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Analisi normativa su visite del detenuto al figlio minore infermo (luglio 2014)

  • pubblicato nel 2014
  • autore: Roberta Palmisano
  • analisi normativa
  • Ufficio Studi, ricerche, legislazione e rapporti internazionali
  • licenza di utilizzo: CC BY-NC-ND

 

DIPARTIMENTO AMMINISTRAZIONE PENITENZIARIA
UFFICIO DEL CAPO DEL DIPARTIMENTO
Ufficio Studi Ricerche Legislazione e Rapporti Internazionali

L’art. 21-ter della legge 354/75 “Visite al minore infermo”, inserito dall’art. 2 della L. 21 aprile 2011 n. 62 offre alla madre nuove possibilità di assistere ed accudire il figlio minore fuori dall’istituto di pena ed ha una finalità umanitaria nell’ambito delle modifiche apportate dal legislatore per favorire il rapporto tra madre e figlio minore nel corso del processo penale e durante l’esecuzione della pena.  Attualmente la norma prevede che il magistrato di sorveglianza (o nei casi urgenti il direttore del carcere) autorizzi il padre o la madre del minore, imputati o condannati, a recarsi, con le cautele previste dal regolamento, a visitare il figlio (minore e anche non convivente) infermo che versi in imminente pericolo di vita o in gravi condizioni di salute. Si tratta quindi di una facoltà di visita e non di assistenza, anche se l’art. 21-ter comma 1, secondo periodo, prevede che “in caso di ricovero ospedaliero, le modalità della visita sono disposte tenendo conto della durata del ricovero e del decorso della patologia”.

Il secondo comma prevede che il giudice di fase competente autorizzi il genitore detenuto ad accompagnare il figlio minore che abbia meno di dieci anni a visite specialistiche (relative a gravi condizioni di salute) precisando le modalità operative. I presupposti applicativi della norma sono gli stessi di quelli previsti per i permessi cd “di necessità” previsti all’art. 30 legge 354/75  che pure menziona l’”imminente pericolo di vita” e  gli “eventi familiari di particolare gravità”.

La Proposta di legge AC 631-B “Modifiche al codice di procedura penale in materia di misure cautelari personali”, approvata con modificazioni in Senato il 2 aprile 2014 (art. 15 del testo S. 1232) e attualmente in corso di discussione in Commissione giustizia alla Camera dei Deputati interviene sull’art. 21-ter legge 354/1975 integrando la possibilità di visite dei genitori detenuti al minore infermo.  La disposizione proposta riproduce sostanzialmente il contenuto della proposta di legge n.1438 pure all’esame della Commissione giustizia della Camera dei Deputati ed individua nella disabilità un autonomo presupposto di possibilità di visita all’esterno per il genitore detenuto, a prescindere dall’età del figlio, in applicazione dei principi espressi dalla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, approvata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite il 13 dicembre 2006 (ratificata in Italia ai sensi della L. 18/2009) che promuove il diritto delle persone con disabilità e dei membri delle loro famiglie a ricevere l’assistenza necessaria, evitando ogni discriminazione che possa impedire il godimento di pari opportunità in tutti gli ambiti della vita sociale.

 

Alle ipotesi di visita attualmente previste la norma proposta aggiunge quella ulteriore prevista per i casi “in cui il figlio sia affetto da handicap in situazione di gravità ai sensi dell’articolo 3, comma 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104 “Legge-quadro per l'assistenza, l'integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate”, accertata ai sensi della medesima legge” quando cioè “la minorazione, singola o plurima, abbia ridotto l'autonomia personale, correlata all'età, in modo da rendere necessario un intervento assistenziale permanente, continuativo e globale nella sfera individuale o in quella di relazione”.  Ai sensi del successivo articolo 4, gli accertamenti relativi alla minorazione, alle difficoltà, alla necessità dell'intervento assistenziale permanente e alla capacità complessiva individuale residuale sono effettuati dalle Commissioni mediche per l'accertamento delle minorazioni civili, integrate da un operatore sociale e un esperto della minorazione sottoposta ad accertamento. L'articolo 20 del decreto-legge 78/2009 ha attribuito all'INPS nuove competenze per l'accertamento dell'invalidità civile e disabilità; in seguito a tali modifiche, a decorrere dal 1° gennaio 2010, ai fini degli accertamenti sanitari di invalidità civile e disabilità, le Commissioni mediche delle Aziende sanitarie locali sono integrate da un medico dell'INPS quale componente effettivo. In ogni caso l'accertamento definitivo è effettuato dall'INPS.

