ARCHIVIO - Inaugurazione anno giudiziario 2015 - Intervento del ministro Andrea Orlando alla Corte di appello di Genova

Signor Presidente della Corte di Appello,

Signor Procuratore Generale,

Signor rappresentante del Consiglio Superiore della Magistratura,

Autorità tutte,

Signori e Signore,

Oggi ho l'opportunità e l'onore di prendere la parola nella Corte d’Appello della mia regione. E’ un onore, da Ministro e da ligure. Il prestigio e l’importanza di questa sede derivano da una lunga tradizione giuridica, che ha saputo coniugare l’alto ruolo della Magistratura con una raffinata tradizione accademica e un’Avvocatura moderna e aperta al mondo.

Non posso non ringraziare anche in questa sede il presidente emerito Giorgio Napolitano, riferimento costante della vita democratica in questa difficile fase del Paese. Un sentimento di gratitudine va, inoltre, a lui rivolto per la sua costante azione di stimolo nella direzione della riforma e dell’autoriforma della giustizia.

Nell'anno giudiziario che si apre, cadrà il settantesimo anniversario della liberazione dal nazifascismo. Questa terra e questa città, furono protagoniste assolute di quel passaggio della nostra Repubblica. La Liguria e Genova svolsero allora una funzione nazionale centrale, rinnovando le gesta del primo Risorgimento. I valori e i principi che furono forgiati con quelle eroiche pagine della storia italiana ispirano i capisaldi del nostro ordinamento da cui derivano le norme che quotidianamente vengono applicate in questa prestigiosa sede.

La tradizione giuridica, tuttavia, prosegue nel tempo soltanto se sorretta da un'adeguata organizzazione, in grado di consentire l'accesso alla giustizia, presupposto fondamentale di ogni democrazia.

Gli uffici giudiziari di questo distretto hanno dato prova di saper reagire alla crisi della giurisdizione, assecondando e a volte anticipando gli elementi di cambiamento che iniziano ad affermarsi oggi su scala nazionale.

Un caso emblematico è il processo civile telematico. E’ proprio in questo distretto che nel lontano 2006, quando veniva inaugurato il regime facoltativo di questo progetto, che è stato emesso il primo decreto ingiuntivo supportato informaticamente.

Proprio il Processo civile telematico rappresenta un buon esempio di virtuosa collaborazione tra tutti i soggetti della giurisdizione e il suo sviluppo è stato possibile anche grazie a un ruolo dell’Avvocatura che è andato oltre la tradizionale funzione di quest’ultima, tanto da costituire una delle più importanti novità dell'anno passato, ottenendo risultati assolutamente positivi.

Infatti sono stati 1.206.199 i depositi degli avvocati e altri professionisti, con un incremento percentuale rispetto all’anno precedente del 400%; a Genova l’incremento è del 1126%;  1.582.199 i depositi dei magistrati nel 2014, di cui oltre 140 mila sono sentenze digitali; a Genova sono 27.852  registrando una crescita del 100%; si registra poi una significativa riduzione dei tempi per l’emissione dei decreti ingiuntivi. A Genova i ricorsi per decreto ingiuntivo depositati sono aumentati del 288% e i tempi si sono ridotti del 39%.

Il 2014 è stato l’anno in cui si è data particolare attenzione all'innovazione organizzativa nel settore giustizia, infatti, oltre al PCT si sono sviluppate sul terreno organizzativo importanti novità. E’ stato introdotto l’ufficio per il processo, si è completata la fase di entrata a pieno regime della Geografia giudiziaria, é stato elaborato e messo a disposizione degli uffici  il Progetto Strasburgo 2 che consentirà di aggredire con maggior forza l’arretrato in materia civile.

Proprio da questo fardello che grava sulla competitività del Paese è partito il nostro lavoro, con una scommessa compiuta insieme all'avvocatura  associata.

É necessario operare per superare stereotipi e preconcetti che vedono gli avvocati come il problema o una parte del problema: la vera sfida è far diventare gli avvocati parte della soluzione, chiedendo loro un'assunzione di responsabilità che li porti a sostenere parte del peso del cambiamento. Il punto di vista del Governo e del mio lavoro al Ministero della Giustizia ha inteso sin da subito assumere questa prospettiva. E’ un’impostazione che risponde a due esigenze: una prettamente connessa alla funzionalità della giurisdizione, l’altra legata alla convinzione che l’avvocatura ha sempre rappresentato nella storia di questo Paese un bacino fondamentale per la crescita e la formazione della classe dirigente e che quindi la sua crisi profonda segni un impoverimento complessivo del nostro tessuto civile e democratico.

