salta al contenuto

ARCHIVIO - Atto di indirizzo politico istituzionale per l'anno 2015

aggiornamento: 5 settembre 2014

Il Ministro della Giustizia
 

ATTO DI INDIRIZZO POLITICO - ISTITUZIONALE PER L’ANNO 2015
 

Premessa

Il presente Atto di indirizzo definisce le priorità politico-istituzionali da realizzarsi nel 2015 ad opera dei centri di responsabilità amministrativa, così avviandosi il processo di pianificazione strategica - in linea con il processo di formazione del bilancio di previsione per l’anno 2015 -  come regolamentato dal d.lgs. 286/99 e dal d.lgs. 150/09.
Deve al riguardo innanzitutto sottolinearsi come la predisposizione degli obiettivi strategici dell’amministrazione - di per sé soggetta ad azione di integrazione ed aggiornamento - mai come in questo momento storico risulta segnata da istanze di continuo adeguamento ed adattamento alle modificazioni della realtà di riferimento. Ciò per due fondamentali ordini di ragioni.
In primo luogo, nella definizione delle priorità politiche per l’anno 2015 non potrà non tenersi conto della perdurante, difficile situazione economica e delle correlate, ineludibili esigenze di razionalizzazione e contenimento della spesa pubblica, da realizzarsi attraverso il sinergico perseguimento di obiettivi di risanamento strutturale, consolidamento dei conti pubblici e promozione delle condizioni della crescita economica del Paese.
In tale ottica, la riduzione dei costi ed il perseguimento di obiettivi di efficienza ed economicità si pongono come criteri guida dell’intera azione amministrativa del dicastero, dovendo ispirare ogni scelta operata in direzione della tutela dell’interesse della collettività. L’attività di revisione e qualificazione della spesa è poi uno strumento fondamentale per attuare compiutamente la trasparenza dell’agire amministrativo, in quanto lo scrutinio dei cittadini concorre ad ottimizzare l’utilizzo delle pubbliche risorse.
In secondo luogo, proprio l’esigenza di contenimento e razionalizzazione della spesa pubblica - anche attraverso l’individuazione dei costi e dei fabbisogni standard e degli obiettivi di servizio – determina la necessità, come previsto dal D.L. n. 95 del 2012 “Disposizioni urgenti per la revisione della spesa pubblica con invarianza dei servizi ai cittadini” (c.d. spending review) di una complessiva opera di riorganizzazione degli apparati amministrativi, riducendo gli uffici dirigenziali e le dotazioni organiche, allo scopo di garantire una maggiore efficienza del sistema, tramite il recupero di risorse e la razionalizzazione delle attività di servizio.
Ad obiettivi di rigorosa semplificazione strutturale e di avanzata ricerca di maggiore efficienza  operativa dovrà  coerentemente ispirarsi  innanzitutto lo  schema di regolamento di riorganizzazione del Ministero della Giustizia in corso di elaborazione nell’ambito del procedimento semplificato previsto dalla legge di conversione del d.l. 90/14.
La nuova architettura del Ministero della Giustizia, come definita dallo strumento che sarà trasmesso al Ministero della Funzione Pubblica entro il prossimo 15 ottobre 2014, avrà inevitabili conseguenze non soltanto sugli assetti strutturali e funzionali dei Dipartimenti e delle Direzioni Generali, ma anche sulle stesse strategie operative, che, necessariamente, dovranno essere rimodulate ed aggiornate in corso d’opera, secondo criteri generali di efficace coordinamento dell’azione dei centri di amministrazione attiva individuati come essenziali all’esercizio delle prerogative istituzionali del Ministero.
In particolare, il d.P.C.M. in parola - che sostituirà il regolamento di organizzazione di cui al decreto del Presidente della Repubblica 6 marzo 2001, n. 55 integrando e modificando significativamente le previsioni dello schema provvisorio già comunicato alle organizzazioni sindacali (con le quali, pertanto, dovrà procedersi a rinnovare un’imprescindibile azione di ascolto e confronto) - darà attuazione alla necessaria e non più procrastinabile riorganizzazione degli uffici del Ministero della giustizia e delle relative dotazioni organiche di personale dirigenziale e non dirigenziale, allo scopo di:

  1. rendere la sua struttura compatibile con le prescrizioni in materia di riduzione della spesa pubblica succedutesi dal 2006 ad oggi;
  2. innovare e completare il decentramento delle funzioni amministrative di competenza del Ministero, già avviato con la legge 15 dicembre 1990, n. 395 (per quanto riguarda l'Amministrazione penitenziaria) e con il decreto legislativo 28 luglio 1989, n. 272 (per quanto riguarda l'Amministrazione della giustizia minorile);
  3. avviare un cruciale processo di unificazione e razionalizzazione della gestione dei beni e dei servizi serventi tutte le articolazioni ministeriali, in un’ottica di maggiore efficienza complessiva e di complessivo risparmio per l’Amministrazione;
  4. rendere la struttura del Ministero più efficace e con maggiori livelli di specializzazione e competenza, favorendo nel contempo l’integrazione operativa tra le diverse articolazioni, sia a livello centrale che periferico; 
  5. innervare lo statuto regolamentare alla luce delle fondamentali istanze di maggiore effettività delle garanzie in tema di privacy delle persone coinvolte nell’azione amministrativa, trasparenza e prevenzione della corruzione.

