in prigione;
  • È la prima volta che commette un reato;
  • Abbia una condizione mentale che possa influire sul suo comportamento

 
2. Community payback
Il  lavoro socialmente utile non è retribuito, come:

  • Rimozione di graffiti;
  • Lavori di pulizia di terreni incolti o abbandonati;
  • Decorazione di luoghi ed edifici pubblici – ad esempio un centro sociale.

 
Di solito il lavoro si svolge in zone vicine a quella di residenza, ed è gestito da un supervisore. Si deve indossare un giubbotto arancione ad alta visibilità durante il lavoro.
A seconda della gravità del reato, si può essere condannati ad eseguire  lavori socialmente utili per un periodo dalle 40 alle 300 ore.
Si deve lavorare 3 – 4 giorni a settimana se si è disoccupati.
Il “community payback” sarà organizzato al di fuori delle ore lavorative se già si presta un lavoro, ad esempio la sera o nei fine settimana.
 
3. Trattamento e programmi.
 
Il trattamento ed i programmi che si devono seguire sono tesi ad eliminare i problemi che hanno portato a commettere il reato, in primo luogo. Sono inoltre tesi a contrastare la reiterazione del crimine.
I programmi ed il trattamento possono aiutare anche per:

  • Tutte le dipendenze che si hanno, ad esempio dalle droghe;
  • Condizioni di salute mentale;
  • Acquisire nuove competenze e qualifiche.

 
A seconda del trattamento o del programma, questo potrebbe comportare:

  • sessioni di consulenza - in cui si ottiene il sostegno di un medico
  • test anti-droga
  • «programmi accreditati», come corsi di gestione della rabbia, per aiutare a gestire particolari  comportamenti;
  • trattamenti di salute mentale con un medico o uno psicologo;
  • miglioramento delle abilità di lettura e scrittura;
  • aiuto per redigere e presentare domande di lavoro;
  • apprendere tecniche ed abilità per sostenere colloqui
  • incontrare le persone vittime del reato, come parte di un programma di giustizia riparativa.

Se non si completa un trattamento o un programma, o si risulta positivi ad un test antidroga, si potrebbe essere inviato di nuovo davanti al giudice, e la pena potrebbe aumentare.
 
4. Che cosa si può e non si può fare durante l’espiazione di sanzione in comunità.
Che cosa si può e non si può fare durante l’espiazione di una sanzione in comunità è deciso da:

  • Un tribunale quando la condanna viene emessa;
  • La persona referente per la tua condanna, chiamata “offender manager”, quando la pena è iniziata;

Questo può comprendere:

  • essere in un luogo particolare in certi orari - noto come 'il coprifuoco'
  • indossare un dispositivo elettronico per verificare che si stia in quel luogo;
  • appuntamenti con un “offender manager”;
  • essere diffidati dal recarsi in determinati luoghi o zone, ad esempio, la casa della vittima;
  • essere diffidati dal prendere parte ad alcune attività, come ad esempio andare in un pub o un bar;
  • viene indicato dove si deve vivere, ad esempio, la casa di un familiare. 

Se non si osservano le regole durante l’espiazione di una “sanzione in comunità”, si potrebbe ricevere un’ammonizione o essere inviati di nuovo in tribunale, e la condanna potrebbe aumentare.

 

Recenti sviluppi nel sistema del Probation di Inghilterra e Galles (5)


Una recente e profonda riforma del sistema di probation di Inghilterra e Galles ha avuto luogo nei mesi scorsi. Tale riforma ha toccato circa metà del personale addetto ai servizi di area penale esterna: circa 9.000 persone sono state trasferite presso le Agenzie di Reinserimento nella Comunità (Community Rehabilitation Companies, CRCs), strutture private cui è stato affidato il compito di seguire gli autori di reati meno gravi in area penale esterna. La ragione della trasformazione risiede nella necessità da un lato di ottenere risparmi economici e dall’altro di raggiungere una maggiore efficacia nell’implementazione della sanzioni e delle misure nella comunità.
L’obiettivo è quello di aumentare il numero di autori di reato che sono sottoposti a supervisione già prima della loro scarcerazione per una misura alternativa al carcere, facendo in modo, fra l’altro, che i detenuti siano trasferiti in un istituto vicino al loro domicilio.
Le Agenzie (CRC) sono 21, possedute da 9 organizzazioni, di cui Sodexo è la principale. Operano in ogni distretto in stretto collegamento con i tribunali, gli istituti penitenziari e la polizia.

Al Servizio di Probation pubblico rimane il controllo dei delinquenti ad alto rischio che si trovano in area penale esterna, le infrazioni alle prescrizioni e il rapporto con le vittime.

Alla domanda sul motivo per il quale metà del servizio di probation pubblico inglese sia stato venduto e non riorganizzato secondo i medesimi principi che si chiede di applicare alle compagnie commerciali, il capo del Probation inglese risponde che con le società commerciali si può applicare il metodo c.d. “pagamento in base ai risultati” (payment by results), che non è possibile applicare invece con la pubblica amministrazione. Inoltre, sarebbe occorso molto più tempo per una riorganizzazione.


Obiettivi del Tavolo:
Esaminare i sistemi penitenziari degli altri Paesi ed individuare prassi e norme dell’esecuzione intramuraria ed esterna, esportabili in Italia.

 

 
Roma, 23 luglio 2015

IL DIRETTORE DELL'UFFICIO
Roberta Palmisano



[1]Tratto da: The Spanish Prison System, edito dalla Segreteria Generale degli Istituti Penitenziari, Ministero dell’Interno spagnolo, novembre 2014. Pubblicato sul sito ufficiale www.institucionpenitenciaria.es

[2]Informazioni tratte da: Le Service Pénitentiaire d’insertion et probation (SPIP), brochure edita dall’amministrazione penitenziaria francese, aprile 2012; L’Administration pénitentiaire en France, brochure edita dall’amministrazione penitenziaria francese, 1° edizione 2007, entrambe reperite sul sito ufficiale http://www.justice.gouv.fr/prison-et-reinsertion-10036/. Dati statistici dell’International Centre of Prison Studies, http://www.prisonstudies.org/country/france

[3]Fonti: Dati statistici dell’International Centre of Prison Studies, http://www.prisonstudies.org/country/germany. Vera Institute of Justice, “Sentencing and prison practices in Germany and the Netherlands: implications for United States”, NY, USA, 2013. CEP- Confederazione Europea della Probation. www.cep-probation.org 

[4]Fonti: sito Internet www.gov.uk\life-in-prison; direttiva ufficiale del NOMS “Incentives & Earned Priviliges Scheme”, del 30 gennaio 2015; direttiva ufficiale del NOMS “Sentence Planning”, del 1 febbraio 2015; direttiva ufficiale del NOMS “Early days in custody” del 1 febbraio 2015; direttiva ufficiale del NOMS “Rehabilitation services in custody”, del 11 febbraio 2015
 

Traduzione e sintesi a cura della sezione rapporti internazionali – Ufficio Studi DAP.