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Direttiva del ministro per l'anno 2011

Atto di indirizzo

In questi tre anni di governo, per restituire efficienza al sistema giudiziario sono state operate scelte di forte innovazione tecnologica, amministrativa ed organizzativa. Ebbene, questo percorso  ha avuto un forte e positivo impulso pervenendo a risultati significativi.

Sul piano amministrativo, il Piano Nazionale di diffusione delle Best Practices coinvolge ormai circa un centinaio di Uffici giudiziari. E’ stato definito il progetto di ‘Diffusione del modello di autoanalisi e miglioramento del servizio giustizia” (Common Assessment Framework - CAF), realizzandone una versione personalizzata per il sistema giudiziario. Si auspica ora di attenuare le differenze di rendimento che danno luogo ad una giustizia che si muove a macchia di leopardo.

Relativamente alla materia delle intercettazioni si è ravvisata la necessità di razionalizzare i costi di un servizio che, sino allo scorso anno, era sostanzialmente fuori controllo. Nell’ottobre del 2008, ho constatato un debito contratto dal Ministero nei confronti di società che gestiscono i servizi di intercettazione a partire dal 2006, pari a quasi cinquecento milioni di euro. Gli amministratori di queste società minacciavano in caso di ulteriore morosità l’interruzione dei sevizi, con intuibili conseguenze gravissime sulle indagini in corso. L’immediata azione del mio dicastero non solo ha fatto sì che i debiti pregressi fossero onorati, ma attraverso l’istituzione di una Unità di Monitoraggio sulle spese per le intercettazioni ha evidenziato come il Ministero pagasse, per medesime prestazioni, da 4 a 25 euro al giorno per ogni singola intercettazione telefonica. La presa d’atto di questo enorme costo e le verifiche disposte hanno determinato nel corso del 2009 un abbattimento della spesa, senza incidere sulla quantità di intercettazioni disposte, con un risparmio dei costi unitari erogati dall’amministrazione stimabile nell’ordine del 25-30%. Si è poi proceduto anche alla creazione di un apposito capitolo di bilancio per sganciare le procedure di pagamento di queste spese dal capitolo generale.

Il decreto legge riguardante “Interventi urgenti in materia di funzionalità del sistema giudiziario” contiene disposizioni per assicurare risparmi di spesa e l’abbattimento dei tempi del processo.

Mi riferisco all’anticipazione dell’entrata in vigore del processo telematico che completa la digitalizzazione della giustizia, applicando l’informatica a tutti gli atti del processo, civile e penale.
In particolare, si rendono immediatamente applicabili le comunicazioni e le notificazioni telematiche tra uffici giudiziari e avvocati ed infatti, salvo che per le notifiche agli imputati, sarà possibile utilizzare la posta elettronica certificata. L’obiettivo finale è quello di realizzare un’unica “piattaforma di servizi documentali” che consentirà una drastica riduzione del cartaceo, l’abbattimento dei costi e la velocizzazione dei tutte le procedure. Il recupero di efficienza e la razionalizzazione delle risorse disponibili passa anche dalla operatività del Fondo Unico Giustizia. Com’è noto confluiscono nel fondo le somme di denaro e i proventi sequestrati, confiscati o depositati nell’ambito di procedimenti civili, penali, amministrativi o per l’applicazione di misure di prevenzione. Questo innovativo strumento assicura una pronta disponibilità delle risorse da reinvestire nel sistema giustizia, di cui ottimizza la gestione anche sotto il profilo finanziario. Oggi sono già confluiti nel FUG oltre 1.59 miliardi di euro, somma nell’ambito della quale si evidenziano 631,4 milioni di euro disponibili per la riassegnazione pro quota al settore Giustizia. Ben può dirsi, dunque, che anche questa è una scommessa vinta, grazie a un complesso ed inteso lavoro del Ministero della Giustizia che, da capofila, ha condotto all’emanazione del regolamento con decreto interministeriale del luglio 2009.