Il principio ispiratore unitario della riforma organizzativa che si porrà in essere è l’innalzamento dei livelli di efficienza, efficacia e trasparenza dell’azione amministrativa per il tramite non tanto di tagli lineari, ma attraverso la razionalizzazione e qualificazione dell’uso delle risorse disponibili eliminando duplicazioni di funzioni omogenee ed improprie logiche di separatezza gestionale delle singole articolazioni strutturali.
Ciò consentirà non soltanto un considerevole risparmio, ma darà modo di valorizzare le professionalità presenti, anche in forma latente, di aumentarne la responsabilità e le capacità gestionali e di incentivarne la produttività ed il benessere del personale nello svolgimento dell’attività lavorativa.
In una situazione di progressiva razionalizzazione delle dotazioni organiche si dovrà, pertanto, promuovere l’uso di iniziative di lavoro anche in maniera trasversale tra più strutture generali ed  adottare piani di qualificazione e continua formazione del personale per rispondere ai diversi fabbisogni di risorse umane.
Sempre al fine di innalzare i livelli di efficienza e di economicità dei servizi resi, l’Amministrazione dovrà poi sviluppare modelli organizzativi e gestionali innovativi, anche per il tramite di centri di gestione unitaria ed integrata, ad esempio in materia di acquisiti di beni e servizi e di gestione del personale.
Analogamente, si dovrà sviluppare e rendere più efficace il ciclo di pianificazione, controllo e valutazione, per rendere coerente sia la fase di progettazione che la fase di realizzazione con gli indirizzi e gli obiettivi strategici dell’Amministrazione, finalizzando l’azione di tutti gli uffici su obiettivi operativi, concreti e misurabili.
In particolare, l’Amministrazione dovrà proseguire negli interventi di sviluppo di moderni ed adeguati sistemi di misurazione e valutazione della performance, sia organizzativa che individuale, affinando i meccanismi di controllo dei risultati, secondo criteri di effettività sottratti a rappresentazioni formalistiche.
Si dovranno affinare metodi e criteri di valutazione dei risultati e dei comportamenti dei dirigenti e del personale dell’Amministrazione per valorizzare i contributi individuali, aumentare gli standard di prestazione, riconoscere il merito, le capacità e l’impegno dei singoli.
Nell’ambito degli interventi di ottimizzazione dell'organizzazione del lavoro e di valorizzazione delle risorse umane, sarà, inoltre, di rilevante importanza programmare azioni alla diffusione della cultura della parità di genere.
A tal fine, occorrerà dare ulteriore impulso alle attività già avviate nell’ambito del controllo di gestione, ribadendosi l’impegno a perfezionare ed uniformare tra le varie articolazioni ministeriali i sistemi di progettazione, pianificazione e di misurazione dell’attività amministrativa, privilegiando la fissazione di obiettivi specifici e, quindi, concretamente misurabili e verificabili, assicurando il massimo coordinamento tra i documenti di individuazione degli obiettivi strategici ed i dati ricavabili dalla contabilità economico-analitica per centri di responsabilità.
Proprio al fine di assicurare il necessario coordinamento delle iniziative funzionali alla razionalizzazione dell’impiego delle risorse disponibili ai fini dell’Amministrazione della Giustizia, anche attraverso la programmazione europea e nazionale dei fondi comunitari, ho approvato l’istituzione di un apposito Servizio di Programmazione delle politiche di innovazione e di controllo di gestione del Ministero della Giustizia, richiamando inoltre al Dicastero la responsabilità, quale Organismo Intermedio di Gestione, dello svolgimento dei compiti di impulso, attuazione, controllo e rendicontazione dei progetti finanziati dall’Unione Europea.
L’Amministrazione dovrà poi  procedere ad elaborare una nuova politica di gestione del personale, fondata su analisi aggiornate dei fabbisogni di competenze e specializzazioni e  sulla qualificazione e la valorizzazione degli addetti.
Dovranno, in prima istanza, essere elaborati, sviluppati e diffusi piani di formazione per favorire la razionalizzazione, la semplificazione e la riduzione dei tempi e dei costi di gestione dei processi di lavoro e per realizzare gli interventi di innovazione necessari per innalzare l’efficienza complessiva dell’Amministrazione.
L’attuale situazione di crisi economica generale deve trasformarsi in un’opportunità di crescita professionale ed organizzativa per tutte le articolazioni del Ministero.
Sempre nell’ambito dell’attività finalizzata al contenimento ed alla razionalizzazione della spesa, si dovrà rafforzare l’impegno ad una tempestiva utilizzazione delle risorse finanziarie disponibili per ridurre il debito dell’amministrazione nei confronti dei privati, nonché per la riduzione dei tempi di pagamento relativi agli acquisti di beni, servizi e forniture.
Al riguardo, con D.M. 55/13, in vigore dal 6 giugno 2014, è stato introdotto l’obbligo della fatturazione elettronica nei rapporti economici tra Pubblica Amministrazione e fornitori, in un’ottica di maggiore trasparenza, efficace monitoraggio ed affidabile rendicontazione della spesa pubblica.
La nuova modalità di pagamento consentirà non soltanto di velocizzare i tempi di pagamento, ma anche di avere maggiore certezza e trasparenza delle relative procedure è già a regime per quanto riguarda l’Amministrazione centrale nonché per le spese di funzionamento negli uffici periferici, nella quale è gestita con la modalità PEC, secondo le modalità e nel rispetto di quanto stabilito dal Ministero dell’economia e delle finanze, e a breve si provvederà all’integrazione nel sistema  con il sistema Coint.
Per la gestione delle spese di giustizia si sta lavorando, in collaborazione con il M.E.F., per risolvere le specificità dei pagamenti in detta materia, peculiarità che si riverberano sui meccanismi di operatività tecnica con il sistema informatico proprietario del M.E.F. (SICOGE).  Sono già stati forniti comunque delle indicazioni agli Uffici per provvedere, allo stato, alla gestione delle spese di giustizia e sono state del pari diramate note informative ad alcuni importanti interlocutori istituzionali e associativi interessati dalla fatturazione elettronica nella materia delle spese di giustizia (Avvocatura e Magistratura onoraria). 
Sempre nell’ottica della razionalizzazione e trasparenza della spesa, dovrà, infine, in tempi brevi, essere completata la procedura per l’indizione di una gara unica nazionale per i servizi tecnici in materia di intercettazioni telefoniche, telematiche ed ambientali, ma anche concludersi il procedimento di quantificazione dei costi standard funzionali alla determinazione dei contributi ai comuni per le spese di gestione degli uffici giudiziari previsto dall’art. 2-bis del d.P.R. 21 febbraio 2014, n. 61.
Un apparato amministrativo efficiente non può poi prescindere dall’attuazione, in tempi brevi, delle riforme necessarie a ricondurre il sistema giudiziario agli standard qualitativi che il Paese e la comunità internazionale si attendono.
In tal direzione operano molti degli interventi di riformatori in corso e di quelli in via di definitiva elaborazione in vista dell’esame del Consiglio dei Ministri della Repubblica.
E’ noto, infatti, che l’inefficienza del sistema giudiziario italiano, soprattutto nel settore civile, ha finora costituito un freno alla crescita economica, scoraggiando gli investitori stranieri e contribuendo all’indebolimento della struttura produttiva del Paese.
Proprio nella prospettiva di accompagnare una necessaria azione riformatrice, tanto della legislazione che delle condizioni di esercizio della giurisdizione possibili a normativa invariata, ho, del resto, con decreto del 10 giugno scorso, istituito un Osservatorio per il monitoraggio degli effetti delle riforme della giustizia e per la valutazione, anche attraverso l’analisi dei principali indicatori internazionali, dell’efficacia delle riforme necessarie alla crescita del Paese, chiamandone a far parte autorevoli personalità della comunità scientifica, ma anche dell’economia e della società civile.
L'agire riformatore potrà e dovrà anche coinvolgere alcuni delicati servizi del ministero ed in primo luogo l'attività dell’Ispettorato generale, che proseguirà nel già avviato percorso di cambiamento, orientandosi a divenire, da ufficio di mero controllo della regolarità e della ritualità dell’azione degli uffici, una cruciale funzione di ricognizione delle prassi operative in vista della promozione dei modelli e delle esperienze migliori, per fungere da stimolo alle strutture periferiche ad un corretto ed efficace agire al servizio dei cittadini.
Le nuove potenzialità offerte poi dalla tecnologia ed in specie dal datawarehouse contribuiranno certamente ad avviare un processo di profonda trasformazione dei tempi e dei modi dell'attività di ispezione ordinaria, nella prospettiva dell’adozione di meccanismi sempre più performanti, che consentano di sostenere e potenziare l’azione complessiva da svolgersi al fine dell’organizzazione e del funzionamento dei servizi giudiziari.
 

