Anno giudiziario 2011- Intervento del ministro Angelino Alfano alla Camera e al Senato

Comunicazioni in Parlamento del Ministro della giustizia sull'amministrazione della giustizia, ai sensi dell'articolo 86 del regio decreto 30 gennaio 1941, n. 12, come modificato dall'articolo 2, comma 29, della legge 25 luglio 2005, n. 150.

18 e 19 febbraio 2011
 

Intervento al Senato

Signor Presidente, onorevoli colleghi, per il terzo anno consecutivo sono chiamato a riferire dinanzi ai rappresentanti eletti dal popolo dei risultati conseguiti dal Governo nel delicatissimo tema dell'amministrazione della giustizia, a dare conto cioè a tutti i cittadini della corrispondenza o meno, nell'attività di governo, del programma politico che, attraverso il voto, la maggioranza degli italiani ha condiviso.

Mi sia consentito, prima di ogni cosa, di rivolgere un deferente ossequio al signor Presidente della Repubblica, garante dell'unità nazionale voluta dai Padri del Risorgimento e consacrata anche nell'unità del sistema giudiziario del Paese, della quale ricorre quest'anno il 150° anniversario.

L'anno appena trascorso ha visto il Ministero della giustizia impegnato a fondo nella decisiva battaglia dell'efficienza, volta a contrastare la lentezza del sistema processuale italiano che impedisce al cittadino di fruire della giustizia quale servizio di uno Stato moderno e democratico.

Nei mesi scorsi, su questo fronte, molti sono stati i risultati conseguiti dal Governo, sui quali a breve mi soffermerò. Ma un dato su tutti è per me motivo di orgoglio e di incoraggiamento nel proseguire la strada già tracciata. Per apprezzarlo meglio è utile ricordare che esattamente trent'anni fa, nel 1980, l'arretrato civile, già allora considerato grave, era pari a 1.394.826 procedimenti. Nel 1990 arrivava a ben 2.414.050 procedimenti, incrementato in media da circa 100.000 fascicoli in più ogni anno. Nel 2000 l'arretrato raggiungeva il traguardo dei 4.896.281 procedimenti ed infine, al 31 dicembre 2009, si avvicinava pericolosamente alla soglia dei 6 milioni, segnando il record assoluto di 5.826.440 procedimenti pendenti.

Ebbene, dopo lustri di inesorabile aumento della pendenza dell'arretrato, gli uffici statistici del Ministero hanno registrato quest'anno un risultato clamoroso e straordinario che, negli ultimi trent'anni, si è manifestato una sola volta, in modo analogamente marcato, e cioè il numero dei processi civili pendenti, nel giugno 2010, è sceso del 4 per cento, arrivando a 5.600.616: un 4 per cento appunto in meno rispetto all'anno precedente, pari cioè a 223.824 procedimenti civili in meno. Ciò marca finalmente una decisiva inversione della tendenza negativa che ho appena ricordato.

Il risultato raggiunto è stato più roseo di ogni ottimistica aspettativa, considerato che dopo trent'anni di inarrestabile incremento anche soltanto il blocco della corsa al rialzo poteva considerarsi un buon traguardo. Dunque, l'inversione di tendenza rappresenta la più gradita e piacevole delle novità che - si badi - non è per me una sorpresa, ma una scommessa vinta, che lascia ben sperare per il futuro e conforta sulla bontà delle scelte operate. Infatti, lo studio disaggregato dei dati consente di ritenere non occasionale né fortuito questo evento che, al contrario, trova la sua spiegazione nella convergenza di almeno tre fattori positivi introdotti dal Governo Berlusconi: le riforme in materia di processo civile, la sempre più completa informatizzazione degli uffici giudiziari, le modifiche normative delle spese di giustizia ed in particolar modo della disciplina del contributo unificato che ha abbattuto sensibilmente il numero delle opposizioni alle sanzioni amministrative. In questo modo abbiamo dimostrato che il nemico mortale della giustizia italiana - la sua lentezza - sul quale mi ero soffermato a lungo lo scorso anno in quest'Aula può e deve essere sconfitto con un disegno chiaro ed un'adeguata strategia.

Ciò posto, nel settore penale i dati segnalano una stabilità della pendenza, con un modesto incremento (si passa, infatti, da 3.335.039 procedimenti pendenti al 31 dicembre 2009 a 3.290.950 al 30 giugno 2010): segno evidente della necessità di una maggiore incisività degli interventi sul processo penale che dovrà essere espressa nella seconda parte della legislatura in corso. E tuttavia almeno un dato in notevole aumento non mi dispiace affatto, perché fa il riferimento alla sopravvenienza dei procedimenti penali iscritti presso le procure della Repubblica contro indagati noti per reati di competenza delle direzioni distrettuali antimafia, che registra un incremento del 10,5 per cento, perché, oltre all'impegno encomiabile dei magistrati e delle forze dell'ordine nell'azione di contrasto alla criminalità organizzata, parte del merito va attribuito anche agli innovativi ed efficaci strumenti garantiti con i numerosi interventi legislativi e amministrativi in materia di antimafia da parte di questo Governo.

Il complesso di questo impegno della "squadra Stato" e di questi interventi ha consentito infatti di mettere in campo il più robusto sistema di contrasto alla criminalità organizzata, il più alto numero di detenuti sottoposti al regime del 41-bis dalla sua introduzione nel nostro ordinamento giuridico, il più alto numero di provvedimenti ministeriali di riapplicazione del citato regime dopo l'annullamento disposto in sede giudiziaria dai tribunali di sorveglianza, il più basso numero di provvedimenti ministeriali di revoca del 41-bis da parte del Ministro della giustizia, la gestione del tragico record di presenze nelle carceri senza che si sia fatto ricorso ad indulti o provvedimenti generalizzati di clemenza, il più alto numero di posti di magistrati messi a concorso in soli due anni (ben 713, cui si aggiungono i 253 magistrati già assunti nel 2010, per complessive 966 unità); il più alto numero di posti di agenti di polizia penitenziaria banditi in un solo concorso, cioè 1.800; il più alto numero di nuovi posti nelle strutture carcerarie, cioè 2.000 in due anni, equivalenti al numero di nuovi posti che erano stati istituiti nei 10 anni precedenti.

L'attività del Ministero ha avuto come primo obiettivo nel 2010 il miglioramento dell'efficienza del sistema giudiziario e penitenziario del nostro Paese, ed in questo senso, nonostante i tagli determinati a livello globale dalla contingente crisi economica sui bilanci di ciascuna amministrazione pubblica, nei 12 mesi scorsi sono stati raggiunti significativi risultati in materia di organizzazione dei servizi e di potenziamento del sistema carcerario.
Quanto alla organizzazione, una citazione merita la positiva evoluzione del progetto "Diffusione di best practice presso gli uffici giudiziari italiani" finanziato dal Fondo sociale europeo per 23 milioni di euro stanziati dalle Regioni con la programmazione 2007-2013 e riguardante la diffusione delle prassi virtuose che possono garantire un percorso di change management, e che già riguardano 96 uffici giudiziari, diversi per tipologia e grandezza, cui il progetto è stato esteso nel 2010 con la specifica formazione impartita a 200 dirigenti degli uffici giudiziari candidati che hanno partecipato ai seminari organizzati dal Dipartimento dell'organizzazione giudiziaria.

Ciò premesso, passerò a descrivere per singoli punti le attività maggiormente rilevanti. Ma prima desidero fornire un dato che, pur se da tempo noto e divulgato, non è mai stato considerato a sufficienza ai fini della giusta valutazione e del rilievo dei modelli organizzativi rispetto a quelli meramente finanziari. La regola è ben nota agli economisti ed agli analisti di organizzazione: la sola immissione di risorse economiche aggiuntive non risolve alcun profilo di inefficienza di qualsiasi organizzazione complessa. Questa regola è puntualmente confermata anche dai dati relativi al sistema giudiziario. Basti solo un clamoroso esempio: dal 1996 al 2007, sono stati spesi complessivamente nel settore dell'informatica più di 2 miliardi di euro, con una media di circa 170 milioni di euro all'anno, mentre nello stesso periodo l'arretrato, sia nel settore civile che in quello penale, aumentava inesorabilmente. In sostanza, più si è investito e più sono cresciuti i flussi e le pendenze, soprattutto dell'arretrato civile, senza che si sia determinato - come tanti dicono - un nesso di proporzionalità inversa. In questo ultimo triennio scarso, questa voce di spesa è scesa sensibilmente, ma una corretta programmazione ed organizzazione dei servizi ha consentito di ottenere migliori risultati rispetto al passato.

Nel corso del 2010, è proseguita l'attività di informatizzazione e razionalizzazione dell'amministrazione giudiziaria, malgrado - come ho appena detto - la costante contrazione delle risorse finanziarie disponibili. Al riguardo, come è a tutti noto, per ragioni tecniche questa contrazione aveva determinato uno stop provvisorio ai servizi di assistenza informatica, che ha generato, insieme ad una fondata preoccupazione, anche catastrofismi tanto eccessivi quanto fuori luogo ed il consueto rosario di polemiche e strumentalizzazioni.

Ebbene, con urgenza e tempestivamente si sono recuperate le risorse, pari a circa 5 milioni di euro, per assicurare l'immediata ripresa del servizio per il primo semestre di quest'anno, mentre proprio oggi ho provveduto a stabilizzare - e così si risponde all'obiezione per la quale trattavasi di un provvedimento tampone - la situazione per l'intero 2011, integrando gli stanziamenti con risorse fresche pari a 6 milioni di euro, peraltro non sottratti ad altri servizi.

L'impegno del Governo in questo settore è stato imponente ed i risultati positivi sono misurabili oggettivamente con la semplice esposizione di alcuni numeri di rilievo, in particolare nel settore civile. Il processo civile telematico è attivo con valore legale per i decreti ingiuntivi in 25 tribunali, in 12 per le esecuzioni, in otto per il settore fallimentare ed in cinque anche per i pagamenti elettronici. Questo è un servizio che consente di pagare con moneta elettronica il contributo unificato e tutti i diritti previsti. All'atto del mio insediamento, invece, questi numeri erano pari a zero, sostenuti - se così si può dire - da investimenti per soli 600.000 euro nel processo civile telematico. Tali investimenti sono stati più che decuplicati da questo Esecutivo, con un investimento che negli ultimi due anni ammonta ad oltre 15 milioni di euro.

I sistemi web di gestione dei registri informatici per la cognizione ordinaria, vera e propria precondizione per un effettivo processo di informatizzazione efficiente, sono stati avviati in 18 distretti di corte d'appello su 26 ed in 127 tribunali su 165, mentre a metà del 2008 si era fermi ad un solo distretto e dieci tribunali.

I sistemi web di gestione dei registri informatici per le esecuzioni sono stati attivati su tutto il territorio nazionale, mentre a metà del 2008 risultavano attivi soltanto 12 distretti e 58 tribunali.
Desidero inoltre rivendicare con una punta di orgoglio che, a metà del 2008, il sistema giudiziario poteva ben dirsi all'anno zero nel settore civile per quanto attiene la consultazione via Internet di dati e/o documenti processuali, con un solo punto di accesso abilitato alla consultazione.

Ebbene, un serrato programma di razionalizzazione dei sistemi e degli investimenti ha consentito di attivare punti di accesso in 157 tribunali su 165, mentre in 151 uffici sono possibili le consultazioni da remoto dei registri della cognizione e in 81 anche quelli delle procedure esecutive.

In numerosi uffici, è stato messo inoltre a disposizione un servizio di consultazione evoluta, che consente agli utenti avvocati di consultare, sempre tramite Internet, il fascicolo digitale appositamente creato, che raccoglie gli atti e i documenti del processo. In particolare, il servizio è attivo per il processo di cognizione in 10 corti di appello e in 89 tribunali, nonché, per il processo di esecuzione, in 78 tribunali. È quasi inutile al riguardo ricordare quanta inefficienza e perdita di tempo comporta la consultazione manuale ed in ufficio di questi dati, mentre le innovazioni introdotte consentono un significativo incremento della possibilità per l'utente di conoscere informazioni processuali, e si sostanziano in un aumento dell'accessibilità dei servizi, con conseguente riduzione delle code agli sportelli. In particolare, gli utenti esterni registrati presso un punto di accesso autorizzato al processo telematico possono accedere in tempo reale al fascicolo informatico, ossia agli atti in formato elettronico depositati dalla parte o dal giudice e ai documenti scansionati e fare ricerche giurisprudenziali.

Non meno rilevanti i progressi in materia di comunicazioni telematiche introdotte - è bene ribadirlo - all'esordio di questo Governo con l'articolo 5 del decreto-legge n. 112 del 2008. Le comunicazioni telematiche sono cresciute nel 2010 del 350 per cento e sono passate dalle oltre 100.000 del 2009 - già quello era un risultato più che positivo stante la partenza - a quasi 500.000 comunicazioni inviate nello scorso anno.

