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Procedure per colloqui e telefonate

aggiornamento: 21 dicembre 2012

I colloqui con i detenuti sono regolati dall’art. 18 dell'ordinamento penitenziario (legge 26 luglio 1975, n.354) e dall’37 del regolamento di esecuzione (D.P.R 30 giugno 2000, n. 230).
Il detenuto può sostenere colloqui sia con i propri familiari che con altre persone.

Ogni detenuto comune ha diritto ad effettuare sei colloqui al mese con familiari, con i conviventi o con altre persone. I detenuti per i reati previsti dal primo periodo del primo comma dell’art. 4 bis dell’ordinamento penitenziario possono usufruire invece solo fino a quattro colloqui al mese. Può comunque essere concesso un numero maggiore di colloqui a soggetti gravemente infermi, quando il colloquio si svolge con bambini con meno di dieci anni e in altre particolari circostanze.

I colloqui hanno la durata di un’ora, ma in alcuni casi si può essere autorizzati a riunire le ore mensili in un’unica visita. In genere le domande sono accolte dalle direzioni degli istituti se in quel giorno non ci sono troppe richieste di visita.
I cittadini italiani che si recano a trovare un detenuto devono mostrare, all’ingresso del carcere, la carta d’identità o altri documenti validi per l’identificazione e uno stato di famiglia che attesti il grado di parentela con la persona che vogliono incontrare. I congiunti conviventi, fino al terzo grado di parentela, possono compilare allo sportello colloqui un’autocertificazione. Per gli stranieri l’autocertificazione viene accettata solo se accompagnata da un documento di soggiorno e da uno di identità.
Chi vuole visitare un imputato in attesa della pronuncia della sentenza di primo grado deve presentare il permesso rilasciato dall'autorità giudiziaria che procede.
I conviventi devono munirsi di un attestato di convivenza con la persona detenuta, certificazione che può essere richiesta al comune di residenza.

Il detenuto può ricevere anche visite da terze persone, cioè persone diverse dai familiari e dai conviventi. Per essere autorizzato deve inoltrare una domanda scritta al direttore dell’istituto, specificando i dati anagrafici completi delle persone che vuole incontrare e i motivi per i quali richiede il colloquio. La direzione, o l’autorità giudiziaria nel caso di persone in attesa di giudizio, effettueranno i controlli sulle persone indicate prima di concedere o negare l’autorizzazione.

Tutti i colloqui prevedono la presenza al massimo di tre persone oltre al detenuto, ma sono possibili eccezioni in caso soprattutto di presenza di bambini.

Procedure per le telefonate

La corrispondenza telefonica è disciplinata dall’art. 39 del regolamento di esecuzione.
Una volta alla settimana i detenuti comuni possono telefonare ai familiari e ai conviventi mentre i condannati per i reati previsti dal primo comma dell’art. 4bis dell’ordinamento penitenziario hanno diritto solo a due telefonate. In circostanze particolari, ad esempio quando si vogliono incontrare figli con meno di dieci anni, è possibile ottenere dal direttore dell’istituto l’autorizzazione a colloqui aggiuntivi.
Eventuali richieste per telefonare a terze persone potranno essere autorizzate per motivi di urgenza o di particolare rilevanza.
Le telefonate sono effettuate a spese dell’interessato anche tramite scheda telefonica prepagata.

Per telefonare è necessaria l’autorizzazione del direttore del carcere per i condannati, dell’autorità giudiziaria per i detenuti in attesa di giudizio di primo grado, del magistrato di sorveglianza per gli appellanti e i ricorrenti (alcuni magistrati di sorveglianza delegano il direttore dell’istituto).
La telefonata, della durata di massimo dieci minuti, dovrà essere rivolta esclusivamente ad un’utenza fissa intestata nominativamente ad una delle persone autorizzate ad effettuare colloqui con il detenuto, che dovrà perciò allegare una bolletta telefonica dalla quali risulti il nome dell’intestatario dell’utenza, lo stato di famiglia o un’autocertificazione attestante il grado di parentela.

La circolare 26 aprile 2010 della Direzione generale detenuti e trattamento ha introdotto la possibilità di chiamare i telefoni cellulari per detenuti comuni di media sicurezza che non abbiano effettuato colloqui visivi né telefonici per un periodo di almeno quindici giorni e che abbiano dichiarato di poter mantenere contatti con i propri familiari solo attraverso telefonate verso utenza mobile. L'interessato deve presentare la documentazione che attesti la titolarità della linea. Sono comunque autorizzate le chiamate verso il numero di telefono cellulare trascorsi quindici giorni dalla presentazione dell’istanza senza che siano pervenuti gli esiti delle verifiche richieste sulla titolarità del numero telefonico e il detenuto non abbia fruito di colloqui né di conversazioni telefoniche su numeri fissi. L’autorizzazione verrà revocata nel caso in cui seguisse un riscontro negativo circa la veridicità delle dichiarazioni fornite dal detenuto.

Sono infine autorizzati immediatamente In via transitoria quanti non siano risultati fruitori di colloqui visivi e telefonici per almeno quindici giorni e che siano in grado di produrre documentazione attendibile (es. contratto di telefonia mobile).