Inaugurazione anno giudiziario 2020 - Intervento del ministro Alfonso Bonafede alla Corte Suprema di Cassazione

Corte Suprema di Cassazione
31 gennaio 2020


Rivolgo il mio saluto al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, alla Presidente della Corte Costituzionale Marta Cartabia, al Primo Presidente della Corte Suprema di Cassazione Giovanni Mammone, al Procuratore Generale Giovanni Salvi, al vice Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura David Ermini, all’Avvocato generale dello Stato Gabriella Palmieri Sandulli, al Presidente del Consiglio Nazionale Forense Andrea Mascherin, a tutte le Autorità civili, militari e religiose. Mi unisco ai saluti e ai ringraziamenti al presidente Lattanzi a cui faccio i miei migliori auguri per l’importante ruolo che è chiamato a svolgere nella Scuola Superiore della Magistratura.

E’ la seconda volta che ho l’onore di partecipare a questo importante appuntamento nelle vesti di Ministro della Giustizia.

All’emozione, sempre fortissima, si aggiunge l’orgogliosa consapevolezza di tracciare le prospettive del 2020, potendo quest’anno fare un primo concreto bilancio dei risultati già ottenuti.

È importante che i cittadini sappiano che le fondamenta su cui stiamo realizzando un sistema di giustizia moderno, lineare, credibile ed efficiente sono fondamenta solide su cui nel 2019 abbiamo lavorato senza sosta.

Per anni abbiamo ascoltato la voce unanime degli addetti ai lavori che individuavano negli investimenti l’unico possibile punto di partenza per il rilancio della giustizia italiana: il Ministero si è mosso proprio in questa direzione.

Mi preme precisare subito che quelle fondamenta non hanno colore politico: investire sul numero e sulla qualità delle donne e degli uomini che ogni giorno portano avanti la macchina della giustizia non è un’azione che può essere concepita e imbrigliata all’interno di contingenti dinamiche politiche.

Si tratta di un approccio volutamente pragmatico che ha consentito all’attività amministrativa del Ministero della giustizia di rimanere ben salda e di non subire alcuna ripercussione a seguito della crisi di governo dell’estate scorsa.

Lo sforzo assunzionale iniziato nel 2019 non ha precedenti.

In questa sede, non posso che sottolineare l’aumento di 70 magistrati nella pianta organica della Corte di Cassazione, la cui solenne attività è cruciale per il sistema giustizia e merita di essere supportata con le adeguate risorse.

Per quanto concerne gli uffici di merito, la proposta attualmente all’esame del Consiglio Superiore della Magistratura prevede l’ampliamento delle piante organiche nel quadro quindi di una complessiva distribuzione di 600 nuovi magistrati.

Nell’ultima legge di bilancio è stata inoltre prevista l’introduzione, per la prima volta, di piante organiche distrettuali flessibili per declinare l’impiego dei magistrati sui singoli territori in maniera sempre più rispondente ad esigenze specifiche.

Se è vero che la sfida principale di uno Stato di diritto è quella di tutelare tutti i cittadini a prescindere dalla loro condizione sociale e geografica, allora è necessario insistere su un percorso organizzativo realizzato in base alle esigenze che emergono nelle differenti zone del Paese.

Quando parliamo di giustizia, parliamo della autorevolezza e della credibilità con cui lo Stato dimostra ad ogni cittadino di avere cura dei suoi diritti e, dunque, di custodire l’essenza vera della democrazia.

La sfida non è soltanto quella di adempiere al compito assegnato al Ministro della giustizia dall’articolo 110 Costituzione; si tratta di farlo avendo ben presente che si opera nel quadro del progetto ancora più ampio di eguaglianza sostanziale sancito dall’art. 3 della Carta Costituzionale.

Tornando agli investimenti, si consideri che, se nel bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2019 erano stati previsti per il Ministero della giustizia stanziamenti per oltre otto miliardi e mezzo di euro (8.582.153.608,00 di euro), per il 2020 l’ultima legge di bilancio ne ha previsti quasi nove (euro 8.901.562.458,00).

Per quanto riguarda il personale amministrativo, il Ministero ha avviato un piano assunzionale nel triennio 2019-2021, per una complessiva pianificazione dei reclutamenti di personale non dirigenziale pari a 8.756 unità, procedendo anche allo scorrimento della graduatoria di assistente giudiziario.

Per quanto concerne l’edilizia giudiziaria, il ministero si è adoperato per la conclusione di accordi con le altre amministrazioni competenti per sveltire le procedure di intervento e ha potenziato gli organici centrali e distrettuali degli uffici con personale tecnico.

Con riferimento alla digitalizzazione, l’investimento complessivo di oltre 650 milioni nel triennio 2019-2021 consentirà di realizzare un sistema di giustizia moderno ed efficiente i cui primi beneficiari saranno proprio gli addetti ai lavori.

Il processo civile telematico è una realtà ormai consolidata, tanto che è prossima la sua completa estensione alla Cassazione; il processo penale telematico invece, grazie al fatto di aver rispettato tutto il cronoprogramma dell’anno scorso, comincerà ad essere tangibile proprio nel 2020.

Una volta consolidata la struttura, il vero salto di qualità si avrà soltanto se ci saranno leggi che individueranno nelle nuove tecnologie, non soltanto un optional, ma la principale, o addirittura l’esclusiva, via percorribile per gli adempimenti di cancelleria.

Nel disegno di legge delega di riforma della giustizia civile, per esempio, si prevede il vero e proprio obbligo di notifica telematica quando il destinatario abbia, per legge, un indirizzo PEC.

Un ruolo fondamentale nell’ambito della giustizia, è riservato alla materia penitenziaria.