Anche da questa riflessione partono le nuove funzioni assegnate con il provvedimento della degiurisdizionalizzazione che fanno dell’avvocato un protagonista della composizione della lite. Per dare sostegno a questa scelta ho deciso di fare della riforma forense un tutt’uno con la riforma della Giustizia. Nuove responsabilità richiedono, infatti, che il ruolo  pubblicistico della professione forense venga rafforzato.

Consentitemi in tale sede di ringraziare l’Avvocato Guido Alpa, genovese, guida autorevole del CNF che si approssima a lasciare il prestigioso incarico, non senza prima aver dato uno straordinario contributo al lavoro di elaborazione di questa riforma.

Dare centralità nuovamente allo Stato significa anche rendere di nuovo forte la sua funzione di garanzia dei diritti e di risoluzione dei conflitti tra i privati.

Il Governo ha posto con forza il tema della giustizia civile, perché essa rappresenta il terreno di contatto quotidiano tra il cittadino e l’amministrazione della giustizia e la sua inefficienza contribuisce al crollo del senso di legalità e alla sfiducia nel sistema giudiziario.

E, ancora, in tempi di crisi economica, una giustizia inefficiente rallenta ulteriormente la crescita.

All’inizio del mio mandato ho insistito nel dare centralità a questo settore della giurisdizione. Non è stato semplice. Infatti, pur essendo note a tutti le condizioni di questo settore, l’attenzione dell’opinione pubblica in tema di giustizia, anche per un obiettivo strabismo del sistema informativo, è stata da tempo catturata dal sistema penale e dalle sue ricadute in rapporto alla vita pubblica del Paese. Oggi questo primo obiettivo è stato raggiunto. Il recente dibattito parlamentare e i riconoscimenti avuti da importanti Istituzioni internazionali danno merito al governo degli sforzi profusi. Recentemente infatti il vice presidente della Commissione Europea Jyrki Katainen ha avuto modo di affermare che “La riforma del sistema della giustizia civile è l’esempio di una riforma che avrà certamente un impatto positivo nel creare un ambiente più favorevole all’impresa e che attirerà investimenti sostenibili”

Ho già detto dell’opera di degiurisdizionalizzazione e del nuovo ruolo dell’avvocatura. Infatti, in una società in cui si sono fortemente indeboliti i classici attori sociali della mediazione, è importante individuare nuove vie affinché non tutto finisca davanti al giudice.

Quest’opera da sola non basterà. Molta domanda di giustizia credo sia infatti il frutto di una domanda sociale inevasa frutto della debolezza della politica e dei corpi intermedi. Per questo sono convinto che la riforma della giustizia non può non inquadrarsi nella riforma dello Stato nel suo insieme.

L’odierna relazione del Presidente della Corte ha posto in rilievo le criticità, ma anche gli importanti risultati raggiunti in questo distretto; le osservazioni e le proposte contenute forniranno certamente utili spunti per l’azione del Ministero.

Molte delle questioni sottoposte sono già oggetto della mia attenzione. Sono ben consapevole, infatti, che per l'attuale e difficile situazione dell'organizzazione giudiziaria non sono sufficienti riforme a costo zero e per questa ragione abbiamo deciso di aggredire con forza due nodi che ritengo cruciali: le risorse umane e quelle finanziarie.

Il bando per il reclutamento in mobilità extra-compartimentale di 1.031 unità, alle quali si aggiungono oltre duecento reclutamenti già realizzati con altri strumenti, consentiranno di immettere a breve in servizio quasi 1.300 unità di personale amministrativo.

Mi attiverò perché, entro la fine del 2015 si arrivi almeno a 2000 reclutamenti.

Nel 2015 si lavorerà, inoltre, al finanziamento di percorsi di riqualificazione per il personale giudiziario.

Sempre nell’ambito delle risorse umane che operano nel servizio giustizia vorrei annoverare il progetto di riforma della Magistratura onoraria, da troppo tempo atteso e che costituisce un altro punto qualificante dell’azione della proposta di riforma del governo e una base di partenza su cui continuare a confrontarsi. Una riforma in grado di riconoscere e valorizzare l’importante ruolo svolto da chi ha operato in questo ambito e di questa magistratura, a cui assicureremo un’adeguata copertura previdenziale, una definizione più puntuale del regime dell’incompatibilità  e del percorso di accesso, tutto ciò nell'ottica di un conseguente aumento delle competenze.