La norma attualmente all’esame del Parlamento introduce la modifica anche del comma 2 dell’art. 21-ter per l’assistenza durante le visite specialistiche a figli affetti da handicap grave e estende la disciplina ai casi di coniuge o convivente affetto da handicap grave.
La novella dispone dunque il diritto di visita del genitore al figlio affetto da handicap grave a prescindere dai requisiti dell'imminente pericolo di vita o delle gravi condizioni di salute o della minore età del figlio. L'estensione del diritto prescinde quindi dall'età del figlio che - se affetto da handicap grave – può anche essere maggiorenne.

La modifica legislativa contribuisce senz’altro ad approntare tutela a posizioni giuridiche soggettive rilevanti ai sensi degli artt. 29 e 31 della Costituzione in ordine alla salvaguardia dei rapporti familiari e ai doveri di un genitore nei riguardi delle esigenze di un figlio e ai sensi dell’art. 32 in ordine al diritto alla salute. Il mantenimento delle relazioni familiari è elemento fondamentale del trattamento rieducativo e l’ordinamento penitenziario, in coerenza con i principi costituzionali, agli artt. 15, 18 comma 3, 14 quater comma 4 e 28 della legge 354/75 e agli artt. 39, 48 comma 13, 37comma 11 e 61 del Regolamento 230/2000, eleva il mantenimento delle relazioni familiari da parte del detenuto ad elemento immancabile del trattamento carcerario.
L’intervento legislativo è quindi senz’altro auspicabile. Si formulano in merito alcune considerazioni:

  1. In ordine all’accertamento dello stato di handicap grave (cosa ben diversa dalla certificazione di invalidità anche se del 100%), il richiamo agli artt. 3 e 4 della legge 104/92 e alle valutazioni della Commissione mediche a composizione integrata di certo solleva il magistrato di sorveglianza dall’espletamento di accertamenti medici complessi. Il rischio di utilizzare una procedura diversa dalla perizia espone però a possibili strumentalizzazioni e tale rischio potrà essere arginato prevedendo che il magistrato di sorveglianza verifichi l’attualità dello stato e la presenza effettiva nel luogo ove è stata richiesta la visita disponendo un accertamento medico legale (così come già accade nei casi di permessi cd di necessità) alla stessa ASL o all’ospedale dove il familiare è ricoverato.
  2. Occorre poi tenere conto che la gravità dell’handicap ai sensi del comma 3 dell’art. legge 104/92 non equivale a immininente pericolo di vita e essa può essere certificata in persona con aspettativa di vita protratta. Questo quindi può comportare per il detenuto la necessità di effettuare le visite anche per tutta la durata della detenzione. Considerato che l'accertamento dell'handicap è una questione distinta dal riconoscimento di invalidità/inabilità e sono diversi i criteri di valutazione dei due accertamenti, la nuova norma potrà prevedere che il magistrato autorizzi la visita soltanto nei casi in cui al familiare sia stata anche riconosciuta un’invalidità con indennità di accompagnamento dal quale discenda l’impossibilità di recarsi autonomamente presso l’istituto penitenziario. Si valuterà la possibilità ancora più restrittiva di prevedere la visita soltanto nei casi in cui il familiare non possa recarsi in istituto neppure con un “accompagnatore”; quest’ultimo caso pone comunque la necessità di definire la figura di accompagnatore che, per ragioni di sicurezza, potrà essere una figura “istituzionale” quale un assistente sociale o altro operatore penitenziario.
  3. Per quanto poi riguarda speciali categorie di detenuti (soggetti allo speciale regime ex art. 41-bis legge 354/75 o collaboratori di giustizia) il diritto alla affettività nell’ambito dei rapporti familiari, con particolare preminenza nelle situazioni di disabilità grave, dovrà essere bilanciato all’interesse generale alla sicurezza. Per tali detenuti infatti la possibilità di muoversi periodicamente sul territorio nazionale soffre le limitazioni correlate a motivi di sicurezza e all’assoluta inopportunità di recarsi in particolari Regioni o territori. 

Affinchè tali situazioni specifiche possano essere attentamente valutate la norma dovrà prevedere in via generica che la valutazione del magistrato di Sorveglianza tenga conto delle “ragioni di sicurezza” espresse dalla Amministrazione penitenziaria.

Roma, 16 luglio 2014


IL DIRETTORE DELL'UFFICIO
Roberta Palmisano