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Ingiusta detenzione

aggiornamento: 24 giugno 2009

La custodia cautelare è ingiusta  (art. 314 cpp, 1°comma) quando  un imputato all’esito del processo viene riconosciuto innocente per:

  • non aver commesso il fatto;
  • perché il fatto non costituisce reato;
  • perché il fatto non è previsto dalla legge come reato.

La custodia cautelare è illegittima  quando questa è stata vissuta da un imputato prosciolto per qualsiasi causa, o da un condannato che nel corso del processo è stato sottoposto a custodia cautelare senza che ne sussistessero le condizioni di applicabilità. (art. 314 cpp, 2° comma).

La domanda per avviare l’azione di riparazione va proposta dall’interessato presso la Corte d’Appello competente.
La domanda deve essere proposta entro due anni:

  • dal giorno in cui la sentenza di proscioglimento o di condanna è diventata irrevocabile;
  • da quando la sentenza di non luogo a procedere diventa inoppugnabile;
  • da quando il provvedimento di archiviazione viene notificato alla persona interessata.

Chi ha subito una ingiusta detenzione  ha la possibilità di fare richiesta di equa riparazione.
L’entità della riparazione non può eccedere € 516.456,90.

Sentenze della Corte costituzionale in materia di riparazione per ingiusta detenzione

  1. Sentenza della Corte costituzionale 20 giugno 2008, n. 219
    È incostituzionale l’art. 314 c.p.p., nella parte in cui, nell’ipotesi di detenzione cautelare sofferta, condiziona in ogni caso il diritto all’equa riparazione al proscioglimento nel merito dalle imputazioni, precludendolo per la custodia cautelare che risulti superiore alla misura della pena inflitta.
     
  2. Sentenza della Corte costituzionale 2 aprile 1999, n. 109
    È incostituzionale l’art. 314, 1º comma, c.p.p., nella parte in cui non prevede che chi è stato prosciolto con sentenza irrevocabile perché il fatto non sussiste, per non avere commesso il fatto, perché il fatto non costituisce reato o non è previsto dalla legge come reato, ha diritto a un’equa riparazione per la detenzione subita a causa di arresto in flagranza o di fermo di indiziato di delitto, entro gli stessi limiti stabiliti per la custodia cautelare.
    È incostituzionale l’art. 314, 2º comma, c.p.p., nella parte in cui non prevede un’equa riparazione per il prosciolto per qualsiasi causa o il condannato che nel corso del processo sia stato sottoposto ad arresto in flagranza o a fermo di indiziato di delitto quando, con decisione irrevocabile, siano risultate insussistenti le condizioni per la convalida.
     
  3. Sentenza della Corte costituzionale 30 dicembre 1997, n. 446
    È incostituzionale l’art. 315, 1º comma, c.p.p., nella parte in cui prevede che il termine per proporre la domanda di riparazione decorre dalla pronuncia del provvedimento di archiviazione, anziché dal giorno in cui, ricorrendo le condizioni previste dall’art. 314, 3º comma, c.p.p., è stata effettuata la notificazione del provvedimento di archiviazione alla persona nei cui confronti detto provvedimento è stato pronunciato.
     
  4. Sentenza della Corte costituzionale 25 luglio 1996, n. 310
    È incostituzionale l’art. 314 c.p.p., nella parte in cui non prevede il diritto all’equa riparazione anche per la detenzione ingiustamente patita a causa di erroneo ordine di esecuzione.
    È illegittimo, in relazione agli art. 3 e 24, 4º comma cost., l’art. 314 c.p.p., nella parte in cui limita il diritto all’equa riparazione per ingiusta detenzione all’ipotesi di custodia cautelare sofferta ingiustamente e non prevedendo la riparazione per l’ingiusta detenzione subita a seguito di ordine di esecuzione illegittimo, adottato cioè sull’errata premessa che la condanna sia divenuta definitiva, non bastando ad ovviare all’ingiustizia la l. 13 aprile 1988 n. 117 in tema di risarcimento dei danni cagionati dall’esercizio delle funzioni giudiziarie, la quale, infatti, all’art. 14, sancisce l’autonomia fra l’azione di risarcimento, disciplinata dalla legge, e l’azione di riparazione per ingiusta detenzione, di fonte codicistica.