Giustizia civile
 

Come accennato, l’impegno riformatore investirà i fondamentali assetti del processo civile, con l’obiettivo, innanzitutto, di ridurre i carichi di lavoro e l’arretrato, accompagnando così una concorrente azione, sin da ora possibile attraverso un’opportuna azione di diffusione nell’intera rete dei tribunali e delle corti d’appello, delle esperienze organizzative più virtuose, cui è essenziale la collaborazione del Consiglio Superiore della Magistratura.
La necessità di agire con determinazione sull’uno e sull’altro fronte è rivelata da dati obiettivamente eclatanti.
Al 31 dicembre 2013 erano 5.039.423 le cause civili pendenti (di cui 1.315.393 innanzi ai giudici di pace, 96.468 presso i tribunali dei minori, 3.131.342 innanzi ai tribunali ordinari di primo grado, 397.536 in corte di appello, e 96.462 in Cassazione), ciò malgrado i magistrati italiani registrino una produttività tra  le più alte in Europa ed  in costante aumento, sia in termini di numeri assoluti, sia in termini di efficacia sullo smaltimento dell’arretrato, produttività che ha consentito, a partire dal 2009, di invertire la tendenza, portando in costante calo il numero delle cause pendenti e la durata media dei procedimenti, tanto che dal 31.12.2009 al 31.12.2013 la pendenza dell’arretrato è diminuita del 14,9 %.
Nonostante il recente, positivo trend di diminuzione dell’arretrato civile, ad oggi la situazione rimane comunque critica.
Alcuni degli interventi sono stati già posti in atto con il decreto legge 24 giugno 2014 n. 90, convertito con modificazioni in legge 11 agosto, n. 114.
In estrema sintesi, proprio con intento deflattivo sull’arretrato in entrata specie in primo grado, con disegno di legge approvato su mia proposta dal Consiglio dei Ministri lo scorso 29 agosto, è stata prefigurata l’introduzione di alcuni meccanismi deflattivi idonei a contribuire in modo immediatamente significativo alla riduzione dei flussi in entrata e quindi ad un più agevole smaltimento del carico dei lavoro degli uffici giudiziari, muovendosi nella direzione di una rilevante de-giurisdizionalizzazione.
Si vanno quindi definendo forme alternative di risoluzione delle controversie, in primo luogo attraverso il ricorso all’istituto della negoziazione assistita, configurata come complementare e non alternativa alla già avviata mediazione, istituto che, nuovamente reso obbligatorio dal decreto del fare del giugno 2013, sta gradualmente producendo effetti deflattivi significativi.
Sempre in un’ottica deflattiva dei carichi di lavoro giudiziario, è previsto poi un ampliamento dell’istituto dell’arbitrato, esteso anche alle cause civili pendenti, sia in primo grado che in grado di appello, che determinerà la ricorribilità a tale istituto in un numero considerevole di cause, anche quelle diverse dalla materia contrattuale e anche nei casi in cui, qualora trattasi di contratti, non è prevista la clausola arbitrale.
Con tali interventi si incide quindi su un considerevole numero di cause, favorendo la conciliazione stragiudiziale della controversia, con l’intento di confinare una parte del conflitto anteriormente all’instaurazione del giudizio o in ogni caso, con la traslatio arbitrale, favorendo anche in pendenza di lite il ricorso alla composizione stragiudiziale della lite, con il duplice intento di introdurre un percorso deflattivo che possa concretamente incidere sull’arretrato civile e di contribuire ad innescare una  cultura del componimento della lite che sia gestita anche con strumenti diversi dal ricorso all’autorità giudiziaria.
Anche in ottica organizzativa, si pone poi l’intento di realizzare alcune specializzazioni nel settore civile con la creazione del Tribunale in materia di diritto di famiglia e diritti fondamentali delle persone, concentrando in un unico organo giudicante le competenze attualmente ripartite tra tribunale ordinario, tribunale per i minorenni e giudice tutelare, ed ampliando le competenze dell’attuale Tribunale delle imprese, così accentuando la professionalità della funzione ed evitando la dispersione delle conoscenze.
Una mirata azione di verifica della necessità, che il mondo economico e gli esperti di settore segnalano come urgente, di incisiva razionalizzazione e massima semplificazione delle procedure giudiziali correlate a stati di crisi nelle imprese.
Indipendentemente dall’azione riformatrice da realizzarsi sul piano legislativo, specifiche azioni di orientamento e sostegno degli uffici giudiziari dovranno svilupparsi al fine del coerente sviluppo di una uniforme, immediata azione di riduzione dell’arretrato, in armonia con le indicazioni del Consiglio Superiore della Magistratura. Le esperienze maggiormente virtuose rivelatesi nella rete degli uffici giudiziari dovranno valere come modello cui ispirarsi.
 

