Informazioni relative al pagamento delle condanne ai sensi della legge "Pinto"

 

 

Avviso 23 novembre 2020 

Dal 5 dicembre 2020 verrà interrotto il flusso dei titoli di pagamento da parte della Ragioneria generale dello Stato a causa della chiusura dell’esercizio finanziario dell’anno in corso. Tale circostanza non consentirà, successivamente alla data suddetta, impegni di spesa a carico del bilancio dello Stato e quindi l’emissione ed il pagamento di ulteriori titoli. Pertanto, verrà sospesa la liquidazione dei decreti emessi ai sensi della l. n. 89/2001 e rinviata all’esercizio finanziario del prossimo anno.

 

Pagamento degli indennizzi e delle spese conseguenti al contenzioso della L. Pinto n. 89/2001

Al pagamento degli indennizzi e delle spese conseguenti al contenzioso della L. n. 89/2001, nei quali il Ministero della giustizia è convenuto in giudizio e condannato ai sensi della citata legge, provvede il medesimo Ministero con il capitolo 1264 (“Somma occorrente per far fronte alle spese derivanti dai ricorsi proposti dagli aventi diritto ai fini dell’equa riparazione dei danni subiti in caso di violazione del termine ragionevole del processo”), gestito dal Dipartimento per gli affari di giustizia.

Quanto alle modalità di pagamento degli indennizzi, considerato l’elevato numero di condanne riportate dal Ministero della giustizia nei contenziosi ex lege n. 89/2001, il Dipartimento per gli affari di giustizia, sin dall’aprile 2005, ha delegato la liquidazione delle somme alle singole Corti di appello, “in un’ottica di decentramento e decongestione”, con relativo accreditamento di fondi prelevati dal capitolo 1264.

Per i distretti di corte di appello diversi dai nove rientranti nel “Piano straordinario di rientro dal debito Pinto” (vd. sezione dedicata), spetta all’Ufficio Ragioneria della Corte di Appello che ha emesso il decreto di condanna di provvedere al pagamento degli indennizzi e delle spese in esso liquidate.

Alla Corte di appello che ha emesso l’originario decreto viene altresì delegato il pagamento degli indennizzi stabiliti nelle sentenze emesse dalla Corte di Cassazione.

E’ stata, altresì, delegata alle Corti di Appello – nuovamente con l’eccezione delle nove corti rientranti nel “Piano straordinario di rientro dal debito Pinto” (vd. sezione dedicata) - l’esecuzione delle sentenze emesse dai giudici amministrativi per l’ottemperanza di provvedimenti decisori di cui alla legge n. 89/2001 e depositate dal primo ottobre 2013.

 

Piano straordinario di rientro dal debito Pinto – Pagamento dei decreti emessi dal 1° settembre 2015 dalle Corti di appello di Caltanissetta - Catanzaro - Genova - Lecce - Napoli - Perugia - Potenza - Roma - Salerno

L’elevato numero di decreti di condanna ancora da pagare, a causa dei modesti fondi inizialmente stanziati, ha determinato il formarsi di un consistente debito arretrato non fronteggiabile se non attraverso un intervento straordinario.

Il Dipartimento per gli affari di giustizia del Ministero ha perciò elaborato un Piano di rientro dal debito che si avvale della collaborazione offerta da Banca d’Italia per lo smaltimento delle pratiche di pagamento. La collaborazione con B.I., rinnovata il 18 febbraio 2020, prevede, a differenza di quanto previsto dalla precedente convenzione scaduta nel dicembre 2018, che l’istruttoria delle pratiche sia svolta interamente dall’Ufficio I.

Il Piano prevede che:

  • l’Ufficio I - Direzione generale degli affari giuridici e legali - proceda al pagamento dei provvedimenti di condanna dell’Amministrazione depositati a partire dal 1° settembre 2015 dalle nove Corti di Appello sopra menzionate.

I decreti di condanna emessi a partire 1° settembre 2015 (data del deposito in cancelleria) dalle Corti di Appello suddette saranno, quindi, posti in pagamento dall’Amministrazione centrale purché ritualmente notificati al Ministero presso l’Avvocatura dello Stato.

La notifica del ricorso, unitamente al decreto che accoglie la domanda di equa riparazione, deve essere effettuata entro il termine perentorio di 30 giorni dal deposito in cancelleria del provvedimento al Ministero della giustizia presso l’Avvocatura dello Stato.
 

