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- Lavoro e formazione - Tema per Stati Generali dell'Esecuzione Penale - Tavolo 8 (luglio 2015)

  • pubblicato nel 2015
  • autore: Roberta Palmisano
  • Temi per Stati Generali dell'Esecuzione Penale
  • Ufficio Studi, ricerche, legislazione e rapporti internazionali
  • licenza di utilizzo: CC BY-NC-ND

 

DIPARTIMENTO AMMINISTRAZIONE PENITENZIARIA
UFFICIO DEL CAPO DEL DIPARTIMENTO
Ufficio Studi Ricerche Legislazione e Rapporti Internazionali

Il lavoro, che in generale ha un ruolo fondamentale nell’esistenza libera e dignitosa di ogni cittadino, in ambito penitenziario, come previsto dall’Ordinamento Penitenziario, è elemento fondamentale del trattamento e strumento privilegiato di reinserimento sociale ed è obbligatorio per i soggetti sottoposti alle misure di sicurezza della colonia agricola o della casa di lavoro, e per i condannati.
Il lavoro all’interno degli istituti penitenziari alle dipendenze dell’Amministrazione Penitenziaria, consiste perloppiù nei cosiddetti lavori domestici e, in alcune realtà, in lavorazioni industriali gestite direttamente dagli istituti penitenziari per le esigenze di casermaggio e di arredo:
Attività produttive sono presenti presso i seguenti istituti:
CC Lecce (falegnameria), CC Trani (sartoria), CR Massa (tessitoria lanificio), CR Volterra (sartoria), CC Avellino (falegnameria e sartoria), CC Benevento (sartoria), CC Napoli Poggioreale (falegnameria) CC S.Maria Capua Vetere (sartoria), CR Augusta (fabbri), CR Noto (falegnameria, fabbri, tessitoria, sartoria), CR Spoleto (falegnameria) CR Orvieto (falegnameria, fabbri), CR Sulmona (sartoria, falegnameria, calzaturificio), CC Pescara (calzaturificio), CCF Roma Rebibbia (sartoria), CC Viterbo ( falegnameria, sartoria), CC Ivrea (tipografia), CC S.Angelo dei Lombardi (tipografia).
Presso le colonie agricole e i diversi tenimenti agricoli di istituti penitenziari vi sono attività di eccellenza che spaziano dall’orticoltura biologica alla frutticoltura in serra, dall’allevamento dei conigli alla floricoltura, all’itticoltura e all’apicoltura.
Le Direzioni degli istituti, per poter mantenere un sufficiente livello occupazionale tra la popolazione detenuta, tendono a ridurre l’orario di lavoro e a effettuare turnazioni.
La mancanza di commesse ha prodotto un forte calo dell’attività produttiva con il conseguente abbandono di attività prima fiorenti e l’inattività, negli anni, ha comportato il mancato rinnovamento dei macchinari e il mancato adeguamento dei locali e delle attrezzature alla normativa anti-infortunistica.
Questa situazione, accompagnata dalle carenze logistiche e strutturali tipiche di un istituto di pena, costruito per custodire e non per produrre, non hanno mai consentito alle lavorazioni penitenziarie di produrre manufatti competitivi sul mercato per qualità e prezzo e ha portato al progressivo decadimento delle officine.
L’art.20 della legge 354/75 (modificato con legge 296/1993), ha introdotto il concetto di “privatizzazione” del lavoro penitenziario consentendo alle imprese pubbliche e private di organizzare e gestire lavorazioni intramurarie, con conseguente instaurazione del rapporto di lavoro direttamente tra detenuto e imprenditore.
L’art.47 del dpr 230/2000, oltre a riaffermare che le imprese pubbliche e private e le cooperative sociali possono organizzare e gestire le lavorazioni penitenziarie, stabilisce che i locali e le attrezzature già esistenti all’interno delle lavorazioni possono essere ceduti in comodato dalle direzioni ai soggetti terzi che sostengono le spese per lo svolgimento dell’attività produttiva: l’organizzazione e i metodi di lavoro “…devono riflettere quelli del lavoro nella società libera al fine di far acquisire ai soggetti una preparazione professionale adeguata alle normali condizioni lavorative per agevolarne il reinserimento sociale”.
Per incentivare questo secondo tipo di inserimento lavorativo nel 2000 è stata approvata la legge 193 (cd. Smuraglia) che prevede sgravi contributivi e fiscali per le imprese o cooperative che assumono detenuti in stato di reclusione o ammessi al lavoro all’esterno ai sensi dell’art. 21 O.P.
Attualmente lavorazioni gestite da terzi all’interno degli istituti penitenziari sono presenti su quasi tutto il territorio nazionale (oltre 140 tra imprese e cooperative presenti in 59 istituti penitenziari).
Il lavoro all’interno degli istituti penitenziari spesso non è conveniente per gli imprenditori esterni che utilizzano le officine penitenziarie per le proprie attività di produzione. L’incidenza negativa che ha sulla produttività il forzato assoggettamento dei tempi e dei ritmi delle attività alle esigenze di una comunità disciplinata da regole tassative e da prassi poco inclini alla flessibilità, e le incertezze sui tempi di consegna hanno fatto sì che si impoverissero le richieste di lavoro dall’esterno. Per come sono organizzate le cose le lavorazioni penitenziarie spesso non possono concorrere sul mercato libero offrendo all’esterno i propri manufatti e il mondo imprenditoriale è poco interessato ad investire all’interno del carcere.
L’art. 22 dell’Ordinamento Penitenziario attualmente prevede che il lavoro alle dipendenze dell’Amministrazione sia retribuito in misura non inferiore ai 2/3 del trattamento previsto nei Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro anche se l’importo delle mercedi non è stato mai aggiornato.

