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Giustizia: Sottosegretario Morrone saluta magistrati in tirocinio citando giudice Livatino

6 luglio 2018

Ha citato alcune frasi del giudice Rosario Livatino, ucciso dalla mafia nel 1990, il sottosegretario alla Giustizia Jacopo Morrone nel corso dell’incontro con i Magistrati ordinari in tirocinio intitolato “Ordinamento giudiziario e deontologia”, organizzato dalla Sesta Commissione del CSM e dalla Scuola superiore della Magistratura.

“Livatino – cita Morrone - afferma che i magistrati ‘devono, nel momento del decidere, dimettere ogni vanità e soprattutto ogni superbia; devono avvertire tutto il peso del potere affidato alle loro mani, peso tanto più grande perché il potere è esercitato in libertà ed autonomia’ e poi che ‘compito del magistrato non deve quindi essere solo quello di rendere concreto nei casi di specie il comando astratto della legge ma anche di dare alla legge un’anima, tenendo sempre presente che la legge è un mezzo e non un fine’. Sono riflessioni queste che ben rappresentano il tema importantissimo di questo incontro”.

“Quella del magistrato - aggiunge Morrone - è una professione impegnativa con responsabilità di cui si deve avere consapevolezza. L’amministrazione della giustizia è compito arduo e difficile: quello di rendere un servizio fondamentale alla comunità, contribuendo ad efficientare un sistema giudiziario che deve essere sempre più all’altezza dei bisogni e delle aspettative della società”.

“Come magistrati – ha detto ancora - sarete chiamati a risolvere conflitti, a perseguire i rei, a giudicare sulle vicenda e sulla vita di molte persone. Per questo la competenza, il senso di responsabilità, la tutela dei diritti ma soprattutto la garanzia di giustizia dovranno essere i vostri principi guida. Dovrete essere ma anche apparire giusti, cioè terzi e indipendenti. L’etica e la deontologia costituiscono quindi una componente essenziale della vostra professione, insieme a competenza, indipendenza e imparzialità, ma anche molto coraggio e umiltà”.

Rivolgendo infine un augurio di buon lavoro, Morrone ha ricordato che ai magistrati “è affidata la tutela dei diritti e la garanzia di giustizia, senza la quale non c'è dignità della persona, non c'è uguaglianza, non c'è democrazia, non c’è libertà”.