Dopo dieci anni di attesa - è stato siglato l’accordo relativo al Contratto Collettivo Nazionale Integrativo del personale non dirigenziale del Ministero della Giustizia – D.O.G. e D.A.P., contenente un nuovo schema di ordinamento professionale. Si tratta di una prima fondamentale tappa per il raggiungimento dell’obiettivo dell’efficienza della macchina giudiziaria perseguito anche attraverso la valorizzazione del personale dell’Amministrazione giudiziaria. Molto rimane ancora da fare per l’adeguamento degli organici, per la sua ottimale distribuzione sul territorio nazionale, per implementare ulteriormente le procedure di valorizzazione e per il riconoscimento sia economico che giuridico delle professionalità acquisite. Proprio per queste ragioni sento la necessità di ribadire, il mio sentito ringraziamento a tutti i dirigenti ed al tutto il personale amministrativo che continua a dare quotidiana prova di grande professionalità e di spirito di servizio.

Relativamente al settore penitenziario, a partire dal 2011 saranno realizzate le altre strutture previste dal Piano Carceri. Complessivamente, tali interventi porteranno alla creazione di 21.709 nuovi posti negli istituti penitenziari e al raggiungimento di una capienza totale di 80 mila unità. Per realizzare tutto ciò, saranno utilizzati 500 milioni di euro già stanziati in Finanziaria e altri 100 milioni di euro provenienti dal bilancio della Giustizia. Parallelamente a questo intervento, ho avviato - con l’appoggio del Vicepresidente della Commissione Europea, dei ministri della Giustizia spagnolo e svedese - un’azione europea per dare soluzioni concrete a quei paesi nei quali il problema del sovraffollamento nelle carceri è determinato anche dalla massiccia presenza di detenuti stranieri. Il mio obiettivo è quello di ottenere il trasferimento dei detenuti nei loro paesi d’origine e di giungere all’elaborazione di un piano europeo per le carceri, anche tramite l’uso di fondi dell’Unione. Ebbene nel quadro dell’approvazione del “Programma di Stoccolma 2010-2014 per un’area europea di libertà, di sicurezza e giustizia” il Parlamento europeo ha approvato nel novembre scorso una risoluzione che getta le basi per il raggiungimento di tale duplice obiettivo. Trasparenza, meritocrazia, valutazione e performance sono le parole chiave per comprendere la portata innovativa della riforma della pubblica amministrazione targata Brunetta - il cui decreto attuativo è entrato in vigore il 15 novembre scorso.

Il  processo di implementazione del nuovo sistema organizzativo ruota intorno al ciclo della performance

Ben quattro i premi istituiti dal decreto legislativo n. 150 del 27 ottobre 2009 destinati a remunerare l'efficienza dei dipendenti pubblici e tre i soggetti istituzionali aventi il compito di gestire l'intero ciclo delle performance pubbliche.

Fulcro centrale della riforma è la Commissione per la valutazione, la trasparenza e l’integrità delle amministrazioni pubbliche (CIVIT), che opera in piena autonomia e ha titolo per definire modelli e valori di riferimento. Accanto alla Commissione operano gli Organismi Indipendenti di Valutazione (OIV) che prendono il posto dei servizi di controllo interno. Questi restano in carica per un periodo di tre anni e, oltre al controllo strategico sono deputati a  svolgere funzioni di monitoraggio e di garanzia del funzionamento complessivo del sistema della valutazione e della trasparenza. Infine, la responsabilità che spetta al Ministro in quanto organo di indirizzo politico-amministrativo, va oltre l'emanazione delle direttive generali contenenti gli indirizzi strategici. A questo spetta di definire, in collaborazione con i vertici dell'amministrazione, il Piano e la Relazione sulla performance; verificare il conseguimento effettivo degli obiettivi strategici; definire il Programma triennale per la trasparenza e l’integrità con gli eventuali aggiornamenti annuali.

La riforma ha l'obiettivo di migliorare l'organizzazione del lavoro pubblico e la qualità delle prestazioni erogate, adeguare i livelli di produttività e riconoscere finalmente i meriti e i demeriti dei dipendenti e dei dirigenti pubblici.

Una rivoluzione nel funzionamento della pubblica amministrazione che è una grande spinta per la modernità del Paese in quanto prevede: maggiore trasparenza, risposte più rapide, meno assenteismo e più cortesia e qualità dei servizi, una amministrazione realmente al servizio dei cittadini.