Giustizia penale
 

Sul fronte della giustizia penale ci si muove su un duplice versante, corrispondente all’esigenza di interventi relativi sia al sistema sostanziale che a processuale.
Anche la giustizia penale è afflitta da un ingente arretrato al 31 dicembre 2012 sono 3.394.814 le cause penali pendenti, di cui 31.871 presso la Corte di Cassazione, 266.478 presso la Corte di Appello, 1.203.437 nei Tribunali e relative sezioni (ivi comprese le sezioni di assise), 163.479 presso i giudici di pace, 42.497 presso i Tribunali minorenni, 1.687.052 negli uffici di Procura.
Gli interventi normativi previsti dal disegno di legge approvato dal Consiglio dei Ministri lo scorso 29 agosto sono, pertanto, orientati innanzitutto in una direzione deflattiva, conservandosi cura estrema nella salvaguardia di essenziali profili di garanzia.
In tal senso si inciderà sull’udienza preliminare, in quanto occorre evitare che detta fase si dilati, in concreto, a tal punto da divenire un vero e proprio primo grado di giudizio, incidendo, da un lato, sui i poteri probatori d’ufficio del giudice e, dall’altro lato, limitandola ai procedimenti per i reati più gravi.
Quanto all’appello si prevede di intervenire delineando, attraverso apposite direttive, tale strumento come mezzo di impugnazione segnato da principio di tendenziale tassatività dei motivi, anche ove l’appellante sia il pubblico ministero.
Anche il giudizio di Cassazione sarà oggetto di riforma, sempre nel senso della semplificazione e dell’accelerazione dei tempi processuali, che si immagina di raggiungere riducendo la ricorribilità avverso alcune tipologie di provvedimenti, senza arretramento alcuno delle fondamentali garanzie del cittadino.
Per assicurare l’effettivo svolgimento dei giudizi e la loro ragionevole durata si prevede di intervenire altresì sulla disciplina della prescrizione, nell’ottica di contemperare l’interesse alla funzionalità della macchina giudiziaria con quello alla non perseguibilità di fatti commessi a notevole distanza di tempo, mediante opportune integrazioni della vigente disciplina delle cause di sospensione.
Sotto altro profilo nel settore penale va inoltre portata a termine la revisione della disciplina per la prevenzione e repressione della criminalità organizzata, anche attraverso soluzioni innovative, imperniate sull’introduzione di procedure di controllo giudiziario finalizzate al respingimento del rischio di condizionamento criminale dell’impresa, riservando le più traumatiche tecniche del sequestro e della confisca ai casi più gravi, di definitiva ed irrimediabile espansione dell’influenza della criminalità organizzata.
In tale prospettiva, è apparso essenziale procedere al superamento del tradizionale divieto di incriminazione del cd. autoriciclaggio, per il caso di reintroduzione dei proventi di reato nel ciclo produttivo, e procedere ad una rivisitazione della disciplina del falso in bilancio, eliminando le zone d’ombra e di non punibilità che finiscono per incentivare meccanismi artificiosi, tanto più difficili da scoprire quanto maggiori sono  le dimensioni della società.
 

Sistema penitenziario
 

Analogo straordinario sforzo riformatore dovrà proseguire nel settore dell’esecuzione della pena e del sistema carcerario.
Il problema del sovraffollamento carcerario, causa delle recenti condanne del nostro Paese da parte della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, ha imposto, oltre all’adozione di misure normative volte a ridurre e tendenzialmente eliminare tale criticità, un ripensamento complessivo del sistema penitenziario che si è concretizzato in altre misure di carattere strutturale tendenti a ridefinire l’organizzazione della detenzione in linea con le Regole penitenziarie europee oltre che con quanto già da tempo affermato nel nostro Regolamento di esecuzione dell’ordinamento penitenziario, finora mai pienamente attuato.
È infatti necessario superare definitivamente un modello di detenzione sostanzialmente caratterizzato da passività e segregazione, ridando significato al tempo della privazione della libertà al fine della costruzione di effettivi percorsi di rieducazione e di un positivo  reinserimento sociale che riduca il rischio di recidiva.
Questa impostazione di una esecuzione penale densa di contenuto e non solo di tempo sottratto, di organizzazione della giornata detentiva sulla base di progetti che riportino la cella a essere il luogo del pernottamento e non quello ove si trascorre quasi interamente la giornata, ha bisogno di un potenziamento dell’offerta trattamentale. Ma ha altresì bisogno di un potenziamento delle misure alternative al carcere come tappe di un percorso e non come mere attenuazioni dell’afflizione detentiva, di un potenziamento della capacità di dialogo con il territorio per accompagnare al reinserimento soggetti spesso socialmente deboli, di una riduzione del ricorso al carcere come unica sanzione. Ha inoltre bisogno di ricondurre la custodia cautelare ai casi in cui non sia possibile garantire altrimenti la genuinità e l’effettività dell’indagine oltre che la sicurezza della comunità esterna.
Un incisivo intervento nella direzione del cambiamento si è ottenuto con il recente decreto legge 26 giugno 2014, n. 92, contenente alcune misure urgenti in tema di trattamento penitenziario, con introduzione dei cd. rimedi compensativi per i detenuti che hanno scontato la pena in una condizione di violazione dell’articolo 3 della Convenzione europea per la tutela dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, così come interpretato dalla giurisprudenza della Corte dei Strasburgo, da ultimo con la nota sentenza “Torreggiani e altri c. Italia, def. 27/05/2013”, relativa alle condizioni di sovraffollamento subite dai ricorrenti, stabilendo misure idonee ad offrire ai detenuti ed agli internati il riconoscimento del pregiudizio subito e una corrispondente una riparazione.
Tali misure si pongono peraltro sulla scia di quanto già realizzato dai precedenti governi (in primis con misure strutturali che rimarranno nel nostro ordinamento e inoltre con la misura temporanea di aumento per il periodo 2010 – 2015 della liberazione anticipata). Per effetto di tutti questi interventi normativi  la popolazione carceraria è effettivamente calata: al 26 agosto 2014 è pari a 54.210 unità, con un decremento, quindi, di ben 10.663 detenuti  rispetto ai dati dell’anno passato.  Di contro, i detenuti titolari di misure alternative alla detenzione sono aumentati, fino a giungere, al 31 luglio 2014, a 23.509 (di cui 12.591 affidati al servizio sociale, 805 in semilibertà e 10.113 in detenzione domiciliare), con un significativo aumento pari a 3.523 unità rispetto al 31.12.2012 (ciò che rende evidente e urgente l’esigenza di ristrutturazione e potenziamento delle funzioni di gestione dell’esecuzione penale esterna spettanti all’Amministrazione penitenziaria).
I dati statistici aggiornati al 26 agosto dimostrano poi che nel corso di un anno, l’insieme dei provvedimenti normativi sin qui adottati, abbiano determinato anche un radicale mutamento della composizione della popolazione detenuta, fattore questo forse ancor più significativo rispetto alla semplice diminuzione della popolazione carceraria: si registra una diminuzione molto più marcata del numero dei detenuti non definitivi rispetto a quello dei detenuti condannati con sentenza passata in giudicato (riguardo ai primi, si è passati da un dato di 23.649 presenti al 31 luglio 2013 ad un dato di 16.797 presenti al 4 agosto 2014, mentre i condannati definitivi sono scesi, nel medesimo intervallo temporale, da 39.974 a 36.380). La percentuale di detenuti non definitivi, rispetto al totale dei detenuti presenti è scesa dal 36,5% al 32,3%. Inoltre, vale la pena osservare incidentalmente che all’interno del complessivo numero di detenuti non definitivi è diminuita percentualmente la quota di coloro che sono in attesa di sentenza di primo grado.
Nell’ottica poi di un maggiore utilizzo di misure sanzionatorie non privative della libertà e di una maggiore efficienza del sistema extracarcerario con funzioni di rieducazione e reinserimento sociale dovrà essere ripensato il sistema complessivo dell’esecuzione penale esterna ove un ruolo centrale è ricoperto dalla Magistratura di Sorveglianza, individuando ogni possibile forma di potenziamento delle funzioni amministrative e giudiziarie essenziali ad un moderno sistema di probation. A tal fine occorre guardare con interesse alle migliori prassi in ambito europeo avviate già da alcuni anni in questo settore.
Sotto il profilo della predisposizione di strumenti normativi finalizzati a favorire l’accesso alle opportunità trattamentali si è provveduto a sottoscrivere, di concerto con i Ministri dell’Economia e del Lavoro, un decreto che assicura oltre 30 milioni di euro di sgravi fiscali e contributivi a favore delle imprese che vorranno investire nel lavoro penitenziario, assumendo lavoratori detenuti per periodi non inferiori a trenta giorni; ho sempre avuto, infatti, la ferma convinzione che l’accesso al lavoro sia uno strumento indispensabile per la connotazione di un modello detentivo realmente finalizzato al reinserimento sociale.
Saranno poi rafforzati gli interventi di edilizia penitenziaria, coerentemente con il processo di umanizzazione della pena imposto dalla Costituzione come dal diritto internazionale. Al riguardo, si impone un’urgente azione di verifica della coerenza della programmazione delle attività svolte dal Commissario Straordinario per l’attuazione del Piano carceri con le esigenze proprie del processo di cambiamento del modello detentivo in atto, rimodulando gli obiettivi corrispondenti ai progetti di nuova edificazione e di ristrutturazione già elaborati.
Più in generale, nell’elaborazione del nuovo schema di riordino della struttura ministeriale dovranno trovare considerazione attenta le esigenze di unitaria e coerente regia delle politiche di ristrutturazione delle strutture penitenziarie ed insieme quelle di valorizzazione delle funzioni di manutenzione ordinaria delle direzioni dei singoli istituti.
Ovviamente tali interventi si attueranno con la piena valorizzazione delle competenze del personale che opera nell’Amministrazione penitenziaria, ai diversi livelli di funzione e responsabilità, riconoscendo l’essenziale contributo che ciascun profilo offre alla piena realizzazione di una detenzione dignitosa, socialmente e soggettivamente utile  e sicura. Tale valorizzazione passa attraverso il convinto investimento che occorre fare sulla formazione del personale e sul mantenimento di una stretta connessione con le esperienze che si realizzano in altri paesi.  
Nuovi sistemi di governance della Cassa Ammenda e dell’Ente assistenza dovranno adottarsi per garantire al massimo grado efficienza e trasparenza di gestione di tali enti.
 