Il servizio consiste, come ben sapete, nella automatica esecuzione delle comunicazioni di cancelleria agli avvocati e prevede altresì l'inserimento automatico della ricevuta elettronica nel fascicolo informatico, all'interno del quale è conservata a fini di valore legale. Se si considera che oggi gli avvocati telematici - chiamiamoli così - sono oltre 23.000, rispetto ai meno di 10.000 del 2009, si coglie appieno lo spazio di crescita che è lecito attendersi per il 2011, con riferimento al numero complessivo degli iscritti all'Albo, anche solo mantenendo l'attuale trend di crescita. Desidero ricordare che più comunicazioni telematiche significa più risparmio di risorse economiche e umane, più velocità, meno cause di nullità. Ed in questo quadro vanno richiamati anche gli interventi normativi e regolamentari di sostegno alle scelte di innovazione tecnologica dell'amministrazione: mi riferisco in particolare alle norme relative alla informatizzazione delle procedure esecutive ed alla possibilità di svolgere per via telematica le aste giudiziarie.

In questo sforzo per l'informatizzazione mi sento di ringraziare in quest'Aula in primo luogo il ministro per l'innovazione tecnologica, Renato Brunetta, che ha sostenuto gli sforzi del Ministero con una collaborazione operosa. Si è poi dato corso a numerosi ed importanti atti dell'Amministrazione centrale, tra i quali vanno segnalati l'estensione del protocollo informatico alla Direzione generale dei magistrati e la gestione informatizzata delle autovetture del Ministero, evitando abusi ed arbitri.

Anche la gestione informatizzata del personale amministrativo è stata resa possibile agli uffici periferici che ne hanno fatto richiesta, e sono state informatizzate le nuove piante organiche di nuovi profili professionali, individuati dal nuovo contratto collettivo integrativo, sottoscritto il 29 luglio 2010.

Queste innovazioni, grazie anche ad un servizio interno di call center per l'assistenza agli utenti, hanno consentito - giusto per fare qualche esempio concreto - di mettere a regime la compilazione della domanda on line per il concorso in magistratura, la presentazione on line del ricorso in opposizione a sanzioni amministrative e a decreto ingiuntivo presso gli uffici del giudice di pace, la compilazione e l'invio delle domande on line per la progressione economica del personale, che ha riguardato oltre 40.000 dipendenti, la registrazione al portale degli stipendi della pubblica amministrazione per l'accesso al cedolino e al CUD.

Nel 2010 è stato potenziato il servizio di documentazione degli atti processuali penali mediante un apposito portale web che rende possibile scaricare le trascrizioni delle udienze penali. In particolare, si è proceduto ad un ampliamento contrattuale finalizzato a permettere alle procure, e non soltanto ai giudici, l'accesso informatico a tali dati. In tal modo, l'accesso diretto al portale del Ministero agevolerà l'attività delle procure, evitando la richiesta del formato cartaceo dei verbali agli uffici giudicanti, con un notevole risparmio delle spese e l'azzeramento dei tempi per il cosiddetto rilascio copie. Analogamente, si è potenziato il servizio di multivideoconferenza, che consente la partecipazione a distanza ai processi penali per i detenuti più pericolosi e per i collaboranti e testimoni protetti.

L'intero sistema è stato profondamente innovato, con il progressivo passaggio dal sistema analogico alla tecnologia digitale su rete IP. Nel piano di esecuzione dei lavori è stata inserita anche la realizzazione in via sperimentale di quattro sale con particolare tecnologia evoluta denominata telepresence, che consente la trasmissione di dati audio - video ad alta definizione. Ad oggi, è stata realizzata una delle quattro sale, presso il tribunale di Napoli, e le altre tre saranno realizzate nel corso del 2011 nei siti di Parma, Milano-Opera e Roma - Rebibbia (in termini di istituti penitenziari).
Inoltre, la modalità di telepresence in alta definizione è stata estesa al tribunale di sorveglianza di Roma, il quale, a seguito dell'entrata in vigore della legge n. 94 del 2009, è stato investito della competenza in via esclusiva a livello nazionale, come voi ben sapete, dei reclami avverso i decreti di sottoposizione al regime del 41-bis.

Onorevoli senatori, queste innovazioni e questi miglioramenti di sistema già esistenti non sono che una parte dell'impegno governativo e amministrativo per migliorare il servizio giustizia che, sotto il profilo organizzativo e informatico, ha sofferto nel passato di una preoccupante carenza di disegno strategico e di una sorta di anarchia decisionale ed operativa, che ha reso particolarmente impegnativo e severo il compito di razionalizzare i vari sistemi, ridurre sensibilmente i costi di gestione, ricondurre ad unità le varie esperienze maturate nei singoli uffici, vincere le inevitabili resistenze, quando non i sospetti, rispetto alle novità che si sono proposte.

Non meno rilevanti le innovazioni nel settore penale, dove il 2010 è stato caratterizzato per lo sviluppo e la diffusione di tre importanti strumenti: lo strumento "Calendar", cioè il calendario delle procure; il SIDIP, cioè il sistema informativo dibattimentale penale; il package procura, che è finalizzato a garantire un significativo snellimento delle attività istituzionali svolte nelle procure della Repubblica. Si tratta in particolare di un sistema di applicazioni informatiche che gestiscono elettronicamente i flussi informativi in entrata e in uscita dalla procure, con l'obbiettivo finale di creare il fascicolo elettronico.

Rendo inoltre noto che sono in fase di prossima emanazione le regole tecniche per il processo telematico civile e penale previsto dall'articolo 4, commi 1 e 2, della legge sopra citata.
In questa autorevole sede desidero rassicurare tutti coloro che hanno avuto modo di esprimere le proprie perplessità in ordine alla sicurezza del sistema, dando garanzie sull'adozione di strumenti che consentiranno il pieno ed esclusivo controllo da parte dell'autorità giudiziaria di tutti i dati relativi ai procedimenti penali, attraverso l'adozione di tutte le cautele tecniche indispensabili per garantire l'osservanza del più rigoroso segreto istruttorio.

Desidero ancora precisare che il regolamento attuativo di prossima emanazione consentirà anche di adottare la posta elettronica certificata standard per tutte le trasmissioni da e per il dominio "Giustizia", così consentendo ai professionisti ed ai cittadini di utilizzare un unico canale di comunicazione elettronica, il cui ricorso è già obbligatorio per i professionisti in virtù del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185, nell'ambito dei rapporti con la pubblica amministrazione ed è stato ulteriormente potenziato dal recentissimo decreto-legge n. 235 del 2010.

Il complesso di questi sforzi, onorevoli senatori, non esaurisce di certo il compito di razionalizzare ed ammodernare il servizio giustizia anche sotto il profilo tecnologico e digitale, ma il cambio di passo e di strategia ha già dato frutti concreti e, pur nelle difficoltà conseguenti al calo delle dotazioni ordinarie di bilancio e malgrado le consuete resistenze a tutti i processi di innovazione e riorganizzazione dei servizi, rappresenta per l'Italia una positiva ed assoluta novità di cui magari poco si parla ma che fa già sentire i suoi effetti nel rilevamento statistico nazionale, in modo più marcato nel settore civile, dove più imponenti sono stati gli interventi.

Alla data del 21 dicembre 2010 risultano presenti in organico 9.036 magistrati togati, con una scopertura, come già detto, di 1.115 posti. Per rimediare a questa situazione, l'impegno del Ministero è stato particolarmente rilevante, tanto che nell'agosto 2010 sono stati nominati 253 magistrati ordinari, vincitori di un concorso a 500 posti bandito nel 2008. È in corso la correzione delle prove scritte di un concorso a 350 posti bandito nel 2009, che pare terminerà nella prossima primavera; altri 373 posti sono stati banditi nel 2010 (le prove scritte sono previste a partire dal 15 giugno prossimo) e sono già previsti nuovi concorsi, da espletare, prevedibilmente, nell'agosto 2012 e nel febbraio 2013. Ho inteso così riprogrammare, dopo una lunga stasi, una serie di concorsi straordinari, restituendo altresì ai nostri giovani giuristi interessati all'ingresso nella magistratura ordinaria una cadenza tendenzialmente annuale di questo importante concorso.

Questo impegno si aggiunge agli interventi in materia di aumenti delle piante organiche di uffici giudiziari di particolare rilievo - mi riferisco a Reggio Calabria, Roma, Perugia, L'Aquila, Bari, Santa Maria Capua Vetere, e altri potrei citarne - nonché di proroga di magistrati onorari, in attesa che sia varata la riforma organica del settore.

È poi fin troppo noto l'impegno del Governo in materia di funzionalità del sistema giudiziario, con la previsione di norme straordinarie per la copertura dei posti vacanti negli uffici giudiziari meno richiesti dai magistrati, soprattutto al Sud, che consentono al Consiglio superiore della magistratura fino al 31 dicembre 2014 di trasferire d'ufficio magistrati da altri uffici vicini, norma ahimé non ancora adeguatamente utilizzata dal Consiglio stesso.

Rivendico infine di avere previsto, con la legge n. 24 del 2010, proprio per evitare la minacciata desertificazione delle procure, una deroga al divieto di destinare agli uffici requirenti i magistrati che non abbiano ancora conseguito la prima valutazione di professionalità, divieto, come è noto, introdotto nella precedente legislatura.

Nell'anno 2010 ho espresso il concerto in ordine al conferimento di 75 uffici direttivi, mentre nel quadro della programmazione predisposta dall'ispettorato generale, l'ispettorato stesso ha eseguito 58 ispezioni ordinarie e 16 inchieste. Ho altresì ritenuto di dover esercitare l'azione disciplinare nei confronti di 59 magistrati per violazione dei doveri di diligenza, correttezza e laboriosità relativi a diverse ipotesi, tra le quali spiccano quelle relative a gravi e reiterati ritardi nel deposito delle motivazioni delle sentenze, che talvolta hanno determinato inaccettabili scarcerazioni di pericolosi criminali per decorrenza dei termini massimi di custodia cautelare. E questo, anche nell'ottica di contrastare ogni possibile fonte di lentezza o rallentamento dell'iter processuale.

In data 29 luglio 2010 è stato sottoscritto, dopo quasi 10 anni di attesa, il contratto collettivo nazionale integrativo del Ministero della giustizia, che contempla un nuovo ordinamento professionale del personale non dirigenziale del Ministero della giustizia in osservanza dei criteri stabiliti dal contratto collettivo nazionale di lavoro del 2007. Si tratta di un'importante innovazione che, nell'attuale situazione di insufficienza degli organici, offre uno strumento più moderno, flessibile ed innovativo per le attività di supporto alla giurisdizione quotidianamente svolta dal nostro personale amministrativo cui, anche in questa sede, va il mio sentito ringraziamento per l'impegno di cui ogni giorno dà prova, talvolta in condizioni operative di considerevole difficoltà.

Per questo considero soltanto un primo passo di valorizzazione della loro professionalità le procedure concorsuali che, in applicazione del nuovo contratto, attribuiranno le fasce economiche superiori nell'ambito di procedure che si sono concluse con tempi record grazie, ancora una volta, alla già citata informatizzazione della procedura di presentazione e valutazione delle domande relative a circa 40.000 dipendenti interessati.

Oltre a questo, l'amministrazione è impegnata nella realizzazione di un sistema di valutazione delle performance, coerente con il decreto legislativo n. 150 del 2009, che ha sostituito in tutto il comparto Ministeri il servizio di controllo interno con i nuovi organismi indipendenti di valutazione. Da una più precisa e misurabile valutazione ci attendiamo, nel prossimo futuro, ulteriori strumenti di analisi che possano consentire di individuare e superare le criticità della struttura ministeriale.

Con riguardo alla giustizia minorile, nel corso del 2010 si è assistito ad una sempre crescente propensione all'assimilazione, da parte dei minori, di comportamenti devianti diffusi, a volte particolarmente gravi, che suscitano allarme sociale nell'opinione pubblica. La conseguenza è stata che nel settore penale, accanto ai reati contro il patrimonio, si è registrata una significativa percentuale di reati legati all'uso e allo spaccio di sostanze stupefacenti. Tale fenomeno ha reso necessaria una gestione trattamentale specifica ed ulteriori garanzie di sicurezza all'interno degli istituti.

I centri di prima accoglienza su tutto il territorio nazionale hanno raggiunto i 2.422 ingressi, con un decremento pari al 17 per cento rispetto all'anno precedente. Tale fenomeno costituisce un ennesimo effetto positivo del controllo delle politiche di immigrazione adottato dal Governo nel corso di questi due ultimi anni. Ed infatti, in relazione alla provenienza dei soggetti, secondo le categorie maggiormente rappresentate nelle statistiche, il decremento si riscontra in particolar modo per quanto riguarda i minori stranieri provenienti dal bacino del Mediterraneo. Una specifica va fatta per quanto concerne i minori romeni. Anche per essi si interrompe il trend in costante aumento degli ultimi decenni, registrandosi nell'anno appena trascorso una significativa flessione di presenze nei centri di prima accoglienza.