Vademecum operativo

DICHIARAZIONE NECESSARIA PER RICEVERE IL PAGAMENTO DELLINDENNIZZO - LEGGE DI STABILITÀ 2016

La legge di stabilità 2016 prevede che al fine di ricevere il pagamento delle somme liquidate in base alla legge n.89/2001, il creditore ha l’onere di rilasciare all’amministrazione debitrice, ex art. 5 sexies Legge 89/01, una dichiarazione, ai sensi degli articoli 46 e 47 d.p.r. n.445/2000, attestante:

  • la mancata riscossione di somme per il medesimo titolo
  • l’esercizio di azioni giudiziarie per lo stesso credito
  • l’ammontare degli importi che l’amministrazione è ancora tenuta a corrispondere
  • la modalità di riscossione prescelta

Tale dichiarazione, con la relativa documentazione, dovrà essere inviata

  • all’ufficio ragioneria della Corte di Appello competente, laddove delegata al pagamento sia la Corte di Appello che ha emesso il decreto;
  • al Ministero della Giustizia relativamente ai decreti depositato a far data dal 1.09.2015 dalle nove Corti di Appello suddette rientranti nell’ambito dell’Accordo con Banca Italia e, perciò, in carico all’Amministrazione Centrale.


Con decreto del Capo Dipartimento per gli affari di giustizia del 28 ottobre 2016 sono stati approvati, ai sensi dell’art.5 sexies, comma 3, legge n.89/2001, i seguenti modelli di dichiarazione denominati:

  1. mod. Pinto persona fisica
  2. mod. Pinto persona giuridica
  3. mod. Pinto antistatario
  4. mod. DSAN-eredi da utilizzare per il pagamento

Per facilitare la lavorazione da parte dell’Ufficio, è preferibile che i modelli vengano compilati con l’ausilio di programmi di videoscrittura (es. Microsoft Word ecc.) e non manualmente.

ACQUISIZIONE DELLE DICHIARAZIONI E/O DELLA DOCUMENTAZIONE EX ART. 5 SEXIES LEGGE 89/01

Ai fini della più veloce trattazione delle pratiche di pagamento, nella trasmissione della documentazione richiesta dalla legge, gli avvocati o le parti dovranno indicare, nell’Oggetto della nota di trasmissione, la seguente dicitura: “Dichiarazioni/documentazione ex art.5 sexies Legge 89/01”, oltre al nome e cognome del ricorrente, al numero del Registro Generale assegnato al ricorso ed alla corte di appello competente.

Si raccomanda, inoltre, sia per facilitare ed accelerare le successive operazioni dell’Ufficio sia per evitare blocchi del sistema dovuti ad una eccessiva dimensione delle PEC, di non trasmettere più dichiarazioni con un unico invio, ma di generare una comunicazione per ogni singolo percipiente.

NOTIFICHE DEI DECRETI DI CONDANNA E DELLE SENTENZE DI OTTEMPERANZA

I decreti di condanna emessi a partire 1° settembre 2015 (data del deposito in cancelleria) dalle Corti di Appello di Caltanissetta, Catanzaro, Genova, Lecce, Napoli, Perugia, Potenza, Roma, Salerno saranno posti in pagamento dall’Amministrazione centrale purché ritualmente notificati al Ministero presso l’Avvocatura dello Stato.

Tra le ragioni che contribuiscono al rallentamento delle procedure di pagamento, anche qualora sia intervenuta la sentenza del giudice amministrativo in sede di ottemperanza, va ricompresa la non corretta esecuzione delle attività di notifica del provvedimento giurisdizionale, con notifica dello stesso ai sensi della legge n. 53/1994 all’Amministrazione utilizzando indirizzi di posta elettronica presenti in registri pubblici.