La polizia penitenziaria, la cui funzione è fondamentale non soltanto in termini di sorveglianza e rieducazione ma anche per il monitoraggio e l’indagine rispetto a fenomeni criminali gravissimi come il terrorismo, ha visto incrementare le proprie risorse e la dotazione organica.

Con riferimento all’edilizia penitenziaria, continuano gli investimenti e i lavori per far fronte al sovraffollamento carcerario nonché per migliorare le condizioni di lavoro del personale civile e di polizia.

A tal proposito, abbiamo continuato ad investire sul lavoro dei detenuti come forma principale di rieducazione, sviluppando circa 70 protocolli con vari enti per i lavori di pubblica utilità, nonché istituendo un ufficio centrale che coordina e promuove tutti i progetti in questo ambito.

Nell’ultima legge di bilancio, tra l’altro, è stato dato un forte e nuovo impulso al settore dell’esecuzione penale esterna e dei minori.

Il 2019 è stato un anno cruciale per l’approvazione di alcune importanti leggi in materia di giustizia, per le quali l’Italia ha ottenuto notevoli riconoscimenti a livello internazionale.

Mi riferisco alla legge anti corruzione n. 3 del 2019, il cui contributo è stato riconosciuto sia dal Consiglio d’Europa che dall’OCSE.

Penso, ancora, ai riconoscimenti ottenuti dall’Italia in sede di Nazioni Unite grazie alla legge n. 69 del 2019, il c.d. Codice Rosso a tutela delle donne che subiscono violenza e dei loro figli.

E ancora, si pensi: al decreto legge (attualmente in fase di conversione) nella delicatissima materia delle intercettazioni; al decreto legislativo n. 14 del 2019 che ha completato la riforma della normativa in materia di crisi di impresa; alle leggi in materia di giustizia approvate su iniziativa parlamentare tra cui cito, per esempio, quella che ha introdotto l’azione di classe o la novella dell’art. 416 ter c.p. in materia di voto di scambio politico mafioso.

Mi sia consentito specificare però quanto sia importante guardare la giustizia attraverso gli occhi dei cittadini e non solo degli addetti ai lavori: ho aperto le porte del Ministero agli operatori dei vari settori dell’economia e della società, ma anche a tanti familiari delle vittime di reati che chiedono, non vendetta, ma una risposta di giustizia. E’ chiaro che non posso entrare nel merito delle decisioni della magistratura ma non mancherò mai di far sentire loro la vicinanza delle istituzioni.

Il disegno di legge delega sul processo civile, approvato il 5 dicembre 2019 in Consiglio dei Ministri, è all’esame del Senato mentre il progetto di riforma del processo penale è attualmente al vaglio della maggioranza. È noto a tutti che esistono divergenze, soprattutto per quanto concerne il nuovo regime della prescrizione entrato in vigore dal 1 gennaio 2020 che io considero, personalmente, una conquista di civiltà.

Ciò premesso, è in atto un confronto serrato all’interno della maggioranza per superare le divergenze e consegnare ai cittadini un processo idoneo a rispondere alle loro istanze di giustizia, garantendo tempi certi ed eliminando ogni spazio di impunità.

Contemporaneamente, ci stiamo confrontando su un progetto di riforma ordinamentale della magistratura che mira a rafforzarne l’autonomia e l’indipendenza incidendo, da un lato sull’interruzione di ogni possibile commistione con la politica; dall’altro lato sulla necessaria eliminazione delle c.d. degenerazioni del correntismo.

La crisi che ha investito il CSM nel 2019 si è scontrata con un assetto istituzionale forte e compatto che, sotto la guida fondamentale del Presidente Mattarella, ha saputo reagire. Adesso è il momento di intervenire in maniera tale da evitare che episodi così gravi che minano alla base la credibilità del sistema giustizia possano ripetersi in futuro.

Come per la magistratura, anche la protezione degli avvocati, ancora oggi perseguitati in molte parti del mondo, deve essere sempre riconosciuta, così come merita di essere affermato il loro ruolo a livello costituzionale per la funzione fondamentale che svolgono; anche per questo, tra l’altro, è forte la mia attenzione in materia di equo compenso, non solo come aspetto meramente economico, ma di tutela della dignità della professione.

Mi piace sottolineare come ciascuna delle leggi o dei progetti di legge di cui ho parlato siano già passate attraverso il necessario confronto tra Ministero e addetti ai lavori.

A tal proposito, colgo l’occasione per chiarire che le divergenze rappresentano uno stimolo irrinunciabile per il miglioramento delle proposte di legge ma bisogna sempre evitare che si trasformino in una zavorra rispetto ai cambiamenti che la società impone.

Di fronte ad un mondo che sta cambiando sempre più velocemente, soprattutto dal punto di vista delle dinamiche sociali, culturali ed economiche, la giustizia non può rimanere immobile altrimenti perderà la sua necessaria capacità di operare un’equa definizione dei singoli contenziosi che si sviluppano nella società moderna.

Infine, è fondamentale ricordare che nel 2020 ricorre il 20° anniversario della convenzione di Palermo che trova le sue radici in un’intuizione di Giovanni Falcone: sarà un’occasione imperdibile di riflessione su corruzione e criminalità organizzata a livello internazionale.

Giovanni Falcone diceva che “gli uomini passano ma le loro idee restano e camminano sulle gambe di altri uomini”. Mi piace pensare alla Convenzione di Palermo proprio come ad una sua idea che oggi cammina sulle gambe di milioni di donne e uomini di 190 paesi di tutto il mondo.

Ed è con questa emozione e con questo orgoglio che auguro a tutti voi buon lavoro e buon anno giudiziario.

aggiornamento: 31 gennaio 2020