Negli istituti penali si è registrata una sostanziale stabilità degli ingressi, confermandosi così la progressiva diminuzione degli ingressi totali che persiste già da qualche anno, dovuta anche in questo caso al calo del numero di ingressi dei minori stranieri.
Per quanto riguarda il rapporto uomo-donna, calcolato sulla presenza media giornaliera, i dati indicano una netta prevalenza del genere maschile, con circa il 93 per cento sul totale.
Sul fronte dell'edilizia penitenziaria in ambito minorile, nell'ambito dell'attività di gestione degli immobili destinati ai servizi minorili, il Ministero della giustizia ha proseguito gli interventi di revisione e riattamento dei propri beni immobiliari al fine di razionalizzare gli spazi ed elevare gli standard di igiene e sicurezza, nonché di aumentare la funzionalità dei servizi attraverso la ristrutturazione degli immobili e la riattivazione di locali ed immobili in disuso.
Nel corso del 2010 il Dipartimento per la giustizia minorile ha acquisito una nuova struttura penitenziaria che da casa circondariale è diventata Istituto penale per i minori di Pontremoli. Tale istituto sarà l'unico ad accogliere l'utenza esclusivamente femminile e l'obiettivo sul quale si sta lavorando in progress è quello della definizione di un modello trattamentale imperniato sulla peculiarità dell'utenza e sul riconoscimento e cura della persona, con un'attenzione specifica alla funzione genitoriale e alla dimensione della legalità.

Inoltre, sono proseguiti i lavori per la ristrutturazione del tribunale per i minorenni di Caltanissetta, del centro polifunzionale minorile di Bologna, mentre sono in via di ultimazione i lavori che hanno interessato nel corso degli anni passati la scuola di formazione del personale di Messina e gli istituti penali per i minorenni di Lecce, Catanzaro e L'Aquila.

Negli obiettivi per l'anno 2011, assume primaria importanza la prosecuzione delle ristrutturazioni dei complessi minorili Ferrante Aporti di Torino e Cesare Beccaria di Milano e l'acquisizione della progettazione esecutiva relativa alla ristrutturazione dell'istituto penale Meucci e del centro di prima accoglienza di Firenze.
Nel settore internazionale, l'attività di questo anno si è sviluppata sulla scia della politica intrapresa con la Presidenza italiana del G8 giustizia del 2009 nella quale sono state valide, secondo i nostri interlocutori internazionali, le indicazioni e le strategie per la lotta alla criminalità organizzata.

Particolare attenzione è stata attribuita al Programma di Stoccolma, un programma di azione pluriennale dell'Unione europea approvato, come previsto, durante la Presidenza svedese del 2009, anche alla luce dei cambiamenti apportati dal Trattato di Lisbona. In tale ambito, nel contesto europeo, è stato posto l'accento sul problema del sovraffollamento carcerario e sulle sue possibili soluzioni; l'opportunità di affrontare tale tema a livello europeo ha riscosso consensi tra diversi Stati membri dell'Unione europea ed è stato approfondito nel corso di un incontro bilaterale con la vice presidente e commissario alla giustizia Viviane Reding, che ha fatto seguito ad una serie di incontri con gli omologhi ministri della giustizia dei Paesi europei, tra cui il ministro romeno Preodiu, il ministro belga De Clerck, il ministro britannico Clarke e il ministro ungherese Navracsics, nonché con i rappresentanti delle istituzioni europee e con il presidente della Commissione libertà civili, giustizia e affari interni dell'Unione europea López Aguilar. Non meno importante l'incontro con il neo nominato segretario generale del Consiglio d'Europa Jagland.

A livello bilaterale, ho inteso dare particolare risalto a Paesi quali gli Stati Uniti, la Federazione Russa, la Cina e Israele. L'ottimo rapporto creatosi con l'Attorney General Eric Holder prosegue sulla scia di una stretta cooperazione tra i due Paesi, concretizzatasi anche tramite contatti ed incontri negli Stati Uniti.
Intensi anche i rapporti con il ministro della giustizia russo Konovalov, rappresentante speciale del Presidente russo per i rapporti giuridici con l'Unione europea, nella prospettiva di sostenere la transizione della Russia verso una struttura organizzativa e legislativa più vicina al modello di Stato delle migliori democrazie occidentali.

Di rilievo la visita nei Territori palestinesi, a Tel Aviv e Gerusalemme, segno della politica di presenza dell'Italia nei due Paesi e dell'intenzione di sostenere le relazioni bilaterali nel settore della giustizia in una fase internazionale particolarmente delicata per il processo di pace in Medio Oriente. In particolare, gli incontri con gli omologhi Neeman e Khashan, organizzati d'intesa con il ministro Frattini, hanno gettato le basi per una maggiore intesa nel settore della giustizia con la definizione di memorandum di collaborazione con entrambi i Paesi.

Molto importanti i risultati raggiunti con le nuove potenze dei Paesi emergenti, e cioè Cina ed India. Con la Cina, in occasione della visita del premier cinese Jiabao, sono stati sottoscritti a Roma un trattato di estradizione ed un trattato di assistenza giudiziaria, ed è stato ottenuto un risultato straordinario, posto che il Governo cinese ha sottoscritto pochissimi accordi estradizionali.
Con l'India sono in via di definizione fra i nostri Ministeri della giustizia analoghi trattati di assistenza e di estradizione. Numerosi e proficui anche gli altri incontri bilaterali svolti, tra i quali merita una particolare citazione quello con l'alto commissario per i diritti umani Navi Pillay.
Particolare importanza hanno assunto anche i rapporti con il Messico, Paese con il quale sono stati sottoscritti accordi in materia di estradizione e di assistenza giudiziaria.
Di rilievo anche la partecipazione alla sessione plenaria delle conferenze di revisione dello statuto della Corte penale internazionale, che ha avuto luogo a Kampala, in Uganda, a fine maggio 2010.

Ho infine considerato un grande onore rappresentare il mio Paese alla sessione speciale dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite sulla lotta al crimine organizzato tenutasi a New York nel giugno di questo anno, occasione che mi ha consentito di partecipare anche alle celebrazioni del decennale dell'adozione della Convenzione di Palermo sulla criminalità organizzata transazionale e relativi protocolli: un evento di alto livello dedicato alla figura del giudice Giovanni Falcone, alle cui idee ci siamo spesso ispirati per proporre le riforme che hanno trovato unanime condivisione in quest'Aula e positivo riscontro nelle attività di contrasto alla criminalità organizzata posta in essere dalla magistratura e dalle forze dell'ordine.

Riguardo agli interventi legislativi, parto dalla giustizia civile sottolineando che dell'inversione di tendenza registratasi nel corso del 2010 ho già riferito in apertura del mio intervento per assicurare il giusto rilievo ad una notizia così importante e positiva e frutto degli interventi già a regime, ma ulteriori miglioramenti mi aspetto in esito all'intensa attività svolta nel corso del 2010 per dare attuazione alle deleghe conferite al Governo per completare il quadro delle riforme della giustizia civile.

Con il decreto legislativo 4 marzo 2010, n. 28, il Governo ha dato attuazione alla delega relativa all'introduzione in via generalizzata della mediazione come strumento di risoluzione alternativa delle controversie civili e commerciali. Si tratta di un'importante riforma, che ha introdotto per la prima volta nel nostro sistema giuridico un effettivo strumento generale alternativo alla via giudiziale per risolvere le controversie dei cittadini. È un'innovazione che ci ha chiesto l'Europa, e che introduce un diverso approccio culturale per la risoluzione delle liti. Sono convinto in tal maniera di avere creato uno strumento che possa anche ridurre i flussi di entrata delle controversie nel sistema giudiziario.

Sempre nel 2010, si è data attuazione alla delega prevista dall'articolo 65 della riforma del processo civile approvando il decreto legislativo 2 luglio 2010, n. 110, che ha disciplinato l'atto pubblico informatico che consente ai notai di erogare atti mediante l'esclusivo utilizzo delle tecnologie informatiche. Contiamo sulla collaborazione del notariato italiano per realizzare un importante passo in avanti nella modernizzazione del sistema giuridico attraverso la dematerializzazione dei documenti comprovanti i traffici giuridici.

Sono lieto di annunciare infine che è imminente la presentazione al Consiglio dei ministri dello schema di decreto legislativo sulla semplificazione dei riti, che darà compiuta attuazione anche all'ultima delle deleghe conferite dal Parlamento al Governo in materia di riforma del processo civile. Grazie all'esercizio della delega, sarà possibile ricondurre le diverse decine di fattispecie previste dalla legislazione speciale ai tre riti contemplati dalla legge delega e disciplinati dal codice di procedura civile. Lo scopo è ovviamente quello di consentire all'interprete di individuare facilmente le regole applicabili, senza perdersi nei meandri della legislazione speciale e restituendo centralità al codice di procedura civile.

Abbiamo così completato, sostanzialmente nei tempi previsti, l'esercizio delle deleghe che in materia il Parlamento ha conferito al Governo, e con ciò abbiamo smentito tutte le Cassandre che si erano esercitate nell'affermare che, data la vastità del compito, non saremmo riusciti ad adempierlo.

Il Ministero della giustizia ha condiviso fattivamente la proposta contenuta nel disegno di legge n. 2364 sulla cosiddetta insolvenza civile, con la finalità di gestire al meglio le crisi di sovraindebitamento dei debitori civili e degli imprenditori non assoggettabili al fallimento. Si tratta di una platea molto ampia di imprese medio-piccole esposte alle esecuzioni individuali e senza alcuna possibilità di ristrutturazione del debito attraverso accordi assistiti o concordati di cui dispongono le imprese assoggettabili alle procedure fallimentari. La bontà della proposta è testimoniata dall'approvazione all'unanimità, sia del Senato che della Commissione giustizia della Camera dei deputati, dove attende di essere calendarizzata in Aula. L'obiettivo è quello di agevolare il superamento della crisi da sovraindebitamento dei soggetti non fallibili, deflazionando fortemente le pendenze delle procedure esecutive individuali e creando un circuito virtuoso in grado di recuperare importanti quote di mercato frequentemente gestite dal fenomeno dell'usura.

Nel 2010 è proseguito l'impegno straordinario del Ministero della giustizia, in perfetta sinergia con il collega Maroni, e quindi con il Ministero dell'interno, sul fronte della legislazione antimafia. Giova ricordare, infatti, che l'anno 2010 si è aperto con la seduta straordinaria del Consiglio dei ministri a Reggio Calabria e ha visto tra i primi provvedimenti un decreto-legge che ha scongiurato la scarcerazione di numerosi boss mafiosi quale conseguenza di un contrasto interpretativo sulla competenza per materia che rischiava di determinare l'annullamento di numerosissimi processi e la conseguente decorrenza dei termini di custodia cautelare per tutti gli imputati.

Il decreto-legge 12 febbraio 2010, n. 10, ha infatti introdotto disposizioni urgenti in ordine alla competenza per procedimenti penali a carico di autori di reati di grave allarme sociale. La norma ha chiarito che la competenza per la trattazione dei processi relativi ai reati di associazione di tipo mafioso, cioè il 416-bis, comunque aggravati, appartiene al tribunale e non alla corte d'assise, consentendo pertanto la serena trattazione dei processi in questione anche ove già incardinati innanzi alla predetta autorità giudiziaria.

L'aggressione ai patrimoni mafiosi è per il Governo lo strumento più efficace di lotta alle mafie, unitamente all'effettivo e rapido utilizzo dei patrimoni per finalità istituzionali e sociali. In questo quadro si inserisce in primo luogo l'istituzione dell'Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, ad opera della legge n. 50 del 2010. L'Agenzia sta già operando per garantire una migliore amministrazione dei sempre più numerosi beni sottoposti a sequestro e consentirà una più rapida ed efficace allocazione e destinazione dei beni confiscati.

Con la legge n. 136 del 2010 è stato varato il Piano straordinario contro le mafie, contenente la delega al Governo per l'adozione del codice delle leggi antimafia, delle misure di prevenzione e delle certificazioni antimafia. La legge delega impegna infatti il Governo ad adottare il primo codice della legislazione antimafia e delle misure di prevenzione per portare a soluzione numerose questioni quali la pubblicità dell'udienza nel procedimento di prevenzione antimafia, la revocazione delle misure di prevenzione, i rapporti tra sequestro penale e sequestro di prevenzione, la tutela dei terzi, i rapporti tra la procedura di prevenzione e le procedure concorsuali, il regime fiscale dei beni sequestrati.