Interventi in tema di organizzazione
 

Altre misure ed interventi attengono propriamente all’aspetto organizzativo, nella adottate nella convinzione che le mere misure legislative non possano da sole portare ad un’efficienza del sistema e nell’ottica quindi di contribuire, anche con le misure di carattere organizzativo, a rendere più razionale ed efficiente il sistema giudiziario. Ad una nuova concezione dell’organizzazione del lavoro giudiziario tende la costituzione dell’Ufficio per il processo, già introdotta con il D.L. 90 del 24 giugno 2014, che consentirà al giudice di avvalersi di un vero e proprio staff per la gestione delle controversie, con la partecipazione diretta di coloro che svolgono tirocinio formativo presso gli uffici giudiziari, della magistratura onoraria e del personale di cancelleria e che appare essenziale per realizzare una maggiore efficacia e qualità del complessivo servizio giustizia, come dimostrato dalle esperienze più mature di importanti uffici giudiziari.
A tale previsione abbiamo affiancato una revisione del meccanismo dei tirocini ex art. 73 del d.l. 69/2013, valorizzando tale percorso formativo e consentendo che l’utile svolgimento dello stage presso gli uffici giudiziari, per coloro che sono disciplinati da tale normativa, possa costituire titolo per accedere direttamente al concorso in magistratura.
Anche in tale prospettiva, si va elaborando una riforma organica della magistratura onoraria, complessivamente finalizzata alla valorizzazione delle diverse professionalità che la compongono, con determinazione di una disciplina unitaria e meccanismi di valutazione più adeguati. 
In generale, nella ricerca dei migliori assetti dell’organizzazione giudiziaria dovrà privilegiarsi l’interlocuzione attiva con il Consiglio Superiore della Magistratura, secondo coerenti linee di leale cooperazione istituzionale.
 

Per una nuova politica del personale amministrativo
 

Particolare attenzione sarà poi dedicata al personale amministrativo, tentando di adottare alcune misure che possano arginare la sua costante decrescita su tutto il territorio nazionale a causa dei pensionamenti non compensati da un adeguato turn over. 
Una prolungata gravemente sfavorevole congiuntura economica e le correlate ineludibili politiche di contenimento della spesa pubblica hanno determinato la pratica dismissione di ogni - sia pur misurata e responsabile - politica di ricambio generazionale nel personale amministrativo.
Per non vanificare le potenzialità offerte dalla riforma della giustizia che si sta varando, anche potenziando ed innovando l’assetto dell’organizzazione, appare necessario adottare misure che assicurino agli uffici giudiziari l’apporto di giovani intelligenze e nuove professionalità, realizzando interventi e percorsi che siano in grado di realizzare, da un lato, le basi per un ineludibile ricambio generazionale e, dall’altro, la valorizzazione professionale del personale oggi in servizio, anche mediante una politica di revisione del CCNL integrativo.
In tale direzione si è giá iniziato ad operare: grazie alla procedura di mobilità infra-comparto sono state acquisite 71 unità di personale amministrativo (7 unità di direttore amministrativo, 16 unità di funzionario giudiziario, 1 unità di funzionario contabile, 8 unità di cancelliere, 5 unità di contabile, 26 unità di assistente giudiziario, 1 unità di assistente informatico, 6 unità di operatore giudiziario, 1 unità di ausiliario), le quali hanno preso possesso negli uffici di destinazione lo scorso 15 luglio.
Inoltre, nel piano di fabbisogno triennale relativo all’anno 2014, si è programmato di utilizzare il badget disponibile, per finanziare nuove assunzioni mediante utilizzazione di due graduatorie rimaste parzialmente inutilizzate dalle amministrazioni titolari, reclutando così circa 150 unità.
Si dovranno poi perseguire  politiche per incrementare le attuali risorse umane e quindi procedere all’assunzione di giovani, i quali come tali sono naturalmente dotati di maggiore attitudine all’impiego delle nuove tecnologie e quindi potranno concorrere ad assicurare al meglio l’attuazione dei progetti di informatizzazione integrale del processo civile e penale. È questo un punto centrale dell’azione di potenziamento della macchina giudiziaria, associandosi naturalmente al vitale bisogno di sviluppo di ruoli e figure professionali di rilievo strategico nel quadro della promozione del necessario sviluppo tecnologico dell’Amministrazione.
Nella medesima prospettiva, dovrà procedersi al razionale sfruttamento delle opportunità di ricorso alla mobilità extra-comparto offerte dal d.l. 90/2014, pianificandosi tempestivamente l’impiego delle risorse finanziarie così messe a disposizione.
Il rilievo, per estensione ed importanza, dei settori interessati dalle riforme, tanto nel campo civile che in quello penale, imporrà un significativo potenziamento dell’azione di aggiornamento professionale del personale amministrativo e della magistratura. La Scuola di Formazione del personale dell’amministrazione giudiziaria e la Scuola Superiore della Magistratura, cui ho intanto indirizzato le proposte dalla legge riservate all’iniziativa del Ministro della Giustizia, sono chiamate ad una decisiva azione di orientamento e sostegno istituzionale.
 

