Progetto Interregionale Transnazionale - Interventi per il miglioramento dei servizi per l'inclusione socio-lavorativa dei soggetti in esecuzione penale - 17 febbraio 2010

 

Amministrazione Proponente: Ministero delle Giustizia - Dipartimento Amministrazione Penitenziaria

Regione Coordinatrice: Lombardia, coadiuvata dalle Regioni Lazio e Sardegna

Regioni/Province Autonome Aderenti: Abruzzo, Basilicata, Calabria, Emilia-Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Piemonte, Puglia, Sardegna, Sicilia, Toscana, Umbria, Bolzano,Trento.


Quadro generale dell'intervento

Il DAP e le Regioni/Province Autonome intendono promuovere una strategia integrata di interventi per migliorare l'efficienza e l'efficacia dei servizi di inclusione socio-lavorativa delle diverse fasce di svantaggio sociale con particolare riferimento ai soggetti in esecuzione penale, con l'auspicio che tali interventi possano in futuro coinvolgere anche i minori sottoposti a misure penali e alternative. Lo scopo è quello di configurare un sistema di servizi territorialmente omogeneo ed efficace con il coinvolgimento degli attori economici, per realizzare percorsi integrati e personalizzati di inclusione lavorativa, nonché individuare uno o più modelli organizzativi sostenibili ed esportabili. La sicurezza e l'inclusione sociale sono elementi indispensabili per consentire la realizzazione di qualsiasi processo di sviluppo sociale ed economico del territorio. Ciò porta a rivedere gli obiettivi e le strategie delle politiche per la sicurezza e la legalità che, in sinergia con adeguate politiche sociali, dovranno essere finalizzate alla riduzione permanente e continua delle condizioni di insicurezza pubblica e di illegalità dei territori, intervenendo nel miglioramento dei servizi di contrasto all'esclusione sociale, piuttosto che con la sola compensazione degli svantaggi che queste condizioni generano.
La programmazione integrata dei servizi per favorire il reinserimento sociale costituisce, dunque, uno strumento fondamentale per garantire l'erogazione di servizi di qualità, raccordando i vari livelli di governo coinvolti, le diverse fonti finanziarie ed i diversi strumenti, così come previsto nel Quadro Strategico Nazionale per la politica regionale di sviluppo 2007-2013.
Su tale tema occorre tener presente altresì che il 19 marzo 2008 sono state approvate dalla Commissione Nazionale consultiva e di coordinamento per i rapporti con le Regioni/Province autonome, gli Enti Locali ed il Volontariato le Linee Guida in materia di inclusione sociale a favore delle persone sottoposte a provvedimenti dell'Autorità Giudiziaria.
Il consolidamento del partenariato, peraltro già formalizzato nei diversi protocolli d'intesa tra l'Amministrazione Penitenziaria e le Amministrazioni regionali e locali, costituisce la base di partenza per realizzare gli obiettivi progettuali.


Obiettivi generali del progetto

Il progetto ha l'obiettivo generale di rafforzare il campo di azione delle politiche di inclusione per contrastare fenomeni di discriminazione sociale e lavorativa e governare l'inserimento sociale, formativo e lavorativo delle persone sottoposte a misure dell'Autorità Giudiziaria restrittive della libertà personale, promuovendo in particolare l'intervento integrato e “socialmente responsabile” di imprese, cooperative sociali, agenzie e presidi territoriali (Unioncamere, Servizi per l'impiego, Agenzie per il lavoro).
L'obiettivo è chiaramente quello di accompagnare le istituzioni e le organizzazioni (pubbliche e private; profit e non profit) in un percorso di costruzione condivisa dove le giuste istanze economiche vanno coniugate con le attenzioni sociali e ambientali nell'ottica di uno sviluppo sostenibile.
A livello operativo, il progetto intende rafforzare il sistema di governance locale, al fine di svolgere un'efficace azione inclusiva, adottando prioritariamente un approccio preventivo della recidiva ed inclusivo di soggetti che hanno già intrapreso un percorso di detenzione.


