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Mediazione: secondo il Parlamento europeo, Italia modello per tutta la UE

16 gennaio 2014

Il 20 gennaio prossimo verrà presentato ufficialmente a Bruxelles lo studio dell’Europarlamento sull’attuazione della direttiva in materia di mediazione delle liti civili e commerciali. Alcune anticipazioni sono state fatte oggi durante il convegno “La Mediazione in Europa e in Italia”, presso la Camera dei Deputati. Il Ministro della Giustizia Annamaria Cancellieri ha introdotto i lavori, alla presenza del Presidente di ADR Center e Coordinatore dello Studio del Parlamento europeo sull’attuazione della Direttiva in materia di Mediazione Giuseppe De Palo, del Primo Presidente della Corte di Cassazione Giorgio Santacroce, del presidente del Consiglio Nazionale Forense Guido Alpa e del Vice Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura Michele Vietti.

Nello studio del Parlamento di Strasburgo, oltre 800 esperti in rappresentanza di ciascuno dei 28 Stati Membri dell’UE, hanno valutato non solo l’estensione del mercato della mediazione nei rispettivi Paesi, ma anche la capacità del quadro normativo di favorire il ricorso all’ADR, secondo quanto richiesto dall’articolo 1 della Direttiva sulla mediazione del 2008. Gli esperti sono stati anche chiamati ad indicare le politiche del diritto più auspicabili per accrescere il numero di mediazioni, che resta a un livello inaccettabilmente basso in area UE: meno dell’1% delle azioni civili avviate, con la sola eccezione dell’Italia.

Lo studio conferma poi una precedente ricerca del 2011, sempre condotta per il Parlamento Europeo, in base alla quale la mediazione, se esperita prima dell’avvio di qualsiasi azione civile, con un tasso di successo anche solo del 30%, genererebbe comunque risparmi complessivi di tempo e di denaro per gli utenti e per l’intero sistema. Il motivo di tale efficienza, pur a percentuali di successo così modeste (che peraltro sono in media assai maggiori), deriva dal fatto che il costo incrementale della singola mediazione fallita, destinato ad aggiungersi a quello del successivo processo civile, è di gran lunga inferiore al risparmio della singola mediazione di successo, cui non seguirà alcun processo.

Il modello italiano di “mediazione obbligatoria mitigata”, grazie al meccanismo del ‘opt-out’, ossia la possibilità di abbandonare la procedura nel corso del primo incontro con il mediatore, riscuote di gran lunga il maggior numero di consensi, in tutta l’Unione. Al secondo posto, la previsione dell’obbligatorietà del tentativo di conciliazione (ma senza possibilità di ‘opt-out’ al primo incontro) in talune materie.

Da Strasburgo, l’Europarlamentare Arlene McCarthy, Vice Presidente della Commissione Affari Economici e Monetari, ha già inviato comunicazioni formali di congratulazioni al Governo italiano, e in particolare al Ministro Cancellieri, per avere creato un modello di mediazione, a quanto risulta, “da cui l’intera Unione Europea deve imparare”. Lo studio raccomanda pertanto una modifica delle normative nazionali sulla mediazione, o della stessa Direttiva europea. In alternativa, a legislazione comunitaria invariata, lo studio suggerisce di utilizzare la teoria dell ‘indice di relazione equilibrata’ tra mediazione e processo, già invocata dal Parlamento Europeo a fine 2012. In base a questa teoria, violerebbero la Direttiva del 2008 tutti gli Stati Membri che omettessero di fissare una soglia minima di casi da avviare alla mediazione o che, avendo fissato tale soglia, non la raggiungessero. Nel rispetto del principio comunitario della sussidiarietà, ciascuno Stato Membro potrà scegliere le politiche del diritto preferite per raggiungere la equilibrata relazione tra processi e mediazioni; in mancanza di risultati concreti e misurabili sul versante del numero delle mediazioni ogni anno, la Direttiva andrebbe comunque considerata come non rispettata da quello Stato, su cui graverebbe pertanto un obbligo immediato di potenziare tali politiche.