Geografia giudiziaria
 

Nell’ambito del complessivo riassetto organizzativo, non si può non accennare al tema della revisione delle circoscrizioni giudiziarie, iniziato nel settembre 2013 ed il cui completamento, che porterà un significativo risparmio di spesa,  richiederà l’esecuzione di attività  legate alla  riduzione della  scopertura di  organico presso  gli uffici  giudiziari,  sia per il tramite della redistribuzione della pianta organica del personale amministrativo che di altro personale proveniente da altre amministrazioni (mobilità intra ed extra comparto).
In base ai dati aggiornati a metà gennaio 2014, i tribunali soppressi, con altrettante procure, sono 30; le sezioni distaccate destinate alla chiusura, sono 271; in seguito a tali risultati 386 magistrati sono stati chiamati a far parte degli uffici accorpanti.
Per quanto riguarda i giudici di pace, invece, a marzo 2014, il Ministero della Giustizia ha disposto il mantenimento di 285 uffici del giudice di pace, accogliendo quasi integralmente le istanze formulate dagli enti locali che, come previsto dalla legge, si impegnano a mantenere a loro cura e spese gli uffici giudiziari di prossimità nei loro territori.
Sul piano dell’attuazione generale della riforma, l’assetto della nuova geografia giudiziaria risulta oramai in grandissima parte definito; gli uffici a ciò deputati hanno provveduto all’accorpamento di quelli soppressi e, nella gran parte dei casi, ciò è avvenuto mediante un migliore utilizzo degli spazi già a disposizione ed obiettivi risparmi di spesa.
Si è provveduto ad un monitoraggio dello stato di attuazione della riforma e di verifica di situazioni di criticità; all’esito di tale lavoro, che ha comportato anche l’avvio di procedure di ispezione presso i tribunali dove si sono rivelate le maggiori criticità, potrà procedersi all’apertura di una seconda fase della revisione dell’assetto territoriale degli uffici giudiziari, con l’obiettivo primario di procedere anche alla razionalizzazione della geografia dei distretti delle corti d’appello e di incidere su ulteriori assetti della originaria geografia giudiziaria, così superando alcuni angusti confini della legge di delega originaria e, nel contempo, ponendosi così le premesse per dare soluzione ai casi problematici che finora non hanno ricevuto adeguata considerazione.
 

Informatizzazione e rilevazione statistica
 

Una delle priorità di questo Dicastero, nell’ottica, più volte richiamata di trasparenza, risparmio di spesa ed ottimizzazione delle risorse, è senza dubbio l’informatizzazione della giustizia.
Come  è noto, il 30 giugno  2014 è divenuto obbligatorio  il processo civile telematico, per tutti i procedimenti per decreto ingiuntivo e per tutte le memorie endoprocedimentali nelle cause civili di nuova iscrizione. L’entrata in vigore delle nuove disposizioni, opportunamente modulate con il d.l. 90/2014, è stata preceduta ed accompagnata dalla partecipazione di tutte le componenti istituzionali e sociali del mondo della giustizia civile ai lavori di un apposito Tavolo permanente, il lavoro del quale, per condiviso riconoscimento, ha consentito di apprestare tempestivamente un’efficace azione di misurazione e confronto delle istanze tecniche e professionali complessivamente coinvolte dall’obbligatorietà dei depositi telematici.
Del resto, i primi, già significativi dati sui depositi telematici sono assai incoraggianti: al 28 luglio sono stati ben 78.871 i depositi telematici complessivi effettuati da avvocati e altri professionisti, di cui 20.953 ricorsi per decreti ingiuntivi e 23.157 memorie e conclusionali, con un aumento per i decreti ingiuntivi telematici percentuale del 74% rispetto allo stesso dato del mese di giugno 2014 (in regime di facoltatività del deposito telematico). Il dato degli atti endoprocedimentali analogamente è cresciuto del 23%  rispetto al mese di giugno 2014.
Se poi si paragona il dato di oggi in regime di obbligatorietà rispetto a quello dei depositi telematici dello stesso periodo di un anno fa (luglio 2013), in cui in regime di facoltatività, quando ancora erano pochi gli uffici che erano operativi con la sperimentazione del telematico l’aumento percentuale dei ricorsi per decreto ingiuntivo telematico è pari al  142% e per gli atti endoprocedimentali del 157% .
Più di 1.000.000 sono i provvedimenti depositati nel solo ultimo anno dai magistrati, che formano una considerevole banca dati provvedimentale consultabile da parte di avvocati e parti on line 24 ore su 24, con uno sgravio considerevole di lavoro per le cancellerie.
L’obbligatorietà del telematico ha già portato peraltro ad una drastica riduzione dei tempi di trattazione delle cause: con riferimento ai ricorso al mese precedente (in regime di facoltatività del deposito telematico), nei ricorsi per decreto ingiuntivo dalla data di iscrizione a ruolo al deposito telematico del provvedimento del giudice si è passati da 15 a 6 giorni, con una riduzione media di durata del ben 62%.
A testimonianza quindi che la scelta del telematico obbligatorio sta portando immediatamente i risultati sperati.
Nell’ottica di una informatizzazione integrale del sistema giudiziario, l’obbligatorietà del telematico sarà estesa, oltre che alle corti d’appello, come già normativamente previsto a far tempo dal 30 giugno 2015, altresì ai procedimenti davanti al Giudice di Pace.
Il settore penale sconta certamente una condizione di grave arretratezza complessiva, non essendo ancora stato diffuso un sistema unico dei registri informatici e non essendo state sino ad oggi operate scelte di uniformità e coerente gestione neppure per gli altri applicativi essenziali a dar corpo ad una efficiente prospettiva digitalizzazione delle procedure e dei sistemi.
Si intende quindi avviare una nuova politica di governance della gestione informatica del settore penale innovativa, che assicuri la diffusione in tempi brevi di programmi e scelte gestionali uniformi e coerenti.
Anche in tale settore si stanno immaginando interventi sia sul piano tecnologico-informatico, sia sul piano organizzativo che sul piano normativo.
Le politiche di informatizzazione e di innovazione organizzativa e legislativa andranno poi accompagnate ad una completa e frequente rilevazione statistica dei dati, al fine di monitorare i risultati degli interventi adottati nonché per consentire di operare in modo serio la valutazione degli impatti delle riforme e delle possibilità di miglioramento delle performance del sistema anche in ottica di politiche di spending review.
Lo strumento di rilevazione statistica del Datawarehouse, ormai a regime per il settore civile e di prossimo collaudo per quello delle esecuzioni e fallimento, potrà e dovrà essere un importare supporto in tale prospettiva, favorendo rilevazioni statiche a contenuto avanzato e rappresentando una risorsa fondamentale e innovativa di conoscenza delle informazioni per tutto l'apparato del Ministero. 
Digitalizzazione degli archivi, estensione degli strumenti di videoconferenza e diffusione voice ip in tutti gli uffici varranno a completare un diffuso bisogno di integrale informatizzazione dei processi di lavoro.
Più in generale, dovrà verificarsi l’adeguatezza delle correnti linee di gestione delle reti infrastrutturali.
 