La legge contiene, inoltre, altre disposizioni immediatamente efficaci, quali quelle che inaspriscono la pena per il reato di turbata libertà degli incanti e introducono il nuovo reato di turbata libertà del procedimento di scelta del contraente ed estendono e razionalizzano le operazioni sotto copertura.

Inoltre, i decreti legislativi 4 febbraio 2010, n. 14, e 9 settembre 2010, n. 162, attuando le deleghe conferite al Governo nel 2009, hanno istituito rispettivamente l'albo degli amministratori giudiziari e i ruoli tecnici della polizia penitenziaria. In riferimento all'albo degli amministratori giudiziari, noi attribuiamo particolare significato etico a ciò, perché afferma il principio che la mafia, la camorra e la criminalità organizzata non danno il lavoro, e lo Stato non lo toglie con i sequestri e le confische, ma vogliamo che le aziende sopravvivano al sequestro e alla confisca stessa dell'azienda.

In particolare, il provvedimento si segnala perché contempla la disciplina della banca dati nazionale del DNA e del laboratorio centrale del DNA, consentendo al dipartimento dell'amministrazione penitenziaria del Ministero della giustizia di dotarsi delle professionalità necessarie al funzionamento appunto del laboratorio centrale della banca dati nazionale del DNA, istituito presso il medesimo dipartimento. Le attività del laboratorio centrale permetteranno l'identificazione degli autori di delitti attraverso il semplice confronto dei reperti rinvenuti sulla scena del crimine con il DNA conservato all'interno della banca dati nazionale, nella quale affluiranno i dati relativi ai soggetti detenuti in via cautelare o definitiva per i reati di maggiore gravità.

Sarà così possibile una rapida identificazione del colpevole ed una maggiore speditezza delle attività d'indagine, con l'obiettivo di raggiungere un elevatissimo grado di sicurezza sociale. In Inghilterra, ad esempio, Paese che dispone di una banca dati del DNA fin dal 1995, proprio per effetto dell'operatività della predetta banca dati, la percentuale di identificazione di autori di reato è salita rapidamente dal 6 al 60 per cento del totale.
L'anno appena concluso ha segnato un decisivo avanzamento altresì delle tre linee di intervento su cui si articola l'azione del Governo nella delicata materia della gestione delle carceri: la deflazione dei flussi d'ingresso nel sistema carcerario e le misure alternative alla detenzione, il piano di interventi di edilizia penitenziaria, la rideterminazione della pianta organica della polizia penitenziaria.

Con la pubblicazione dell'ordinanza del Presidente del Consiglio dei ministri del 29 marzo 2010 è stato nominato il commissario delegato per l'esecuzione degli interventi di edilizia penitenziaria di cui al cosiddetto piano carceri. Il 30 giugno 2010 il comitato interministeriale da me presieduto e composto dal Ministro delle infrastrutture e dei trasporti e dal capo della Protezione civile, organo di vigilanza sull'attuazione del piano carceri, ha approvato il piano degli interventi che prevede la realizzazione di undici nuovi istituti carcerari e di venti nuovi padiglioni in ampliamento delle strutture carcerarie esistenti. Si è dato così avvio ad un intervento infrastrutturale senza precedenti nella storia della Repubblica, sia per l'entità degli investimenti - 675 milioni di euro - sia per la tempistica della loro esecuzione, l'arco di un triennio, e per la portata strategica volta a soddisfare un bisogno carcerario pari a circa 9.150 posti, in esecuzione della sola prima parte del piano.

Tra il mese di luglio 2010 ed oggi, sono state concluse quattro intese istituzionali tra il commissario delegato, le Regioni ed i Comuni interessati, intese che coprono circa il 75 per cento del volume complessivo degli investimenti previsti nel piano carceri, e nei prossimi giorni saranno finalizzate le residue intese con le altre Regioni interessate. Tali intese consentono la realizzazione degli interventi carcerari con le deroghe e varianti ai vigenti strumenti urbanistici che si rendono necessari. Il tutto secondo tempistiche e procedure di massima celerità e snellezza, sempre nel rispetto del dialogo con le autorità locali ed i soggetti cui è affidata la tutela dei regimi vincolistici del territorio. Senza tale regime derogatorio sarebbe stato impossibile, come lo è stato in passato, provvedere alla localizzazione dei nuovi interventi ed alle necessarie varianti propedeutiche all'esecuzione degli ampliamenti in tempi così straordinariamente ristretti.

In attuazione del piano carceri il commissario delegato, esercitando i poteri straordinari conferitigli, ha potuto richiedere ed ottenere la collaborazione di tutte le amministrazioni interessate, e in particolar modo del DAP, ed il Dipartimento provvederà entro la fine di questo mese alla progettazione definitiva di 19 nuovi padiglioni sui 20 previsti, senza ricorrere a professionalità estranee all'amministrazione e, quindi, con una straordinaria valorizzazione e ottimizzazione delle risorsein house e con un notevolissimo risparmio di spesa.

A partire dal prossimo mese di febbraio verranno attivate da parte del DAP le attività per le progettazioni preliminari dei nuovi istituti. Lo stesso ufficio del commissario delegato, articolato sulle figure dei soggetti attuatori e dei loro collaboratori diretti, è una struttura snella che opera secondo criteri di efficienza, economicità e per obiettivi.

Entro il primo semestre dell'anno 2011 verranno stipulati gli affidamenti per la realizzazione dei nuovi 20 padiglioni previsti dal piano carceri con relativa consegna dei cantieri ed avvio dei lavori. L'accelerazione delle procedure amministrative ha consentito altresì di raggiungere i primi obiettivi già nel 2010, ed altri ne verranno raggiunti già nel 2011.

Il 31 gennaio 2011 verrà ufficialmente inaugurato il nuovo carcere di Trento, già dal mese di dicembre in parziale attività, con una capienza di 250 posti, a fronte della dismissione di strutture carcerarie limitrofe ormai inidonee e prive dei requisiti di economicità e di efficienza, e dopo verrà posta la prima pietra di un nuovo padiglione a Piacenza; si tratta di un incremento di circa 1.100 posti carcerari. Un ulteriore incremento di 2.900 posti conseguirà dalla ultimazione dei lavori - lavori in corso - negli istituti di Ariano Irpino, Carinola, Modena, Cremona, Terni, Frosinone, Pavia, Santa Maria Capua Vetere, Nuoro, Agrigento, Voghera, Biella, Saluzzo e Gela, e sul piano della riprogettazione della pianta organica della polizia il DAP ha portato a termine i concorsi pendenti e ha dato corso all'immissione dei vincitori in graduatoria nell'amministrazione penitenziaria.

Come già detto, con la legge n. 199 del 2010 è stata autorizzata l'assunzione di nuove 1.800 unità di polizia penitenziaria a copertura dell'aumentato fabbisogno connesso al fisiologico avvicendamento ed alla apertura delle nuove strutture carcerarie. Per altro verso, la Cassa ammende ha finanziato fondamentali progetti mirati al recupero dei ristretti anche tramite l'attività di nuovi posti di lavoro presso le case circondariali, consentendo così l'attuazione della funzione della pena in chiave di rieducazione, risocializzazione e recupero dei ristretti. E non va sottaciuto neanche l'impegno nella gestione delle misure di esecuzione esterna, che coinvolgono complessivamente 16.084 detenuti, con un incremento del 29,5 per cento rispetto al 2009, destinato ad una ulteriore crescita per gli effetti della legge n. 199 del 2010, e che sono sottoposti a misura alternativa alla detenzione.

Di rilievo nel settore anche due interventi legislativi, e cioè quello relativo all'esecuzione presso il domicilio delle pene detentive non superiori ad un anno - e ribadisco che per i detenuti stranieri il beneficio sarà concedibile solo in presenza di un domicilio effettivo - e il decreto legislativo 7 settembre 2010, n. 161, che attua la decisione europea in materia di trasferimento delle persone condannate. L'Italia è il primo Stato ad avere dato attuazione a questo importante strumento di cooperazione giudiziaria, che consentirà di trasferire le persone condannate dal nostro Paese verso lo Stato membro di cittadinanza e viceversa per l'esecuzione delle pene detentive.

Grazie al principio del mutuo riconoscimento delle decisioni delle autorità giudiziarie degli Stati dell'Unione europea, per la prima volta il trasferimento potrà avvenire senza un previo accordo con lo Stato estero di cittadinanza del condannato e senza il consenso della persona. Si realizza così un duplice obiettivo: da una parte, si consente al condannato di scontare la pena detentiva in un contesto, e cioè lo Stato di cittadinanza, che ne agevola il reinserimento sociale, familiare e lavorativo; dall'altra, insieme alle altre misure contenute nel piano carceri, si avvia a soluzione lo storico problema della tensione detentiva, riducendo il numero degli stranieri detenuti in Italia.
Nell'avviarmi alle conclusioni, onorevoli senatori, mi sia consentito di ringraziare i miei sottosegretari, il senatore Caliendo e la senatrice Alberti Casellati, per la collaborazione che mi hanno dato, e il Parlamento, per il sostegno che ha voluto concedermi. Le considerazioni che vi ho appena esposto offrono sinteticamente il quadro complessivo dell'azione del Governo, riferito sia alle iniziative normative che all'impegno organizzativo e esecutivo. Il complesso di questi interventi ha già determinato, non senza fatica e difficoltà, positivi risultati, che devono essere ulteriormente rafforzati e consolidati con la prosecuzione delle iniziative finalizzate alla razionalizzazione e all'innovazione, per garantire quel cambio di passo che il Paese ormai attende da troppo tempo.

Tanto abbiamo fatto in questi due anni e mezzo di governo del Paese anche in materia di efficienza e miglioramento del servizio giustizia. Riconosco tuttavia che non c'è ancora stata quella riforma radicale del sistema giustizia che pure in questo anno avevamo intenzione di fare: lo hanno impedito l'evoluzione del quadro politico nel secondo semestre dell'anno appena trascorso e le tensioni dell'ultima parte del 2010, che hanno ritardato la presentazione in Parlamento di una serie di proposte di legge che continuiamo a sostenere per perseguire gli obiettivi dell'efficienza del sistema giudiziario, della competitività del Paese e della trasparenza delle dinamiche commerciali. Ma non abbiamo certamente rinunciato alle nostre idee: in questa sede propongo oggi un'agenda alternativa che ritengo possa essere ampiamente condivisa, e che vede tra gli obiettivi da raggiungere lo smaltimento dell'arretrato civile, la riforma della magistratura onoraria, la riforma delle associazioni non lucrative, cioè del no profit, senza certo abdicare sulla riforma delle intercettazioni e su quelle costituzionali (ma quelle non ritengo possano essere ampiamente condivise).

L'attuale congiuntura economica - che ha già imposto l'adozione di misure finanziarie di particolare rigore - rende ormai indilazionabile un'inversione significativa della tendenza all'aumento della durata dei procedimenti civili, durata che va ricondotta entro tempi ben più ridotti di quelli attuali, consolidando i risultati ottenuti con le iniziative legislative ordinarie, che hanno determinato quella storica inversione di tendenza cui ho fatto già riferimento: questo lo definirei il tema principale. Tutti questi progetti sono stati e sono spesso ostacolati fisiologicamente dall'estrema complessità delle questioni da affrontare, dalle difficoltà economiche e di bilancio e dallo schema di un bilancio troppo rigido e vetusto, ma sono anche contrastati patologicamente da un clima di eccessiva polemica politica, da sospetti, reticenze e resistentza all'innovazione ed al cambiamento, che promanano anche dall'interno del sistema giudiziario, che in numerose sue componenti è apparso arroccato nella difesa dell'esistente.

Noi oggi di questo siamo ancor più consapevoli, così come sappiamo che le attuali tensioni del quadro politico aggiungeranno ulteriori difficoltà ed altri ostacoli sul cammino già tracciato delle riforme necessarie. Ma siamo anche consapevoli che il processo di revisione del sistema giudiziario deve proseguire nel solco già tracciato, poggiando le sue basi sul senso di responsabilità di tutti i parlamentari, che in più di un'occasione hanno votato a larga maggioranza, e qualche volta all'unanimità, gli interventi proposti in materia dal Governo, nella certezza che ridare efficienza al sistema giudiziario è e rimane una priorità costituzionale, sociale e anche economica per il nostro Paese, per l'Italia intera.

 

Intervento alla Camera

Signor Presidente, onorevoli colleghi, per il terzo anno consecutivo sono chiamato a riferire dinanzi ai rappresentanti eletti dal popolo dei risultati conseguiti dal Governo nel delicatissimo tema dell'amministrazione della giustizia e a dare atto cioè a tutti i cittadini della corrispondenza o meno, nell'attività del Governo, del programma politico che, attraverso il voto, la maggioranza degli italiani ha condiviso.
Mi sia consentito, prima di ogni cosa, di rivolgere un deferente ossequio al signor Presidente della Repubblica, garante dell'unità d'Italia voluta dai Padri del Risorgimento e consacrata anche nell'unità del sistema giudiziario del Paese, della quale unità quest'anno ricorre il centocinquantesimo anniversario.