Sul fronte delle risorse economiche si sta lavorando su nuove linee di razionalizzazione della spesa e di ricerca di strumenti alternativi di finanziamento. La razionalizzazione è partita dalla struttura del ministero: con il nuovo regolamento operiamo una riduzione del numero degli uffici dirigenziali di livello generale da 61 a 36, e una altrettanto significativa riduzione del numero dei dirigenti di livello non generale, con un risparmio di spesa complessivo che abbiamo stimato in oltre 64 milioni di euro.

E' in ragione di questa razionalizzazione, che abbiamo potuto chiedere di investire in nuove risorse nella giustizia.

Nella legge di stabilità è stato previsto un fondo di 260 milioni di euro per il triennio per l’efficienza dell’amministrazione della giustizia.

Circa 90 milioni sono assegnati nel riparto F.U.G. per gli anni 2012-2013. Circa 100 milioni per il triennio sono assegnati al Fondo Unico di Amministrazione per gli incentivi al personale amministrativo.

Per la prima volta il Ministero gestirà fondi europei destinati a progetti di potenziamento del sistema giudiziario, per circa 100 milioni di euro con linee di attuazione indirizzate a progetti specifici, tra questi l’attivazione degli sportelli di prossimità per il cittadino e la costruzione dell’architettura del processo penale telematico.

Come ho già avuto modo di dire in varie occasioni si tratta del più grande investimento nel settore giustizia dell’ultimo quarto di secolo, naturalmente la sfida é difficile.

L’anno che abbiamo alle spalle ha segnato poi il superamento dell’emergenza legata al sovraffollamento carcerario. La popolazione detenuta è diminuita negli ultimi 18 mesi di oltre dodicimila unità; ulteriori effetti positivi si attendono dall'approvazione della riforma della custodia cautelare, dal superamento degli ospedali psichiatrici giudiziari, dall'aumento dei posti disponibili nelle carceri e dall'incremento delle procedure di rimpatrio dei detenuti stranieri. Questo risultato ci consentirà adesso di rivedere in maniera strutturale il sistema penitenziario nel suo complesso. Per questo ho convocato per aprile gli “Stati generali dell’esecuzione penale”.

Le trasformazioni globali hanno prodotto un ridimensionamento della sfera pubblica. Gli Stati nazionali con i loro tradizionali strumenti, sono sempre più fragili nel reagire a questi mutamenti e hanno visto un progressivo indebolimento delle proprie funzioni. L’economia, come ricordava ieri il primo presidente della cassazione, ha sovrastato la dimensione pubblica e con essa la politica che sempre più spesso si trova a svolgere una funzione ancillare.

La crisi sociale e l'indebolimento della struttura statale rende quest’ultima sempre più fragile di fronte agli interessi particolari che la condizionano  e ai poteri illegali che la insidiano. In un Paese come il nostro, caratterizzato dalla storica presenza di potenti organizzazioni criminali, la prostrazione dei corpi intermedi e delle istituzioni apre spazi crescenti ai fenomeni criminali in ambito economico, sociale e politico.

Questi poteri in termini assoluti, non sono più forti di prima, ma piuttosto è più debole l’organismo che attaccano.

La criminalità organizzata non ha più le forme tradizionali e la tradizionale collocazione geografica circoscritta ad alcune regioni del sud Italia.

Si è espansa, ha cambiato forme e metodi mimetizzandosi nei contesti in cui si sviluppa. Si confonde e si sovrappone alle reti collusive che avvolgono le pubbliche amministrazioni.

L’obiettiva sottovalutazione del fenomeno soprattutto, ma non solo, da parte della politica, ha costituito per me elemento di rammarico anche personale. Ricordo, infatti, di essere stato tra i primi con pochi altri a denunciare il rischio di infiltrazioni mafiose in un clima di scetticismo generalizzato. Ci fu allora chi sostenne che parlare di mafia in Liguria significava portare discredito alla regione. La magistratura, che da tempo aveva per prima denunciato il pericolo, ha inferto colpi significativi alla presenza mafiosa sul nostro territorio.

Certo la Liguria, anche per la solidità della tradizione di partecipazione civile, ha le energie e le potenzialità per reagire all’infiltrazione di gruppi criminali. Molte sono le associazioni che si sono organizzate e mobilitate per contrastare il fenomeno; intensa è stata la reazione dell'opinione pubblica che ha mostrato apprezzamento e sostegno per il lavoro dei magistrati e delle forze dell'ordine. Va notato in particolare la sensibilità su questo tema delle nuove generazioni che sono state la linfa di questo tessuto associativo.