Si assiste con frequenza a plurime notifiche telematiche effettuate dai difensori presso indirizzi reperiti in pubblici registri quali:

Posto che il provvedimento di condanna viene comunicato a questa Amministrazione anche dall’Avvocatura dello Stato e talvolta dagli uffici giudiziari, siffatta prassi determina la moltiplicazione (in molti casi fino a 5 volte) dei documenti che devono essere lavorati dall’Ufficio, con ricadute estremamente negative sui tempi di conclusione dei singoli procedimenti e sulla rapidità dei pagamenti

L’Ufficio I – tra le cui competenze si colloca il pagamento dei decreti Pinto rientranti nel Piano straordinario Pinto – gestisce in ingresso sul sistema di protocollo informatico un enorme numero di documenti (48.715 alla data del 22 ottobre 2020, 80.380 nel 2019, 102.945 nel 2018, 105.989 nel 2017), spesso recanti un oggetto descrittivo insufficiente che impedisce un veloce e rapido smistamento al settore competente. Su tale numero incide, in tutta evidenza, anche la moltiplicazione dello stesso documento nei termini sopra chiariti.

Va quindi ribadito che la sola notifica richiesta dal quadro normativo vigente per il provvedimento giurisdizionale di condanna dell’amministrazione – come di ogni altro atto giudiziario - va fatta al Ministero della giustizia presso l’Avvocatura dello Stato.

Ai fini della più veloce trattazione delle pratiche di pagamento si raccomanda pertanto di procedere ad una sola notifica presso l’Avvocatura dello Stato e di evitare notifiche telematiche ad indirizzi reperiti in pubblici registri.

INDICAZIONE DI MODALITA' DI CONTATTO

E’ auspicabile che gli avvocati, nelle note e/o istanze inviate all’Amministrazione, indichino oltre alla PEC anche un indirizzo di posta ordinaria e/o un recapito telefonico.

Tale indicazione servirebbe a semplificare le comunicazioni informali, nel senso che in tutti i casi in cui l’interlocuzione si presta ad essere svolta per le vie brevi (ad es., la segnalazione che manca un allegato nella nota inviata dal legale), il funzionario assegnatario della pratica può contattare il legale con immediatezza, piuttosto che redigere una nota da spedire via PEC.

 

 

INFORMAZIONI per i DIRIGENTI AMMINISTRATIVI dell’AMMINISTRAZIONE GIUDIZIARIA
NOMINATI COMMISSARI AD ACTA
per l’OTTEMPERANZA delle SENTENZE in MATERIA di LEGGE PINTO

 

Le richieste di informazioni ritenute necessarie per l’espletamento dell’incarico di commissario ad acta dovranno essere inoltrate esclusivamente ai seguenti indirizzi di posta elettronica:

  1. ufficio1.dgdirittiumani.dag@giustizia.it - posta elettronica ordinaria dell’Ufficio primo della Direzione generale degli affari giuridici e legali
  2. ada.vitale@giustizia.it - posta elettronica ordinaria del Direttore dell’Ufficio primo.

L’utilizzo di canali di comunicazione differenti (ad es. l’indirizzo prot.dag@giustiziacert.it) rende impossibile la rapida valutazione delle richieste informative.

 

L’Accordo sottoscritto da Ministero della giustizia e Banca d’Italia non ha profili di fruibilità da parte dei commissari ad acta - regolamentando la trattazione massiva di tutti i provvedimenti in carico all’Ufficio primo, secondo una distribuzione di competenze che risponde al più efficace svolgimento dei compiti rimessi a questa Direzione generale dal quadro normativo vigente - e non ha le caratteristiche di strumento utilizzabile da parte dell’ausiliario del giudice per dare esecuzione ad un singolo provvedimento.

 

Laddove il commissario ad acta abbia necessità di insediarsi, le attività conseguenti non richiedono la fisica presenza negli uffici ministeriali, ben potendo l’insediamento avvenire presso l’ordinario luogo di lavoro con trasmissione del relativo atto al Ministero (sia all’indirizzo PEC prot.dag@giustiziacert.it che all’indirizzo PEO ada.vitale@giustizia.it).

A mero titolo di ausilio, si fornisce un MODELLO che potrà essere utilizzato come atto di insediamento del commissario ad acta.

Per procedere al pagamento è necessaria l’abilitazione al Sistema SICOGE.

Il commissario ad acta dovrà pertanto rivolgere istanza di autorizzazione al Direttore dell’Ufficio primo con semplice mail all’indirizzo PEO ada.vitale@giustizia.it. In tempi strettissimi i tecnici informatici del Ministero provvederanno a richiedere direttamente al commissario i dati necessari (cognome e nome, luogo e data di nascita, codice fiscale, indirizzo di posta elettronica ordinaria) cui seguirà l’abilitazione al Sistema SICOGE.

 

aggiornamento: 23 novembre 2020