L'anno appena trascorso ha visto il Ministero della giustizia impegnato a fondo nella decisiva battaglia dell'efficienza, volta a contrastare la lentezza del sistema processuale italiano che impedisce al cittadino di fruire della giustizia quale servizio di un moderno Stato democratico.

Nei mesi scorsi, su questo fronte, molti sono stati i risultati conseguiti dal Governo, sui quali a breve mi soffermerò. Ma un dato su tutti è per me motivo di orgoglio e di incoraggiamento nel proseguire la strada già tracciata e per apprezzarlo meglio è utile ricordare che esattamente trent'anni fa, nel 1980, l'arretrato civile, già allora considerato grave, era pari a 1.394.826 procedimenti. Nel 1990 cresceva a 2.414.050, incrementato in media da circa 100.000 fascicoli in più ogni anno. Nel 2000 raggiungeva il traguardo di 4.896.281 procedimenti ed infine, il 31 dicembre 2009, si avvicinava alla soglia dei 6 milioni, segnando il record assoluto di 5.826.440 di arretrato pendente.

Ebbene, dopo lustri di inesorabile aumento della pendenza dell'arretrato, gli uffici della statistica del Ministero hanno registrato quest'anno un risultato clamoroso e straordinario che, negli ultimi trent'anni, si è manifestato una sola volta, in modo analogamente marcato, e cioè il numero dei processi civili pendenti, nel giugno del 2010, è sceso del 4 per cento, arrivando a 5.600.616 rispetto all'anno precedente, con una diminuzione pari a meno 223.824 procedimenti, cosa che finalmente marca una decisa inversione del trend negativo che vi ho appena ricordato.

Il risultato raggiunto è stato più roseo di ogni ottimistica aspettativa, considerato che dopo trent'anni di inarrestabile incremento anche soltanto il blocco della corsa al rialzo poteva considerarsi un buon traguardo. Dunque, l'inversione di tendenza rappresenta la più gradita e piacevole delle novità che - si badi - non è per me una sorpresa, ma una scommessa vinta, che lascia ben sperare per il futuro e conforta sulla bontà delle scelte operate. Infatti, lo studio disaggregato dei dati consente di ritenere non occasionale né fortuito questo evento che, al contrario, trova la sua spiegazione nella convergenza di almeno tre fattori positivi introdotti dal Governo Berlusconi: le riforme in materia di processo civile, la sempre più completa informatizzazione degli uffici giudiziari, le modifiche normative delle spese di giustizia ed in particolar modo della disciplina del contributo unificato che ha abbattuto sensibilmente il numero delle opposizioni a sanzioni amministrative.

A questi virtuosi interventi si è ancora una volta aggiunta positivamente la straordinaria capacità di silente e proficuo lavoro dei magistrati italiani addetti al civile. In questo modo abbiamo dimostrato che il nemico mortale della giustizia italiana, cioè la sua lentezza, sulla quale mi ero soffermato a lungo negli anni precedenti proprio in quest'Aula, può e deve essere sconfitto con un disegno chiaro ed un'adeguata strategia.

Ciò posto, nel settore penale i dati segnalano una stabilità della pendenza, con un modesto decremento, poiché si passa da 3 milioni e 335 mila procedimenti pendenti al 31 dicembre 2009 a 3 milioni e 290 mila al 30 giugno 2010: segno evidente della necessità di una maggiore incisività degli interventi sul processo penale che dovrà essere espressa nella seconda metà della legislatura in corso. Vi è tuttavia un dato in notevole aumento che non mi dispiace affatto, perché fa riferimento alla sopravvenienza dei procedimenti penali iscritti presso le procure della Repubblica contro indagati noti per reati di competenza delle direzioni distrettuali antimafia, un dato che registra un incremento del 10,5 per cento, perché, oltre all'impegno encomiabile dei magistrati e delle forze dell'ordine nell'azione di contrasto alla criminalità organizzata, una parte del merito va attribuito anche agli innovativi ed efficaci strumenti garantiti con i numerosi interventi legislativi e amministrativi in materia di antimafia proprio da parte di questo Governo.

Il complesso di questo impegno della «squadra Stato» e di questi interventi ha consentito infatti di mettere in campo il più robusto sistema di norme di contrasto alla criminalità organizzata, il più alto numero di detenuti sottoposti al regime di cui al 41-bis dalla sua introduzione nel nostro ordinamento giuridico, il più alto numero di provvedimenti ministeriali di riapplicazione del citato regime del 41-bis dopo l'avvenuto annullamento disposto in sede giudiziaria dai tribunali di sorveglianza, il più basso numero di provvedimenti ministeriali di revoca del 41-bis da parte del Ministro della giustizia, la gestione del tragico record di presenza nelle carceri senza che si sia fatto ricorso ad indulti o provvedimenti generalizzati di clemenza, il più alto numero di posti di magistrati messi a concorso in soli due anni (ben 713, cui si aggiungono i 253 magistrati già assunti nel 2010, per complessive 966 unità); il più alto numero di posti di agenti di polizia penitenziaria, ben 1.800, banditi in un solo concorso; il più alto numero di nuovi posti nelle strutture carcerarie, cioè 2.000 in due anni, equivalenti al numero di nuovi posti che erano stati istituiti nei dieci anni precedenti.

L'attività del Ministero ha avuto come primo obiettivo nel 2010 il miglioramento dell'efficienza del sistema giudiziario e penitenziario del nostro Paese, ed in questo senso, nonostante i tagli determinati a livello globale dalla contingente crisi economica sui bilanci di ciascuna amministrazione pubblica, nei dodici mesi scorsi sono stati raggiunti significativi risultati in materia di organizzazione dei servizi e di potenziamento del sistema carcerario.
Partirò dal primo aspetto. Quanto alla organizzazione, una citazione merita la positiva evoluzione del progetto «Diffusione di best practice presso gli uffici giudiziari italiani» finanziato dal Fondo sociale europeo per 23 milioni di euro stanziati dalle regioni con la programmazione 2007-2013 e riguardante la diffusione delle prassi virtuose che possono garantire un percorso di change management, e che ha già riguardato 96 uffici giudiziari, diversi per tipologia e grandezza, cui il progetto è stato esteso nel 2010 con la specifica formazione impartita a 200 dirigenti degli uffici giudiziari candidati che hanno partecipato ai seminari organizzati dal Dipartimento dell'organizzazione giudiziaria.

Ciò premesso, passerò a descrivere per singoli punti le attività maggiormente rilevanti. Ma prima desidero fornire un dato che, pur se da tempo noto e già divulgato, non è mai stato considerato a sufficienza ai fini della giusta valutazione e del rilievo dei modelli organizzativi rispetto a quelli meramente finanziari. La regola è ben nota agli economisti ed anche agli analisti di organizzazione: la sola immissione di risorse economiche aggiuntive non risolve alcun profilo di inefficienza di qualsiasi organizzazione complessa. Questa regola è puntualmente confermata anche dai dati relativi al sistema giudiziario. Basti un evidente esempio: dal 1996 al 2007, sono stati spesi complessivamente nel settore dell'informatica più di 2 miliardi di euro, mentre nello stesso periodo l'arretrato, sia nel settore civile che in quello penale, aumentava inesorabilmente. Nel triennio di questa gestione ministeriale, la voce di spesa è scesa sensibilmente, ma una corretta programmazione ed organizzazione dei servizi ha consentito di ottenere migliori risultati rispetto al passato.

Nel corso del 2010, è proseguita l'attività di informatizzazione e razionalizzazione dell'amministrazione giudiziaria, malgrado - come ho appena detto - la costante contrazione delle risorse finanziarie disponibili. Al riguardo, come è a tutti noto, per ragioni tecniche questa contrazione aveva determinato uno stop provvisorio ai servizi di assistenza informatica, che ha generato, insieme ad una fondata preoccupazione, anche catastrofismi tanto eccessivi quanto fuori luogo ed il consueto rosario di polemiche e strumentalizzazioni.

Ebbene, con urgenza e tempestivamente si sono recuperate le risorse, pari a 5 milioni di euro, per assicurare l'immediata ripresa del servizio per il primo semestre di quest'anno, mentre proprio ieri ho provveduto a stabilizzare la situazione per l'intero 2011, integrando gli stanziamenti con risorse fresche pari a 6 milioni di euro, non sottratti ad altri servizi.
Detto questo, l'impegno del Governo in questo settore è stato davvero imponente ed i risultati positivi sono misurabili oggettivamente con la semplice esposizione di alcuni numeri di rilievo. In particolare, nel settore civile, il processo civile telematico è attivo con valore legale per i decreti ingiuntivi in 25 tribunali, in 12 per le esecuzioni, in otto per il settore fallimentare ed in cinque anche per i pagamenti elettronici.

Questo è un servizio che consente di pagare con moneta elettronica il contributo unificato e tutti i diritti previsti, mentre - ci tengo a sottolinearlo - all'atto del mio insediamento questi numeri, esattamente quelli che ho indicato in riferimento alle circostanze e agli uffici giudiziari che ho citato, erano pari a zero, sostenuti - se così si può dire - da investimenti per soli 600 mila euro, più che decuplicati negli ultimi due anni da questo Esecutivo, con un investimento che, sempre negli ultimi due anni, ammonta ad oltre 15 milioni di euro.

Secondo aspetto: i sistemi web di gestione dei registri informatici per la cognizione ordinaria, vera e propria precondizione per un effettivo processo di informatizzazione efficiente, sono stati attivati in 18 distretti di corte d'appello su 26 ed in 127 tribunali su 165, mentre a metà del 2008, quando ci siamo insediati, si era fermi ad un solo distretto (oggi sono 26) e soltanto dieci tribunali (oggi sono 165).
Inoltre, i sistemi web di gestione dei registri informatici per le esecuzioni sono stati attivati su tutto il territorio nazionale, mentre nel 2008 risultavano attivi soltanto 12 distretti e 58 tribunali. Desidero, inoltre, rivendicare con una punta di orgoglio che, a metà del 2008, il sistema giudiziario poteva ben dirsi all'anno zero nel settore civile per quanto attiene la consultazione via Internet di dati e documenti processuali, con un solo punto di accesso, uno solo, abilitato alla consultazione.

Ebbene, un serrato programma di razionalizzazione dei sistemi e degli investimenti ha consentito di attivare punti di accesso in 157 tribunali su 165, mentre in 151 uffici sono possibili le consultazioni da remoto dei registri della cognizione e in 81 anche quelli delle procedure esecutive.
In numerosi uffici è stato messo inoltre a disposizione un servizio di consultazione evoluta, che consente agli utenti avvocati di consultare, sempre tramite Internet, il fascicolo digitale appositamente creato, che raccoglie gli atti e i documenti del processo. In particolare, il servizio è attivo per il processo di cognizione in 10 corti di appello e in 89 tribunali, nonché, per il processo di esecuzione, in 78 tribunali.

È quasi inutile, al riguardo, ricordare quanta inefficienza e perdita di tempo comporta la consultazione manuale ed in ufficio di questi dati, mentre le innovazioni introdotte consentono un significativo incremento della possibilità per l'utente di conoscere informazioni processuali e si sostanziano in un aumento dell'accessibilità dei servizi, con conseguente riduzione delle code agli sportelli. In particolare, gli utenti esterni registrati presso un punto di accesso autorizzato al processo telematico possono accedere in tempo reale al fascicolo informatico, ossia agli atti in formato elettronico depositati dalle parti o dal giudice, e ai documenti scansionati e fare ricerche giurisprudenziali.

Non meno rilevanti sono i progressi in materia di comunicazioni telematiche, da noi - lo voglio sottolineare - introdotte con il decreto-legge n. 112 del 2008. Le comunicazioni telematiche sono cresciute nel 2010 del 350 per cento e sono passate dalle oltre 100 mila del 2009 - già quello era un risultato più che positivo - a quasi 500 mila comunicazioni inviate nello scorso anno. Il servizio consiste, come ben sapete, nell'automatica esecuzione delle comunicazioni di cancelleria agli avvocati e prevede, altresì, l'inserimento automatico della ricevuta elettronica nel fascicolo informatico, all'interno del quale è conservata la firma ai fini del valore legale.
Se si considera che oggi gli avvocati telematici sono oltre 23 mila rispetto ai meno 10 mila del 2009, si coglie appieno lo spazio di crescita che è lecito attendersi per il 2011 con riferimento al numero complessivo degli iscritti all'albo, anche solo mantenendo l'attuale trend di crescita. Desidero ricordare che più comunicazioni telematiche significa più risparmio di risorse economiche e umane, più velocità, meno cause di nullità.
Ed in questo quadro vanno richiamati anche gli interventi normativi e regolamentari di sostegno alle scelte di innovazione tecnologica dell'amministrazione: mi riferisco in particolare alle norme relative alla informatizzazione delle procedure esecutive ed alla possibilità di svolgere per via telematica le aste giudiziarie.