La Cassa delle Ammende
La Cassa delle Ammende è un ente con personalità giuridica istituito presso il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria istituito con legge 9.5.1932, n.547 poi sostituita dalla legge 27.2.2009, n. 14 di conversione del decreto-legge 30.12.2008, n. 207 (art. 44-bis).
L’ente finanzia programmi di reinserimento in favore di detenuti e internati, programmi di assistenza ai medesimi e alle loro famiglie e progetti di edilizia penitenziaria finalizzati al miglioramento delle condizioni carcerarie.
Fra le entrate che concorrono a costituire il conto patrimoniale della Cassa, oltre alle sanzioni pecuniarie e altre sanzioni connesse al processo, vi sono i proventi delle manifatture carcerarie e delle bonifiche agrarie e delle relative industrie.
Non afferiscono invece alla Cassa delle Ammende gli ulteriori capitoli di bilancio relativi alle spese per mercedi ai detenuti lavoranti (capitolo 1764) e agli sgravi fiscali e agevolazioni alle imprese (Legge Smuraglia) (capitolo 1765).

L’art. 129 del Regolamento (dpr 230/2000) stabilisce che i fondi patrimoniali della Cassa delle Ammende sono erogati “per finanziare prioritariamente progetti dell’Amministrazione penitenziaria che utilizzano le disponibilità finanziarie dei fondi strutturali europei, che utilizzano finanziamenti previsti dalla normativa comunitaria, da quella nazionale e da quella regionale” e altresì "per il finanziamento di programmi che attuano interventi di assistenza economica in favore delle famiglie di detenuti e internati, nonché di programmi che tendono a favorire il reinserimento sociale di detenuti ed internati anche nella fase di esecuzione di misure alternative alla detenzione”, sulla base di progetti accompagnati da relazioni illustrative.
Nella bozza di Statuto della Cassa in corso di approvazione all’art. 1 (Finalità dell’Ente) è previsto che:

2.  La cassa, ha lo scopo di valorizzare e tutelare il lavoro penitenziario.

  1. La cassa, d’intesa con la Direzione Generale dei Detenuti e del Trattamento, che coordina l’attività dei Provveditori regionali e predispone una strategia di intervento nazionale sul lavoro penitenziario, e nel rispetto delle linee di azione dell’Amministrazione penitenziaria e delle caratteristiche dei circuiti regionali, elabora un programma unitario di finanziamenti;

3. La cassa utilizza i propri fondi per finanziare, anche partecipando al cofinanziamento di progetti che utilizzano risorse economiche dell’Unione Europea, le seguenti iniziative:

  1. programmi di reinserimento di detenuti, internati o condannati in misura alternativa sia in termini di corresponsione di somme per la retribuzione di attività lavorative o propedeutiche al lavoro sia in termini di corresponsione di somme per la ricerca e la sperimentazione di protocolli di valutazione del rischio, presa in carico, ed intervento delle persone condannate;
  2. programmi di assistenza ai detenuti, agli internati o ai condannati in misura alternativa nonché alle loro famiglie;
  3. progetti di edilizia penitenziaria che amplino gli spazi destinati alla vita comune ed alle attività lavorative dei ristretti ovvero elevino le condizioni igieniche degli ambienti detentivi.

4. La cassa dovrà tenere conto dei risultati di tavoli di consultazione permanenti con i rappresentanti delle associazioni imprenditoriali e delle associazioni cooperative, delle parti sociali e dei rappresentanti che operano nel settore della formazione professionale.
Obiettivo dell’attività del DAP è quello di costruire una struttura nazionale per la programmazione del lavoro in carcere che razionalizzi gli interventi operando in coordinamento con i Ministeri competenti a dettare le linee di politica del lavoro del Paese e favorire schemi contrattuali (retribuzione, flessibilità...) che possano incentivare il coinvolgimento delle imprese nel lavoro penitenziario.

Il Disegno di Legge n. 2798 in corso di esame presentato alla Camera il 23.12.2014 recante “Modifiche al codice penale e al codice di procedura penale per il rafforzamento delle garanzie difensive e la durata ragionevole dei processi e per un maggiore contrasto al fenomeno corruttivo, oltre che all'ordinamento penitenziario per l'effettività rieducativa della pena” che all’art. 26 tra i principi e i criteri direttivi per l’esercizio della delega, alla lett e) menziona: la “maggiore valorizzazione del lavoro in ogni sua forma intramuraria ed esterna, quale strumento di responsabilizzazione individuale e di reinserimento sociale dei condannati”.

Roma, 23 luglio 2015


 

IL DIRETTORE DELL'UFFICIO
Roberta Palmisano