salta al contenuto

Scheda su procedure di trasferimento detenuti stranieri (aprile 2014)

  • pubblicato nel 2014
  • autore: Roberta Palmisano
  • scheda
  • Ufficio Studi, ricerche, legislazione e rapporti internazionali
  • licenza di utilizzo: CC BY-NC-ND

 

DIPARTIMENTO AMMINISTRAZIONE PENITENZIARIA
UFFICIO DEL CAPO DEL DIPARTIMENTO
Ufficio Studi Ricerche Legislazione e Rapporti Internazionali


Con l’approvazione della Convenzione di Strasburgo del 21 marzo 1983 sul trasferimento delle persone condannate, ratificata dall’Italia con la legge 25 luglio 1988, n.334, il Consiglio d’Europa ha previsto una procedura di trasferimento applicabile da tutti gli Stati, anche se non aderenti al Consiglio d’Europa, per l’esecuzione della sentenza nel Paese d’origine della persona condannata in cui essa ha i propri interessi affettivi e lavorativi e in cui possono meglio essere perseguiti la finalità rieducativa e il processo di reinserimento nel contesto sociale di appartenenza.
Le condizioni per il trasferimento sono le seguenti: la persona condannata è cittadino dello Stato di esecuzione; la sentenza è definitiva; la durata della pena ancora da scontare è di almeno sei mesi alla data di ricevimento della richiesta di trasferimento; la pena è inflitta per fatti che costituiscono reato sia nello Stato di emissione sia nello Stato di esecuzione (principio della doppia incriminabilità); è necessario il consenso al trasferimento da parte della persona condannata o del suo rappresentante legale; lo Stato di condanna e lo Stato di esecuzione devono essere d’accordo sul trasferimento.
La Convenzione prevede che le domande di trasferimento devono essere formulate per iscritto e indirizzate dal Ministero di Giustizia dello Stato richiedente al Ministero di Giustizia dello Stato richiesto e che le risposte devono essere comunicate attraverso le stesse vie. Ma prevede altresì che ogni Parte possa indicare, con una dichiarazione indirizzata al Segretario Generale del Consiglio d’Europa, che utilizzerà altre vie di comunicazione.

La procedura attiva è regolata dal nostro codice di procedura penale nel libro XI (Rapporti con Autorità straniere), titolo IV (Effetti delle sentenze penali straniere esecuzione all’estero di sentenze penali italiane), capo II (Esecuzione all’estero di sentenze penali italiane).
In particolare l’art. 743 (Deliberazione della Corte di Appello) prescrive che:

  1. La domanda di esecuzione all'estero di una sentenza di condanna a pena restrittiva della libertà personale non è ammessa senza previa deliberazione favorevole della corte di appello nel cui distretto fu pronunciata la condanna. A tale scopo il ministro di grazia e giustizia trasmette gli atti al procuratore generale affinché promuova il procedimento davanti alla corte di appello.
  2. La corte delibera con sentenza, osservate le forme previste dall'articolo 127.
  3. Qualora sia necessario il consenso del condannato, esso deve essere prestato davanti all'autorità giudiziaria italiana. Se il condannato si trova all'estero, il consenso può essere prestato davanti all'autorità consolare italiana ovvero davanti all'autorità giudiziaria dello Stato estero.
  4. La sentenza è soggetta a ricorso per cassazione da parte del procuratore generale presso la corte di appello e dell'interessato.

Per consentire un più ampio ricorso al trasferimento, il Consiglio dell’Unione Europea ha approvato la Decisione Quadro 2008/909/GAI “relativa al reciproco riconoscimento delle sentenze penali che irrogano pene detentive o misure privative della libertà ai fini della loro esecuzione nell’Unione europea” (recepita in Italia con decreto legislativo 7 settembre 2010, n. 161), che è rivolta esclusivamente ai Paesi Membri dell’Unione Europea e prevede una procedura di trasferimento semplificata, basata sulla presunzione che il luogo di origine del condannato sia – salva prova di radicamento altrove – quello ove egli intrattiene legami sociali, familiari, culturali e linguistici e quindi il più favorevole alla sua rieducazione.
I requisiti per la trasmissione all’estero in questo caso sono:

  1. il reato per il quale è stata emessa la sentenza di condanna è punito con pena massima non inferiore a tre anni
  2. la durata residua della pena o della misura di sicurezza da scontare non è inferiore a sei mesi
  3. la persona condannata non è sottoposta ad altro procedimento penale o alla esecuzione di un’altra sentenza di condanna o di applicazione di altra misura di sicurezza
  4. la persona condannata si trova nel territorio dello Stato o in quello dello Stato di esecuzione.

L’attivazione della procedura non presuppone il consenso della persona condannata, a differenza di quanto previsto dalla convenzione di Strasburgo, e, nella forma attiva, che è quella sulla quale qui ci si concentra, l’iniziativa è del pubblico ministero presso il giudice competente per l’esecuzione (art. 665 c.p.p.).
In particolare il decreto legislativo 161/2010, nel capo II relativo alla “Trasmissione all’estero”, dispone espressamente che non si applicano le sopra indicate disposizioni di cui al capo II del titolo IV del libro XI del codice di procedura penale.

In definitiva, in materia di trasferimento di persone condannate verso il loro Paese di origine, nei casi in cui è previsto il consenso o la richiesta dell’interessato (convenzione di Strasburgo) il nostro sistema prevede che il trasferimento può essere disposto soltanto a seguito dell’udienza della Corte di Appello e della scadenza dei termini previsti per l’impugnazione del relativo provvedimento; invece nei casi in cui il trasferimento può essere disposto senza il consenso dell’interessato (Decisione Quadro 909/2008), è prevista la deroga a tale complessa procedura che può dare luogo a lungaggini, ed è lo stesso pubblico ministero dell’esecuzione a disporre con immediatezza il trasferimento del detenuto con lo snello procedimento di cui al decreto legislativo 161/2010.

Al fine di favorire il reinserimento sociale delle persone condannate straniere e contribuire altresì ad alleggerire la grave situazione di sovraffollamento delle carceri, si rivela indubbiamente più spedito ed efficace il sistema semplificato di trasferimento su iniziativa del pubblico ministero; pertanto esso, a parere di questo Ufficio, dovrebbe essere esteso anche ai casi in cui la procedura debba attuarsi ai sensi della Convenzione di Strasburgo, e ciò anche in considerazione del fatto che in applicazione della stessa Convenzione è lo stesso interessato a formulare l’istanza di trasferimento. Sarebbe opportuno, quindi, modificare la legge 25 luglio 1988, n. 334:

  1. con la previsione della medesima deroga alle menzionate norme del codice di procedura penale contenuta attualmente nel decreto legislativo 161/2010;
  2. con la previsione, da comunicare al Segretario Generale del Consiglio d’Europa, che la domanda di trasferimento possa essere indirizzata allo Stato richiesto direttamente dal pubblico ministero che cura l’esecuzione.

Roma, 14 aprile 2014

IL DIRETTORE DELL'UFFICIO
Roberta Palmisano