Si è poi dato corso a numerosi ed importanti atti dell'amministrazione centrale, tra i quali vanno segnalati l'estensione del protocollo informatico alla Direzione generale dei magistrati e l'avvio delle procedure per l'applicazione di tale protocollo anche alla Direzione del personale con evidenti positive ricadute nella gestione dell'intero sistema giudiziario, nonché la gestione informatizzata di tutto il parco auto del Ministero della giustizia.
Anche la gestione informatizzata del personale amministrativo è stata resa possibile agli uffici periferici che ne hanno fatto richiesta, e sono state informatizzate le nuove piante organiche ed i nuovi profili professionali, individuati dal nuovo contratto collettivo integrativo, sottoscritto il 29 luglio 2010.

Queste innovazioni, grazie anche ad un servizio interno di call center per l'assistenza agli utenti, hanno consentito - giusto per fare qualche esempio concreto - di mettere a regime la compilazione della domanda on line per il concorso in magistratura, la presentazione on line del ricorso in opposizione a sanzioni amministrative e a decreto ingiuntivo presso gli uffici del giudice di pace, la compilazione e l'invio delle domande on line per la progressione economica del personale, che ha riguardato oltre 40.000 dipendenti, la registrazione al portale degli stipendi della pubblica amministrazione per l'accesso al cedolino e al CUD.
In tutti questi sforzi informatici, che non sono ancora conclusi e di cui ancora parlerò, ho trovato un riferimento importante ed operoso, che ringrazio, nella persona del Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione, Renato Brunetta, che è stato colui il quale ha agevolato questo compito dal versante del Ministero cui è a capo.

Nel 2010 è stato potenziato il servizio di documentazione degli atti processuali penali mediante un apposito portale web che rende possibile scaricare le trascrizioni delle udienze penali. In particolare, si è proceduto ad un ampliamento contrattuale finalizzato a permettere anche alle procure, e non soltanto ai giudici, l'accesso informatico a tali dati. In tal modo, l'accesso diretto al portale del Ministero agevolerà l'attività delle procure, evitando la richiesta del formato cartaceo dei verbali agli uffici giudicanti, con un notevole risparmio delle spese e l'azzeramento dei tempi per il cosiddetto rilascio copie. Analogamente, si è potenziato il servizio di multivideoconferenza, che consente la partecipazione a distanza ai processi penali per i detenuti più pericolosi sottoposti al regime del 41-bis e per i collaboranti e testimoni protetti.

L'intero sistema è stato profondamente innovato, con il progressivo passaggio dal sistema analogico alla tecnologia digitale su rete IP. Nel piano di esecuzione dei lavori è stata inserita anche la realizzazione in via sperimentale di quattro sale con particolare tecnologia evoluta denominata telepresence, che consente la trasmissione di dati audio-video ad alta definizione. Ad oggi, è stata realizzata una delle quattro sale, presso il tribunale di Napoli, e le altre tre saranno realizzate nel corso del 2011 nei siti di Parma, Milano-Opera e Roma - Rebibbia.
Inoltre, la modalità di telepresence in alta definizione è stata estesa al tribunale di sorveglianza di Roma, il quale, a seguito dell'entrata in vigore della legge n. 94 del 2009, è stato investito della competenza in via esclusiva a livello nazionale in materia di reclami avverso i decreti di sottoposizione al regime penitenziario del 41-bis.

Queste innovazioni e questi miglioramenti di sistema già esistenti non sono che una parte dell'impegno governativo e amministrativo per migliorare il servizio giustizia che, sotto il profilo organizzativo e informatico, ha sofferto nel passato di una preoccupante carenza di disegno strategico e di una sorta di anarchia decisionale ed operativa, che ha reso particolarmente impegnativo e severo il compito di razionalizzare i vari sistemi, ridurre sensibilmente i costi di gestione, ricondurre ad unità le varie esperienze maturate nei singoli uffici, vincere le inevitabili resistenze, quando non i sospetti, rispetto alle novità che si sono proposte.
Non meno rilevanti sono le innovazioni nel settore penale, dove il 2010 si è caratterizzato per lo sviluppo e la diffusione di tre importanti strumenti: il «Calendar», cioè il calendario delle procure; il Sidip, ovvero il sistema informativo dibattimentale penale; il package procura, che è finalizzato a garantire un significativo snellimento delle attività istituzionali svolte dalle procure della Repubblica.

Si tratta di un insieme di applicazioni informatiche che gestiscono elettronicamente i flussi informativi in entrata ed in uscita dalle procure, con l'obiettivo finale di creare il fascicolo elettronico. Ciò si realizza attraverso: l'informatizzazione della trasmissione delle notizie di reato dalle forze di polizia alle procure della Repubblica, nonché del flusso inverso di eventuali comunicazione inviate alle procure dalle forze di polizia; il nuovo sistema del registro generale, che tra le altre funzioni, è preposto a garantire l'iscrizione, l'assegnazione dei fascicoli e l'avanzamento di stato del procedimento con produzione automatica del carico pendente; il sistema Aurora, al quale è affidata la gestione del fascicolo penale elettronico in tutto il suo ciclo di vita di indagine fino al rinvio a giudizio; il modulo per le comunicazioni e notificazione telematiche al quale è affidata la delicata fase - una volta emanate le regole tecniche previste dall'articolo 4 del decreto-legge n. 196 del 2009 - della notificazione degli atti tramite la posta elettronica certificata, nonché il sistema documentale di piattaforma tecnologica documentale, quale substrato tecnologico organizzato in servizi e trasversale rispetto ai suddetti applicativi proprio per la gestione di tutti i documenti prodotti e ricevuti durante la vita di un procedimento. Rendo inoltre noto che sono ormai di prossima emanazione le regole tecniche per il processo telematico civile e penale, come previsto dall'articolo 4, commi 1 e 2, del decreto-legge sopra citato.

In questa autorevole sede desidero rassicurare tutti coloro che hanno avuto modo di esprimere le proprie perplessità in ordine alla sicurezza del sistema, dando garanzia dell'adozione di strumenti che consentiranno il pieno ed esclusivo controllo da parte dell'autorità giudiziaria di tutti i dati relativi ai procedimenti penali, attraverso l'adozione di tutte le cautele tecniche indispensabili per garantire l'osservanza del più rigoroso segreto istruttorio.
Desidero ancora precisare che il regolamento attuativo di prossima emanazione consentirà anche di adottare la posta elettronica certificata standard per tutte le trasmissioni da e per il dominio «Giustizia», così consentendo ai professionisti ed ai cittadini di utilizzare un unico canale di comunicazione elettronica, il cui ricorso è già obbligatorio per i professionisti in virtù del decreto-legge n. 185 del 2008, nell'ambito dei rapporti con la pubblica amministrazione ed è stato ulteriormente potenziato dal recentissimo decreto legislativo 30 dicembre 2010, n. 235.

È stata inoltre prevista la realizzazione da parte del Ministero della giustizia del cosiddetto portale dei servizi telematici, al fine di fornire documentazioni, informazioni e istruzioni, nonché per consentire l'accesso ai soggetti abilitati esterni non dotati di punto di accesso. Tale strumento servirà, inoltre, a consentire in futuro il libero accesso alle raccolte giurisprudenziali e alle informazioni essenziali sullo stato dei procedimenti pendenti, disponibili in forma anonima, al fine di consentire in particolare una fruizione diretta da parte dei cittadini.
Il complesso di questi sforzi non esaurisce di certo il compito di razionalizzare e ammodernare il servizio giustizia anche sotto il profilo tecnologico e digitale, ma il cambio di passo e di strategia ha già dato frutti concreti, che rappresentano per l'Italia una positiva ed assoluta novità, di cui magari poco si parla, ma che fa già sentire i suoi effetti nel rilevamento statistico nazionale e in modo più marcato nel settore civile, dove più imponenti sono stati gli interventi, e tutto ciò pur nelle difficoltà conseguenti al costante calo delle dotazioni ordinarie di bilancio e malgrado le consuete resistenze a tutti i processi di innovazione e riorganizzazione dei servizi.

Alla data del 21 dicembre 2010 risultano presenti in organico 9.036 magistrati togati, con una scopertura, come già detto, pari a 1.115 posti. Per rimediare a questa situazione, l'impegno del Ministero è stato particolarmente rilevante, tanto che nell'agosto 2010 sono stati nominati 253 magistrati ordinari, vincitori di un concorso che però era a 500 posti, bandito nel 2008; è in corso la correzione delle prove scritte di un ulteriore concorso a 350 posti, bandito nel 2009, che pare terminerà nella prossima primavera; altri 373 posti sono stati banditi nel 2010 - le prove scritte sono previste a partire dal 15 giugno prossimo - e sono già previsti nuovi concorsi in magistratura, da espletare, prevedibilmente, nell'agosto 2012 e nel febbraio 2013. Ho inteso così riprogrammare, dopo una lunga stasi, una serie straordinaria di concorsi, restituendo ai nostri giovani giuristi, interessati all'ingresso nella magistratura ordinaria, una cadenza tendenzialmente annuale di questo importante concorso.

Questo impegno si aggiunge agli interventi in materia di aumenti delle piante organiche di uffici giudiziari di particolare rilievo, da Reggio Calabria a Roma, da Perugia a L'Aquila, da Bari a Santa Maria Capua Vetere, e di proroga di magistrati onorari, in attesa che sia varata la riforma organica del settore.
È poi fin troppo noto l'impegno del Governo in materia di funzionalità del sistema giudiziario, con la previsione di norme straordinarie per la copertura dei posti vacanti negli uffici giudiziari meno richiesti dai magistrati, soprattutto al sud, che consentono al CSM, fino al 31 dicembre 2014, di trasferire d'ufficio magistrati dagli altri uffici vicini, norma - ahimé - non ancora adeguatamente utilizzata dal Consiglio superiore della magistratura.

Rivendico infine - con il sostegno del Parlamento - di avere previsto, con la legge n. 24 del 2010, proprio per evitare la minacciata desertificazione delle procure, una deroga al divieto di destinare agli uffici requirenti i magistrati che non abbiano ancora conseguito la prima valutazione di professionalità, essendo questo, peraltro, un divieto - come è noto - introdotto nella precedente legislatura. Nell'anno 2010 ho espresso il concerto in ordine al conferimento di 75 uffici direttivi e ho eseguito 58 ispezioni ordinarie e 16 inchieste. Ho altresì ritenuto di dover esercitare l'azione disciplinare nei confronti di 59 magistrati per violazione dei doveri di diligenza, correttezza e laboriosità relativi a diverse ipotesi, tra le quali spiccano quelle relative a gravi e reiterati ritardi nel deposito delle motivazioni delle sentenze, che talvolta hanno determinato inaccettabili scarcerazioni di pericolosi criminali per decorrenza dei termini massimi di custodia cautelare (ed anche questo nell'ottica di contrastare ogni possibile fonte di lentezza o rallentamento dell'iter processuale).

Il 29 luglio 2010 è stato sottoscritto, dopo quasi dieci anni di attesa, il contratto collettivo nazionale integrativo del Ministero della giustizia, che contempla un nuovo ordinamento professionale del personale non dirigenziale del Ministero della giustizia in osservanza dei criteri stabiliti dal contratto collettivo nazionale di lavoro del 14 settembre 2007. Si tratta di un'importante innovazione che, pur nell'attuale situazione di insufficienza degli organici, offre uno strumento più moderno, flessibile ed innovativo per le attività di supporto alla giurisdizione quotidianamente svolta dal nostro personale amministrativo cui, anche in questa sede, va il mio sentito ringraziamento per l'impegno di cui ogni giorno dà prova, talvolta in condizioni operative di considerevole difficoltà. Per questo considero soltanto un primo passo di valorizzazione della loro professionalità le procedure concorsuali che, in applicazione del nuovo contratto, attribuiranno le fasce economiche superiori nell'ambito di procedure che si sono concluse con tempi record grazie, ancora una volta, alla già citata informatizzazione della procedura di presentazione e valutazione delle domande relative a circa 40 mila dipendenti.

Oltre a questo, l'amministrazione è impegnata nella realizzazione di un sistema di valutazione delle performance, coerente con il decreto legislativo n. 150 del 2009, che ha sostituito in tutto il comparto ministeri il servizio di controllo interno con i nuovi organismi indipendenti di valutazione. Da una più precisa e misurabile valutazione ci attendiamo, nel prossimo futuro, ulteriori strumenti di analisi che possano consentire di individuare e superare le criticità della struttura ministeriale.