Best Practices e progetti di innovazione degli uffici giudiziari.
 

Ulteriore impulso verso l'innovazione, con specifico riferimento gli uffici giudiziari potrà pervenire da un'adeguata - secondo criteri di rinnovata progettualità, proficuo coordinamento e monitoraggio delle iniziative territoriali - programmazione dei progetti best practices per il 2014-2020, nella quale oltre a continuare nella diffusione della progettualità precedente sarà possibile orientare l'utilizzo delle risorse disponibili dei fondi europei per la diramazione e l'avvio negli uffici giudiziari delle linee di intervento riformatore che il Ministero sta adottando, proprio in considerazione delle spiccata  connotazione  organizzativa volutamente attribuita allo stesso. Sarà essenziale avvalersi degli esiti del monitoraggio dell’attuazione dei progetti già finanziati con i programmi 2007-2013, anche per superare gli evidenti limiti di efficacia ed effettività dell’azione di cambiamento sin qui realizzatasi.
 

Le politiche internazionali ed il semestre europeo
 

Il semestre in corso di Presidenza italiana dell’Unione europea pone poi ulteriori impegni e sfide a livello internazionale.
L’Italia, in tale contesto, si prefigge di raggiungere risultati significativi nei settori della prevenzione e contrasto alle forme gravi di criminalità, della promozione dei diritti fondamentali, inclusa la protezione dei dati personali e delle comunicazioni, per l’aggiornamento delle procedure su temi sensibili per gli operatori economici, come le  procedure di insolvenza, il diritto europeo della vendita e la circolazione e validazione dei documenti.
La Presidenza italiana desidera inoltre completare i lavori sulla proposta della Commissione relativa alla giustizia elettronica (e-justice), quale cornice giuridica per facilitare l’accesso alla giustizia in tutti gli Stati membri ed agevolare la cooperazione giudiziaria civile, penale e amministrativa a livello europeo.
Nel settore dell’assistenza giudiziaria in campo penale, il Consiglio dei Ministri ha approvato su mia proposta un progetto di legge delega finalizzato, nel procedere alla ratifica di fondamentali convenzioni multilaterali, quale quella aperta alla firma degli Stati membri dell’Unione Europea il 22 maggio 2000, ad una profonda revisione del Libro XI del codice di procedura penale, nella prospettiva della semplificazione e della razionalizzazione di architetture processuali ormai obsolete.
Per quanto attiene alla promozione e diffusione della cultura della trasparenza ed integrità, occorrerà dare piena attuazione al Programma triennale per la trasparenza e l’integrità e al Piano Triennale per la prevenzione della corruzione –che recepisce gli obiettivi stabiliti dal Piano Nazionale Anticorruzione- integrandoli e migliorandoli, così da garantire agli stakeholder esterni la massima accessibilità alle informazioni e prevedendo iniziative in tema di trasparenza anche per gli stakeholder interni,  per i quali si sta lavorando alla definizione di un codice etico per sostenere e promuovere i principi dell’integrità nella prassi amministrativa, così cercando di ridurre l’opportunità che si manifestino casi di corruzione e potenziando la capacità dell’Amministrazione, anche per il tramite dei Referenti dell’anticorruzione istituti in ogni singolo Dipartimento, di individuare preventivamente le aree a rischio.
Pertanto, sulla base di tali premesse, per l’anno 2015 l’azione del Ministero dovrà essere rivolta all’innalzamento dei livelli di efficienza, economicità e qualificazione della governance del sistema giudiziario ed amministrativo e di affermazione sia a livello centrale che periferico del principio di buona amministrazione, nonché degli obiettivi di semplificazione e trasparenza delle procedure ed ottimizzazione della produttività e dell’efficienza, prediligendo modelli di organizzazione che consentano di erogare servizi migliori con minori risorse.
In particolare, le direttrici portanti  per la costruzione degli obiettivi strategici per l’anno 2015 - che verranno indicati nel Piano della Performance triennale, contenente la  Direttiva annuale 2015, in coerenza con i contenuti della programmazione economico-finanziaria generale - riguardano:

