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- Operatori penitenziari e formazione - Tema per Stati Generali dell'Esecuzione Penale - Tavolo 15 (luglio 2015)

  • pubblicato nel 2015
  • autore: Roberta Palmisano
  • Temi per Stati Generali dell'Esecuzione Penale
  • Ufficio Studi, ricerche, legislazione e rapporti internazionali
  • licenza di utilizzo: CC BY-NC-ND

DIPARTIMENTO AMMINISTRAZIONE PENITENZIARIA
UFFICIO DEL CAPO DEL DIPARTIMENTO
Ufficio Studi Ricerche Legislazione e Rapporti Internazionali

Il sistema penitenziario  si contraddistingue per la varietà di categorie professionali che vi operano, ciascuno con il proprio statuto giuridico ed economico:

  1. Comparto Ministeri: il personale del Comparto Ministeri è inquadrato nei seguenti profili professionali: Ausiliario, operatore, assistente amministrativo, assistente linguistico, assistente informatico, assistente tecnico, funzionari (dell’organizzazione, contabile, informatico, della professionalità di servizio sociale, della professionalità giuridico-pedagogica – educatori -, tecnico, linguistico, della professionalità di mediazione culturale), dirigenti (professionalità giuridico pedagogica, professionalità contabile, professionalità tecnica - architetti, ingegneri);
  2. Dirigenti penitenziari: per quanto riguarda gli istituti penitenziari il D.M. 2007 prevede 362 fra incarichi direzionali e vice-direzionali (alcuni dirigenti svolgono funzioni direzionali senza avere la titolarità della sede con mobilità intra-regionale ma anche inter-regionale); per quanto riguarda l’esecuzione penale esterna il DM 2007 prevede 45 posti di funzione (ma soltanto una percentuale è coperta e anche in questo caso sono state disposte missioni inter-regionali)
  3. Corpo di Polizia Penitenziaria: i posti previsti di Funzionari direttivi (Commissari coordinatori, commissari capo e commissari) non sono coperti perché i nominati non hanno ancora maturato i requisiti minimi per lo scrutinio a Primo dirigente; ai ruoli non direttivi del Corpo di polizia penitenziaria appartengono gli ispettori, i sovrintendenti e gli agenti/assistenti
  4. Appartenenti (quasi tutti generali di brigata) al Ruolo ad esaurimento degli ex Ufficiali del Corpo degli Agenti di Custodia, smilitarizzato e soppresso dalla Legge n. 395/1990, che ha istituito il Corpo di polizia penitenziaria, Forza di polizia ad ordinamento civile

Nella categoria del cd Personale aggregato rientrano i cappellani.

Della categoria del personale convenzionato fanno parte i liberi professionisti legati all’Amministrazione, o da una convenzione (es. esperti psicologi o criminologi ex art. 80 Legge n. 354/1975, che partecipano all’attività di osservazione scientifica della personalità dei condannati e degli internati; medici competenti che, ai sensi del T.U. sulle leggi in materia di sicurezza del lavoro, sono tenuti alla sorveglianza sanitaria del personale penitenziario), o da un contratto d’opera (direttori tecnici esterni delle lavorazioni agricole o industriali ai sensi dell’art. 20bis, comma 1, Legge n. 354/1975, assunti negli Istituti in caso di vacanza dei posti destinati agli operatori di ruolo dell’Amministrazione, un tempo denominati “capi d’arte” ).
Operano stabilmente negli Istituti anche i volontari autorizzati ad accedere nelle strutture per prestare opera di assistenza e di sostegno psicologico e materiale ai detenuti, ma soprattutto per fornire un utile apporto nelle attività trattamentali.
A queste categorie si aggiunge quella dei magistrati fuori ruolo.

Nell’articolazione organizzativa interna del Corpo di polizia penitenziaria sono previsti:

  • il Servizio navale (di supporto alle sedi di Gorgona, Porto Azzurro, Venezia, Napoli Nisida e Favignana);
  • il Servizio di trasporto terrestre (conduzione dei mezzi per le traduzioni dei detenuti);
  • il Servizio di traduzione e piantonamento;
  • il Gruppo Operativo Mobile (che ha il compito di gestire i detenuti sottoposti al regime del 41-bis);
  • il Nucleo Investigativo Centrale, che ha la funzione di svolgere attività di polizia giudiziaria su fatti di reato commessi in ambito penitenziario o comunque direttamente collegati ad esso;
  • i matricolasti;
  • gli specialisti nel trattamento dei detenuti minorenni;
  • il ruolo tecnico dei biologi e informatici da destinare al laboratorio centrale per la Banca Dati nazionale del DNA;
  • il servizio per la sicurezza personale e vigilanza per scorte e tutele e sorveglianza delle sedi ministeriali
  • il Servizio a cavallo (Il Servizio è utilizzato soprattutto in alcuni istituti penitenziari che hanno sede in aree rurali o nelle strutture detentive nelle quali i ristretti svolgono attività agricole);
  • i conduttori di unità cinofile
  • gli istruttori di tiro;

