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Codici di comportamento degli enti

aggiornamento: 30 maggio 2011

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Il Dlgs. n. 231 dell’8 giugno 2001: “Disciplina della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, delle società e delle associazioni anche prive di personalità giuridica, a norma dell'articolo 11 della legge 29 settembre 2000, n. 300” ha introdotto la responsabilità amministrativa degli Enti. Ciò significa che l’ente può essere chiamato a rispondere di taluni reati commessi a suo profitto o vantaggio dai dirigenti o dalle persone sottoposte alla loro vigilanza.
Tale disciplina:

  • si applica agli enti con personalità giuridica e alle società e associazioni anche se prive di personalità giuridica.
  • non si applica invece allo Stato, agli enti pubblici territoriali, agli altri enti pubblici non economici e a quelli che svolgono funzioni di rilievo costituzionale.

Le sanzioni previste sono di tipo pecuniario e interdittivo. La condanna può essere emessa indipendentemente dall’identificazione o imputabilità della persona fisica che ha commesso il reato e anche quando il reato sia estinto per causa diversa dall’amnistia.

L’art. 6 del Dlgs. 231/2001 prevede come condizione esimente della responsabilità, l’adozione ed efficace attuazione da parte dell’ente di modelli di organizzazione e gestione, idonei a prevenire reati della specie di quello verificatosi.
I modelli di organizzazione e gestione possono essere redatti in conformità a codici di comportamento adottati dalle associazioni di categoria.