Con riguardo alla giustizia minorile, nel corso del 2010 si è assistito ad una sempre crescente propensione all'assimilazione, da parte dei minori, di comportamenti devianti diffusi, a volte particolarmente gravi, che suscitano allarme sociale nell'opinione pubblica. La conseguenza è stata che nel settore penale, accanto ai reati contro il patrimonio, si è registrata una significativa percentuale di reati legati all'uso e allo spaccio di sostanze stupefacenti. Tale fenomeno ha reso necessaria una gestione trattamentale specifica ed ulteriori garanzie di sicurezza all'interno degli istituti. I centri di prima accoglienza su tutto il territorio nazionale hanno raggiunto i 2.422 ingressi, con un decremento - sottolineo questo concetto - pari al 17 per cento rispetto all'anno precedente.

Tale fenomeno costituisce un ennesimo effetto positivo del controllo delle politiche di immigrazione adottato dal Governo nel corso di questi due ultimi anni. Ed infatti, in relazione alla provenienza dei soggetti, secondo le categorie maggiormente rappresentate nelle statistiche, il decremento si riscontra in particolar modo per quanto riguarda i minori stranieri soprattutto provenienti dal bacino del Mediterraneo. Una specifica va fatta per quanto concerne i minori romeni. Anche per essi si interrompe il trend in costante aumento degli ultimi anni, registrandosi nell'anno appena trascorso una significativa flessione di presenze nei centri di prima accoglienza.

Negli istituti penali si è registrata una sostanziale stabilità degli ingressi, confermandosi così la progressiva diminuzione degli ingressi totali che persiste già da qualche anno, dovuta anche in questo caso al calo del numero di ingressi dei minori stranieri. Per quanto riguarda il rapporto maschi-femmine, calcolato sulla presenza media giornaliera, i dati indicano una netta prevalenza del genere maschile, con circa il 93 per cento sul totale.

Sul fronte dell'edilizia penitenziaria nell'ambito dell'attività di gestione degli immobili destinati ai servizi minorili il Ministero della giustizia ha proseguito gli interventi di revisione e riadattamento dei propri beni immobiliari al fine di razionalizzare gli spazi ed elevare gli standard di igiene e sicurezza, nonché di aumentare la funzionalità dei servizi attraverso la ristrutturazione degli immobili e la riattivazione di locali ed immobili in disuso.

Nel corso del 2010, il Dipartimento per la giustizia minorile ha acquisito una nuova struttura penitenziaria che, da casa circondariale, è divenuto l'istituto penale per i minorenni di Pontremoli. Tale istituto sarà l'unico ad accogliere un'utenza esclusivamente femminile e l'obiettivo sul quale si sta lavorando in progress è quello della definizione di un modello trattamentale imperniato sulla peculiarità dell'utenza, sul riconoscimento e cura della persona, con un'attenzione specifica alla funzione genitoriale e alla dimensione della legalità. Inoltre, sono proseguiti i lavori per la ristrutturazione del tribunale per i minorenni di Caltanissetta, del centro polifunzionale minorile di Bologna, mentre sono in via di ultimazione i lavori che hanno interessato, nel corso degli anni passati, la scuola di formazione del personale di Messina e gli istituti penali per i minorenni di Lecce, Catanzaro e L'Aquila.

Negli obiettivi per l'anno 2011, assume primaria importanza la prosecuzione delle ristrutturazioni dei complessi minorili «Ferrante Aporti» di Torino, «Cesare Beccaria» di Milano e l'acquisizione della progettazione esecutiva relativa alla ristrutturazione dell'istituto penale «Meucci» e del centro di prima accoglienza di Firenze.

Nel settore internazionale, l'attività di questo anno si è sviluppata sulla scia della politica intrapresa con la Presidenza italiana del G8 giustizia del 2009 nella quale sono state date valide indicazioni e strategie per la lotta alla criminalità organizzata e al terrorismo. Particolare attenzione è stata attribuita al Programma di Stoccolma, programma ad azione pluriennale dell'Unione europea approvato, come previsto, durante la Presidenza svedese del 2009, anche alla luce dei cambiamenti apportati dal Trattato di Lisbona. In tale ambito, nel contesto europeo, è stato posto l'accento sul problema del sovraffollamento carcerario e sulle sue possibili soluzioni e l'opportunità di affrontare tale tema a livello europeo ha riscosso consensi tra diversi Stati membri dell'Unione europea ed è stato approfondito nel corso di un incontro bilaterale con il Vicepresidente e commissario alla giustizia Viviane Reding, che ha fatto seguito ad una serie di incontri con gli omologhi ministri della giustizia dei Paesi europei, tra i quali il Ministro romeno Preodiu, il Ministro belga De Clerck, il Ministro britannico Clarke e il Ministro ungherese Navracsics, nonché con i rappresentanti delle istituzioni europee e con il presidente della Commissione libertà civili, giustizia e affari interni dell'Unione europea López Aguilar. Non meno importante l'incontro con il neo nominato Segretario generale del Consiglio d'Europa Jagland.

A livello bilaterale, ho inteso dare particolare risalto a Paesi quali gli Stati Uniti d'America, la Federazione russa, la Cina e Israele. L'ottimo rapporto creatosi con l'Attorney general Eric Holder prosegue sulla scia di una stretta cooperazione tra i due Paesi, concretizzatasi anche tramite contatti ed incontri negli Stati Uniti d'America. Intensi anche i rapporti con il Ministro della giustizia russo Konovalov, rappresentante speciale del Presidente russo Medvedev per i rapporti giuridici con l'Unione europea, nella prospettiva di sostenere la transizione della Russia verso una struttura organizzativa e legislativa più vicina al modello di Stato delle migliori democrazie occidentali.
Di rilievo la visita nei territori palestinesi, a Tel Aviv e Gerusalemme, segno della politica di presenza dell'Italia nei due Paesi e dell'intenzione di sostenere le relazioni bilaterali nel settore della giustizia in una fase internazionale particolarmente delicata per il processo di pace in Medio Oriente. In particolare, gli incontri con gli omologhi Neeman e Khashan, organizzati d'intesa con il Ministro Frattini, hanno lanciato le basi per una maggiore intesa nel settore giustizia con la definizione di memorandum di collaborazione con entrambi i Paesi.

Molto importanti i risultati raggiunti con le nuove potenze dei Paesi emergenti, cioè Cina ed India. Con la Cina, in occasione della visita del Premier cinese Jiabao, sono stati sottoscritti a Roma un Trattato di estradizione ed un Trattato di assistenza giudiziaria, ed è stato ottenuto uno straordinario risultato, posto che il Governo cinese ha sottoscritto pochissimi accordi estradizionali. Con l'India, sono in via di finalizzazione analoghi trattati di assistenza ed estradizione con il Ministero della giustizia indiano. Numerosi e proficui anche gli altri incontri bilaterali svolti, tra i quali merita una citazione quello con l'Alto commissario per i diritti umani Navi Pillay. Particolare importanza hanno assunto anche i rapporti con il Messico, Paese con il quale sono stati sottoscritti negoziati in materia di estradizione e di assistenza giudiziaria tra il Governo del Messico e il Governo della Repubblica italiana. Di rilievo anche la partecipazione alla sessione plenaria della Conferenza di revisione dello statuto della Corte penale internazionale, che ha avuto luogo a Kampala, in Uganda, alla fine del maggio del 2010.

Ho, infine, considerato un grande onore rappresentare il mio Paese alla sessione speciale dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite sulla lotta al crimine organizzato tenutasi a New York nel giugno di quest'anno, occasione che mi ha consentito di partecipare anche alle celebrazioni del decennale dell'adozione della Convenzione di Palermo sulla criminalità organizzata transnazionale e relativi protocolli, un evento di alto livello dedicato alla figura di Giovanni Falcone, alle cui idee ci siamo spesso ispirati per proporre riforme che hanno trovato unanime condivisione in quest'Aula e positivo riscontro nelle attività di contrasto alla criminalità organizzata posta in essere dalla magistratura e dalle forze dell'ordine.

Della inversione di tendenza che sì è registrata nel 2010 relativamente all'arretrato civile ho già riferito in apertura del mio intervento per assicurare il giusto rilievo ad una notizia così importante e positiva frutto degli interventi già a regime, ma ulteriori miglioramenti mi aspetto in esito all'intensa attività svolta nel corso del 2010 per dare attuazione alle deleghe conferite al Governo per completare il quadro delle riforme della giustizia civile.
Con il decreto legislativo 4 marzo 2010, n. 28, il Governo ha dato attuazione alla delega relativa all'introduzione in via generalizzata della mediazione come strumento di risoluzione alternativa delle controversie civili e commerciali. Si tratta di un'importante riforma, che ha introdotto per la prima volta nel nostro sistema giuridico un effettivo strumento generale alternativo alla via giudiziale per risolvere le controversie dei cittadini. È un'innovazione che ci ha chiesto l'Europa, e che introduce un diverso approccio culturale per la risoluzione delle liti. Sono convinto di avere creato insieme al Parlamento uno strumento che possa anche ridurre i flussi di entrata delle controversie nel sistema giudiziario.

Sempre nel 2010, si è data attuazione alla delega prevista nella riforma del processo civile approvando il decreto legislativo 2 luglio 2010, n. 110, che ha disciplinato l'atto pubblico informatico che consente ai notai di rogare atti mediante l'esclusivo utilizzo delle tecnologie informatiche. Contiamo sulla collaborazione del notariato italiano per realizzare un importante passo in avanti nella modernizzazione del nostro sistema giuridico attraverso la dematerializzazione dei documenti comprovanti i traffici giuridici.

Sono lieto di annunciare infine che è imminente la presentazione al Consiglio dei ministri dello schema di decreto legislativo sulla semplificazione dei riti, che darà compiuta attuazione anche all'ultima delle deleghe conferite dal Parlamento al Governo in materia di riforma del processo civile. Grazie all'esercizio della delega, sarà possibile ricondurre le diverse decine di fattispecie previste dalla legislazione speciale ai tre riti contemplati dalla legge delega e disciplinati dal codice di procedura civile. Lo scopo è ovviamente quello di consentire all'interprete di individuare facilmente le regole applicabili, senza perdersi nei meandri della legislazione speciale e restituendo centralità al codice di procedura civile.

Abbiamo così completato, sostanzialmente nei tempi previsti, l'esercizio delle deleghe che in materia il Parlamento ha conferito al Governo, e con ciò abbiamo smentito tutte le Cassandre che si erano esercitate nell'affermare che, data la vastità del compito delle deleghe, non saremmo riusciti ad adempierlo.

Il Ministero della giustizia ha condiviso fattivamente la proposta contenuta nel disegno di legge sulla cosiddetta insolvenza civile, con la finalità di gestire al meglio le crisi di sovraindebitamento dei debitori civili e degli imprenditori non assoggettabili al fallimento. Si tratta di una platea molto ampia di imprese medio-piccole esposte alle esecuzioni individuali e senza alcuna possibilità di ristrutturazione del debito attraverso accordi assistiti o concordati di cui dispongono le imprese assoggettabili alle procedure fallimentari. La bontà della proposta è testimoniata dall'approvazione all'unanimità, sia del Senato che della Commissione giustizia della Camera, dove attende di essere trattata. L'obiettivo è quello di agevolare il superamento della crisi da sovraindebitamento dei soggetti non fallibili, deflazionando fortemente le pendenze delle procedure esecutive individuali e creando un circuito virtuoso in grado di recuperare importanti quote di mercato frequentemente gestite, per così dire, dal fenomeno dell'usura.

Nel 2010 è proseguito l'impegno straordinario del Ministero della giustizia, in perfetta sinergia con il Ministero dell'interno guidato dal collega Maroni, sul fronte della legislazione antimafia. Giova ricordare, infatti, che l'anno 2010 si è aperto con la seduta straordinaria del Consiglio dei ministri a Reggio Calabria e ha visto tra i primi provvedimenti un decreto-legge che ha scongiurato la scarcerazione di numerosi boss mafiosi quale conseguenza di un contrasto interpretativo sulla competenza per materia che rischiava di determinare l'annullamento di numerosissimi processi e la conseguente decorrenza dei termini di custodia cautelare per tutti gli imputati.
Il decreto-legge 12 febbraio 2010, n. 10, ha infatti introdotto disposizioni urgenti in ordine alla competenza per procedimenti penali a carico di autori di reati di grave allarme sociale. La norma ha chiarito che la competenza per la trattazione dei processi relativi ai reati di associazione di tipo mafioso, cioè il 416-bis, comunque aggravati, appartiene al tribunale e non alla corte d'assise, consentendo pertanto la serena trattazione dei processi in questione anche ove già incardinati innanzi alla predetta autorità giudiziaria.