Azioni previste

Le azioni da intraprendere saranno realizzate dalle Regioni/Province Autonome aderenti, anche attraverso l'attivazione del partenariato locale coinvolto nella gestione dei servizi sociali rivolti alla specifica fascia di svantaggio sociale in argomento. Nello specifico sono previste le seguenti azioni:

Ricognizione ed analisi sullo stato della programmazione sociale degli interventi di inclusione socio-lavorativa delle persone in esecuzione penale, nei territori regionali interessati. L'attività di ricerca sullo stato della programmazione sociale degli interventi di inclusione sociale dei soggetti in esecuzione penale è finalizzata ad individuare le criticità e la proposizione di efficaci modalità di azione e per favorire il dialogo interistituzionale, al fine di migliorare l'efficacia degli interventi di inclusione sociale dei soggetti in esecuzione penale. Tale azione potrebbe essere affiancata da un'attività di valutazione delle buone pratiche al fine di rilevarne il grado di trasferibilità/adattabilità a diverse realtà territoriali. Sarebbe anche opportuno portare a sintesi le diversità individuate al fine di promuovere processi di trasferimento "mirati". Il confronto su sistemi e modelli organizzativi integrati dovrà mettere in evidenza le attività di servizio messe in opera, rendendo visibili e concretamente esplorabili gli strumenti operativi specifici che tali attività richiedono, nonché i processi che collegano tra loro le diverse attività di servizio e la strumentazione per organizzare, gestire, coordinare e controllare i progetti integrati che collegano in rete più attori di servizio, con particolare attenzione alle competenze professionali necessarie per l'attivazione del progetto stesso.
Al fine poi di una valutazione degli impatti prodotti, si potrà individuare un adeguato set di indicatori in grado di evidenziare: coerenza ed efficacia degli interventi, ricadute sul processo organizzativo, qualità dell'intervento, innovazione (di processo, di figure professionali, di metodologie), standardizzazione o stabilizzazione del percorso/processo.
La suddetta attività di ricognizione potrà portare all'adozione, in via sperimentale, di modelli operativi flessibili di inserimento socio-lavorativo, personalizzabili, promuovendo la partecipazione di tutti i soggetti coinvolti nel processo di reinserimento, anche non istituzionali, con particolare riferimento all'imprenditoria e alla cooperazione sociale. L'attività di analisi potrà riguardare, altresì, le risorse territoriali, sia a livello di possibilità occupazionali, sia con riferimento ai servizi sociali presenti sul territorio di riferimento.Tale azione ricognitiva sarà realizzata a livello regionale, ad opera di ciascuna Regione interessata, con la partecipazione del Provveditorato Regionale dell'Amministrazione Penitenziaria territorialmente competente e con il coordinamento della Task force integrata che sarà all'uopo istituita a livello centrale.
E' pur vero che alcune amministrazioni Regionali hanno già provveduto ad effettuare tale azione e, in tal caso, le stesse provvederanno a rendere disponibili alle altre Regioni e alla Task force i dati finora raccolti.

Implementazione dei modelli organizzativi di reinserimento socio-lavorativo delle persone soggette a provvedimenti dell'Autorità Giudiziaria privativi o limitativi della libertà personale, eventualmente già individuati nella fase ricognitiva, al fine di migliorarne le potenzialità, adeguandoli al fabbisogno di ogni realtà regionale, avendo come obiettivo ultimo l'incremento, quantitativo e qualitativo, delle opportunità lavorative e la stabilizzazione del rapporto di lavoro per tali soggetti.
La sperimentazione degli interventi sul territorio servirà per acquisire quei dati necessari per la individuazione di uno o più modelli organizzativi di servizi integrati per il reinserimento socio-lavorativo dei soggetti in esecuzione penale, in grado di erogare servizi di qualità in quanto rispondenti alle effettive esigenze dell'utenza e per garantire un miglior livello di sicurezza dei cittadini.
A tal fine sono stati identificati, in prima istanza i caratteri che il servizio di qualità dovrà rispettare:

  1. interistituzionalità consolidamento delle reti territoriali
  2. integrazione tra politiche attive del lavoro e politiche formative, tra servizi per l'occupabilità, tra pubblico e privato
  3. interprofessionalità degli operatori
  4. approccio olistico ed individualizzato
  5. organizzazione per processi
  6. programmazione partecipata, coordinamento con la programmazione sociale regionale e nazionale
  7. favorire lo scambio di buone prassi e lo sviluppo di prassi operative uniformi
  8. sostenibilità finanziaria tra azioni, servizi offerti e contesto di riferimento
  9. efficienza nella gestione di risorse.