Le specialità degli elicotteristi, dei sommozzatori, e dei tiratori scelti, pur previste, non sono state istituite
Con la recente modifica dell’art. 108 comma 8 dl 6 settembre 2011 n. 159, il Corpo di polizia penitenziaria è stato inserito nell’organico della Direzione Investigativa Antimafia e ora è previsto che la Direzione Investigativa Antimafia si avvalga della Polizia penitenziaria “per le esigenze di collegamento con le strutture di appartenenza, anche in relazione a quanto previsto dal comma 3, nonché per l’attività di analisi sullo scambio delle informazioni di interesse all’interno delle strutture carcerarie “ (decreto l.gvo 15 novembre 2012 n. 218 -Disposizioni integrative e correttive al decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159-).

Specificità della Polizia penitenziaria
Secondo la definizione contenuta nell’articolo 16 secondo comma della legge 1.4.1981 n. 121 (Ordinamento dell’Amministrazione della Pubblica Sicurezza) e nell’articolo 1 comma terzo legge 15.12.1990 n. 395 (Ordinamento del Corpo di Polizia penitenziaria), la Polizia penitenziaria è un Corpo civile posto alle dipendenze del ministero della giustizia e, ferme restando le proprie attribuzioni, fa parte delle Forze di Polizia.
I compiti istituzionali conferiti sono elencati all’art. 5 della legge 15.12.1990 n. 395:
il Corpo di polizia penitenziaria attende ad assicurare l'esecuzione dei provvedimenti restrittivi della libertà personale; garantisce l'ordine all'interno degli istituti di prevenzione e di pena e ne tutela la sicurezza; partecipa, anche nell'ambito di gruppi di lavoro, alle attività di osservazione e di trattamento rieducativo dei detenuti e degli internati; espleta il servizio di traduzione dei detenuti ed internati ed il servizio di piantonamento dei detenuti ed internati ricoverati in luoghi esterni di cura, secondo le modalità ed i tempi di cui all'articolo 4.
Fatto salvo l'impiego ai sensi dell'articolo 16, secondo e terzo comma, della legge 1° aprile 1981, n. 121, gli appartenenti al Corpo di polizia penitenziaria non possono comunque essere impiegati in compiti che non siano direttamente connessi ai servizi di istituto.
Tra i compiti istituzionali della Polizia penitenziaria vi è quindi la partecipazione alle attività trattamentali e il disposto dell’art.5 della legge di Riforma del Corpo riconosce alla Polizia penitenziaria la partecipazione attiva nell’ambito dei processi di conoscenza del detenuto.
L’Amministrazione Penitenziaria ha intrapreso un percorso di cambiamento del sistema organizzativo e gestionale e il nuovo modello, conforme alle Regole Penitenziarie Europee, è fondato sulla differenziazione degli istituti penitenziari secondo la pericolosità dei soggetti e la loro posizione giuridica e sulla necessità di una comune assunzione di responsabilità.
La sicurezza, intesa quale condizione preliminare per la realizzazione delle finalità del trattamento, non è affidata in via esclusiva alla responsabilità della polizia penitenziaria e quest’ultima a sua volta prende parte alle iniziative trattamentali. Il metodo di lavoro si fonda sulla conoscenza del detenuto e sulla condivisione delle conoscenze tra tutti gli operatori penitenziari, in linea con il modello europeo di “sorveglianza dinamica”.