L'aggressione ai patrimoni mafiosi è per il Governo lo strumento più efficace di lotta alle mafie, unitamente all'effettivo e rapido utilizzo dei patrimoni per finalità istituzionali e sociali. In questo quadro si inserisce in primo luogo l'istituzione dell'Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, ad opera della legge n. 50 del 2010. L'Agenzia sta già operando per garantire una migliore amministrazione dei sempre più numerosi beni sottoposti a sequestro e consentirà una più rapida ed efficace allocazione e destinazione dei beni confiscati devoluti al patrimonio dello Stato.
Con la legge n. 136 del 2010 è stato varato il Piano straordinario contro le mafie, contenente la delega al Governo per l'adozione del codice delle leggi antimafia, delle misure di prevenzione e delle certificazioni antimafia. La legge contiene altre disposizioni, oltre al compito di razionalizzazione, che inaspriscono la pena per il reato di turbata libertà degli incanti e introducono il nuovo reato di turbata libertà del procedimento di scelta del contraente ed estendono inoltre e razionalizzano le operazioni sotto copertura.

I decreti legislativi 4 febbraio 2010, n. 14, e 9 settembre 2010, n. 162, attuando le deleghe conferite al Governo nel 2009, hanno istituito rispettivamente l'albo degli amministratori giudiziari e i ruoli tecnici della polizia penitenziaria. In particolare, quest'ultimo provvedimento si segnala perché contempla la disciplina della banca dati nazionale del DNA e del laboratorio centrale del DNA, consentendo al Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria del Ministero della giustizia di dotarsi delle professionalità necessarie al funzionamento appunto del laboratorio centrale della banca dati nazionale del DNA, istituito presso il medesimo dipartimento. Le attività del laboratorio centrale permetteranno l'identificazione degli autori di delitti attraverso il semplice confronto dei reperti rinvenuti sulla scena del crimine con il DNA che viene conservato all'interno della banca dati nazionale, nella quale affluiranno i dati relativi ai soggetti detenuti in via cautelare o definitiva per i reati di maggiore gravità.

Sarà così possibile una rapida identificazione del colpevole ed una maggiore speditezza delle attività d'indagine, con l'obiettivo di raggiungere un elevatissimo grado di sicurezza sociale. In Inghilterra, ad esempio, laddove si dispone già di una banca dati del DNA fin dal 1995, proprio per effetto dell'operatività della predetta banca dati, la percentuale di identificazione di autori di reato è salita rapidamente dal 6 al 60 per cento del totale.

Onorevoli colleghi, l'anno appena concluso ha segnato un decisivo avanzamento delle tre linee di intervento su cui si articola l'azione del Governo nella delicata materia della gestione delle carceri: la deflazione dei flussi d'ingresso nel sistema carcerario e le misure alternative alla detenzione, il piano di interventi di edilizia penitenziaria, la rideterminazione della pianta organica della polizia penitenziaria.

Con la pubblicazione dell'ordinanza del Presidente del Consiglio dei ministri del 29 marzo 2010 è stato nominato il commissario delegato per l'esecuzione degli interventi di edilizia penitenziaria di cui al cosiddetto Piano carceri. Il 30 giugno 2010 il comitato interministeriale da me presieduto ha approvato il piano degli interventi che prevede la realizzazione di undici nuovi istituti carcerari e di venti nuovi padiglioni in ampliamento delle strutture carcerarie esistenti. Si è dato così avvio ad un intervento infrastrutturale senza precedenti nella storia della Repubblica, sia per l'entità degli investimenti - 675 milioni di euro - sia per la tempistica della loro esecuzione, cioè nell'arco di un triennio, sia per la portata strategica volta a soddisfare un fabbisogno carcerario pari a circa 9.150 posti, in esecuzione della sola prima parte del piano.

Tra il mese di luglio 2010 ed oggi sono state concluse quattro intese istituzionali tra il commissario delegato, le regioni ed i comuni interessati, per un ammontare di intese che coprono circa il 75 per cento del volume complessivo degli investimenti previsti nel Piano carceri, e nei prossimi giorni saranno finalizzate le residue intese con le altre regioni interessate. Tali intese consentono la realizzazione degli interventi carcerari con le deroghe e varianti ai vigenti strumenti urbanistici che si rendono necessari, il tutto secondo tempistiche e procedure di massima celerità e snellezza, sempre nel rispetto del dialogo con le autorità locali ed i soggetti cui è affidata la tutela dei regimi vincolistici del territorio. Senza tale regime derogatorio sarebbe stato impossibile provvedere alla localizzazione dei nuovi interventi ed alle necessarie varianti propedeutiche all'esecuzione degli ampliamenti in tempi così straordinariamente ristretti.

Sempre in attuazione del piano carceri il commissario delegato, esercitando i poteri straordinari conferitigli, ha potuto richiedere ed ottenere la collaborazione di tutte le amministrazioni interessate, e in particolar modo del DAP, ed il Dipartimento provvederà entro la fine di questo mese alla progettazione definitiva di 19 nuovi padiglioni su 20, senza ricorrere a professionalità estranee all'amministrazione e, quindi, con una straordinaria valorizzazione e ottimizzazione delle risorse in house e con un notevolissimo risparmio di spesa.

A partire dal mese prossimo, verranno attivate da parte del DAP le attività per le progettazioni preliminari dei nuovi istituti. Lo stesso ufficio del commissario delegato, articolato sulle figure dei soggetti attuatori e dei loro collaboratori diretti, è una struttura snella che opera secondo criteri di efficienza, economicità e per obiettivi.

Entro il primo semestre di questo anno, verranno stipulati gli affidamenti per la realizzazione dei venti padiglioni previsti dal Piano carceri con relativa consegna dei cantieri ed avvio dei lavori. L'accelerazione delle procedure amministrative ha consentito di raggiungere i primi obiettivi già nel 2010, ed altri verranno raggiunti, come dicevo poc'anzi, proprio quest'anno.

Nel 2010, sono stati portati a completamento i lavori di ristrutturazione e di costruzione dei nuovi padiglioni di Cuneo, Velletri ed Avellino. Il 31 gennaio 2011 verrà ufficialmente inaugurato il nuovo carcere di Trento, già dal mese di dicembre in parziale attività, con una capienza di circa 250 posti, e poi verrà posta la prima pietra di un nuovo padiglione a Piacenza; si tratta di un incremento di circa 1.100 posti carcerari.

Un ulteriore incremento di 2.900 posti conseguirà dall'ultimazione dei lavori in corso negli istituti di Carinola, Ariano Irpino, Modena, Cremona, Terni, Frosinone, Pavia, Santa Maria Capua Vetere, Nuoro, Agrigento, Voghera, Biella, Saluzzo e Gela.

Sul piano della riprogettazione della pianta organica della polizia penitenziaria, il DAP ha portato a termine i concorsi pendenti e ha dato corso all'immissione dei vincitori in graduatoria nell'amministrazione penitenziaria.
Con l'articolo 4 della legge n. 199 del 2010 è stata autorizzata l'assunzione di 1.800 unità di polizia penitenziaria a copertura dell'aumentato fabbisogno connesso al fisiologico avvicendamento ed all'apertura delle nuove strutture carcerarie. Per altro verso, la Cassa ammende ha finanziato fondamentali progetti mirati al recupero dei ristretti anche tramite l'attivazione di nuovi posti di lavoro presso le case circondariali, consentendo così l'attuazione della funzione della pena in chiave di rieducazione, risocializzazione e recupero del ristretto. Non va, inoltre, sottaciuto l'impegno nella gestione delle misure di esecuzione penale esterna, che coinvolgono complessivamente 16.084 detenuti, con un incremento del 29,5 per cento rispetto al 2009, destinato ad un'ulteriore crescita per gli effetti della legge n. 199 del 2010.

Di rilievo nel settore anche due interventi legislativi, cioè la legge n. 199 del 2010, nella parte in cui introduce nuove disposizioni relative all'esecuzione presso il domicilio delle pene detentive non superiori ad un anno - per i detenuti stranieri, ovviamente, è previsto il beneficio solo quando si sarà in presenza di un domicilio effettivo - e il decreto legislativo 7 settembre 2010, n. 161, che attua una decisione quadro europea in materia di trasferimento delle persone condannate. L'Italia è il primo Stato ad avere dato attuazione a questo importante strumento di cooperazione giudiziaria, che consentirà di trasferire le persone condannate dall'Italia verso lo Stato membro di cittadinanza e viceversa per l'esecuzione delle pene detentive.

Grazie al principio del mutuo riconoscimento delle decisioni delle autorità giudiziarie degli Stati dell'Unione europea, per la prima volta il trasferimento potrà avvenire senza un previo accordo con lo Stato estero di cittadinanza del condannato e senza il consenso della persona. Si realizza così un duplice obiettivo: da una parte, si consente al condannato di scontare la pena detentiva in un contesto, e cioè lo Stato di cittadinanza, che ne agevola il reinserimento sociale, familiare e lavorativo; dall'altra, insieme ad altre misure contenute nel Piano carceri, si avvia a soluzione lo storico problema della tensione detentiva, riducendo il numero degli stranieri detenuti in Italia.

Onorevoli colleghi, nell'avviarmi alle conclusioni, sottolineo che le considerazioni che vi ho appena esposto offrono sinteticamente il quadro complessivo dell'azione del Governo riferito sia alle iniziative normative che all'impegno organizzativo ed esecutivo. Il complesso di questi interventi ha già determinato, non senza fatica e difficoltà, positivi risultati, che devono essere ulteriormente rafforzati e consolidati con la prosecuzione delle iniziative finalizzate alla razionalizzazione e all'innovazione, per garantire quel cambio di passo che il Paese, ormai, attende da troppo tempo.

Tanto abbiamo fatto in due anni e mezzo di Governo del Paese, anche in materia di efficienza e miglioramento del servizio giustizia. Non vi è ancora stata, però, quella riforma radicale del sistema giustizia, che pure in quest'Aula ho più volte annunciato: lo ha impedito, com'è evidente, l'evoluzione del quadro politico nel secondo semestre dell'anno appena trascorso, poiché le tensioni dell'ultima parte del 2010 hanno ritardato la presentazione in Parlamento di una serie di progetti di legge che continuano a perseguire gli obiettivi dell'efficienza del sistema giudiziario, della competitività del Paese e della trasparenza delle dinamiche commerciali.

Non abbiamo rinunciato alle nostre idee. In questa sede propongo oggi un'agenda alternativa che penso possa essere ampiamente condivisa e che vede tra gli obiettivi da raggiungere lo smaltimento dell'arretrato civile, la riforma della magistratura onoraria, il no profit, senza di certo abdicare - ma non mi riferivo a queste quando parlavo di quelle condivise -, alla riforma delle intercettazioni, alla riforma del codice di procedura penale e alle riforme costituzionali.

L'attuale congiuntura economica, che ha già imposto l'adozione di misure finanziarie di particolare rigore, rende ormai indilazionabile un'inversione significativa della tendenza della durata dei procedimenti civili entro tempi ben più ridotti di quelli ottenuti con le iniziative legislative ordinarie, che hanno determinato quella storica inversione di tendenza cui ho fatto riferimento. In questo senso introduco il tema dello smaltimento straordinario dell'arretrato civile.
La programmazione per il 2011, anche in sede parlamentare, dunque, vedrà al centro le grandi riforme e 4-5 temi su cui contiamo di ottenere un ampio consenso in Parlamento. Mi riferisco - lo voglio ripetere - allo smaltimento dell'arretrato civile, alla responsabilità amministrativa degli enti, alla riforma della magistratura onoraria e alla riforma del no profit.

Abbiamo portato avanti tanti progetti e tanti progetti sono spesso stati ostacolati fisiologicamente dall'estrema complessità delle questioni da affrontare, dalle difficoltà economiche e di reperimento delle risorse per i necessari investimenti, da strumenti gestionali e di bilancio vetusti e troppo rigidi, ma sono anche contrastati patologicamente da un clima di eccessiva polemica politica, da sospetti, reticenze e resistenza all'innovazione ed al cambiamento, che promanano anche dall'interno del sistema giudiziario, che in numerose sue componenti è apparso arroccato nella difesa dell'esistente.

Noi oggi di questo siamo ancor più consapevoli, così come sappiamo che le attuali tensioni del quadro politico aggiungeranno ulteriori difficoltà ed altri ostacoli sul cammino già tracciato delle riforme necessarie. Non per questo vi rinunceremo. Siamo anche consapevoli che il processo di revisione del sistema giudiziario deve proseguire nel solco già tracciato, poggiando le sue basi sul senso di responsabilità di tutti i parlamentari, che in più di un'occasione hanno votato con larga maggioranza, e qualche volta all'unanimità, gli interventi proposti in materia di giustizia dal Governo, nella certezza che ridare efficienza al sistema giudiziario è e rimane una priorità costituzionale, sociale ed economica per l'Italia intera.

aggiornamento: 19 febbraio 2011