Nell'ottica di un coinvolgimento a tutto campo degli attori presenti sul territorio, potranno essere sviluppati progetti imprenditoriali che, valorizzando l'approccio di Responsabilità Sociale di Impresa, creino percorsi positivi rivolti alle persone in esecuzione penale.
Nel rispetto delle autonomie locali sarà necessario definire un Sistema di governance condiviso tra Provveditorati regionali dell'Amministrazione penitenziaria, le Regioni, gli enti locali e gli altri attori sociali presenti sul territorio per creare un definito, costante ed efficace rapporto "a rete" tra gli operatori istituzionali e gli operatori del sociale, tutti coinvolti nella realizzazione delle condizioni generali di legalità e di recupero sociale.
L'esito di questa attività potrebbe essere un "programma quadro di massima" di livello politico istituzionale che evidenzi i pilastri imprescindibili per una efficace governance degli interventi di reinserimento sociale e lavorativo delle persone in esecuzione penale e un "pacchetto" di possibili azioni / prassi operative applicabili per un efficace avvio di tali attività. Ciascuna realtà regionale (Regioni, Provveditorati Regionali Amministrazione Penitenziaria, etc.) formulerà un progetto per il miglioramento del Servizio di inclusione che tenga conto di parametri comuni misurabili, tratti dall'analisi delle buone prassi realizzate sul territorio, al fine di consentire il monitoraggio e la valutazione.
Tale azione sperimentale sarà realizzata a livello regionale, con la partecipazione del Provveditorato Regionale dell'Amministrazione Penitenziaria territorialmente competente e con il coordinamento della Task force integrata che sarà all'uopo istituita a livello centrale.
 

Formazione congiunta degli operatori. L'analisi realizzata potrà indirizzare l'intervento formativo fornendo un quadro complessivo delle diverse funzioni e caratterizzazioni dei ruoli delineati dalla legge operativamente coinvolti nella gestione degli interventi di inclusione sociale contestualizzando le diverse problematiche presenti in ogni Regione.
La formazione, che verrà avviata a livello sperimentale dal Ministero di Giustizia -Dipartimento per l'Amministrazione Penitenziaria e sarà realizzata in sinergia con l'attuazione dei modelli organizzativi, di cui alla precedente azione, riguarderà gli operatori professionali provenienti dalle diverse Amministrazioni e/o Enti presenti sul territorio e coinvolti nell'implementazione dei modelli organizzativi; la formazione tenderà allo sviluppo di competenze sulla programmazione degli interventi, sulla progettazione a livello locale e sull'utilizzo delle risorse finanziarie comunitarie, nazionali e locali, sul lavoro in rete, coordinamento e gestione delle risorse e delle iniziative rivolte a soggetti svantaggiati.
La formazione, in tale ambito, costituirà lo strumento di supporto ed accompagnamento alle funzioni di programmazione e progettazione degli interventi di inclusione socio-lavorativa, per favorire la diffusione di una cultura e di un linguaggio condiviso da parte degli operatori impegnati nei diversi sistemi, tra i servizi penitenziari, formativi, di inserimento lavorativo e socio-assistenziali, in termini di metodologie e strumenti di lavoro, nella lotta all'esclusione sociale, al fine di migliorare la qualità degli interventi e dei servizi.
La formazione congiunta degli operatori, destinata a rafforzare ed implementare i nuovi modelli organizzativi, potrà essere inserita nel Piano della Formazione dell'Amministrazione Penitenziaria.
 

Comunicazione-diffusione a livello nazionale delle azioni poste in essere con il presente progetto, a cura dei diversi attori coinvolti, attraverso workshop, seminari tematici, utilizzo di ITC.
L'attività di sensibilizzazione/pubblicizzazione verrà realizzata in forma integrata, attraverso diversi strumenti di comunicazione, al fine di far conoscere e diffondere gli obiettivi e le finalità del progetto. Essa sosterrà un processo culturale-trasformativo volto a diffondere la cultura della integrazione e della collaborazione interistituzionale, nonché a favorire la programmazione e progettazione integrata degli interventi di inclusione sociale.
Su questo tema potrebbe essere utile un approfondimento in merito alla "comunicazione sociale", vista la delicatezza del tema e la forte influenza che i contenuti e i modi di comunicazione inerenti queste tematiche hanno sull'opinione pubblica, affrontando anche le diverse modalità comunicative rispetto agli obiettivi (sensibilizzazione, creazione di consenso, informazione, stimolazione dei decisori, ecc.) e ai diversi target da raggiungere (operatori, cittadinanza, decisori, altri).
Tale azione sarà svolta con il coordinamento del Ministero di Giustizia - Dipartimento per l'Amministrazione Penitenziaria in sinergia con le Regioni interessate e gli altri soggetti coinvolti nel progetto (Terzo Settore, Imprenditoria, Volontariato, Associazioni di categoria).
 