In questo contesto l’indirizzo strategico, è l’atto iniziale del ciclo di gestione della performance  che si articola nelle seguenti fasi:

  1. definizione e assegnazione degli obiettivi che si intendono raggiungere, indicazione dei valori attesi di risultato e dei rispettivi indicatori;
  2. collegamento tra gli obiettivi e l’allocazione delle risorse;
  3. monitoraggio in corso di esercizio e attivazione gli eventuali interventi correttivi;
  4. misurazione e valutazione della performance, organizzativa e individuale;
  5. applicazione dei sistemi premianti, secondo criteri di valorizzazione del merito, a seguito della valutazione;
  6. rendicontazione dei risultati: al Ministro, ai Capi Dipartimento, alla Commissione per la Valutazione, la Trasparenza e l’Integrità delle amministrazioni pubbliche (CIVIT), al Comitato Tecnico Scientifico, alla Corte dei Conti ai cittadini, ai soggetti interessati, agli utenti e ai destinatari dei servizi.

L’Organismo Indipendente di Valutazione di questo Ministero (OIV), ex SECIN,  ha subito una importante trasformazione, da organo monocratico a organo collegiale, composto da un presidente e da due componenti,   questo monitorerà il funzionamento complessivo del sistema e, a tal fine, elaborerà una relazione annuale sullo stato dello stesso.

Questo atto d’indirizzo strategico individua le priorità politiche, i Capi Dipartimento provvederanno all’individuazione e assegnazione degli obiettivi che si intendono raggiungere, per ciascun obiettivo verranno individuati i valori di risultato e i rispettivi indicatori come previsto dal primo punto del ciclo di gestione della performance.

Finalmente la predisposizione e l’applicazione di un Manuale del Controllo di gestione consentirà la misurazione oggettiva delle attività e fornirà contezza e trasparenza delle molteplici attività svolte da questo Dicastero.

Con queste premesse e con questi propositi, le priorità politiche per l’anno 2011 sono:

  1. Valorizzazione risorse umane
    Formazione, reclutamento, carriera, sistemi premiali
  2. Pianificazione della spesa e misurazione delle attività
    Attuazione della riorganizzazione del Ministero con revisione di tutte le attività operative di ogni ufficio, progettazione accurata dei servizi resi e dei costi che questi comportano, misurazione delle performances  anche ai fini della valutazione del personale.
  3. Infrastrutture
    Razionalizzazione dell’uso delle infrastrutture giudiziarie, penitenziarie, minorili e degli Archivi Notarili, riducendo gli stabili in affitto. Progettazione e costruzione ristrutturazione e ampliamento delle strutture penitenziarie.
  4. Semplificazione delle procedure
    Ricerca di soluzioni gestionali innovative volte alla semplificazione e allo snellimento delle procedure amministrative.
  5. Sistema di misurazione della performance
    Dare attuazione alle disposizioni normative del Decreto Legislativo 27 ottobre 2009 n. 150, applicando le delibere della Commissione per la Valutazione, la Trasparenza e l’Integrità delle amministrazioni pubbliche (CIVIT).
  6. Attuazione del sistema unico delle intercettazioni
    Rendere operativa la riforma legislativa in materia.
  7. Accelerazione del processo civile e penale
    Ricerca di soluzioni gestionali volte a indirizzare le risorse ai settori  di diretto supporto alle attività giurisdizionali
  8. Miglioramento delle condizioni di detenzione
    Rafforzare la collaborazione con il Servizio Sanitario Nazionale e con il volontariato. Differenziazione delle condizioni di detenzione fra detenuti in attesa di giudizio e condannati. Incrementare il lavoro dei detenuti con forme di collaborazione esterna.
  9. Tutela dei diritti dei minori
    Porre in essere tutte le attività svolte ad arginare e affrontare le situazioni di devianza minorile rafforzando la tutela dei diritti e dei doveri dei minori stessi.
  10. Cooperazione internazionale
    Offrire ogni possibile contributo operativo e professionale per il rafforzamento e l’ampliamento della cooperazione e dello scambio reciproco di informazioni per prevenire e contrastare il terrorismo internazionale e le altre attività criminali trasnazionali. Offrire in ambito europeo ogni collaborazione per l’ampliamento e l’efficienza delle reti europee quali: la rete dei Consigli della Magistratura, delle Corti Supreme e della formazione giudiziaria.

Roma, 4 ottobre 2010

IL MINISTRO
Angelino Alfano