Tuttavia si colgono i segni di allarmanti processi evolutivi di una criminalità organizzata votata appunto alla mimetizzazione sociale che può essere favorita ogni qualvolta si manifesta un ritardo della reazione del tessuto istituzionale.

Penso, in particolare, al radicamento di importanti ramificazioni della ‘ndrangheta in grado di proiettare ombre sinistre sulla trasparenza dei centri decisionali delle amministrazioni pubbliche, del mercato e delle imprese.

I dati dell’anno appena trascorso ci dicono che le iscrizioni a registro di notizie di reato per i reati di competenza della direzione distrettuale antimafia sono cresciuti.

Colgo quindi l’occasione per ringraziare la Procura distrettuale antimafia di Genova per l’attento e incessante lavoro svolto su questo fronte e per il costante richiamo a tenere alta la guardia.

E proprio allo scopo di offrire alle strutture di prevenzione e di repressione nuovi strumenti più adeguati all'evoluzione imprenditoriale ed economica del fenomeno mafioso il Governo ha messo a punto nuove norme  dirette al potenziamento del contrasto alla criminalità di tipo mafioso ed economico e alla corruzione.

E’ importante menzionare in tal senso il potenziamento degli strumenti di confisca, l’aumento delle pene per il reato di associazione mafiosa e corruzione propria, nonché la richiesta dell’integrale restituzione del prezzo o del profitto del reato, quale condizione per accedere al patteggiamento o alla condanna a pena concordata.

Peraltro, per agevolare il risultato utile delle indagini, il Governo ha espresso consenso a un emendamento in fase di approvazione in Parlamento che prevede un’attenuante per l’imputato che collabora  nelle inchieste per corruzione.

Abbiamo già introdotto il reato di autoriciclaggio, che è legge dello Stato, e che contribuirà non solo a rendere più incisiva l’azione di contrasto al fenomeno dell’accumulazione di patrimoni illeciti, ma a rinnovare l’azione di indagine anche quando il reato presupposto non possa più essere perseguito.

La tutela dei mercati, della libera concorrenza e della rinnovata fiducia di investimenti anche dall’estero, hanno, infine, determinato la ridefinizione delle fattispecie del falso in bilancio, perché tale reato, oltre a nuocere a soci e creditori dell’impresa, oltre a essere strumento di evasione fiscale e dunque di sottrazione di potenziali risorse pubbliche, è il mezzo per costituire fondi neri poi utilizzati per la commissione di illeciti – in specie delitti contro l’amministrazione pubblica – che alterano le regole del mercato e della buona amministrazione.

Il progetto del Governo rafforza l’incriminazione del falso in bilancio secondo criteri di offensività, mutandolo da contravvenzione a delitto, trasformandolo in un reato di pericolo e prevedendo sanzioni fino a sei anni, con la possibilità conseguente di disporre lo strumento delle intercettazioni per l'attività di indagine.

Abbiamo dato rilievo non più solo al danno per la società e i soci, ma all’offesa recata al mercato, alla concorrenza, alla trasparenza.

La previsione di soglie di punibilità per le sole società non quotate, risponde all’esigenza di evitare una criminalizzazione eccessiva nei confronti delle imprese e delle più piccole in particolare. Il Parlamento potrà rivedere tali quote o sostituirle con criteri che comunque dovranno tenere conto dell'entità della falsificazione e della dimensione delle imprese.

Ovviamente, l’incriminazione penale non basta. Essenziale è la leva della prevenzione, e su questo il Governo ha puntato potenziando l’ANAC, estendendo le sue competenze  alla vigilanza sui contratti pubblici. Si crea così una felice sinergia, perché l’Autorità anticorruzione, oltre a garantire la trasparenza in tutte le pubbliche amministrazioni, vigila sul settore che maggiormente è infiltrato da reati contro la pubblica amministrazione e dalla criminalità organizzata - quello dei pubblici appalti - che costituiscono un mercato di dimensioni - e appetiti - enormi.

In questa prospettiva, repressione penale e prevenzione si coordinano anche grazie alla proposta normativa secondo cui all'inizio dell’esercizio dell’azione penale per i delitti contro la pubblica amministrazione deve essere informata l’ANAC.

E’ urgente ora introdurre una disciplina di regolamentazione delle lobbies, che, - anche alla luce della nuova legge sul finanziamento dei partiti -, renda trasparente il rapporto tra soggetti pubblici ed interessi privati. Il Ministero della giustizia intende proporre agli altri Ministeri competenti un impianto normativo che affronti questo argomento.

