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Attività rieducativa

aggiornamento: 21 dicembre 2012

La riforma penitenziaria, avviata dalla  legge 26 luglio 1975, n. 354 (ordinamento penitenziario), ha voluto dare attuazione ai principi costituzionali in materia di esecuzione delle pene detentive, ed in particolare al dettato dell'art. 27 c.3 della Costituzione: "le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione".

All’Amministrazione penitenziaria è assegnato il mandato istituzionale di promuovere interventi  "che devono tendere al reinserimento sociale" (art. 1, ordinamento penitenziario) dei detenuti e degli internati e ad avviare "un processo di modificazione delle condizioni e degli atteggiamenti personali, nonché delle relazioni familiari e sociali che sono di ostacolo ad una costruttiva partecipazione sociale" (art. 1, comma 2, regolamento di esecuzione, D.P.R.30 giugno 2000 n. 230). Il complesso di attività, misure ed interventi che concorrono a conseguire l'obiettivo della risocializzazione  della persona detenuta prende il nome di trattamento rieducativo.

L'art 15 dell'ordinamento penitenziario individua l'istruzione, il lavoro, la religione, le attività ricreative, culturali e sportive, i contatti con il mondo esterno e i rapporti con la famiglia come elementi del trattamento.
Gli interventi attinenti a queste materie si ritengono cioé fondamentali per favorire nei condannati la crescita di una consapevolezza critica delle condotte antigiuridiche poste in essere nonché una volontà di cambiamento.

In questa sezione vengono descritte la prassi trattamentale ed alcune delle attività maggiormente praticate negli istituti penitenziari rientranti tra gli elementi del trattamento.