  1. le politiche per l’efficienza gestionale: all’esito del completamento della revisione sul territorio degli interventi sulla geografia giudiziaria, razionalizzazione e riorganizzazione nel sistema di distribuzione del personale; ricognizione e rimodulazione dei carichi di lavoro e dell’arretrato, per conseguire l’ottimizzazione dei servizi tramite l’implementazione della pianificazione del settore organizzativo; intensificazione e modernizzazione delle iniziative di formazione, anche nell’uso di tecnologie che favoriscano la riduzione dei costi; sviluppo della formazione specializzata del personale che opera in ambito penitenziario e di cura dei minori; promozione ed incentivazione delle iniziative volte a promuovere costante capacità di innovazione, miglioramento delle condizioni di lavoro dei dipendenti e la parità di genere; infine, nel quadro di un complessivo piano industriale di rilevazione dei fabbisogni e delle prospettive di razionalizzazione della spesa pubblica, l’avvio di una nuova stagione di reclutamento e valorizzazione del personale amministrativo dell’organizzazione giudiziaria, combinando le azioni possibili verso calibrati obiettivi di riqualificazione, impiego della mobilità da altri comparti e, soprattutto, di significativa immissione di giovani e qualificate professionalità;
  2. la razionalizzazione e innalzamento dei livelli di efficienza dei servizi e dell’organizzazione del Ministero: alla luce dell’emanando nuovo regolamento di organizzazione e della conseguente revisione delle articolazioni centrali e periferiche del Ministero e, quindi, delle varie infrastrutture giudiziarie, penitenziarie, minorili e degli archivi notarili; sviluppo di modelli organizzativi e gestionali innovativi per il funzionamento delle strutture, anche prevedendo centri unitari di spesa per gli acquisti di beni e servizi, di gestione del personale e di erogazione dei servizi per i cittadini;
  3. il miglioramento dei livelli di efficienza, efficacia ed economicità dell’azione amministrativa, da conseguirsi soprattutto per il tramite di un processo di pianificazione, controllo e valutazione che selezioni obiettivi chiari, specifici e rilevanti rispetto ai bisogni della collettività, oltre che coerenti con le priorità politiche e, quindi, “misurabili”, così da consentire l’effettiva verifica del loro raggiungimento ed apportare eventuali azioni correttive sulla base delle lezioni apprese; finalità da perseguire anche attraverso lo sviluppo di una politica del personale tesa all’aggiornamento continuo ed al completamento dell’infrastruttura tecnologica a supporto dei controlli strategici e di gestione, affinando i meccanismi di controllo interno e di valutazione del personale e dei dirigenti - anche per il tramite di periodiche rilevazioni effettuate dall’ufficio statistico - con l’obiettivo di raggiungere standard qualitativi soddisfacenti, di riconoscere il merito e di valorizzare le singole capacità;
  4. l’incremento e diffusione delle prassi virtuose degli uffici giudiziari, a partire dal cruciale terreno dell’abbattimento dell’arretrato civile,  ed una nuova e più efficace programmazione delle progettualità Best practices (2014-2020) diretta a sostenere le politiche di innovazione organizzativa promosse dal Ministero;
  5. l’incremento e diffusione dei progetti di innovazione tecnologica nei procedimenti giudiziari, civili e penali,  potenziando le infrastrutture informatiche e riorganizzando gli uffici giudiziari in funzione della telematizzazione degli atti e in un’ottica di prossimità al cittadino;
  6. il potenziamento degli strumenti statistici e di monitoraggio esistenti e incremento del loro utilizzo, al fine di orientare verso meccanismi di maggiore efficienza l'agire delle singole articolazioni amministrative e per consentire serie verifiche degli obiettivi programmati e valutazioni dei risultati ottenuti;
  7. la razionalizzazione e tempestiva utilizzazione delle risorse finanziarie disponibili per ridurre il debito dell’amministrazione nei confronti dei privati, nonché per la riduzione dei tempi di pagamento relativi agli acquisti di beni, servizi e forniture.
  8. un deciso miglioramento delle condizioni di detenzione, anche per il tramite di più moderni e costituzionalmente coerenti modelli organizzativi per la differenziazione dei circuiti detentivi; implementazione delle attività di istruzione, formazione professionale ed avviamento al lavoro all’interno degli istituti penitenziari, anche attraverso l’attuazione di progetti europei e protocolli con gli enti locali; adozione di nuove modalità organizzative per la gestione dell’esecuzione penale esterna;
  9. razionalizzazione e revisione delle infrastrutture e dell’edilizia degli istituti penitenziari e minorili; è essenziale una profonda revisione gestionale e una decisa razionalizzazione delle funzioni amministrative correlate all’edilizia penitenziaria, onde garantire la trasparenza, la correttezza, l’efficacia e l’economicità dei modelli gestionali;
  10. attuazione delle disposizioni in materia di trasparenza ed anticorruzione, al fine di rendere l’agire amministrativo aperto a forme diffuse di controllo circa l’effettiva rispondenza all’interesse della collettività delle scelte poste in essere, anche per il tramite  dell’attuazione del programma di definizione degli standard di qualità dei servizi resi al cittadino, approntando forme più soddisfacenti di rilevazione dei bisogni degli utenti e del grado di soddisfazione rispetto ai servizi resi e attraverso l’adozione del codice di autoregolamentazione interno dei dipendenti e di criteri organizzativi improntati al principio di trasparenza  nel conferimento di funzioni dirigenziali;
  11. perseguimento di politiche di innovazione nell'attività di ispettorato, orientata anche a fornire agli uffici e ai dirigenti degli stessi indicazioni per il miglioramento dell'azione amministrativa nell'attuazione delle politiche di riforma del Ministero e per la diffusione di pratiche virtuose;
  12. rafforzamento della cooperazione giudiziaria internazionale: assicurare il massimo impegno, anche attraverso l’avvio di una indilazionabile riforma del Libro XI del codice di rito penale avviata in concomitanza con l’avvio del Semestre di Presidenza italiana dell’Unione,  per garantire l’efficienza della cooperazione giudiziaria nel contrasto delle più gravi manifestazioni criminali e la promozione dei diritti umani; in particolare, rafforzare ed ampliare lo scambio di informazioni per prevenire e contrastare il terrorismo internazionale e le altre attività criminali trasnazionali; intensificare la cooperazione per monitorare l’effettiva applicazione degli strumenti comunitari esistenti; rafforzare la cooperazione in materia di protezione dei dati personali e delle comunicazioni, di aggiornamento delle procedure su temi sensibili per gli operatori economici, come le procedure di insolvenza, il diritto europeo della vendita e la circolazione e validazione dei documenti; completare i lavori sulla proposta della Commissione relativa alla giustizia elettronica (e-justice), quale cornice giuridica per facilitare l’accesso alla giustizia in tutti gli Stati membri ed agevolare la cooperazione giudiziaria anche in campo civile e amministrativo, innanzitutto a livello europeo.

Roma, 5 settembre 2014

Andrea Orlando