L'aggressione alla sicurezza della nostra comunità giunge da un altro rinnovato pericolo, quello del terrorismo. Abbiamo ancora negli occhi le immagini della tragedia francese e quelle della reazione civile della grande piazza di Parigi.

Questa città, la città di Guido Rossa, ricorda altre piazze silenziose, pacifiche e ferme che seguirono ad altre tragedie, ad altre atrocità compiute nel disprezzo del valore della vita umana. E questa memoria ci dice   che la determinazione dello Stato, unita alla mobilitazione popolare sa sconfiggere il terrorismo per affermare i valori che stanno alla base della nostra convivenza civile. Saremmo invece sconfitti se nel reagire a questi insidiosi e brutali pericoli interni ed esterni negassimo  proprio i valori che i terroristi intendono insidiare. Quelli della società aperta, della democrazia, dello stato di diritto. Il terrorismo islamista ha colto un successo il giorno in cui nel nostro continente si è tornati a proporre l'introduzione della pena di morte. Nel condurre questa ferma battaglia per affermare e difendere la sicurezza dei cittadini, presupposto fondamentale alla loro libertà, la giurisdizione ha un ruolo essenziale ed essenziali sono gli strumenti di cui sapremo dotarla.

Nei giorni scorsi con il Ministro dell’interno abbiamo aperto un confronto con le grandi Procure italiane, per esaminare le dinamiche di coordinamento delle azioni di contrasto al terrorismo anche  internazionale. Ed essenziale diventa anche il processo di integrazione delle politiche di sicurezza e di cooperazione giurisdizionale nella dimensione sovranazionale. L'unione europea é il naturale riferimento di questo percorso che con urgenza deve portarci alla costruzione di un efficace spazio di giustizia, sicurezza e libertà comune sorretto da vere e proprie  istituzioni giudiziarie dell'Unione anche in ambito penale.

La ricostruzione di uno spazio pubblico autorevole ed in grado di orientare l’evoluzione sociale ed economica e di una funzione centrale della politica, intesa come esercizio del potere pubblico, è un presupposto essenziale affinché nei confronti della giurisdizione non si rivolgano domande improprie.

E questo tema chiama in causa l’esigenza da un lato di profonde riforme istituzionali, come quelle che il Paese sta affrontando, dall’altro la prospettiva di costruire con l’Europa uno spazio pubblico in grado di regolare fenomeni che ormai sfuggono alla dimensione nazionale.

Insomma, le difficoltà della giurisdizione possono essere superate anche costruendo una dimensione pubblica più forte perché rinnovata alla luce dei cambiamenti globali.

In questo periodo dunque riforma dello stato e riforma della giustizia risultano profondamente intrecciate e la magistratura deve essere protagonista.

Proprio la dialettica che si è sviluppata su alcuni punti di carattere organizzativo dimostra che siamo entrati in una fase nuova. Infatti, penso sia alle spalle la stagione nella quale erano posti in questione il ruolo e la funzione della magistratura. Oggi il confronto, anche nella sua asprezza, si svolge in una visione di riferimento condivisa della giurisdizione nella quale la magistratura assolve una funzione essenziale per le garanzie della persona e per la tutela di beni giuridicamente rilevanti.

Il rinnovamento della Repubblica si fonda anche su una rinnovata giurisdizione.

Il processo di recupero di credibilità delle istituzioni si pone nel suo insieme come uno sforzo al quale sono chiamati a concorrere tutti coloro che a diverso titolo, nella distinzione delle loro attribuzioni, esercitano funzioni pubbliche.

Magistratura, avvocatura, pubblici funzionari impegnati nel servizio giustizia, istituzioni dell’autogoverno, organi politici, non possono considerarsi segmenti distinti e slegati dalla società e dalla sua attuale evoluzione.

C’è un compito storico da assolvere, anzi un’eccezionalità storica da affrontare che impone un supplemento di passione civile, di impegno, di disponibilità ad accogliere le ragioni altrui e a farsi carico di un comune destino. Essere protagonisti del cambiamento per reagire alla crisi.

Non tanto e non solo quella economica quanto quella istituzionale e civile che rischia di produrre reazioni e contraccolpi in grado di compromettere conquiste storiche di civiltà.

Si misura oggi in un difficile tornante storico la capacità di esercitare il ruolo delle classi dirigenti superando ogni particulare.

Sono certo che dai soggetti della giurisdizione, oggi, qui, così autorevolmente rappresentati, verrà un contributo decisivo, come sempre è avvenuto nel processo di conquista, edificazione e difesa della nostra democrazia.

Andrea Orlando
Ministro della giustizia

aggiornamento: 24 gennaio 2015