La polizia penitenziaria ha un ruolo fondamentale in questo processo e la sua qualificazione professionale nell’ambito dei processi di conoscenza sono presupposto ineludibile per l’attuazione del cambiamento di un modello professionale che finora era fondamentalmente fondato sul controllo-custodia della persona, finalizzato prevalentemente a prevenire fatti e azioni che possono compromettere la sicurezza intramurale (evasioni, risse, aggressioni, danneggiamenti…) o la incolumità personale degli stessi detenuti (suicidi e autolesionismi).
La polizia penitenziaria è quindi una polizia specializzata perché ha il compito, specifico e difficile, di tenere insieme due ruoli: quello del controllo della sicurezza e del recupero. La polizia penitenziaria deve contribuire al recupero e il suo ruolo è particolarmente difficile perché il detenuto non è libero e quindi la sua adesione indispensabile al programma di recupero, non può essere un’adesione spontanea e sarà sempre una adesione relativa e limitata. La funzione della Polizia penitenziaria non è quella di accertare il reato, di assicurare alla giustizia, ma quella di contribuire alla trasformazione degli individui, e in questo senso alla polizia penitenziaria è richiesto un dippiù di “umanità” a cui deve certamente aggiungersi la cooperazione convergente degli altri operatori carcerari e della società tutta.
La peculiarità e specificità del Corpo di Polizia penitenziaria è riflessa nei principi internazionali del Consiglio d’Europa che fanno del sistema penitenziario un sistema indipendente rispetto agli altri settori del sistema penale.
La Raccomandazione Rec (2012)5 del Comitato dei Ministri agli Stati membri sul Codice Europeo di Etica per il personale penitenziario espressamente prevede che esso “deve avere nei confronti dei detenuti un ruolo e delle funzioni che si distinguono da quelli della polizia, dell’esercito, della procura e della magistratura”.
La Raccomandazione R (2006)2 del Comitato dei Ministri agli Stati membri sulle Regole penitenziarie europee esplicitamente prescrive (Regola 71) che “Gli istituti penitenziari devono essere posti sotto la responsabilità di autorità pubbliche ed essere separati dall’esercito, dalla polizia e dai servizi di indagine penale”.
Il commento a questa Regola aggiunge che: “è importante effettuare una separazione organizzativa chiara tra polizia e amministrazione penitenziaria. Nella maggior parte degli Stati europei, la polizia dipende dal Ministero dell’interno, mentre l’amministrazione penitenziaria dal Ministero della giustizia. Il Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa prescrive che “deve essere fatta una netta distinzione tra il ruolo della polizia e quello del sistema giudiziario, del pubblico ministero e del sistema penitenziario”.
Il Codice Etico Europeo della Polizia (raccomandazione R(2001)10 del CoE) esclude esplicitamente la "polizia penitenziaria", anche se vi fa riferimento dicendo che essa "si limita a svolgere le proprie funzioni negli istituti di pena". Il Commento a questo testo evidenzia che in alcuni stati membri il personale delle strutture “correzionali” viene chiamato “polizia carceraria o penitenziaria” e questa categoria di personale non è trattata nella Raccomandazione.

La formazione.
L’attuale modello organizzativo è binario:

  • all’ISSP, Scuola di Alta Formazione, compete la formazione dei quadri dirigenziali e direttivi dell’Amministrazione penitenziaria, sia in ambito di formazione obbligatoria di ingresso per la qualifica, che per i suoi sviluppi, con aggiornamenti e specializzazioni;
  • alla Direzione generale del personale e della formazione la gestione delle scuole territoriali di formazione e aggiornamento del Corpo di Polizia e del Personale dell’Amministrazione Penitenziaria (Verbania, Cairo Montenotte, Parma, Roma, Sulmona, Portici e Catania; Aversa e Monastir sono in corso di chiusura).

Il nuovo Regolamento di organizzazione del Ministro della giustizia, approvato in esame definitivo dal Consiglio del ministri lo scorso 18 maggio 2015, che ha lo scopo di riorganizzare e razionalizzare gli uffici del Ministero in un’ottica di maggiore efficienza complessiva e di risparmio, prevede presso il DAP una nuova Direzione generale della formazione, in cui confluisce l’istituto Superiore di Studi Penitenziari e che assorbe le altre attività di formazione (le scuole territoriali e l’attività dell’Ufficio della formazione collocato all’interno della Direzione generale del personale del DAP).
Questa nuova Direzione Generale avrà il compito di raccordarsi con il Dipartimento per la giustizia minorile e di comunità al fine di assicurare un comune percorso formativo del personale amministrativo, di quello di polizia penitenziaria e degli assistenti sociali sia per l’area del trattamento inframurario che di quella dell’esecuzione penale esterna e di messa alla prova.

Roma, Luglio 2015

IL DIRETTORE DELL'UFFICIO
Roberta Palmisano