Monitoraggio e valutazione. Con il supporto della Task force, il Ministero di Giustizia - Dipartimento per l'Amministrazione Penitenziaria e le Regioni concorderanno un sistema di indicatori in grado, sia di guidare il percorso progettuale e eventuali ridefinizioni in corso d'opera, sia di evidenziare gli aspetti di efficacia/efficienza delle proposte finali. La Task force realizzerà appositi report di monitoraggio e di valutazione in itinere ed ex post della sperimentazione ed implementazione dei modelli organizzativi proposti da presentare in seno all'organismo di governance del progetto (Comitato di Pilotaggio).

Tale Comitato di Pilotaggio è costituito da rappresentanti designati delle Regioni/Province autonome e dal Ministero di Giustizia - Dipartimento per l'Amministrazione Penitenziaria e avrà i seguenti compiti:

  • garantire il flusso informativo sistematico e costante sul tema, al fine di consolidare un processo stabile di concertazione e condivisione dei reciproci programmi di attività e mettere in comune le esperienze realizzate
  • assicurare il monitoraggio sull'andamento generale delle azioni progettuali; individuare e diffondere le buone prassi nel settore del'inclusione socio lavorativa dei soggetti in esecuzione penale, incentrate sulle caratteristiche dei servizi individuate al punto 2 e realizzate in collaborazione tra il settore del lavoro, della formazione, delle politiche sociali
  • promuovere, sui singoli territori e a livello interregionale, la creazione o il potenziamento di reti e di servizi per l'inserimento socio-lavorativo rivolti ai soggetti in esecuzione penale
  • ricavare dalle esperienze realizzate indicazioni per impostare in futuro nuovi interventi a supporto dello sviluppo e dell'innovazione dei servizi per l'inserimento socio-lavorativo rivolti ai soggetti in esecuzione penale
  • definire e realizzare azioni di cooperazione finalizzate allo scambio di prodotti e servizi ed alla realizzazione di azioni e servizi comuni di interesse interregionale.

Il Comitato di Pilotaggio è così composto:

  • Dr.ssa Luigia Mariotti CULLA   -  Dipartimento Amministrazione Penitenziaria
  • Dr.ssa Sonia Specchia  -  Dipartimento Amministrazione Penitenziaria
  • Dr.ssa Jessica Spezzano  -  Regione Lombardia
  • Dott. Ignazio Rucci  -  Regione Abruzzo
  • Dott. Francesco Parrella, Dott.ssa Anna Maria martino -  Regione Basilicata
  • Dr.ssa Laura Favaro -  Provincia Autonoma di Bolzano
  • Dr.ssa Serenella Sandri -  Regione Emilia Romagna
  • Dr.ssa Luigina Leonarduzzi -  Regione Friuli Venezia Giulia
  • Dr.ssa Silvia Binarelli, dr.ssa Graziella Tudini -  Regione Lazio
  • Dr.ssa Laura Costa, dott. Erminio Grazioso -  Regione Liguria
  • Dott. Enrico Ercolessi -  Regione Marche
  • Dr.ssa Giulia Veneziano -  Regione Puglia
  • Dr.ssa Roberta Cattoretti -  Regione Piemonte
  • Dr.ssa Caterina Corte -  Regione Sardegna
  • Dott. Pietro Fina -  Regione Sicilia
  • Dr.ssa Lorenza Casagranda, Dr.ssa Paola Mosca -  Provincia Autonoma Trento

E' prevista la creazione di un Gruppo Tecnico di Lavoro a livello centrale, di coordinamento e raccordo delle diverse azioni poste in essere per l'attuazione del progetto interregionale, costituito da esperti di inclusione sociale del Ministero di Giustizia - Dipartimento per l'Amministrazione Penitenziaria e delle Regioni coordinatrici (Lombardia, Lazio e Sardegna), ed esperti interni o esterni che le altre Regioni/Province autonome aderenti all'Accordo intendano nominare. Tale organo avrà altresì il compito di svolgere azioni di monitoraggio e valutazione in itinere ed ex post della sperimentazione ed implementazione dei modelli organizzativi proposti.

Nello svolgimento delle proprie attività, la Task Force individuerà apposite modalità di collaborazione e sinergie con il Comitato di Pilotaggio, tenendo conto delle indicazioni da questo fornite.
I compiti di segreteria tecnico organizzativa del progetto nonché di supporto alle attività del Comitato di Pilotaggio verranno svolti da Tecnostruttura delle Regioni per il FSE.